martedì 10 giugno 2008

The Empress is in Town - Bessie Smith


1920, siamo a Chattanooga, nel Tennessee. Chattanooga è una città popolosa e con una grande comunità di neri in un’America dove vige una forte politica razziale e di segregazione a sfavore della gente di colore.
Non c’è lavoro per i neri se si escludono i posti come braccianti agricoli, così la povertà estrema spinge molti ragazzi verso lo show business, l’unico in grado di far guadagnare qualche soldo e forse qualche riconoscimento.





Bessie Smith nasce proprio a Chattanooga e ancora bambina inizia a cantare nei locali dove si svaga la gente di colore, ha perso il padre in tenera età e la madre a nove anni, vive in condizioni precarie con i suoi tre fratelli e le sue tre sorelle e come tanti altri della sua sventurata generazione cerca di barcamenarsi per arrivare a mangiare sognando il riscatto.
Forse, proprio il bisogno di una nuova vita, la spinge nel 1911 a fare un provino con la Moses Stokes Company che gli frutterà il suo primo ingaggio come ballerina.
Nel 1913 smettera’ di calcare i palchi come soubrette per dedicarsi alle lunghe ed estenuanti tournée in tutta America con una compagnia di minstrels and blues di nome TOBA (Theatre Owners' Booking Association), soprannominata “tough on black asses”, per il pessimo trattamento riservato agli artisti di colore.





Il successo di Bessie arriverà con l’incisione e la vendita di 780.000 copie in meno di 7 mesi della cover “Down Hearted Blues”.
Seguiranno tre mariti, diversi amori (compreso un gangster), violenze, tradimenti e persino un incontro con il Ku KLux Klan, così raccontato nella sua autobiografia:
"Bessie sembrava non aver paura mentre si dirigeva spedita verso quegli sconosciuti, fermandosi a pochi passi da loro. Mi è stato raccontato che affrontò gli uomini del Klan con le mani sui fianchi, come faceva di solito quando veniva infastidita da qualcosa e che mostrò il pugno a tutti loro.[…] Bessie urlò "- Che cazzo avete intenzione di fare? Toglierò le tende se proprio devo, ma voi levatevi quei cappucci e filate!" Gli uomini del Ku KLux Klan, troppo sconvolti dall'affronto per muoversi, rimasero lì imbambolati. Bessie gli lanciò dietro tante di quelle parolacce che essi si voltarono e scomparvero silenziosamente nel buio. "Non ho mai visto una stronzata del genere" disse Bessie usando una delle sue espressioni preferite e ritornò verso i suoi ragazzi. "Quanto a voi, non siete che un mucchio di checche". Poi ritornò nella tenda come se avesse sistemato una faccenda di tutti i giorni.”





Il denaro aveva permesso a Bessie di acquistare, per i suoi spostamenti in lungo e in largo per il continente americano,un vagone ferroviario lungo 24 metri colorato di un giallo luccicante con sgargianti scritte verdi acclamanti: "The Empress is in Town".
Negli ultimi anni della sua carriera, deciderà di viaggiare in automobile con il suo compagno Richard Morgan abbandonando il suo "treno" e il 26 settembre 1937 Bessie perderà la vita proprio in un incidente automobilistico. La leggenda, alimentata dalle cronache del tempo, vede Bessie morire a causa del rifiuto di un ricovero ospedaliero da parte di tre strutture a causa del colore della sua pelle. In realtà, il biografo Chris Albertson smentì questa tesi, Bessie morì dissanguata mentre l’ambulanza tentava di raggiungere un ospedale per afroamericani.

Così tra proibizionismo, blues, piantagioni di cotone, sogni e povertà è vissuta una delle più popolari e talentuose cantanti capace di influenzare voci come Billie Holiday, Mahalia Jackson, Janis Joplin e Norah Jones.




[Bessie fu sepellita senza lapide perchè il suo compagno,Richard Morgan, sosteneva di non avere i soldi per acquistarla. Nel 1970 Janis Joplin e Juanita Green fecero in suo onore questo piccolo monumento funerario recante la scritta: "The greatest blues singer in the world will never stop singing".]



Bessie Smith

Nessun commento: