venerdì 30 maggio 2008

Who I Am




Stamattina mi autocelebro postando una una serie di cosucce di mio gradimento:



Bluebird


There's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I'm too tough for him,
I say, stay in there, I'm not going
to let anybody see
you.
there's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I pur whiskey on him and inhale
cigarette smoke
and the whores and the bartenders
and the grocery clerks
never know that
he's
in there.
there's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I'm too tough for him,
I say,
stay down, do you want to mess
me up?
you want to screw up the
works?
you want to blow my book sales in
Europe?
there's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I'm too clever, I only let him out
at night sometimes
when everybody's asleep.
I say, I know that you're there,
so don't be
sad.
then I put him back,
but he's singing a little
in there, I haven't quite let him
die
and we sleep together like
that
with our
secret pact
and it's nice enough to
make a man
weep, but I don't
weep, do
you?

Charles Bukowski


El Tercer Hombre - Il Terzo Uomo

Invio questo poema
(per ora accettiamo tale parola)
al terzo uomo che s'incrocio' con me l'altra notte,
non meno misterioso di quello di Aristotele.
Il sabato uscii.
La notte era piena di gente;
ci fu certamente un terzo uomo,
come ce ne fu un quarto ed un primo.
Non so se ci guardammo;
andava verso Paraguay, io verso Cordova.
Forse lo hanno generato queste parole;
non sapro mai il suo nome.
So che c'e' un sapore che predilige.
So che ha guardato lentamente la luna.
Non e' impossibile che sia morto.
Leggera' cio' che scrivo e non sapra'
che mi rivolgo a lui.
Nell'oscuro avvenire
possiamo essere rivali e rispettarci
o amici e volerci bene.
Ho eseguito un gesto irreparabile,
ho stabilito un legame.
In questo mondo quotidiano,
che somiglia tanto
al libro delle Mille e Una Notte,
non c'e' un solo gesto che non corra il rischio
di essere un'operazione di magia,
non c'e' un solo fatto che non possa essere il primo
di una serie infinita.

Mi domando che ombre getteranno
questi oziosi versi.

Jorge Luis Borges


La mia voce preferita: Freddie Mercury.
Don't Stop me Now - Queen



Arte:
Albrecht Dürer



«Cosa pretendevate? Che dipingessi rose rosse nel secolo degli orrori?»
Francis Bacon



Cinema:

The Big Lebowski



Luchino Visconti




Crocevia della Morte




L'Etica! (Crocevia della Morte)



Le Conseguenze Dell'Amore



Magnolia



François Truffaut - Jules et Jim


I 400 Colpi




Lars von Trier - Dogville

giovedì 29 maggio 2008

Io Penso Positivo (Monnezza e Chiaiano)



"Come definiresti uno che si sente perseguitato e pensa che tutte le persone ce l'abbiano con lui?".
"Intuitivo!"
W. Allen

In questo momento tutti i giornali invitano a pensare positivo, chiunque critichi lo fa con la chiara intenzione di bloccare la rinascita dell’Italia.
Quindi è negativo affermare che a Napoli la Padania, tanto altezzosa, ha scaricato coscienza e monnezza, oppure credere che il nuovo decreto legge sui rifiuti viola alcuni principi costituzionali.
Soffro di manie di persecuzione se vedo nel segreto di stato sulle discariche un semplice e palese modo di proteggere tutta la casta governativa da critiche e proteste dei cittadini? O se detesto il commento contro i magistrati dell'indagine denominata "rompiballe" fatto dal Sottosegretario Bertolaso?

Tenterò a casa degli esercizi di meditazione, e quando stesa sul letto avrò raggiunto quello stato di calma interiore propizio al dialogo con il mio inconscio, proverò ripetutamente a ripetere: “ coraggio l’Italia si sta alzando, coraggio l’Italia si sta alzando, coraggio l’Italia si sta alzando, coraggio l’Italia si sta alzando… ”

Dopo sarò io ad alzarmi dal letto e cercherò di pensare positivo mentre nella mia mente scorreranno voci di protesta per i tumori causati dalle discariche in Campania e per i manifestanti caricati ingiustamente dalle forze dell’ordine a Chiaiano.
"Coraggio l’Italia si sta alzando", ma per il momento, io decido almeno di cadere in ginocchio.



Chiaiano





LETTERA DI BEPPE GRILLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO:
“Signor Presidente della Repubblica Italiana,
permettetemi, grato, per la benevola accoglienza che un giorno avete fatto, di inviarmi la Vostra approvazione per la mia raccolta di testimonianze sul precariato, di dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie. Ma quale macchia di fango sul Vostro nome, stavo per dire sulla Repubblica che rappresentate, soltanto quell'abominevole affare della Campania!
Per ordine di un Consiglio dei ministri, la gestione criminale dello smaltimento dei rifiuti in Campania degli ultimi venti anni è stata trasformata in un problema di ordine pubblico, ignorando la verità e qualsiasi giustizia. È finita, l’Italia ha sulla guancia questa macchia, la Storia scriverà che sotto la Vostra presidenza non è stato punito questo crimine sociale. E poiché è stato osato, oserò anche io. La verità, la dirò io, la chiederò io, poiché ho promesso di dirla e di cercarla, se la giustizia, regolarmente osservata non la proclamasse interamente. Il mio dovere è di parlare, non voglio essere complice. Le mie notti sarebbero abitate dallo spirito delle persone innocenti che espiano colpe non loro. Ed è a Voi signor Presidente, che io griderò questa verità.
Per prima cosa, la verità sulle discariche dei rifiuti industriali delle aziende del nord Italia sepolte in discariche abusive dalla Camorra. La verità sull’aumento dei tumori nel triangolo della morte di Nola, Acerra e Marigliano. La verità sulle sostanze radioattive, sui rifiuti cancerogeni scaricati alla luce del sole, in modo incessante, con i camion, dove le autorità non potevano non sapere. Emma Marcegaglia stanzi un fondo della Confindustria per la bonifica a carico delle aziende che hanno inquinato la Campania, se così non fosse, sia lo Stato a ricercare i responsabili, a liquidare le loro aziende e destinare i proventi a un Commissariato sotto la Sua autorità.
Per seconda cosa, la verità sulle connivenze tra la Camorra e le istituzioni in Campania, sulla gestione dei politici che hanno devastato la Sua regione in questi anni, sulle assunzioni clientelari, sulle coperture di partito bipartisan, sulla mancata destituzione del Presidente della Regione Antonio Bassolino, sotto processo per il ruolo di commissario per l’emergenza rifiuti insieme a Pier Giorgio Romiti, ex amministratore delegato della Impregilo, e ad altri nomi eccellenti. La verità sulla mancata destituzione di Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli, alla quale si può imputare, senza ombra di dubbio, una totale incapacità come amministratrice per l’emergenza rifiuti. La verità sulla mancata ricerca dei responsabili delle decine di società di smaltimento dei rifiuti, così vicini ai politici e per questo inamovibili. La verità sulla loro mancata sostituzione di fronte all’evidenza del disastro annunciato.
Per terza cosa, la verità sui fondi europei, sui miliardi di euro destinati alla Campania in questi molti anni. La verità sul loro ammontare, sulla loro destinazione, sul loro utilizzo, su chi li ha gestiti, sui depuratori non funzionanti e, forse, neppure avviati, sulle bonifiche dei siti inquinati mai portate a termine, sulle strutture inesistenti per la raccolta differenziata, sugli impianti per il riciclo di carta, vetro, plastica che dovrebbero esserci, ma non ci sono.
Solo dopo l’accertamento di queste verità, si potrà procedere a porre sotto segreto di Stato le discariche, a militarizzare la Campania, a inviare la Polizia contro i cittadini, anche a manganellarli, se necessario. Solo dopo l’accertamento di queste verità si potrà pretendere dai campani un comportamento rigoroso, ispirato alla correttezza civile senza alcuno sconto verso le Istituzioni e verso la propria coscienza. Solo dopo l’accertamento di queste verità, caro Presidente, solo dopo la cacciata dei primi responsabili politici dello sfascio, si potranno chiedere sacrifici ai cittadini, prima si devono porgere loro le scuse dello Stato che non ha saputo proteggerli e che oggi li criminalizza.
Quanto alla gente che accuso, non ho contro di loro né rancore né odio. Sono per me solo entità, spiriti di malcostume sociale. E l'atto che io compio non è che un mezzo per accelerare l'esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell'umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima.
Vogliate gradire, signor Presidente, l'assicurazione del mio profondo rispetto.” Beppe Grillo
(Lettera liberamente ispirata a "J'accuse" di Emile Zola.)



Scandalo rifiuti: emerge dalle intercettazioni una lavorazione fittizia della spazzatura
28 maggio 2008 il Sole 24 Ore
Rifiuti, 25 arresti a Napoli.
Indagato anche il prefetto
.

Dai capi d'accusa dell'indagine della Procura di Napoli sui rifiuti emerge «un sistema imperniato su una attività di lavorazione dei rifiuti assolutamente fittizia». I rifiuti che uscivano imballati presentavano, secondo i magistrati, «identiche caratteristiche fisico-chimiche» rispetto alla spazzatura d'origine. Dall'inchiesta viene fuori che la frazione umida dei rifiuti non sarebbe stata sottoposta ad alcun trattamento di stabilizzazione, procedura indispensabile per eliminare i cattivi odori e a "igienizzare" la spazzatura. Tempo e denaro sprecati, dunque, per produrre "finte" ecoballe, che in realtà sarebbero state solo spazzatura impacchettata.
Una indagine, quella denominata "rompiballe", basata in particolare su intercettazioni telefoniche, che ha portato a 25 arresti ai domiciliari, tra cui Marta De Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso. Indagato anche il prefetto di Napoli Alessandro Pansa. Sotto l'obiettivo dei magistrati i vertici di Ecolog (Ferrovie dello Stato) e della Fibe (Impregilo).

Dalle intercettazioni emergerebbe che le ecoballe sono state illecitamente smaltite in discarica: l'involucro plastico veniva lacerato, e camion e trattori passavano più volte sul contenuto, per far apparire il tutto come «un mero scarto composto da inerti» e dunque formalmente autorizzato a finire in discarica. Dall'inchiesta sono emerse anche analisi false per accompagnare questi rifiuti nei siti di smaltimento. Gli inquirenti ritengono che si era instaurata una «consolidata e articolata rete di complicità all'interno della struttura commissariale» da parte di pubblici funzionari e dipendenti che violavano «i precisi compiti di vigilanza sulle attività di lavorazione dei rifiuti affidata alle società Fibe e Fisia», dando direttive che di fatto violavano le ordinanze commissariali. Questo determinava una realtà di mancata lavorazione dei rifiuti, falsa qualificazione e illecito smaltimento nelle discariche, «con grave pregiudizio per l'ambiente e la salute pubblica». Al centro dell'inchiesta anche le irregolarità riscontrate nel trasferimento sui treni diretti in Germania dei rifiuti campani.

«Appena cominciamo a vedere qualche risultato, arriva un attacco. Così non è possibile». Questo lo sfogo riportato sul Corriere della Sera del Capo della Protezione Civile e sottosegretario all'emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso, sulla bufera giudiziaria. L'indagine si occupa della composizione delle ecoballe, composte secondo l'accusa di spazzatura non trattata e del trasporto in Germania dell'immondizia. Nelle intercettazioni che riempiono le 643 pagine dell'ordinanza del Gip Rossana Saraceno sulla gestione commissariale dell'emergenza rifiuti fra il 2005 e il 2007 spesso compaiono le esternazioni del sottosegretario all'emergenza Guido Bertolaso o e dei manager delle società impegnate nel servizio. Non poche riguardano il capitolo di Macchia Soprana e i suoi dissapori con il ministero dell'Ambiente, retto allora da Alfonso Pecoraro Scanio, sul sito da destinare a discarica nel salernitano. Bertolaso avrebbe minacciato l'intenzione di lasciare. La raffica di arresti viene vissuta come "un avvertimento". Il rischio è "di sfasciare tutto" nel momento forse più delicato dell'emergenza rifiuti a Napoli. (N.Co.)

mercoledì 28 maggio 2008

La Mafia è Bianca - Reportage Cuffaro



Da Wikipedia:

"La mafia è bianca" è un reportage di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini distribuito in libreria nel 2005.


In allegato al documentario è uscito un libro dallo stesso titolo che raccoglie gli atti di cui si parla nel reportage. Gli autori sono due giornalisti inviati dei programmi televisivi Sciuscià e Anno Zero condotti da Michele Santoro. Entrambe le opere contengono una presentazione dello stesso Santoro.

Il documentario racconta attraverso filmati, interviste e atti processuali, della gestione della sanità da parte della Regione Sicilia. Vengono analizzati il ruolo del boss mafioso Bernardo Provenzano e il modo con cui quest'ultimo ha cambiato l'organizzazione mafiosa. Vengono inoltre tratteggiati i ritratti dei principali protagonisti delle ultime vicende di mafia.

Personaggi Principali:
* Salvatore Cuffaro, all'epoca presidente della regione Sicilia (si è dimesso nel 2008, in seguito ad una condanna in primo grado a 5 anni per 'favoreggiamento semplice').
* Domenico Miceli, a lungo consigliere a Palermo per il centro sinistra, ma da molti considerato delfino politico di Cuffaro, all'epoca inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa (condannato in primo grado nel 2006).
* Giuseppe Guttadauro, boss di Brancaccio, quartiere ad altissima penetrazione mafiosa (sarebbe forse meglio dire a bassissima penetrazione statale), chirurgo.
* Salvatore Aragona, anch'egli medico, negli anni '80 fornisce un alibi falso a Enzo Brusca, il killer del piccolo Di Matteo, figlio di un pentito che verrà poi sciolto nell'acido.
* Michele Aiello, imprenditore. Sua Villa Santa Teresa, avanzatissima clinica alle porte di Bagheria che si crede sia stata realizzata anche con capitali mafiosi.

Tematiche:
Il documentario analizza principalmente la gestione della sanità in Sicilia. Vengono narrati soprattutto i rapporti tra mafia, manager e imprenditori sanitari, e politica. Di particolare interesse i rapporti 'ciechi' messi in evidenza: il mafioso comunica ad un intermediario i passi necessari da compiere, che vengono poi trasmessi ai politici, il tutto in modo sufficientemente vago da presentare scarsi appigli agli inquirenti.
Difficile che effettivamente un politico si esponga in un modo che non lascia dubbi sulla mafiosità del gesto. Quello che è necessario alla cosca, viene comunque eseguito, e i voti vengono comunque espressi per chi di dovere, ma senza accordi espliciti facilmente impugnabili.

Bibliografia:
* Bianchi Stefano M., Nerazzini Alberto, La mafia è bianca, Rizzoli, Milano 2005, ISBN 9788817009294



La Mafia è bianca - Documentario 1/12


La Mafia è bianca - Documentario 2/12


La Mafia è bianca - Documentario 3/12


La Mafia è bianca - Documentario 4/12


La Mafia è bianca - Documentario 5/12


La Mafia è bianca - Documentario 6/12


La Mafia è bianca - Documentario 7/12


La Mafia è bianca - Documentario 8/12


La Mafia è bianca - Documentario 9/12


La Mafia è bianca - Documentario 10/12


La Mafia è bianca - Documentario 11/12


La Mafia è bianca - Documentario 12/12

martedì 27 maggio 2008

Pacchetto Sicurezza o Valle di Lacrime?



Premetto che il reato di immigrazione clandestina sarà oggetto di un futuro disegno di legge, per questo non ha trovato spazio nel seguente decreto legislativo.
Comunque ecco a voi alcuni punti salienti del pacchetto sicurezza:


ESTRATTI DALLA PRESENTAZIONE DEL DECRETO LEGISLATIVO DEL 23 MAGGIO 2008, N. 92
Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica.


1. PACCHETTO MISURE. vengono introdotte alcune condizioni limitative all’esercizio del diritto al ricongiungimento nei confronti del coniuge, dei figli maggiorenni e dei genitori.
In particolare, per il coniuge è richiesta l’età minima di diciotto anni e che
non sia legalmente separato. Per i figli maggiorenni si richiede che la impossibilità di provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita dipenda da ragioni oggettive derivanti da una condizione di invalidità totale.
Per i genitori si richiede che non abbiano altri figli nel Paese di origine
ovvero, se ultrasessantacinquenni, che gli altri figli siano impossibilitati al
loro sostentamento per documentati gravi motivi di salute.
Si prevede, poi, la possibilità del ricorso all’esame del DNA per l’accertamento del rapporto di parentela, quando manchi la documentazione
o sussistono fondati dubbi sulla sua autenticità.


2. PACCHETTO MISURE. L'obiettivo è stato quello di prevedere una maggiore tutela contro ogni forma di sopraffazione e violenza perpetrata nei confronti dei soggetti cd. "deboli", senza tralasciare gli aspetti che causano il degrado urbano che tanti riflessi ha sulla qualità della vita dei cittadini.

Aggravanti per reati commessi su anziani e disabili: vengono introdotte specifiche aggravanti per i reati commessi in danno di persone portatrici di minorazione fisica e anziani nonché nei confronti delle persone maggiorenni che concorrono nel reato commesso da un minore di anni diciotto o di altre persone non imputabili.

Stop ai matrimoni di convenienza: per cercare di contrastare i cosiddetti "matrimoni di comodo” viene disciplinato più rigorosamente, l'acquisto della cittadinanza a seguito di matrimonio;

Norme più severe per la tutela del decoro urbano: viene aggravata la pena per danneggiamento, deturpamento e imbrattamento di cose altrui nel caso in cui il reato sia commesso su immobili compresi in programmi di risanamento edilizio o ambientale. Sono poi previsti puntuali interventi per contrastare l'indebita occupazione del suolo pubblico.

Reato di impiego di minori nell’ accattonaggio: viene previsto il reato di impiego di minori nell'accattonaggio e prevista come pena accessoria per taluni reati la perdita della potestà del genitore.


Iscrizione anagrafica subordinata alle verifiche igienico-sanitarie dell’immobile di residenza: viene subordinata l’iscrizione anagrafica alla verifica da parte dei comuni delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile di residenza.


Norme più severe per i Money Transfer
: si introduce una disposizione volta a contrastare l'uso illecito - anche ai fini di finanziamento del terrorismo - del c.d. "Money Transfer", disponendo che il gestore degli esercizi di telefonia e internet autorizzati al trasferimento di denaro debba provvedere ad acquisire copia del documento di identità del richiedente il servizio.

Fino a 18 mesi la permanenza nei Centri di identificazione e di espulsione: e’ previsto il prolungamento della permanenza nei Centri di Identificazione ed Espulsione (già Centri di permanenza temporanea ed assistenza) fino a un periodo di 18 mesi, anticipando la direttiva rimpatri in fase di avanzata definizione in sede di Unione europea.

3. PACCHETTO MISURE. Nuove norme per i richiedenti asilo:
la nomina delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della
protezione internazionale avviene con decreto del Ministro dell’interno
anzichè con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Il prefetto stabilisce un luogo di residenza o un’area ove il richiedente asilo
possa circolare.
Il richiedente ha l’obbligo di comparire personalmente davanti alla
Commissione, se convocato, e di consegnare i documenti relativi ai fini
della domanda.
Se chi presenta domanda di protezione internazionale risulta già destinatario
di un decreto di espulsione deve rimanere nel centro di permanenza
temporanea dove si trova.
L’eliminazione dell’effetto sospensivo del ricorso giurisdizionale avverso la
decisione di rigetto della Commissione territoriale per il riconoscimento
della protezione internazionale.
Si reintroduce, pertanto, l’autorizzazione del prefetto, per gravi motivi
personali o di salute, a rimanere nel territorio nazionale, in pendenza del
ricorso giurisdizionale come era previsto dal regolamento di attuazione
della “legge Bossi-Fini”, in materia di status di rifugiato. In tal caso, al
richiedente è rilasciato un permesso di soggiorno di sessanta giorni,
rinnovabile. Se il richiedente si trova in un centro di accoglienza o di
permanenza temporanea, vi rimane fino alla decisione del prefetto
sull’autorizzazione a rimanere nel territorio nazionale.

4. PACCHETTO MISURE. In materia di libera circolazione dei cittadini comunitari: verifica del reddito per poter soggiornare in Italia
Le risorse economiche sufficienti per soggiornare oltre tre mesi devono
provenire da attività lecite dimostrabili.
L’iscrizione anagrafica del cittadino comunitario, così come la richiesta
della carta di soggiorno per il suo familiare, deve avvenire entro dieci
giorni dal decorso dei tre mesi dall’ingresso.
La possibilità di autocertificare la sussistenza di risorse economiche
sufficienti è limitata a chi soggiorna nel territorio nazionale per motivi di
studio.
Anche ai comunitari sono estesi i rilievi dattiloscopici quando previsti per i
cittadini italiani.
E’prevista la sospensione del decorso dei cinque anni per l’acquisizione del
diritto al soggiorno permanente nelle more della esecuzione di condanne
per determinati reati gravi.
Ai fini dell’allontanamento, costituisce motivo imperativo di pubblica
sicurezza la mancata iscrizione anagrafica o la mancata richiesta della carta
di soggiorno. Vengono altresì previsti come motivi imperativi di pubblica
sicurezza i reati contro la moralità pubblica ed il buon costume ed i reati
per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Nelle more dell’esecuzione dell’allontanamento il comunitario potrà essere
trattenuto, per un massimo di quindici giorni, in un centro di permanenza.
In caso di violazione del divieto di reingresso è previsto l’aumento delle
sanzioni penali.
La mancata pronuncia, entro sessanta giorni, del giudice sull’istanza di
sospensione del provvedimento di allontanamento consente l’esecuzione
del medesimo provvedimento.


Inoltre (da: www.governo.it):
"Sono ampliati i casi di espulsione su ordine del giudice, in caso di condanna penale, e prevista analoga misura per i cittadini comunitari. Inoltre pene più severe per chi guida in stato di ebbrezza e nuovi poteri ai sindaci, che potranno adottare provvedimenti urgenti nei casi in cui si renda necessario prevenire ed eliminare gravi pericoli, non solo per l'incolumità pubblica, ma anche per la sicurezza urbana. Vita dura anche per chi specula sulla realtà dell'immigrazione in Italia: prevista la confisca degli appartamenti affittati agli irregolari. Rafforzata la cooperazione tra la polizia municipale e le forze dell'ordine e ampliate le fattispecie penali perseguibili con il rito del giudizio direttissimo e con quello del giudizio immediato."



Che dirvi? Io considero alcuni punti molto discutibili e fortemente intolleranti verso i cittadini stranieri, i quali rappresentano una grande risorsa del nostro paese e sopratutto sono esseri umani.



Manu Chao - Clandestino

Ciao Sidney!



Ansa.it - 2008-05-27 10:57
CINEMA, MORTO SYDNEY POLLACK
NEW YORK - Il regista americano premio Oscar Sydney Pollack è morto a 73 anni di cancro nella sua casa di Los Angeles. Pollack aveva diretto 21 film e 10 show televisivi, recitato in oltre trenta tra film e show tv e prodotto oltre 44 pellicole. Aveva vinto un Oscar come miglior regista per Out Of Africa nel 1985. Tra gli altri film da lui diretti, Tootsie (1982), Tre giorni del Condor (1975), e da ultimo L'Interprete con Nicole Kidman girato dentro le Nazioni Unite nel 2005.

La carriera di Pollack ha definito un'epoca in cui grandi star come Robert Redford, Barbara Streisand, Warren Beatty e cineasti che sapevano come trattarle (oltre a Pollack, Barry Levinson, Mike Nichols) avevano cambiato i meccanismi di Hollywood raggiungendo successi di cassetta senza abdicare alle ambizioni artistiche. Hollywood aveva ricompensato Pollack: oltre all'Oscar per 'Out of Africa' aveva avuto la nomination per 'Non si uccidono così anche i cavalli' del 1969 e 'Tootsie' del 1982. Verso la fine della sua carriera Pollack era diventato produttore di film indipendenti: con il partner Anthony Minghella, aveva creato la casa di produzione Mirage Enterprises, da cui era uscito 'Cold Mountain' e l'anno scorso il documentario 'Sketches of Frank Gehry', l'ultimo film diretto da Pollack.




Tootsie


La Mia Africa


I Tre giorno del Condor


Come Eravamo

lunedì 26 maggio 2008

"Dove eravamo rimasti?" (Enzo Tortora)




«Dunque dove eravamo rimasti…potrei dire moltissime cose e ne dirò poche…una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni, molta gente ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me e io questo non lo dimenticherò mai, e questo grazie a questa cara buona gente; dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto e un’altra cosa aggiungo: io sono qui anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti e sono troppi; sarò qui, resterò qui anche per loro…E ora cominciamo come facevamo esattamente una volta….»
Enzo Tortora, Portobello puntata del 20 febbraio 1987 dopo l’assenza dalla Rai causata da un ingiusto arresto.


Il 18 maggio era l’anniversario della morte di Enzo Tortora.
Ricordo con molto affetto la sua trasmissione “Portobello”, allora ero davvero molto piccola, ma i modi delicati di quel grande presentatore/giornalista, l’intelligenza, il garbo e suoi occhi gentili sono rimasti impressi nella mia memoria, così come la triste, ingiusta, vicenda giudiziaria legata alla sua vita.
Tortora fu precocemente oggetto di un "editto bulgaro", infatti, negli anni settanta venne licenziato dalla Rai perché in un’intervista definì la tv di stato come “un jet supersonico pilotato da un gruppo di boy-scout che litigano ai comandi, rischiando di mandarlo a schiantarsi sulle montagne”.
Negli anni successivi lavorò con molte testate giornalistiche e in alcune emittitenti private (Telebiella, Antenna3 Lombardia) per fare ritorno in Rai solo nel 1977 al fianco di Raffaella Carrà, con “Accendiamo la lampada” e successivamente con la trasmissione di successo “Portobello”.
Per chi non lo sapesse, “Portobello” è la madre di tantissimi programmi di intrattenimento degli anni novanta come: I Cervelloni, Chi l'ha visto?, Carràmba che sorpresa, Stranamore.
Il grande successo di Portobello non servì da deterrente per salvare Enzo Tortora dall'arresto e dalla galera a seguito di alcune spicciole dichiarazioni, (rilevatesi poi false), di un camorrista.
Quattro anni dopo l'arresto Tortorà sarà assolto da ogni accusa e tornerà a condurre Portobello.
Morirà un anno dopo la sentenza, il 18 maggio del 1988, per cancro, a soli 60 anni.
All'anima di Enzo, ovunque sia, mando un abbraccio affettuoso e pieno di solidarietà.






Gianni Minoli, in “La Storia Siamo Noi”, ha dedicato alla vicenda di Tortora un bellissimo approfondimento che potete vedere e leggere cliccando qui (oppure in fondo a questo post).



Estratto di un documentario su Tortora






Curiosità sulla trasmissione (da wikipedia):
- al programma partecipava un pappagallo con lo stesso nome della trasmissione, ed una delle parti di cui si componeva il programma prevedeva la possibilità di tentare di far dire al pappagallo il suo nome, appunto Portobello. L'impresa, per molto tempo apparentemente impossibile, venne compiuta per la prima volta nel gennaio 1982 dall'attrice Paola Borboni, che tentò di far parlare il pappagallo per riuscire a ottenere i soldi necessari ad una operazione di chirurgia plastica per un bimbo ustionato sul viso. In realtà, la visione dello spezzone - ritrasmesso in uno special televisivo di Giovanni Minoli - testimonia che l'animale non articolò la parola “portobello", ma, probabilmente per l'implicazione umanitaria della situazione, Enzo Tortora si affrettò ugualmente a proclamare il successo del tentativo della Borboni.
- le telefonate che arrivavano in studio venivano filtrate dal Centralone, in cui erano presenti avvenenti telefoniste guidate da Renée Longarini. Tra le telefoniste, alcune raggiunsero la successiva notorietà come Alba Parietti, Paola Ferrari, Eleonora Brigliadori, Cinzia Petrini, Gabriella Carlucci, Susanna Messaggio e Federica Panicucci.



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Speciale da "La Storia Siamo Noi" -
Il caso Enzo Tortora - Un uomo innocente

(http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=336)



L’arresto
Venerdì 17 giugno 1983: il volto di “Portobello”, Enzo Tortora, viene svegliato alle 4 del mattino dai Carabinieri di Roma che lo arrestano per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico.

Con queste parole del Tg2, quel giorno, l’Italia segue le immagini che mostrano il celebre presentatore in manette: “Enzo Tortora è stato arrestato in uno dei più lussuosi alberghi romani, il Plaza; ordine di cattura nel quale si parla di sospetta appartenenza all’associazione camorristica Nuova Camorra Organizzata (N.C.O), il clan cioè diretto e capeggiato da Raffaele Cutolo: un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga e dei reati contro il patrimonio e la persona”.

In un’intervista di Giuseppe Marrazzo, il 14 maggio ‘84, Tortora ha ricordato così quel momento: «Ero in una stanza d’albergo, dove scendo da circa 20 anni; bussarono alle 4:15 del mattino, tenga presente che il giorno precedente avevo respinto con un sorriso la notizia che alcuni colleghi giornalisti (ex colleghi perché sono stato sospeso dall’ordine) mi diedero: “C’è un’Ansa che dice che ti hanno arrestato…” Dissi (all’epoca avevo ancora un po’ di ironia): “Credo che la notizia sia leggermente esagerata!”».

Quel giorno Enzo Tortora doveva recarsi ad un appuntamento per firmare un contratto che lo avrebbe legato alla trasmissione “Portobello” per una nuova stagione. Si trova a invece a entrare nelle case degli italiani ammanettato, trattato come un delinquente. Queste le parole della figlia minore, Gaia: “Vedevo un mostro alla Tv che mi dicevano essere il mio papà, ma non era mio padre…”

L'accusa si basa su un’agendina, trovata nell’abitazione di un camorrista, con sopra un nome scritto a penna ed un numero telefonico: in seguito le indagini calligrafiche proveranno che il nome non era Tortora bensì Tortona e che il recapito telefonico non era quello del presentatore.

Le prime supposizioni riguardo al suo arresto, intanto, sono due: è stato coinvolto per uno “sgarro” di 40 milioni con dei trafficanti di droga, oppure è stato coinvolto dall’organizzazione camorristica di Francis Turatello, detto “Faccia d'angelo”, con il quale sarebbe entrato in rapporti di amicizia.


Le camorre
Quel giorno, definito in seguito il “venerdì nero” della camorra, vengono emessi dai Sostituti procuratori di Napoli, Lucio di Pietro e Felice di Persia, 856 ordini di cattura; la Campania in quel periodo contava infatti 30 clan camorristici con 5mila affiliati e 100mila persone che direttamente o indirettamente erano coinvolte nella malavita. Nella sola Campania, quell’anno, ci furono più di 350 omicidi e, come ricorda il difensore di Cutolo, Alfonso Martucci, «stava avvenendo un passaggio storico tra la tradizionale forma di delinquenza individuale che era tipica del sud, con piccolo gruppi di associati, a una grande organizzazione criminale che si inserisce nella tradizione della camorra dell’‘800 - primo ‘900 che scomparve poi negli anni del regime fascista”».

Il padre fondatore della Nuova Camorra Organizzata è il camorrista Raffaele Cutolo, boss di Ottaviano detto anche “‘o prufessore”, il quale nel ’71 ebbe l’intuizione di riunire tutte le famiglie della camorra napoletana per costituirne una potente organizzazione in grado di competere con la mafia siciliana, e iniziò a reclutare così, dal carcere di Poggioreale, il suo “esercito” che in breve tempo raggiunse le 5.000 unità.

Cutolo per anni agì come unica forza finché, all’inizio degli anni Ottanta, sulla scena della malavita campana inizia a operare in sua contrapposizione una nuova organizzazione camorristica: la cosiddetta “Nuova Famiglia”, ovvero una sorta di cartello di clan capeggiati, inizialmente, dai Nuvoletta di Marano.


Chi era Tortora
Nato nel ’28 a Genova, dopo aver conseguito la laurea in giornalismo, inizia a lavorare in alcuni spettacoli con Paolo Villaggio, finché, a ventitré anni entra in RAI con lo spettacolo radiofonico “Campanile d'oro”. La sua prima apparizione in video è del 1956, quando presenta, in coppia con Silvana Pampanini, “Primo Applauso”: da questo momento parteciperà a trasmissioni di successo come “Telematch” e “Campanile sera”, arrivando alla conduzione di “Il gambero” e “la Domenica Sportiva”.

Negli anni Settanta viene licenziato dalla RAI a causa della pubblicazione di un’intervista in cui aveva definito l'Ente radiotelevisivo come un jet supersonico pilotato da un gruppo di boy-scout che litigano ai comandi, rischiando di mandarlo a schiantarsi sulle montagne. Inizia così a lavorare per diverse emittenti private e testate giornalistiche. Fu grande sostenitore di Telebiella e partecipò alla fondazione di Antenna 3 Lombardia.

Il ‘77 è l'anno del suo nuovo ritorno, al fianco di Raffaella Carrà, con “Accendiamo la lampada”, ma il vero grande successo arriva subito dopo con “Portobello” (1977-1983), trasmissione che batterà ogni precedente record di ascolti.. Ispirata al celebre mercatino londinese, la trasmissione condotta da Tortora è stata considerata la madre della televisione anni Novanta: si possono infatti vedere, seppur in fase embrionale, alcune delle idee che saranno protagoniste dei successivi format televisivi come “Stranamore”, “Carràmba che sorpresa!”, “I cervelloni” e “Chi l'ha visto?”.

Sua figlia Silvia ricorda così il programma del padre: «Si aggirava tra bersaglieri, brigadieri, donnine che piangevano, in un mondo per me insopportabile, vecchio, antico, muffoso…Rivisto adesso delizioso, rispetto alla volgarità trascinante di oggi. Tornassi indietro e dovessi dirgli adesso quello che penso di “Portobello” gli direi: “Era un programma strepitoso, geniale!”».


Sviluppi
Il 29 maggio dell’‘82 il Parlamento italiano aveva votato la cosiddetta “legge sui pentiti” che prevedeva possibili riduzioni della pena a chi decideva di “collaborare” con lo Stato nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata. Michele Morello, il Giudice del processo d’Appello di Tortora, spiega: «Non si aveva ancora l’esperienza di questi pentiti…persone che non erano come i terroristi o come (non vorrei bestemmiare) i mafiosi, che hanno un’ideologia, sballata, come volete voi , ma comunque un’ ideologia; questi erano senza ideologia, senza niente, non avevano niente da perdere…». E proprio perché non si ha nulla da perdere, ma tutto da guadagnare, nel processo a Enzo Tortora sono i pentiti, che arrivano ad essere ben 15, a fare il suo nome.

Tra questi ci sono:
- Giovanni Pandico, in carcere da 13 anni dove diviene lo scrivano e il segretario di Cutolo. Egli fa il nome di Tortora solo al quarto interrogatorio dove, in un elenco di malavitosi, lo cita al sessantesimo posto con il titolo di camorrista “ad honorem”. Le perizie psichiatriche descrivono Pandico come “uno schizoide affetto da paranoia, uno psicopatico abnorme, una di quelle persone che a causa della loro anormalità soffrono e fanno soffrire la società”.

- Pasquale Barra, nativo di Ottaviano, portavoce di Cutolo, definito il “boia delle carceri” o “ ‘o animale”, per la crudeltà con cui uccide le sue vittime. Questi decide di pentirsi in seguito a uno sgarro subito dallo stesso Cutolo, affermando che l’unico modo che aveva per salvarsi era affidarsi ai giudici. Per 17 interrogatori, nonostante gli fosse stato mostrato l’elenco compilato da Giovanni Pandico, non fa mai il nome di Tortora, finché poi, al diciottesimo, improvvisamente cambia idea.

- Gianni Melluso, detto “il bello”, uomo intelligente e calcolatore. Fa il nome di Tortora solo 7 mesi dopo l’arresto del presentatore genovese.

- A queste accuse si aggiungeranno quelle di altri sei imputati appartenenti alla N.C.O., rivelatesi in seguito anch'esse false, e del pittore Giuseppe Margutti, già pregiudicato per truffa e calunnia, e di sua moglie Rosalba Castellini: i coniugi dichiareranno di aver visto Tortora spacciare droga negli studi di Antenna 3.

Il numero dei pentiti che fa il nome di Tortora arriva a 19, e se le accuse inizialmente sono generiche e piene di contraddizioni, con il tempo si fanno sempre più dettagliate: questo a causa del fatto che i pentiti potevano parlare tra di loro, scambiarsi opinioni; durante i processi, per esempio, quando si ritrovavano tutti nella stessa cella.
Secondo le dichiarazioni dei pentiti, quindi, Tortora controlla lo spaccio di stupefacenti a Milano, ma queste affermazioni arriveranno solo dopo mesi.

Per Tortora, quindi, inizialmente, ’incubo più grande è quello di non conoscere il motivo del suo arresto. Della Valle, suo avvocato difensore, a questo proposito ricorda: «Solo dopo alcuni giorni, il 23, veniamo a conoscenza di alcuni notizie: si parla di Tortora che avrebbe contatti con il mondo carcerario, allora si scopre che non Tortora, ma la direzione di “Portobello” aveva avuto contatti con il carcere, di natura prettamente commerciale».

Questi fatti vengono alla luce a causa di una serie di lettere che Domenico Barbaro aveva scritto a Tortora, e di cui riporta il contenuto in un interrogatorio il 23 agosto ’83: «Verso la fine del ‘77 dal carcere ebbi modo di seguire la trasmissione televisiva “Portobello” condotta da Enzo Tortora: s’invitavano gli ascoltatori a inviare oggetti vari, e come facevano altri detenuti, io inviai 16 o 17 centrini di seta da me personalmente confezionati. Non ebbi nessuna risposta, né vidi i centrini in Tv. Inizia una ricerca; tale ricerca venne effettuata materialmente da Giovanni Pandico, mio compagno di carcere: tutte le lettere furono materialmente scritte da lui. Per l’affare dei centrini scrissi presso la sua abitazione di Via Piatti 8, l’avevo letta su una rivista.
Il Tortora mi rispose: “Egregio signor Domenico Barbaro, sono spiacente di dirle che del suo invio ignoro tutto e non ne ho mai veduta la traccia, quello che mi dispiace è che lei tragga da ciò conclusioni poco onorevoli per me, e del rispetto che ho sempre avuto per chiunque. Le ricordo che centinaia di migliaia di lettere sono destinate al sottoscritto e i pacchi, se non sollecitati direttamente, vengono restituiti dalla redazione Rai”. Accettai il risarcimento della Rai di 800mila lire».

Quindi, in seguito alla conoscenza di questo scambio di lettere i giudici chiedono a Tortora se conoscesse Barbaro; Della Valle mostra a questi la risposta del presentatore pensando così di aver chiarito tutto, ma in realtà le cose sono molto più complesse: Giovanni Pandico, infatti, inizia ad affermare che lo sgarro che Tortora avrebbe fatto a Barbaro non riguarda affatto i centrini, ma una partita di droga. A queste affermazioni si aggiungono poi quelle di Pasquale Barra che riferisce di un’affiliazione di Tortora alla N.C.O.; Tortora rimane quindi in carcere per 7 mesi, a Regina Coeli prima e a Bergamo poi.

Dal carcere inizia così una lunga corrispondenza con Silvia, la sua figlia maggiore, oggi raccolta in un libro intitolato “Cara Silvia - Lettere per non dimenticare”



I giornali

Intanto i giornalisti contribuiscono ad accrescere la confusione intorno a questo processo, mettendo in circolazione notizie false o comunque non verificate. Il Giudice Michele Morello ricorda: «Tutti quanti allora eravamo influenzati dalla stampa che era, per la maggior pare, colpevolista”, gli fa eco il giornalista Vittorio Feltri: “Ammetto che mi stava antipatico e davanti a una persona che ci è antipatica, quasi quasi speriamo che sia anche colpevole. Poi una sera mi sono letto gli atti processuali…mi è venuto il dubbio che fosse innocente”». L’Italia quindi, si divide in due: colpevolisti e innocentisti.


Tortora è “colpevole”
Dopo 14 mesi dall’arresto, nell’agosto dell’‘84 Tortora viene eletto come Eurodeputato nelle fila del Partito Radicale; per questo quando il 4 febbraio dell ’85 inizia a Napoli il maxi processo contro la N.C.O, può seguire il processo da uomo libero. Andreotti allora aveva una rubrica “Bloc notes” sull’“Europeo” e in commento a questo fatto scrisse: “Alcuni detenuti evadono con la lima e altri con la scheda elettorale”. Il maxi processo durerà 7 mesi; le udienze saranno 67.
Tortora, intanto, continua la sua attività al Parlamento Europeo di Strasburgo.

Il 17 settembre dell’‘85 viene condannato a dieci anni di carcere. Rinunciando all’immunità parlamentare l'ex presentatore resta agli arresti domiciliari.
Nelle motivazioni del suo arresto, si afferma: «Tortora ha dimostrato di essere un individuo estremamente pericoloso, riuscendo a nascondere per anni le sue losche attività e il suo vero volto, quello di un cinico mercante di morte, tanto più pernicioso perché coperto da una maschera di cortesia e savoir fair. L’appartenenza di Tortora alla Nuova Camorra Organizzata è stata provata attraverso le dichiarazioni di Giovanni Pandico, Pasquale Barra e altri…Tutte queste accuse hanno trovato adeguati e convincenti motivi di riscontro; nei confronti di Tortora non è stato posto nessun complotto, nessuna macchinazione, nessuna vendetta personale, non si è voluto coprire nessun omonimo, non vi è stato nessun accordo dei dissociati diretto a ottenere benefici speculando sulla persona di Tortora, il quale non ha fornito nessuna soddisfacente spiegazione alla sua estraneità ai fatti. L’imputato non ha saputo spiegarci il perché di una congiura contro di lui».

Questo il commento del suo avvocato difensore, Della Valle: «Io personalmente avevo pensato di cambiare attività. Si era fatta una perquisizione e non si era trovato nulla, non sono state fatte analisi per vedere se era tossicodipendente: l’analisi del capello in 4 mesi l’avrebbe detto!».


Tortora è “innocente”
La sentenza di Appello per il processo di secondo grado arriva solo nove mesi dopo: il 15 settembre dell’86; dal giorno dell’arresto sono passati oltre tre anni. La Corte di Appello di Napoli, finalmente, assolve Tortora con formula piena: i suoi accusatori hanno dichiarato il falso sperando in una riduzione della loro pena, oppure al fine di trarre pubblicità dalla vicenda, come nel caso del pittore Giuseppe Margutti, il quale mirava ad acquisire notorietà per vendere i propri quadri.

Il Giudice Michele Morello racconta il suo lavoro d’indagine che ha portato all’assoluzione: «Per capire bene come era andata la faccenda ricostruimmo il processo in ordine cronologico: partimmo dalla prima dichiarazione fino all’ultima e ci rendemmo conto che queste dichiarazioni arrivavano in maniera un po’ sospetta…In base a quello che aveva detto quello di prima si accodava poi la dichiarazione dell’altro che stava assieme alla caserma di Napoli. Andammo a caccia di altri riscontri in Appello, facemmo circa un centinaio di accertamenti, di alcuni non trovammo riscontri, di altri trovammo addirittura riscontri a favore dell’imputato. Anche i giudici, oltre ad essere “antropologicamente matti”, soffrono di simpatie e antipatie…” E Tortora in aula fece di tutto per dimostrarsi antipatico, ricusando i giudici napoletani e concludendo la sua difesa con una frase pungente: «Io grido: “Sono innocente”, lo grido da tre anni , lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento, “Io sono innocente”, e spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi!».

La sentenza di assoluzione arriverà il 17 giugno del 1987, esattamente 4 anni dopo l’arresto.



Il ritorno e l’ultima battaglia: la malattia

Il 20 febbraio dell’’87, Tortora ritorna sugli schermi Rai ancora con “Portobello”; questo il suo discorso in apertura del programma: «Dunque dove eravamo rimasti…potrei dire moltissime cose e ne dirò poche…una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni, molta gente ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me e io questo non lo dimenticherò mai, e questo grazie a questa cara buona gente; dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto e un’altra cosa aggiungo: io sono qui anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti e sono troppi; sarò qui, resterò qui anche per loro…E ora cominciamo come facevamo esattamente una volta….».

Enzo Tortora morirà di cancro un anno dopo, il 18 maggio 1988.

Questo il pensiero di sua figlia Silvia: «Mi ha insegnato ad essere rigorosi e a non giudicare mai gli altri da quello che si sente dire di loro, a non dare dei giudizi affrettati, a non lanciarsi contro una persona perché ci può essere epidermicamente antipatica…sostanzialmente a conservare la propria dignità anche se gli altri vorrebbero che tu fossi diverso da quello che sei».



Baudo-Mike-Corrado-Tortora - Apertura "Sabato Sera" 1967

venerdì 23 maggio 2008

Falcone e Borsellino



"La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come i tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine."
Giovanni Falcone

«La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità»
Paolo Borsellino


Oggi ricorre l'anniversio della morte di Falcone e Borsellino, due uomini straordinari puro esempio di umanità, coraggio e tenacia.

In loro ricordo ho deciso di postare un documentario molto interessante che sto guardando in questi giorni.


"In un altro paese" documentario su Falcone e Borsellino 1/9


"In un altro paese" documentario su Falcone e Borsellino 2/9


"In un altro paese" documentario su Falcone e Borsellino 3/9


"In un altro paese" documentario su Falcone e Borsellino 4/9


"In un altro paese" documentario su Falcone e Borsellino 5/9


"In un altro paese" documentario su Falcone e Borsellino 6/9


"In un altro paese" documentario su Falcone e Borsellino 7/9


"In un altro paese" documentario su Falcone e Borsellino 8/9



"In un altro paese" documentario su Falcone e Borsellino 9/9





L' ultima intervista a Paolo Borsellino



E questo è lo show di Toto' Cuffaro
(lui con molto "coraggio" parla di coscienza)

Cartoline da Parigi e dai Castelli della Loira

Agosto 2007


Château de Chambord

Chambord è il più grande dei castelli della Loira. E’ un capolavoro rinascimentale di enormi dimensioni, con 440 stanze, 85 scale e 365 camini (uno per ogni giorno dell’anno). Si trova in un immenso parco, di grande interesse faunistico, che occupa una superficie di 5500 ettari, racchiuso da una cerchia di mura lunga ben 32 km.
Nella realizzazione si nota l'influenza di Leonardo da Vinci, che ha lavorato come architetto alla corte di Francesco I, e quella di Domenico da Cortona. Lo scalone a doppia elica al centro dell'edificio principale rivela lo stile di Leonardo.
(descrizione presa da wikipedia)












Château de Chenonceau

Il Castello di Chenonceau è un castello situato nei pressi di Chenonceaux nel dipartimento di Indre-et-Loire nella Valle della Loira in Francia.
[...] Enrico II, offrì il castello in dono alla sua amante, Diana di Poitiers, nel 1551 questa divenne duchessa del Valentinois e acquisì la proprietà del castello, divenne anche una delle donna più influenti dell'epoca. A Diane de Poitiers si deve in gran parte l'attuale struttura del castello, sua fu infatti la realizzazione del ponte sul fiume. Fece anche realizzare degli splendidi giardini lungo le rive del fiume.[...]
(descrizione presa da wikipedia)








Château d'Amboise
[...] La Cappella Saint-Hubert (nel giardino del castello) è in stile gotico flamboyant e adornata da scene di caccia (Saint-Hubert è il patrono dei cacciatori). L'architrave del portale d'ingresso è una rappresentazione dell'apparizione divina cui Hubert assistette durante una partita di caccia. Inizialmente parte integrante del corpo di fabbrica principale, oggi ne resta solo la cappella che contiene la tomba di Leonardo da Vinci. [...]
(descrizione presa da wikipedia)








Moulin Rouge
[...] Il Moulin Rouge è un dei più famosi locali di Parigi, costruito nel 1889 da Joseph Oller, proprietario dell'Olympia, e inaugurato il 6 ottobre 1891.
É situato nel famoso quartiere a luci rosse di Pigalle, al XVIII arrondissement di Parigi, vicino a Montmartre. È caratterizzato da una peculiare struttura cilindrica a forma di mulino rosso, da cui deriva appunto il nome della struttura. Il suo successo fu pressoché immediato, anche per il repertorio di danze e spettacoli, fra cui il celeberrimo can can, assolutamente rivoluzionari per quei tempi, ma che furono ritenuti licenziosi dall'opinione pubblica e che ebbero, nel 1898, un ritrattista d'eccezione come Henry de Toulouse-Lautrec, assiduo frequentatore dei quartieri di Pigalle e Montmartre. Durante il primo 900, il suo repertorio si trasformò parzialmente lasciando grande spazio all'operetta e aprendo la strada verso il successo a Mistinguett, oggi riconosciuta a giudizio unanime come la più famosa vedette del locale parigino. [...]
(descrizione presa da wikipedia)






Museo Grévin, Museo delle Cere
Museo fondato da Arthur Meyer nel 1882. Il Museo "Grévin" ha un'architettura barocca e accoglie oltre ad un teatro anche una stanza fantastica con impressionati specchi deformanti.






Notre-Dame
[...] Ubicata nella parte orientale dell'Île de la Cité, nel cuore della capitale francese, nella piazza omonima, Notre-Dame rappresenta una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo ed uno dei monumenti più visitati di Parigi. [...]
(descrizione presa da wikipedia)







Passage Verdeau

Galleria coperta "alla parigina" ricca di negozi di antiquariato costruita nel 1847.







Pont Neuf

Il pont Neuf è, nonostante il nome, il più antico di Parigi, attravesa la Senna, costituito da diverse arcate. Il pont Neuf è dopo il pont aval e il pont amont il più lungo di Parigi (232m). Il suo nome è motivato dal fatto che si tratta del primo ponte in pietra di Parigi (precedentemente i ponti erano costruiti in legno).[...]
(descrizione presa da wikipedia)







Sainte-Chapelle

Cappella gotica situata nell'Île de la Cité nel cuore di Parigi e costruita da Luigi IX in 6 anni, dal 1242 al 1248. Può essere considerato il capolavoro di tutta l'architettura gotica. [...]
(descrizione presa da wikipedia)






Opéra Garnier - soffitto Chagall
L'edificio si presenta come un monumento particolarmente rappresentativo dell'architettura eclettica della seconda metà del XIX secolo e si inserisce nella continuità delle trasformazioni di Parigi sotto il Secondo Impero effettuate da Napoleone III e dal prefetto Haussmann.[...]
(descrizione presa da wikipedia)






Tour Eiffel
La struttura venne costruita in meno di due anni, dal 1887 al 1889; avrebbe dovuto servire da entrata alla Esposizione Universale del 1889, una Fiera Mondiale organizzata per celebrare il centenario della Rivoluzione Francese. Inaugurata il 31 marzo del 1889, venne ufficialmente aperta il 6 maggio dello stesso anno. [...]
(descrizione presa da wikipedia)







Versailles

La Reggia comprende tre edifici: Versailles, il Grande Trianon e il Piccolo Trianon, e molti edifici situati in città: grandi e piccole scuderie, la sala dell'Hôtel Menus-Plaisirs, le sale del gioco della pallacorda, il Grande Comune ... La Reggia di Versailles conta 700 stanze, 2513 finestre, 352 camini (1252 durante l'Ancien régime, 67 scale, 483 specchi (distribuiti nella Grande Galleria, il Salone della guerra e il Salone della Pace) e 13 ettari di tetti. La superficie totale è di 67.121 m², di cui 50.000 sono aperti al pubblico. Il parco si estende per 800 ettari, di cui 300 ha di bosco e due di giardini alla francese: il Piccolo Parco, 80 ettari, e Trianon, 50 ettari. Conta 20 km di mura di cinta e 42 km di sentieri. Ci sono 372 statue.
Fra i 55 bacini d'acqua, il più ampio è quello del Grande Canale, 24 ettari e 500.000 m³, e la Piscina degli Svizzeri, 180.000 m³. Si contano 600 getti d'acqua e 35 km di canalizzazioni. [...]
(descrizione presa da wikipedia)




Petit Trianon
Versailles - Villaggio di Maria Antonietta





Louvre


Appartamenti di Napoleone III al Louvre




Cimitero di Montmartre, Tomba di François Truffaut

mercoledì 21 maggio 2008

Democrazia o Dispotismo?



Questo è un curioso filmato del dopoguerra, postato su youtube, che attraverso alcuni parametri di facile individuazione vuole segnare il confine tra democrazia e dispotismo.
Secondo me è molto interessante e lo posto con sadismo.


Dispotismo



SUMMA CARATTERISTICHE DEL DISPOTISMO:

La separazione dei poteri o conformazione FORMALE di uno stato non è una garanzia sufficente per bloccare la nascita di una dittatura.

1. cattiva distribuzione della ricchezza -> assotigliamento del ceto medio -> poche persone hanno in mano tante proprietà private -> poche mani/menti controllano il lavoro e le varie opportunità economiche;

2. scarsa libertà di informazione -> mezzi di comunicazione controllati da pochi;

3. forte tassazione che pesa sui soggetti più deboli -> stipendio basso sufficente per gli acquisti di prima necessità;

4. controllo dell'istruzione -> revisionismo storico -> gli insegnanti non accettano le domande degli studenti e tendono a non svilupparne il senso critico -> i cittadini accettano acriticamente quanto gli viene detto dai mezzi di comunicazione/insegnamento;

5. censura dei mezzi di comunicazione -> chiusura ad es. di giornali che non si comportano secondo la linea del partito dominante.






Ora cade a pennello il discorso finale di Charlie Chaplin nel film "Il Grande Dittatore":

"Noi tutti vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci. Al mondo c'è posto per tutti. E la buona terra è ricca e in grado di provvedere a tutti.
La vita può essere libera e bella, ma noi abbiamo smarrito la strada: la cupidigia ha avvelenato l'animo degli uomini, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi dentro. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno. La nostra sapienza ci ha resi cinici; l'intelligenza duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.
L'aereo e la radio ci hanno avvicinati. E' l'intima natura di queste cose a invocare la bontà dell'uomo, a invocare la fratellanza universale, l'unità di tutti noi. Anche ora la mia voce raggiunge milioni di persone in ogni parte del mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che costringe l'uomo a torturare e imprigionare gli innocenti. A quanti possono udirmi io dico: non disperate. L'infelicità che ci ha colpito non è che un effetto dell'ingordigia umana: l'amarezza di coloro che temono la via del progresso umano. L'odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà al popolo. E finché gli uomini non saranno morti la libertà non perirà mai.
Soldati! Non consegnatevi a questi bruti, che vi disprezzano, che vi riducono in schiavitù, che irreggimentano la vostra vita, vi dicono quello che dovete fare, quello che dovete pensare e sentire! Che vi istruiscono, vi tengono a dieta, vi trattano come bestie e si servono di voi come carne da cannone. Non datevi a questi uomini inumani: uomini-macchine con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuore! Voi non siete delle macchine! Siete degli uomini! Con in cuore l'amore per l'umanità! Non odiate! Solo chi non è amato odia! Chi non è amato e chi non ha rinnegato la sua condizione umana! (sic)
Soldati! Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà! Nel diciassettesimo capitolo di san Luca sta scritto che il regno di Dio è nell'uomo: non in un uomo o in un gruppo di uomini ma in tutti gli uomini! In voi! Voi, il popolo, avete il potere di rendere questa vita libera e bella, di rendere questa vita una magnifica avventura. E allora, in nome della democrazia, usiamo questo potere, uniamoci tutti. Battiamoci per un mondo nuovo, un mondo buono che dia agli uomini la possibilità di lavorare, che dia alla gioventù un futuro e alla vecchiaia una sicurezza.
Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Ma essi mentono! Non mantengono questa promessa. Né lo faranno mai! I dittatori liberano se stessi ma riducono il popolo in schiavitù. Battiamoci per liberare il mondo, per abbattere le barriere nazionali, per eliminare l'ingordigia, l'odio e l'intolleranza. Battiamoci per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso conducano alla felicità di tutti. Soldati uniamoci in nome della democrazia!

Hannah, mi senti? Ovunque tu sia, alza gli occhi! Alza gli occhi, Hannah! Le nubi si disperdono! E torna il sole! Usciamo dalle tenebre alla luce! Entriamo in un mondo nuovo, un mondo più buono, dove gli uomini saranno superiori alla loro ingordigia, al loro odio e alla loro brutalità. Alza gli occhi, Hannah! L'anima dell'uomo ha messo le ali e finalmente egli comincia a volare. Vola nell'arcobaleno, nella luce della speranza. Alza gli occhi, Hannah! Alza gli occhi!"

martedì 20 maggio 2008

Marcire al Passo dell'Oca



MARCIRE AL PASSO DELL'OCA
Appunti dal Paese Semplice
Editoriale dei Wu Ming

Alla fine il Paese Semplice è arrivato.
Anzi, meglio, il Paese Semplificato. Chi si auspicava questo esito ha
il diritto di festeggiare. Non importa quale schieramento si sia
sostenuto, e infatti sono in tanti a rallegrarsi per la fine delle
contrapposizioni frontali: si saluta una nuova stagione, non avrà più
spazio la "demonizzazione" dell'avversario politico.
Con ritrovata serenità si marcia sui campi nomadi, semplici molotov
vengono tirate in svariate regioni da nord a sud. Si annunciano sereni
e pacati pogrom. La fiammella accesa mesi addietro con link l'appello
"Il Triangolo Nero" non poteva che essere profetica, e non consola il
constatarlo né l'avere intuito che etc.
Cazzotti sciolti, calcioni in libertà, rilassati pestaggi nazisti
lasciano morto un ragazzo per strada a Verona. Codino di merda, chi
cazzo sei? Ti ammazzo.
Semplici adolescenti dell'estremo sud si rompono i coglioni di una
loro amichetta? Ti cancello e ti butto in un pozzo.
Semplificare.
L'immondizia di Napoli deve scomparire. In che modo? Per finire dove?
Non è il caso di complicare le cose, per favore badiamo al sodo. E i
clandestini? Sono un problema e vanno eliminati.
Si apre una nuova stagione. Stagione lunga, che ha davanti a sé il
tempo di lustri e generazioni. La contingenza non può più essere la
priorità.
L'emergenza è finita.

La zona dove abito verrà presto chiusa alle auto.
Un mese fa su vetrine, muri e parabrezza del quartiere sono comparsi i
cartelli, "No alla pedonalizzazione".
L'altra sera il comitato del No ha convocato un'assemblea per decidere che fare.
Ci sono andato. Ho alzato la mano e ho spiegato che a me la zona
pedonale piace, anche se ho due bimbi piccoli e spesso girare in auto
mi diventa necessario.
Mi hanno ascoltato per un minuto, incapaci di capire se fossi lì per
sfotterli oppure per sbaglio. Poi un signore garbato mi ha interrotto
e mi ha spiegato che quella non era una riunione per confrontarsi, ma
per decidere come contestare il provvedimento.
Allora mi sono scusato e ho chiesto se la riunione di confronto
l'avessero già fatta o messa in programma, perché ci tenevo davvero a
spiegare le mie ragioni.
Mi ha risposto una signora, scandendo le parole come si fa con gli stranieri.
- Noi siamo già contrari. A che ci serve parlarne ancora?

Prima Regola: eliminare il dubbio. Il Paese Semplice è un paese a priori.

Uscito dalla riunione, sulla strada di casa, passo davanti ai tavolini
di un bar e inciampo in una frase, buttata in mezzo al portico da una
ragazza giovane, segni particolari nessuno.
- Certo, - dice con il tono di chi fa una concessione - però gli
zingari sono zingari.

Seconda Regola: ridurre il mondo a verità necessarie. X è sempre
uguale a X. Il Paese Semplice ammette solo identità.

reductio ad hitlerumAscolto spesso i discorsi del prossimo. In treno,
se non ho un paio di cuffie da infilarmi nelle orecchie, sono incapace
di leggere, troppo attento a quel che dicono i vicini. A volte mi
faccio contagiare anch'io dalla voglia di semplicità. Immagino di
essere un agente segreto, assoldato per schedare i responsabili di
determinate frasi in stile Borghezio. A seconda del sogno, le persone
che segnalo vengono poi deportate in Libia oppure private del diritto
di voto. Lo so che non va bene, e infatti mi sveglio, mi schiaffeggio
e poi rido della contraddizione: deportare i razzisti o convincerli
con la forza.
Il problema è che altri fanno sogni peggiori e non si svegliano affatto.
Ti ammazzano di botte perché hai il codino e non offri una sigaretta.
Ti buttano in un pozzo perché forse sei incinta e gli incasini la vita.
Ti bruciano la casa perché sei rom, o romeno, insomma, quella roba lì.
Tutto pur di restare in pace, al sicuro, lontano dal conflitto.
Una ragazza mi supera a passo veloce. Discute con un amico, forse il fidanzato.
- Che poi i dati delle questure parlano chiaro:link non risulta che un
bambino sia mai stato rapito dagli zingari. E' una leggenda
metropolitana.
Mi metto a correre, la raggiungo, le stringo la mano e prima che il
tipo mi metta le mani addosso, sono più o meno in ginocchio che la
ringrazio e le chiedo se per caso non ha voglia di andare a parlare
con un'altra ragazza, seduta al bar pochi metri più indietro.
Poi arrivo a casa e c'è la tivù accesa sul programma di Santoro.
Castelli, Lega Nord, messo alle strette sulla questione clandestini, si agita.
- La gente ci ha votato per questo - taglia corto - e noi andremo avanti.

Terza Regola: eliminare le minoranze. Nel Paese Semplice democrazia fa
rima con maggioranza.

A seguire parte un servizio, credo girato in Romagna, credo per
dimostrare che anche i bonari comunisti d'antan non ne possono più
degli stranieri. Forse vale la pena ricordare che in provincia di
Bologna il giornale più venduto è sempre stato il Resto del Carlino,
anche quando il direttore era un entusiasta della Repubblica di Salò.
E l'espressione maruchèin (marocchino = meridionale) non è mai stata
un complimento, da queste parti.
Intervistano un tizio che con l'aria dell'illuminista sostiene:
- Quelli che lavorano è giusto che restino. Ma i clandestini no, quelli fuori.
Milioni di italiani, di destra o di sinistra, sottoscriverebbero una
frase del genere, sentendosi più o meno nipotini di Voltaire.
Se capisco bene, l'uomo che la pronuncia è appena uscito da una
fabbrica. Lavora lì insieme a molti stranieri, in gran parte senza
permesso di soggiorno. Solo che nella sua cornice mentale clandestino
significa "senza lavoro" e non è disposto a modificarla nemmeno
davanti ai fatti. D'altra parte qualunque teoria può essere difesa
dall'attacco della realtà. Copernico rigettò il sistema tolemaico non
perché non riuscisse a spiegare nuovi fenomeni, ma perché per farlo
aveva bisogno di calcoli troppo complessi. Il problema non è la
scomparsa dei fatti, ma l'uso di un linguaggio allo stesso tempo
troppo semplice e troppo oscuro per poterli descrivere.

Quarta Regola: eliminare le informazioni. Il Paese Semplice ammette
solo tautologie.

Ci sono leggi che si scrivono per sancire l'illegalità, l'arbitrio,
l'assenza di diritto.
L'attuale legislazione italiana in materia di immigrazione dai paesi
extra-comunitari (promulgata da un governo di centrodestra e lasciata
tale e quale dal governo di centrosinistra) è un caso paradigmatico.
La legge Bossi-Fini stabilisce che per ottenere un permesso di
soggiorno è necessario avere un contratto di lavoro. Ma per avere un
contratto è inevitabile... venire in Italia. Ovvero entrare
clandestinamente, trovare un datore di lavoro disponibile, il quale
spedirà una formale richiesta di assunzione all'ambasciata italiana
nel paese d'origine, fingendo di non avere già in organico il
lavoratore (in nero). Il quale lavoratore dovrà poi tornare al suo
paese a proprie spese, fingere a sua volta di non essere mai entrato
clandestinamente in Italia, presentarsi all'ambasciata italiana per
ottenere i documenti e quindi rientrare in Italia da regolare.
Che l'iter sia questo lo sanno anche i sassi, ma tutti, dai
legislatori alle autorità preposte al personale diplomatico, fino ai
diretti interessati, fanno finta di niente. Nessuno affiderebbe la
cura dei propri anziani o della propria casa a un estraneo, che in
teoria dovrebbe vivere a Kiev, a Bucarest o a Manila. Vogliamo
parlarci, vederla in faccia, la persona che cambierà il pannolone a
nostra nonna, sapere qualcosa di lei, prima di assumerla, metterla in
regola (ammesso che si sia disposti a farlo). E possiamo scommettere
che anche l'impresa edile che ci ristruttura casa non ha assunto il
muratore rumeno sulla parola, scegliendolo da una lista di
collocamento internazionale.
Piccolo spazio pubblicitàCi sono leggi "contro la clandestinità" che
si fanno per favorire la clandestinità.
Il dipendente perfetto è quello che deve al proprio datore di lavoro
la garanzia di non essere sbattuto in un CPT, quello sottoposto al
doppio ricatto di perdere il lavoro ed essere espulso oltre frontiera.
Ci sono leggi che sembrano paradossali, ma in realtà rispondono a una
logica ferrea. Quella dell'esclusione per poter includere al minor
costo possibile. Quella del profitto spacciato per sicurezza. La
stessa logica che porta a gridare "padroni a casa nostra" mentre si
appoggiano operazioni di guerra in casa d'altri.
Quelli che per ultimi in Europa si sono sbarazzati di un regime
fascista e ne hanno ancora fresca memoria se ne sono accorti che
l'Italia sta marcendo al passo dell'oca (no, non è un refuso, marciare
è troppa fatica) e ce lo dicono in faccia. Gli spagnoli non ci vanno
certo teneri con gli immigrati, men che meno con i clandestini, ma in
Spagna non si respira l'aria pesante che asfissia il Paese Semplice,
togliendoci l'ossigeno necessario a riconoscere le cose e chiamarle
con il loro nome. Colpa dei miasmi della spazzatura, dei gas di
scarico, dell'odore di benzina bruciata.
Per onorare le promesse elettorali si è appena istituito un
Commissario straordinario ai rom. Le istituzioni si occuperanno degli
zingari. Non di cittadini italiani o stranieri, ma di un'etnia. E' un
bel salto di qualità, un passo in avanti nella storia a ritroso di
questo paese e di questo continente. E possiamo stare certi che ci
sarà sempre qualcuno disposto a discuterne... pacatamente,
serenamente.