mercoledì 9 luglio 2008

Mi Vendo




Stanotte ho fatto un sogno.
Camminavo in una strada molto affollata, spesso mi scontravo contro le spalle o le borse della gente.
Gli altri procedevano verso i loro intenti di giornata senza curarsi di nulla, la loro mente era un potenziale arcobaleno di sentimenti e reazioni, ma se ne rimaneva sigillata come all’interno di un diario segreto.
Un’assillante sensazione, di un potenziale sacrificato a una tranquillità quotidiana dura e asservita al potere in nome della pace, mi pungolava la mente infastidendomi, come una zanzara che crediamo di poter scacciare via agitando nervosamente la mano seccata e invece questa ricompare puntualmente a violentarci le orecchie con il suo ronzio.
Una strana agitazione pervadeva la mia anima, trasudavo stress, i miei occhi cercavano una via, una meta nel mare collettivo di uomini, donne e bambini che percorrevano la strada.
Non poteva sempre andare così, il bene comune violentato, venduto e schiacciato dalla cupidigia degli esseri umani. Noi stanchi e disattenti osservatori delle menzogne, dei misfatti e di chi per denaro sputa sulla nostra terra, sulla nostra dignità e chiude la via del progresso del paese. Nemmeno la coscienza verso il futuro danneggiato dei propri figli smuove taluni esseri dall’ingordigia asservita al dio tintinnante delle banconote.
Già le banconote. Noi siamo carne, loro un semplice valore nominale.

Camminavo per questa strada assurda e senza meta, il cuore amaro, la mente ansiosa e non trovavo un senso.
Grandi cartelloni pubblicitari facevano bella mostra di curve femminili, auto sportive, manager, promettendo illusioni di benessere e grandezza. Inevitabilmente si sviscerava dentro il mio fegato la rabbia per quell’economia sommersa che trasuda ricchezza e crimine grazie al menefreghismo interessato della classe legislativa.
Siamo nel 1984 di Orwell. Il grande fratello è la carta stampata coalizzata nel far sentire chi si ribella dalla dittatura una persona inetta a partecipare alla ricostruzione dell’economia italiana, quasi fossimo in un dopoguerra, ma il conflitto non fu fatto di armi, bensì di tangenti.

Confusa mi sono fermata davanti a un negozietto di elettrodomestici, ho guardato una tivù ed è apparsa la faccia di un uomo basso, anziano, truccato con un pesante fondotinta che sicuro e sorridente parlava, parlava, parlava, parlava. Io non potevo sentirlo, la vetrina non permetteva al suono di raggiungere il mio timpano.
A quel punto mi sono voltata e li ho visti, io come loro, siamo tutti parte di questo sistema e ci accontentiamo della bellezza del sorriso di un figlio o dell’amore di un compagno senza lottare abbastanza contro chi ci toglie un’opportunità di vita migliore.
Io lo so cosa diceva la mente di quel nano mentre sorrideva alle telecamere. Gli raccontava di come era stato bravo più di Craxi, forse anche del Divo, a raccimolare tanto potere mediatico ed economico, entrando nelle case della gente con mezzi famigliari come la televisione e distraendoli con nuove voglie leggere come le gonne delle veline…

Ci sono. Sono parte del sistema. Sorrido, sospiro, guardo dentro questa piccola e umile anima e capisco che mi rimane un grande valore, come diceva mio nonno partigiano sino alla morte, l’importante è cercare di non vendersi anche se l’animo umano è portato alla soggezione verso il male e i potenti, “non galleggiare, ma lotta sempre per il bene, perché io nemmeno sotto tortura dei tedeschi ho rivelato il nome dei miei compagni, perché ho pensato al domani e non al sollievo del presente”.
Ciao Nonno. Ti voglio tanto bene.




Monty Python's Fish Tank



L'Intervista - Fellini

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