lunedì 30 giugno 2008

Gustav Klimt - I capolavori perduti


"Se non puoi piacere a tutti con le tue azioni e la tua arte, piaci a pochi.
Piacere a molti è male."
Schiller



Gustav Klimt fu uno dei padri della Seccessione viennese e operò anche con la Wiener Werkstätte, (fondata nel 1903 dall'architetto Josef Hoffmann, dal pittore Koloman Moser e dal banchiere Fritz Wearndorfer). Si trattava di un’officina artigianale il cui scopo era di portare l’arte nella quotidianità attraverso la produzione di oggetti di rara bellezza e dal design ricercatissimo: mobili, vestiti, ceramiche, manifesti, vasi, gioielli. Gli alti costi di realizzazione, (gli artisti rifiutavano l’uso delle macchine prediligendo la produzione artigianale), impedì all’associazione di raggiungere i suoi scopi di accessibilità al vasto pubblico e fece sciogliere ogni ulteriore progetto. Palazzo Stoclet a Bruxelles, costruito tra il 1905 e il 1911, nasce grazie alla Wiener Werkstätte e custodisce il fregio di Klimt “l’albero della vita” (1907).



Oggetti realizzati dalla Wiener Werkstätte:














Palazzo Stoclet




L'Albero della vita



I capolavori
Le opere massime di Klimt (Filosofia, Medicina, Giurisprudenza) gli furono commissionate nel 1894 dall’Università di Vienna per essere esposte nell’Aula Magna. All'epoca i professori non apprezzarono i dipinti realizzati dall’artista arrivando persino a presentare un'interpellanza parlamentare al ministro dell'Educazione per il quadro “Medicina", giudicato scandaloso per i concetti rappresentati dall'allegoria e per i nudi femminili.
A seguito dell’insoddisfazione del committente Klimt decise di ritirarsi dall’incarico, l’artista stava infatti entrando nel cosidetto periodo dell’oro per cui desiderava apportare delle migliorie ai tre pannelli sopra citati, inoltre questi ultimi erano profondamente diversi dai quadri di Mautsch che dovevano affiancarli nell'Aula Magna.
Le tre tele furono in seguito acquistate dall’industriale August Lederer e dal pittore Koloman Moser e perirono in un incidendio appiccato al castello di Immendorf dalle SS durante la loro ritirata.
I pannelli erano verticali, misuravano 430 x 300 cm e oggi ci rimangono solo alcune foto in bianco e nero, mentre i quadri di Mautsch sono tranquillamente esposti nell'Aula Magna viennese tra l'indifferenza dei visitatori.


Filosofia (1899-1900):



Il volto che affiora dal fondale scuro rappresenta il destino e i tre corpi femminili sono le allegorie della nascità, della fecondità e della morte.


Medicina (1900):


Igea, dea della salute, osserva impotente il fiume della vita umana qui rappresentata da un coro di corpi aggrovigliati: donne incinte, vecchi, scheletri, bambini. Sembra proprio che il vero padrone della vita umana non sia la scienza bensì il destino.


Giurisprudenza (1903):



Le figure giudicanti, (corpi di donne sensuali e sinuose), rappresentano Verità, Giustizia e Legge, mentre il condannato è avvolto dai tentacoli di una piovra. Non sempre la legge arriva a tutelare i più deboli.









Beethoven Symphony No.9 - Bernstein 25/12/1989 (part 2)

[In occasione dei festeggiasmenti per la caduta del muro di Berlino, Bernstein cambiò il testo dell'"Inno alla Gioia" di Schiller, sostituendo la parola "Libertà" ("Freiheit") alla parola "Gioia" ("Freude").
Forse potremmo fare altrettanto tra 5 anni :)?]

2 commenti:

Fra ha detto...

Io prendo la poltrona! A parte gli scherzi, non mi puoi far venire voglia di andare in un museo mentre qui si muore di caldo e il mio cervello è completamente agli sgoccioli...potrei decidere di suicidarmi e andare a parlare con Onniscenza
Kiss
Fra

Gio ha detto...

@Fra: nooo Onniscenza no!