martedì 7 dicembre 2010

Trasferimento!

I lavori sono ancora in corso ma il blog si è trasferito a questo indirizzo:

martedì 30 novembre 2010

Vacca boia!

Bravi, siete riusciti a spegnere il sole di Monicelli.
L'avete fatto votando i nazisti (i ricordi della guerra bruciano per chi c'è stato), facendo gli ignavi davanti a tizi come Emilio Fede, favoreggiando il clientelismo politico e lavorativo.
Continuate a fregarvene, siete incomprensibili, senza vergogna e senza giustificazioni.


venerdì 19 novembre 2010

WoM is out

E' cool, è un pò bastardo, non è ipocrita.
Insomma... fossi in voi mi prenderei il tempo di scaricarlo che è pure gratuito:

















mercoledì 17 novembre 2010

Inno al manganello

Inno al Manganello

Sei nero duro e bello
sei il mio manganello
e arrivi dritto sulle teste
con la virilità di mille tempeste.

A volte penso... Mi chiedo... Chi ti doma? Chi ti giustifica?
La rabbia della prepotenza
schiacciata come una sigaretta sulla mia impotenza,
oppure i potenti e sudici Signori
che ti usano per Fini da dominatori?

Circo, circo, il circo dei dominatori
che è nero, é duro ed è bello
come il mio manganello!

Lo sai? Lo sai che 'quelli' dicono che sono sporchi i tuoi Neri signori?
Li additano perché poco avezzi all’acqua dell’equità
Li additano perché scrollano la gente come fanni i cani con le pulci.
Quelli non lo sanno ma la legge trionfante e’ la legge del mio manganello.

Qual’è il tuo colore preferito?
Il sangue rosso o la polvere di strada che grida dolore
impossibilitata a una vendetta?

Chi lo capisce il circo della vita, il circolo delle cose nate, morte, risorte e cadute.
Io tengo il naso dritto e le spalle grandi
e me ne frego dei miserandi.

Sono forte giovine e bello
sono il tuo manganello.








Un invito a tacere rivolto ai violenti, vuoti, inutili, agli ignavi.

sabato 30 ottobre 2010

Le mucche: scelte di carriera.


Clicca sull'immagine per ingrandirla.

domenica 26 settembre 2010

La passione giovane...

Ferrara, 25 settembre 2010
"Non hanno ucciso il futuro"
Tavola rotonda con i famigliari di alcune vittime delle forze dell'ordine.




Nascondere. Vietare. Uccidere. Promuovere i colpevoli.
Questo è il cattivo Stato.
Scoprire. Lottare. Soffrire. Crescere di futuro.
Questa è la lotta, la dignità.

Federico Aldrovandi, Carlo Giuliani, Stefano Cucchi, Gabriele Sandri, Aldo Bianzino e Giuseppe Uva sono la passione giovane, la strada buona che ti porta a sfidare il corruttore.
Partecipare a una tavola rotonda come quella di Ferrara, in occasione dell'anniversario di Aldrovandi, ti offre spunti di riflessione e resistenza.
Non accusiamo la polizia, come ha ricordato Haidi Giuliani, vogliamo combattere l'omertà di colleghi che hanno coperto altri colleghi o che hanno guardato in silenzio certi colpevoli scalare brillanti carriere...

Per informazioni: http://www.reti-invisibili.net

mercoledì 22 settembre 2010

Dialogo con il Signore

Io: “Ciao Dio.”

Signore: “Ciao figlia mia.”

Io: “Il tuo saluto mi mette sulle difensive. Ho avuto genitori particolari e decisamente gelosi. Mamma mi batte se ti sente!”

Signore: “Siete le mie creature, vi dono amore.”

Io: “Amore platonico… spero. Si sentono certi fatti legati al Vaticano.”

Signore: “Pietà, carità, fratellanza.”

Io: “No. Ecco, io credo nella cattiveria, se obiettiva può mettere verità e sale nella vita.
La bontà ipocrita del cattolicesimo crea danni e la mancanza di senso di responsabilità; tanto Dio ti perdona, porgete dunque l’altra ed evitate di tendere al miglioramento dell’essere umano.”

Signore: “Io sono consolazione. Abbraccio nell'istante e nella paura dell’oblio, forza nella malattia."

Io: “Un’aspirina? Ecco perché la Chiesa è un business, sei nel settore farmacologico!”

Signore: “Prometto il Regno dei Cieli.”

Io: “Una droga?”

Signore: “L’immortalità nella moralità.”

Io: “Ecco, io credo pure nell’immoralità come corretta espressione della crescita umana.
Nasci che sei una creatura incapace d’andare al bagno e di parlare, sei vuoto e tutti ti riempiono la coscienza di regole.
Personalmente amo discostarmi dai costumi in uso e avvicinarmi a un mondo tutto mio, al di fuori degli schemi usuali. Un mondo che mi appartiene, anche se incorretto, perché frutto della mia misera espressione, espressione limitata dalle mie esperienze e conoscenze.
Vedi Dio… Gente come Minzolini, sempre dietro a scrivere di omologazione del potere, loro sono una noia! Saranno ricchi, e io niente, ma quando cammino per strada non devo sbattermi a scodinzolare!”

Signore: “Devi amare i tuoi simili, li ho creati a immagine e somiglianza di Dio.”

Io: “Per quello credo che tu non esista o te la tiri, oppure sei stronzo. O tutti e tre vista la cosa della Trinità. Siccome non sei Zeus forse è la prima ipotesi, non esisti.”

Signore: “Mi rinnegherai tre volte al canto del gallo…”

Io: “Era la mia parabola preferita al catechismo.
Tu, Dio, potevi sgridarlo il prete che mi bachettava sulle mani, in fondo, non era colpa mia se confondevo l’ordine degli otto comandamenti!”

Signore: “Sono dieci”

Io: “Già… aspetta che ti allungo le mani…
Ti dicevo, era la mia parabola preferita. Ho passato l’infanzia in campagna e avevo due galli.
Bene, quando cantavano superavano sempre le tre volte."

Signore: “Cosa c’entra?”

Io: “E’ una prova scientifica.
Ho sempre avuto l’impressione di una cosa: dove si ripetono certi numeri (tre, sette, tredici) o si parla di cicli naturali dal sorgere del sole alle stagioni, beh, in questi contesti si tratta di superstizioni vecchie quanto il paganesimo.”

Signore: “Non avrai altro Dio all’infuori di me.”

Io: “Un’altra prova! Solo la chiesa poteva fare una richiesta simile.
Tu mi avresti lasciato adorare maiali, idoli di pietra assieme al tuo culto. La chiesa no, sai che casino con l’otto per mille?”

Signore: “… … …”

Io: “Ha messo giù la cornetta. Chi chiamo ora?”

giovedì 12 agosto 2010

Un'illusione da marciapiede

L'uomo si svegliò. Era disteso sulla sua schiena rigida e fredda, del resto, giaceva abbandonato su un marciapiede di città.
Quella notte non aveva odore né sapore.
La pancia gonfia di alcol, la testa rindondante di botte invisibili; erano le cicatrici dell'esperienza e bruciavano come tizzoni d'un fuoco acceso sin dall'infanzia.

Alzò la schiena contro il muretto. Claustrofobico, claustrofobia. Paura di morire patendo la vita.
"Che marciapiede di merda!" disse buttando lo sguardo tra un rifiuto mondano e i resti dei cani.
Si sentiva un verme, strisciava verso il basso con le aspirazioni tarpate dall'incapacità di reagire.
Riunì le mani sul grembo e mise i polpastrelli della destra appiccicati a quelli della mano sinistra. Quant'erano morbide le sue mani, sempre abituate a spassarsela tra le cose delicate, mica conoscevano la fatica che ti spella gli arti come cuoio.

Fortuna o sfortuna? L'uomo rimuginò tra i ricordi senza una risposta, non mancavano le troppe domande e le invitabili illusioni!
Si perse nel soliloquio dei rimpianti, fra un sospiro inutile, una pacca di conforto e la certezza della sua mortalità.
Senza Dio, se non la natura, lasciò cadere l'onnipotenza degli esseri umani tra le braccia della madre degli stolti e respirò a pieni polmoni, lentamente.
Quando l'aria incontrava la notte, uscendo dalla carne delle sue narici, diveniva un fumo bianco ed esile. Faceva gelo, laggiù, sul marciapiede del mondo.

'Davvero nulla è permanente e identico?' Si chiese.
'Questo freddo è stato glaciale per altre mille anime, grado più o grado meno. Questa terra fu inospitale per troppi e affabile al resto della media... sono differenze tali da rendere nulla la diversità?
Tutto si ripete in un ciclo conosciuto.'
L'uomo rise, parlava al ventp come i matti. Era tra i matti.

Il cielo inizio' a colorarsi dell'alba quando l'uomo capì di valere per ciò che viveva, attimo dopo attimo e, che ogni frase poetica, ogni piacere carnale, assieme a tutto ciò che il suo corpo liberava, erano e costituivano tutto ciò che possedeva oltre le menzogne dell'esistenza.
Allora, da solo, amò le botte dell'anima, i tizzoni ardenti e la pancia gonfia.

Quando il primo raggio di sole gli sfiorò la pelle, l'uomo si chiuse in posizione fetale e il tempo del silenzio divenne infinito.






Buona vita matti di strada o curiosi finiti a leggere queste pagine virtuali. Buon sole.
Io chiudo il blog per un tempo limitato e vi lascio cercando di tornare tra voi con la prima brezza dell'autunno.
Grazie a chi, ben sa, d'avermi donato un sorriso, o ancora meglio, una riflessione profonda.
Gio