mercoledì 12 novembre 2008

Testimonianze di lavoro precario

Il paese della cuccagna, Pieter Bruegel il Vecchio




Succede in un paese...


Una coppia sposata, lui laureato, lei laureanda, entrambi sui quarant'anni. Lui era l'unico ad avere un posto di lavoro fisso e lo perde a causa del fallimento dell'azienda.
In tre anni dal fatidico giorno del licenziamento "forzato" hanno avuto entrambi solo degli impieghi precari e dalla durata inferiore ai tre mesi. Ora è inverno, passano buona parte della giornata in biblioteca, non si possono permettere le spese di riscaldamento.


Call Center:
ho lavorato per due mesi in un call-center, assunto tramite un’agenzia di lavoro interinale.
Paga lorda, 6,70 euro l’ora, con due pause da un quarto d’ora. Non potevi chiacchierare se
nessuno chiamava, non potevi sentirti libero di andare al bagno, non potevi nemmeno
protestare se qualcosa non era giusto. Il clima era più simile a quello di una scuola
elementare, con la perfida maestrina che cazziava tutti coloro i quali non si conformassero
a sufficienza. Sono stato ripreso per aver osato mangiare una caramella tra una telefonata
e l’altra, (NB: non mentre rispondevo). In caso di contestazione, sempre queste parole: “Oè,
_intestinali_... Entrate dalla porta principale ma uscite dalla porta di servizio, e nessuno ci
farà caso. ricordatevelo”. Ho lavorato per due mesi, giusto per coprire il boom di contratti. Poi,
appena inutile, di nuovo a casa. Però mi hanno costretto a fare la media di 70 attivazioni
al giorno. Penso che se avessi lavorato meno, magari avrei ancora quel lavoro... Oggi?
Disoccupato, con una laurea, un master da pagare (sì... ma come???), esperienza, tirocinii
gratuiti in tutte le salse, ma quando si tratta di chiedere la tua “pagnotta”, ti si ride in faccia.
Ultima offerta di lavoro, 20 euro per 8 ore al giorno, per seguire un ragazzo autistico. In nero.
Al peggio non c’è mai fine. Coraggio.
S. M. - 20.02.2006 - 23:05

Stupida femmina in maternità: dopo tanti dubbi (questo mondo non mi piace abbastanza)
ma almeno un lavoro certo, a quarant’anni ho voluto una figlia, almeno io lavoravo, anche se mio marito non continuativamente.
Quindi l’ho avuta, e allo scadere dei cinque mesi di legge per la mia maternità post parto (perché ho lavorato fino all’ottavo compiuto per lealtà verso il mio datore di lavoro che si trovava in maggio, sotto scadenze fiscali, con una dipendente in meno) ho trovato la mia lettera di licenziamento. A chi ha un’impresa e non lo sapesse, spiego come si fa: si spendono non più di 2.000/3.000 euro da un notaio (ma ne vale la pena, perché ci si libera con un colpo solo di mamma, figlia, di pediatri, diarree, orari nido, allattamenti...) si liquida la società mentre la stupida femmina è in maternità, se ne crea un’altra anche se nello stesso edificio e con gli stessi titolari e con le stesse altre quattro dipendenti senza figli, e ci si mette tutti dietro la porta trepidanti per fare la sorpresa quando quella che si è concessa un lusso così, senza chiedere prima, vuole rientrare. Ignara, ma ben le sta, così impara a fare...
l’essere umano.
A. E. 03.05.2006 15:33


L’architetto:
laureata in Architettura junior nel 2004. Lavoro da un anno e mezzo presso uno studio
di un Geometra. Ho lavorato tre mesi in nero, poi mi è stato offerto, per regolarizzare
“l’assunzione”, o un contratto co.co.pro., oppure di aprire partita Iva. Ho scelto la seconda,
credendo nell’illusione della libera professione. A distanza di un anno mi ritrovo a essere a
tutti gli effetti una dipendente (orari d’ufficio, stipendio fisso -5 euro l’ora -, un solo datore
di lavoro) ma con gli svantaggi di un libero professionista (no straordinari pagati, no ferie
pagate, nessuna tutela di sindacati) e in più tutti i soldi che ho messo da parte nel 2005
li dovrò versare praticamente tutti, tra Iva e contributi. Penso tuttavia di non avere avuto
scelta, non credo che con un contratto co.co.pro. (tra l’altro praticamente inapplicabile nella
mia professione) mi troverei in una situazione migliore. Grazie alla legge Biagi, il mio capo
si arricchisce sempre di più (non dovendo versare i miei contributi) e io vedo lontano il
momento in cui potrò permettermi di mantenere una famiglia.
V. S. 27.02.2006 15:38



Succede in un paese.
Senti delle voci. Gli imprenditori si lamentano: dei costi, delle tasse, delle difficoltà dei mercati.
Cercano ogni scappatoia per pagare meno tributi e diminuire gli stipendi.
Dall'altra parte c'è la dignità di chi, ogni singola mattina, si alza, affronta un lavoro in condizioni pietose: senza sicurezza, con un futuro incerto, vittima di ricatti e/o con miseri stipendi.

La prima testimonianza è la storia di due persone che mi sono vicine, a cui auguro ogni fortuna possibile. Le altre voci sono tratte da " gli schiavi moderni " di Beppe Grillo.

Questo post è in onore dello sciopero indetto dai sindacati domani 14 novembre.





9 commenti:

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto...

Come scrissi in una mia poesia sono tutte Esistenze Reali, così come reale è il totale disinteresse a tutto questo da parte della casta politica, pardon volevo dire "classe " politica...

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

La colpa è anche dei lavoratori:troppo egoisti e troppo accondiscendenti nell'assecondare valori contrari al proprio interesse. Mi dispiace perchè anch'io sono nella cacca, ma è ora di svegliarsi dal torpore durato trent'anni.
Un saluto.

Fra ha detto...

Esperienze terribili, che smorzano qualsiasi entusiasmo. Il lavoro è diventato un incubo e considerato che spesso le ore lavorative sono otto significa che passiamo un terzo della nostra giornata facendo qualcosa che ci fa star male...che culo!!!
Un bacio appalto di un appalto senza alcun diritto sindacale

Adriano Smaldone ha detto...

eccomi qua di nuovo a passar nel blog di tutti ho avuto un po d'influenza a dire la verità ce l'ho ancora, farò il possibile per passarci ogni giorno mi raccomando dai un occhio anke al mio saluti!!

l'incarcerato ha detto...

Unbel post dedicato alla nuova schiavitù, già il lavoro è alienante, poi se è senza nessun diritto, senza nessuna certezza, si diventa precari anche mentalmente.
Non a caso ci si ammala più facilmente, e il problema è che la malattia chi te la paga?

Stiamo messi proprio male, e come dice Schiavi o Liberi la colpa è soprattutto nostra.

Luana ha detto...

Bel post Gio...veramente...mi rivedo, mi rivedo, io che come tante non posso permettermi di vivere da essere umano...Biagi ci ha rovinato la vita, in Inghilterra si stanno rendendo conto che i contratti "precari" a lungo andare diventano deleteri per tutta la società, non solo per chi ne è soggetto e stanno correndo ai ripari, incentivando le assunzioni a tempo indeterminato...vista l'ottusità della nostra classe dirigente, io vedrò questo ravvedimento quando starò pensando al tipo di legno della mia bara......forse....
Schiavi o liberi ha però ragione, dovremmo cominciare ad alzare la testa tutti in massa però, che la lotta da singoli ci può solo nuocere, ahimè!
Buona serata
Un abbraccio

Angelo D'Amore ha detto...

LA SINISTRA MANGIA SE STESSA.

VENDOLA ATTACCA SANTORO.

A SINISTRA IL CAOS, E' TOTALE.

La Mente Persa ha detto...

@Rockpoeta: Reali e inosservate, ma la classe media è in crisi, questo potrebbe essere l'inizio di una maggiore sensibilizzazione. Almeno ci spero!

@Schiavi o Liberi - Incarcerato - Luana:
quanti con la testa chinata al capo sono stati miei compagni di lavoro, indifferenti e pronti a coltivare solo il proprio orticello. E' colpa loro, anche nostra se non saremo attivi nel manifestare il nostro disagio.

@Fra: grazie :)))

@Adriano: passo da tutti appena posso ^^

La Mente Persa ha detto...

@Angelo: ho sentito anche io ierisera ad AnnoZero! Dopo passo d te.
gio