giovedì 18 settembre 2008

Dove siamo finiti?



Dove siamo finiti?
Lavoro precario, diritti offesi, orgoglio venduto al servilismo del padrone.
Ci tolgono la possibilità di una casa, di uno stipendio serio, rubano e si ingozzano come tacchini e noi li lasciamo fare!
La mafia continua a diventare sempre più forte e noi, per risposta, trattiamo la corruzione come consuetudine italianamente quotidiana.
Ci ricordiamo Tangentopoli e l'indignazione della generazione che ci ha preceduto?
Ci ricordiamo le fiaccolate per il pool di Mani Pulite?
Le bugie di Sgarbi possono bastare a cambiare la nostra opinione sull'importanza di quell'inchiesta tesa a sovvertire un sistema di consuetudini sporche, laddove, invece, dovrebbe regnare la cultura dell'amore per la patria e l'essere umano?
Sopratutto mi chiedo dove sono i nostri GENITORI, quelli che ogni giorno ci dicono di chinare la testa per avere un minimo dentro le nostre tasche e non fanno volare il nostro orgoglio verso la voglia di migliorare il mondo?


Vi lascio con alcuni pezzi tratti da un'articolo di Antonello Vanni preso da www.pasolini.net dove si racconta in breve il pensiero del poeta sul genocidio dei valori.
Vi consiglio di leggerlo, è illuminante. Io adoro Pasolini, quando l'hanno assassinato ci hanno tolto un pezzo del nostro futuro.

"L’opera di Pasolini, dalla lirica al cinema, dai romanzi agli scritti più militanti, è sempre stata caratterizzata da uno sguardo attento sul mondo in cui viviamo. Attenzione: il mondo nel senso fisico, materiale, fatto di oggetti e corpi, fatto di ciò che è vivente e di ciò che è creato dall’uomo. Ebbene, come maestro, diceva al giovane Gennariello, nei Corsari: ogni uomo ha numerose fonti educative, dotate di valenza pedagogica, ma la più vicina ed immediata è la realtà stessa, la realtà fisica in cui ogni uomo vive. La realtà fisica e materiale educa un essere umano nella carne e nello spirito, la realtà fisica contribuisce a creare la cultura cioè quei dettagli che aiutano l’essere umano a definire la propria identità, la propria appartenenza e storia, i propri legami con gli altri. Per dirla con il nostro poeta: la cultura offre «gesti, mimica, parole, comportamento, sapere, termini di giudizio».

Come è noto, tutto questo è saltato: il valore di questo sapere, la cultura, non è più riconosciuto. È avvenuto qualcosa ad un certo punto, e Pasolini ha dato diversi nomi a questo evento: genocidio dei valori, mutazione dell’essere umano, disastro antropologico, il più terribile salto di generazione che la storia ricordi; non un cambiamento d’epoca ma una tragedia. Per chiarire: si tratta dell’avvento della società dei consumi. Ma dobbiamo veramente dire di cosa si tratta altrimenti il discorso rimane astratto.

Si tratta fondamentalmente di un modo di produzione: gran quantità di merci, transnazionalità, funzione edonistica. Abbiamo a disposizione tutto il possibile, soprattutto se superfluo; la disponibilità è globale; ciò che abbiamo a disposizione serve a generare piacere o rassicurazione, in una sorta di individualismo borghese che viene rivendicato come un diritto naturale. Fin qui tutto bene, se serve a garantire un’esistenza migliore.

Ma c’è il risvolto della medaglia.

La società dei consumi ha bisogno ovviamente di consumatori per poter sussistere. Utilizza allora un processo di acculturazione (ma sarebbe meglio dire deculturazione), soprattutto attraverso i media, per indurre bisogni artificiali nell’uomo, bisogni non strettamente legati alle reali necessità dell’esistenza (che in realtà sono poche). Come dice Pasolini ecco che gli uomini vengano allevati e ingrassati come polli d’allevamento abituati a considerare certi bisogni come naturali e ingannati con false promesse di felicità funzionali al consumo. Non aderire a tali consumi è una difficile posizione identitaria, diceva il poeta, perché è fonte di insicurezza e di ansia: una terribile sensazione di differenza, di non appartenenza. [...]

L’invadenza brutale e volgare della tecnologia rende molto difficile la trasmissione ai giovani del sapere e dell’esperienza, dell’amore per la cultura. Pasolini osservava che con i giovani si deve essere difficili per stimolarli nello sviluppo cognitivo, nella sensibilità, nella capacità critica, preparandoli alla complessità del vivere in modo costruttivo; di tutto questo la società dei consumi se ne frega: essa necessita di consumatori pragmatici e tesi alla soddisfazione immediata del piacere. Ma da questo deriva un rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. Da questo deriva una degenerazione ed una omologazione a livello del vissuto, del corpo e del comportamento; da questo deriva una vera e propria afasia: l’essere umano non sa più dire, non sa più proporre e creare.

È davvero una tragedia, un genocidio, anche sul piano simbolico; un’intera specie, l’umanità, sopravvissuta in modo creativo per millenni, capace di inventare e reinventare l’esistenza e l’esistente, capace di affrontare calamità e mutamenti epocali, ora non sa più dire e proporre creativamente. Una situazione preoccupante considerando le numerose sfide, molto serie, a cui siamo chiamati [...]

Torniamo allora al dono, a uno dei tanti semi che il poeta ci ha lasciato [...] Cosa insegna Pasolini a noi che dobbiamo “insegnare ai giovani a dire” e cosa insegna ai giovani più attenti che vorrebbero dire e fare qualcosa al riguardo.

Insegna questo: impariamo a guardare le cose fisiche e materiali che ci circondano; non sono neutre, esse ci dicono moltissimo. In questo momento ci parlano di mediocrità, di violenza, ci parlano di un deserto che avanza o, come diceva il poeta inglese Eliot, di una terra desolata che avanza. La mutazione del paesaggio ad esempio ci dice che c’è una mutazione anche nell’uomo. Osservate bene la distruzione paesaggistica ed urbanistica; osservate che ogni spazio naturale che ci circonda viene sostituito centimetro dopo centimetro da una realtà artificiale che si svolge esclusivamente secondo la propria regola funzionale: il guadagno ottenuto con la produzione ed il consumo.

La realtà naturale che ci circonda viene sostituita giorno dopo giorno da un ambiente spettrale che è uguale qui, a Milano, a Torino, a Monza. La campagna stessa intorno alla nostra città si fa grigia e cementificata, scompare. Pasolini, come sapete, era uno strenue difensore della sacralità della natura e dell’equilibrio da mantenere nella relazione tra uomo e natura.

In un nastro video delle Teche Rai, edito ora da Einaudi (in Pasolini racconta Pasolini, Einaudi Tascabili. Saggi, 2001), il poeta sale camminando lungo un sentiero che si inoltra nel bosco e dice: «Questa strada su cui camminiamo, attraverso questo selciato sconnesso e antico, non è niente, non è quasi niente, è un’umile cosa, non si può nemmeno confrontare con le grandi opere d’autore, stupende; eppure io credo che questa stradina da niente debba essere difesa con lo stesso accanimento, con la stessa volontà, con lo stesso rigore con cui viene difesa ogni grande opera». Ma Pasolini aveva ben chiari i motivi di questa difesa senza compromesso: proteggere la sacralità delle cose dall’arbitrio della manomissione, dello spreco, dello sprezzo. Come osserva Luisa Bonesio, che insegna Estetica nell’Università di Pavia: la manomissione del paesaggio è una distruzione di identità, una perdita di memoria, radici, ragioni e divinità, è la distruzione della comunità culturale e storica, e della comunità più vasta realizzata nei secoli con la natura, animale, vegetale, minerale, oltreché con le generazioni passate e, questione che premeva molto al nostro poeta, con le generazioni venture.

Bene, forse rimane ancora un dubbio: quale la motivazione per raccogliere i semi che il poeta ci ha lasciato a caro prezzo? E perché tentare di farne crescere i frutti, magari sollevandosi o opponendosi? Lo stesso poeta sapeva che il mondo non migliora mai e che la speranza di un miglioramento è un alibi per le coscienze infelici o ottuse. Il mondo, diceva, non può migliorare; ma può peggiorare ed è per questo che ci si deve impegnare nella speranza e nell’azione. Diceva nelle Lettere Luterane: «Chi non si oppone a questo regresso o degradazione è uno che non ama chi subisce tale degradazione, cioè gli uomini in carne ed ossa che lo circondano. Chi invece protesta con tutta la sua forza vuol dire che ama quegli uomini in carne ed ossa.» E concludeva: «Amore che io ho la disgrazia di sentire e che spero di comunicare anche a te».

Ci si solleva, questo è un fatto: è in questo modo che la soggettività (non quella dei grandi uomini, ma quella di chiunque) si introduce nella storia e le trasmette il suo soffio vitale (Foucault). "

Antonello Vanni

Pasolini e la civiltà dei consumi

8 commenti:

Fra ha detto...

Cara Giocvanna siamo alla frutta! MAgari la palla infuocata che solca i cieli amazzonici risolverà ogni problema :(
Comunque passa da me che c'è un premio da ritirare...mi raccomando è d'obbligo la giarrettiera
Un bacio
Fra

Fra ha detto...

Il "Giocvanna" è un refuso :D
Sorry

Gio ha detto...

"Giocvanna" è colpa della Veronica ^^
Si, si ho già visto lunedì lo posto.
Grazie grazie :)
abbraccio
gio

♥gabrybabelle(#..#) ha detto...

dunque mia cara giovanna,è mio solito modo di fare,quando ricevo un commento nuovo ,di un bloggher che non conosco(parolona questa sul web il conosco o il non conosco,ma tant'è!!)
leggere non solo il post primo(ultimo editato) ma leggerne altri,guardarmi intorno-Questo perchè da vecchia bloggher di anni di blog e di forum e di Groups(msn) so' per esperienza che alle volte si risponde(magari piccatamente a seconda degli argomenti)
per rendersi conto solo dopo o comunque in seguito che quel tipo di bloggher,per gli argoementi che tratta o meglio per come la pensa, magari ,non è esattamente cio' che tu pensi-Non tanto per non disquisire,siamo qui per questo,ma perchè magari quel che ha da dire quel dato bloggher poco te ne cala
(intercalare ,x dire che non ti frega)
Qui invece ,da te,mi sento a casa,ho letto tutto con interesse,se ci scriveremo ancora abituati a lunghi commenti,alle volte esagero,ma sono cosi' nella vita-dico sempre quel che penso.Cosi se a qualcuno non piaccio,pazienza,,che ti devo dire di quel che scrivi?MA CHE se QUELLA STR...Z..della ministressa Maripia gelmini,anzichè occuparsi di grembiulini o sciocchezze simili NON poteva al contrario inserire nel triennio,come si faceva una volta ARGOEMNTI DELLA LINGUIA E DELLA STORIA ITALIANA OBBLIGATORII??
^..^ AD ESEMPIO PASOLINI,
uno dei piu grandi!!;-)
questo si che si AIuterebbe le giovani menti,A fare ,
pensare,costruire cose serie e non il faceto che c'è in giro,dai gruppi di giovani che si drogano ormai anche a scuola SIno alle baby gang? magari contro gli stessi professori!Questo si sarebeb un bel studiare,
Paolini,cibo per la mente-Mi sono letta attentamente,il post sotto(m'è scappato una risatina) mi sembrava di vederti seduta nel tram sbuffante per le comari vocianti eh,eh,ammirevole l'applombe del tramviere,alle volte io sto zitta come te,alle volte se c'è chi esagera(SPECIE quando se la prendono con extracomnunitari e cominciano,le comari,con la solitia solfa che sono tutti uguali che rubano il lavoro etc etc)be in quel caso alle volte mè capitato di alzare la voce-e visto il gran vocione che mi ritrovo(anche il resto,eh,eh,) di solito le zittisco,ma anche con gli uomini ne,io non faccio razzismi c'e nè per tutti,maschi o femmine per me siamo pari-eh.eh.eh ;-)
Per il tuo commento sul mio post-ti lascio la riposta(ma sara' solo una pausa,immagino che presto ne sentiremo ancora delle belle)
-------------------------------
be,ma è normale che ora si debbono inventare qualche cosa d'altro ,intanto di inserire i debiti di air one all'interno del buco alitalia non gli è riuscito,)almeno per ora)
ma non è detto!!sai com'è i nani la sanno lunga,perchè il corpo è corto e le scarpe con il tacco,corrono..corrono.corrono..e come corrono..all'impazzata
gabrybabelle..

♥gabrybabelle(#..#) ha detto...

opps dimenticanza:


[[Il problema è che trovo difficile scorgere la bellezza nell’arte contemporanea. Quando vado alle esposizioni [di arte moderna], faccio quello che fa la maggior parte delle persone, ossia fingo di apprezzare. Ma, sinceramente, non capisco nulla.”
Sandro Bondi, Ministro per i beni e attività culturali]]

come ho scritto da altre parti,lui insieme a fede e tanti altri ,prima di parlare deve fare PLAY,sul tasto del cervello,dargli il tempo che si scaldi,affinchè gli unici due neuroni che girano,capiscano dove si trovano,dopodichè' visto l'ambiente decidono di zittire,faranno sempre migliore figura,per ul leccatrzanelli come lui melgio zittire,come al solito ha perso l'occasione,anche perchè a quel che dice non crede nessuno,nememno all'interno della sua coalizione,c'h la lingua troppo sporca di merd... e cosi puzza e gli stan lontano,anche gli amici del kapo'!!

Gio ha detto...

@gabrybabelle: Grazie x la visita e benvenuta :)
Adoro Pasolini perchè lui sapeva sempre indicarci un modo inaspettato e nuovo per conoscere il significato delle cose che ci circondano.

La Gelmini pare voglia PURE accorciare le ore di lezione negli istituti professionali e tecnici, mentre aumenterebbe quelle dei licei classici e scientifici. E il mio mal di pancia cresce! ^_^

Ma... Non smetto di sognare, anche piccole cose, come il ritorno in tv di Luttazzi e Guzzanti.

A presto
gio

Matteo L. ha detto...

E' successa una cosa che non mi aspettavo. Trovi tutto da me. Quando hai letto, decidi tu che fare! Grazie mille per il sostegno

Gio ha detto...

@Matteo: dopo passo a leggere, risolvo un casino al lavoro ^^