martedì 30 settembre 2008

L'Emilio Furioso




Nome: Emilio Fede.
Compleanno: 24 giugno.
Nato nel 1931 in provincia di Messina.
Posizione Professionale: direttore del TG4.
Passioni: gioco, Berlusconi e lanciare nuovi talenti femminili.


Profumo di donna:

"Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese, io canto"...
Ariosto lo sapeva bene, le questioni di femmine sono complicate.
Le donne sono così difficili, sembrano innocenti poi si rivelano molto meno smaliziate di quanto l'apparenza sembrava indicare, finendo addirittura per posare seminude su qualche copertina trendy.

Oltre all'esimio autore sopra citato anche Emilio Fede è un "toccato" da questo problema, ne è un esempio il battibecco con la bellissima meteorina, ex miss Italia, Eleonora Pedron.
La ragazza (S)oggetto di una grande amicizia del Direttore del Tg4 si è trovata tra l'incudine e il martello per aver posato poco vestita su un magazine, e forse, per essersi fidanzata senza il permesso del suo datore di lavoro.
Ho scritto permesso, non lo "droit du seigneur".
Emilio aveva un'idea di Eleonora, la trovava pudica e timida, invece il suo legame con Max Biaggi e le foto sexy hanno rivelato un'anima inaspettata della valletta/attrice, poco consona con l'immagine casta della meteorina.
Se non si conoscesse il Direttore del Tg4 si potrebbe malamente pensare a una gelosia d'amore...

In questo video Peperina Eleonora, (come la chiamava Fede), sfodera tutta la sua sfacciataggine direttamente sugli schermi televisi di Rete 4 scatenando divertenti reazioni da parte del direttore:


[N.B.: Vedi ultimi 4 minuti del filmato]






Eppure io certe scene di litigi le vorrei curiosamente vedere anche dentro, nell'intimità degli studi di lavoro. Si, sarebbe bello, ogni tanto, essere uno di quei piccioni che scagazzano a tradimento e si infilano in ogni meandro per spiare il mondo! Ah ah ah!!!


Intervista tratta da "Chi":

(giornalista) Rievocazione divertente. E ora passiamo all’harem.

(Emilio Fede) "Ma quale harem! Rapporti professionali. Collaboratrici, che ho avuto il piacere di scoprire e lanciare individuando nello sguardo e nella gestualità la loro potenziale malizia televisiva. Come Eleonora Pedron: in quel caso mi divertiva il passaggio da Miss Italia a Miss Meteo per il mio tigì."

(giornalista)Con sviluppi, però, burrascosi.

(Emilio Fede) "Mi diede fastidio il chiasso per la sua storia con Max Biaggi: avrei avuto il diritto di essere aggiornato, come un papà, per consigliarla. Invece, con me, lei aveva negato tutto. E poi, quelle foto… seminuda su Capital. Non sono moralista, tanto meno bacchettone: penso che la sensualità di una donna sia più apprezzabile se la scoperta del corpo avvenga poco a poco… Ma il punto importante è un altro: se lavori in un telegiornale e ti occupi di una rubrica giornalistica, ti proponi come una ragazza acqua e sapone, e poi ti esibisci nuda e provocante, perdi automaticamente credibilità."

(giornalista)Hai un tono amaro. Ti sei sentito tradito?

(Emilio Fede) "Sì. Ero rimasto coinvolto dalle tragedie personali di Eleonora, la morte del padre e poi della sorella: avevo saputo che ogni giorno si recava nella chiesetta del centro storico della sua città a pregare per loro… Mi dava un’altra iummagine: limpida, sentimentale."

(giornalista) Cosa le rimproveri?

(Emilio Fede) "Le bugie e la mancanza di coerenza."

(giornalista) E com’è finita?

(Emilio Fede) "In un primo tempo la perdonai, poi abbiamo rotto definitivamente. Mi manda sms… Mi ha detto che mi ha lasciato per darsi al cinema, impegnata in un film che si chiama "Vita Smeralda"…Per il momento, debbo dire, mi sfugge la sua arte cinematografica."




Vinicio Capossela - Che cos'è l'amor

Senza Stato, nè legge...





Riporto la trascrizione dell'intervento di Marco Travaglio.

"Buongiorno a tutti,

raccolgo un foglio che sto stampando perché mi serve per questo intervento. È stata un’altra grande settimana. A leggere i giornali e a sentire i telegiornali Alitalia è salva! In realtà Alitalia non esiste più, è una società in liquidazione e, come ormai spero si sia capito dopo la puntata di Annozero, è stata regalata a spese nostre a una cordata di strani signori che non hanno alcuna competenza, alcun interesse sui voli aerei, ma hanno molte competenze nei rapporti con la politica e nei favori della politica. Favori attivi e passivi. E di favori ce n’è bisogno alla grande per la nostra classe politica a proposito di quel volo, avete visto, Roma-Scajola-Roma che l’Alitalia garantisce quando Scajola è ministro, quindi anche oggi. Tutti presi dal salvataggio di Alitalia che non è salva perché non esiste più e che ci costerà probabilmente più di tre miliardi di euro, pari al taglio della spesa per la scuola dei prossimi anni. Tagliamo tre miliardi alla scuola e migliaia e migliaia di maestri e dipendenti per andare a pagare i debiti di una società pubblica che viene regalata ai sedici fratelli bandiera.
Tutti presi dai festeggiamenti che invece dovrebbe essere luttuoso e che non era affatto inevitabile se si fosse messa sul mercato internazionale la parte sana di Alitalia, quella che è stata regalata ai sedici furbetti, probabilmente i vettori stranieri come Airfrance, come Lufthansa, come British, avrebbero preferito comprarsela tutta.
Del resto, se l'AirFrance era disponibile a comprarsela pagandola con dentro debiti ed esuberi, tranne 2100 persone, figurarsi se non sarebbe stata disponibile a comprarsela senza i debiti e gli esuberi com'è stata regalata alla Cai.
Insomma, mentre noi eravamo lì che festeggiavamo non si sa bene cosa, trascinati da una propaganda di regime che fa veramente impressione e forse comincia a fare invidia anche alla propaganda di Mussolini per la potenza di fuoco che riesce a dispiegare la televisione, succedeva, alla chetichella quasi di nascosto, poco compresa perché i telegiornali sono fatti apposta per non far comprendere, qualcosa di molto importante al Tribunale di Milano.
Al Tribunale di Milano, come ci siamo detti la scorsa settimana, sono ripresi i due processi a carico non più di Berlusconi, che in virtù del Lodo Alfano ne è uscito (speriamo provvisoriamente), ma a carico dei sui coimputati.
Finalmente, il PM Fabio De Pasquale sia nel processo sui diritti Mediaset sia nel processo sulla presunta compravendita del testimone Mills ha chiesto ai due collegi del Tribunale che giudicano di sollevare una questione di incostituzionalità a proposito del Lodo Alfano - che poi non è un Lodo perché Lodo significa una soluzione condivisa, quello è un'imposizione dall'alto.
Insomma, ha chiesto ai giudici di investire la Corte Costituzionale affinché dichiari incostituzionale la legge Alfano. I giudici del processo Mediaset si sono già pronunciati e hanno già sospeso l'intero processo in attesa che si pronunci la Corte e quindi - la prescrizione è sospesa - se la Corte dichiarerà nullo il Lodo Alfano il processo ricomincerà davanti allo stesso collegio fra qualche mese.
La stessa richiesta è stata inoltrata davanti al collegio presieduto da Nicoletta Gandus, quella che Berlusconi ha ricusato, la quale si è riservata di decidere sabato prossimo. Le udienze vengono convocate al sabato perché ormai anche di venerdì gli avvocati di Berlusconi si inventano degli impedimenti parlamentari, anche quando di solito il Parlamento non lavora.
Sapremo sabato 4 se partirà anche la seconda richiesta di incostituzionalità. Naturalmente, essendo una legge fatta per Berlusconi, l'unico modo per farla dichiarare incostituzionale è quella di impugnarla nei processi a carico di Berlusconi, peraltro ex-imputato ormai.
Gli avvocati si sono molto arrabbiati, perché anche se c'è il Lodo continuano ad andare al processo oppure a non andare per farlo saltare, fino a che la posizione di Berlusconi non verrà stralciata o non verrà sospeso il processo.
Se Berlusconi verrà stralciato nel processo Mills, questo procederà a carico di Mills e ricomincerà da zero a carico di Berlusconi, se la Corte dichiarerà incostituzionale il Lodo, davanti a un nuovo collegio non più presieduto dalla Gandus.
Se invece la Gandus dovesse decidere, come i suoi colleghi del processo Mediaset, che si sospende l'intero processo a questo punto sarà lei stessa a giudicare sia Berlusconi sia Mills se e quando la Corte dovesse bocciare il Lodo, anzi la legge Alfano.
Però vorrei spiegare, perché qui la Costituzione è diventata una specie di "mistero buffo", per quale motivo il PM De Pasquale con una bellissima ricerca giuridica e storica, addirittura negli atti preparatori della Costituente, per andare a vedere che cosa pensavano i nostri padri costituenti di questa idea di immunizzare con uno scudo spaziale le alte cariche dello Stato, che cosa ha sostenuto per chiedere e ottenere il rinvio della legge alla Corte Costituzionale.
Secondo De Pasquale, PM a Milano, gli articoli della Costituzione che sono stati violati da questa legge sono quattro.
Il primo è l'articolo 3 in relazione all'articlo 112. L'articolo 3 lo leggiamo, perché fa talmente scandalo che è bello sentirselo ripetere.
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori dell'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Siamo tutti uguali, lo Stato deve fare in modo che siamo veramente tutti uguali, invece la legge Alfano fa in modo che proprio in virtù della loro condizione sociale e personale alcuni - quattro - più importanti politici italiani non siano più uguali di fronte alla legge.
Perché dice che questa legge vìola l'articolo 3 in relazione all'articolo 112? Perché l'articolo 112 dice: "Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale."
Punto e fine.
E' uno degli articoli più brevi, una sola riga.
C'è l'obbligo di esercitare l'azione penale, non c'è scritto che è obbligato a esercitare l'azione penale tranne nei confronti di quattro persone. Quindi, uguaglianza e obbligatorietà dell'azione penale fanno parte dello stesso schema.
Se tutti sono uguali, allora chiunque vìoli una legge il PM è obbligato a farlo processare.
E, dice Di Pasquale, "Il legislatore non ha previsto alcun meccanismo per evitare o limitare il rischio di illegittimità costituzionale che già il Lodo Schifani - che sospendeva il processo a carico delle alte cariche, all'epoca erano cinque, c'era anche il Presidente della Corte Costituzionale - aveva rilevato".
Alcuni rilievi che aveva fatto la corte, bocciando il Lodo Schifani nel 2004, sono stati presi in considerazione: stavolta i processi non si bloccano più obbligatoriamente.
Se una delle quattro cariche dello Stato vuole rinunciare allo scudo spaziale può farlo ed essere processato lo stesso.
Il Lodo non può essere usato all'infinito ma solo all'interno di una legislatura: Berlusconi si sta spendendo il suo bonus in questa legislatura. Se viene rieletto presidente del Consiglio o - Dio non voglia - Presidente della Repubblica o della Camera o del Senato nella prossima legislatura non può più usare il Lodo.
Naturalmente se ne farebbe un altro, ma questo non lo può più usare.
E infine c'è la possibilità per le vittime dei reati commessi dalle alte cariche di rivalersi in sede civile visto che il processo penale è sospeso.
Ma altri rilievi che aveva fatto la Corte nel 2004 non sono stati presi in considerazione e questo, dice il PM De Pasquale, rende incostituzionale anche questa perché la Corte si è già pronunciata e non è stata Ascoltata.
Quali sono questi punti? Per esempio "La sospensione si applica a tutti i reati senza che sia presa in alcun modo in considerazione la loro gravità". Certo, qui non è che si dice... per i reati lievi. Qui si sospendono i processi anche se un'alta carica dello Stato commette un omicidio, uno stupro.
"La causa di sospensione dei processi opera automaticamente senza alcun vaglio preventivo da parte di organi Costituzionali".
Si poteva stabilire, per esempio com'era una volta nei confronti dei parlamentari e com'è ancora oggi nei confronti dei ministri, e quindi non ce n'era bisogno per il presidente del Consiglio dei Ministri: già oggi è il Parlamento che deve concedere l'autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri e una volta il Parlamento la decideva nei confronti di tutti i parlamentari e se intravedeva un fumus persecutionis, cioè il sospetto che il giudice in base al nulla stesse imbastendo un processo per finalità politiche, se non c'erano prove e c'era semplicemente un teorema, allora il Parlamento poteva bloccarlo, come abbiamo già detto tante volte, in riferimento a reati tipici dei politici, legati alle loro funzioni.
Un sindacalista che fa un comizio un po' infuocato, un'occupazione delle terre, un blocco stradale o ferroviario, uno sciopero, un picchettaggio, una denuncia un po' forte.
Non ruberie o mafioserie.
Non c'è nessuna distinzione e nessun filtro che stabilisca "questo è un reato provato, grave e per questi il processo va avanti". No, è tutto assolutamente incontrollato e automatico.
Questo è il primo profilo che ha individuato il PM: dato che già una volta la Corte aveva detto "guardate che non può essere applicata a tutti i reati indiscriminatamente e non può essere automatica senza alcun filtro preventivo", loro il filtro non ce l'hanno messo e hanno inserito tutti i reati, altrimenti come si farebbe a considerare poco gravi i reati di corruzione o corruzione giudiziaria di cui è imputato Berlusconi? Sarebbe venuta meno la ragione stessa di fare questa legge.
Seconda ragione per cui, secondo la procura di Milano, la legge Alfano è incostituzionale: vìola l'articolo 3 sotto un altro profilo.
L'articolo 3 è quello che stabilisce l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, naturalmente è previsto che qualcuno abbia dei trattamenti particolari: il capo dello Stato, salvo per alto tradimento, non può essere responsabile degli atti che compie.
I ministri, abbiamo detto, vengono giudicati da un tribunale particolare - il tribunale dei Ministri, formato da giudici - soltanto quando le camere hanno autorizzato il processo.
Qualche particolarità rispetto all'uguaglianza dei cittadini già è prevista.
Perché questa non va bene? Perché, dice il PM e cita la sentenza che annullava la legge Schifani: "accomuna in un'unica disciplina cariche diverse, non soltanto per le fonti di investitura ma anche per la natura delle funzioni".
Che c'entra il Presidente della Repubblica, che è eletto dal Parlamento insieme ai Presidenti delle Regioni, con i Presidenti del Senato e della Camera che sono eletti l'uno dal Senato e l'altro dalla Camera, o con il Presidente del Consiglio che è nominato dal Presidente della Repubblica?
Sono quattro cariche completamente diverse l'una dall'altra.
Il Presidente del Consiglio, poi, non ha nessun particolare status in più rispetto ai suoi ministri, è un primus inter pares. Perché è immune lui e i ministri no?
Le alte cariche nella nostra Costituzione non esistono. Sono un'invenzione del nostro Alfano ma non c'è nessuna ragione che le accomuni.
E' come prendere il Presidente dell'Arcicaccia, il presidente dell'Arcigay, il sindaco di Novara e il presidente della provincia di Taranto.
Ha la stessa logica, la legge Alfano. Le alte cariche non hanno niente in comune l'una con l'altra.
E soprattutto non sono organi costituzionali, tranne il Presidente della Repubblica. Il Presidente del Consiglio no, perché l'organo costituzionale è tutto il governo, i presidenti delle Camere no perché è organo costituzionale il Parlamento ma non i due presidenti.
Non c'è motivo al mondo per prendere questi quattro e trattarli in modo diverso dagli altri e accomunarli in una banda dei quattro, come appunto la chiama Grillo, che non ha nessun senso: serve semplicemente per non dover dire "abbiamo bisogno di eliminare i processi a Berlusconi quindi gliene mettiamo attorno altri tre così si confondono un po' le idee".
Terzo motivo per cui la legge è incostituzionale: perché c'è l'articolo 136 che dice "Quando la Corte Costituzionale dichiara la illegittimità costituzionale di una norma di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo".
Infatti la legge Schifani non esiste più. "La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano".
Questo articolo 136 dice che se ve l'ha già detto una volta, la Corte Costituzionale, che non si possono immunizzare per tutti i reati automaticamente le alte cariche, come le chiamate voi, fossero cinque prima e quattro adesso... non potete riproporre la stessa legge incostituzionale un'altra volta.
C'è un articolo della Costituzione che dice che è nulla la legge, quello che avete fatto è un atto nullo. Però, intanto, quello che avete fatto, dato che l'avete fatto con legge ordinaria e anche in fretta, perché la legge ordinaria l'hanno fatta perché è più rapida... sta già provocando dei danni.
Quarto e ultimo motivo di incostituzionalità: violazione dell'articolo 138, che dice: "Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazione, ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera."
Cioè la Camera deve approvarla due volte, il Senato deve approvarla due volte, con una maggioranza assoluta, più del 50% del Parlamento.
"...nel qual caso la legge è sottoposta a referendum confermativo da parte dei cittadini" e lì non c'è quorum: andiamo a votare in cinque? Basta che tre dicano no e la legge non passa.
Se invece è approvata dai due terzi del Parlamento, sempre doppia lettura, allora non c'è bisogno del referendum ed entra direttamente dentro la Costituzione.
Questo dice l'articolo 138.
Questa è una norma di rilevanza costituzionale? Beh direi di si! E' una deroga pesantissima all'articolo 3, al principio di eguaglianza, quindi per derogare a un principio contenuto nella Costituzione bisogna fare una legge costituzionale con quella procedura.
Loro non l'hanno fatta, altrimenti la legge sarebbe arrivata dopo la sentenza del processo Mills e sarebbe stato inutile farla. Sarebbe servita per gli altri tre processi che Berlusconi ha in arretrato.
Quindi hanno fatto una legge ordinaria per derogare alla Costituzione. Non si può. Questo sostiene De Pasquale, e non soltanto lui ovviamente, lo sostengono tutti i costituzionalisti con la testa sul collo.
Quindi? Quindi il PM elenca tutte le norme che stabiliscono un diritto particolare per certe categorie di politici.
Abbiamo detto: per perquisire, arrestare o intercettare i parlamentari ci vuole l'autorizzazione del Parlamento. E com'è stabilito? Legge costituzionale, articolo 68.
Per mettere in stato d'accusa il Presidente della Repubblica per alto tradimento e attentato alla Costituzione bisogna seguire un'altra procedura prevista da un'altra norma costituzionale, l'articolo 90.
Per autorizzare a procedere il Tribunale dei Ministri nei confronti dei membri del governo, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, bisogna seguire l'articolo 96.
Per procedere contro i giudici della Corte Costituzionale, legge costituzionale del '48.
Insomma: per queste deroghe al principio di uguaglianza si sono fatte norme costituzionali, quindi questa andrebbe fatta, volendo, con norma costituzionale, cosa che non hanno fatto.
Perché si richiama alla Costituente, De Pasquale? Perché è andato a trovare una chicca: se n'era parlato, nell'Assemblea Costituente, nel 1947, della possibilità di immunizzare non le alte cariche, che non esistono, non il Presidente del Consiglio, che non ha nessuno status particolare, non i presidenti delle Camere, che non hanno nessuno status particolare. Il Capo dello Stato.
Se n'era parlato. Seduta della seconda sottocommissione, 4 gennaio 1947. Qualcuno fa notare: "non abbiamo stabilito nulla sulla responsabilità penale del Presidente della Repubblica!".
A questo punto Mortati, grandissimo Costituzionalista, informa che il Comitato che ci ha lavorato ha omesso intenzionalmente ogni regolamentazione della responsabilità ordinaria del Presidente. Si tratta, quindi, di una lacuna volontaria. Non diciamo niente apposta, dell'immunità al Presidente della Repubblica, perché il Presidente della Repubblica non deve avere nessuna immunità per i reati comuni.
Quindi, il Presidente Meuccio Ruini, presidente dell'Assemblea Costituente, dichiara di preferire una lacuna a una disposizione che conferisca un privilegio troppo grande al Presidente della Repubblica, il quale è pur sempre un cittadino fra i cittadini, anche se ricopre il più alto ufficio politico. Egli, il presidente Meuccio Ruini, non ammetterebbe che per sette anni il Presidente della Repubblica non rispondesse alla giustizia del suo Paese.
Nella discussione alcuni propongono di immunizzare il Capo dello Stato per i reati comuni, anche al di fuori dell'esercizio della sua carica. Infatti un deputato, Bettiol, propone questa formula: "Il Presidente della Repubblica mentre dura in carica non può essere perseguito per violazioni alla legge penale commesse fuori dall'esercizio delle sue funzioni".
Questo emendamento viene molto discusso, c'è un certo Calosso che dice "Non vedo la necessità di costituire per il Capo dello Stato una posizione speciale". Noi abbiamo una magistratura che è sovrana, ed è uno dei poteri dello Stato. Esiste una magistratura "Io non capisco perché le si debba togliere questa funzione. Perfino presso certi popoli coloniali vi è la possibilità di chiamare dinanzi al giudice il governatore che rappresenta il potere sovrano".
A quel punto interviene di nuovo il presidente Meuccio Ruini, il quale dice: "Il comitato dei diciotto, prima di tutto, non può che mantenere la originaria proposta di non mettere nulla nella Costituzione. Proposta deliberata a suo tempo per le considerazioni così largamente svolte in seno alla seconda sottocommissione.
Certo è che dopo aver parlato della irresponsabilità negli atti d'ufficio - cioè nelle cose che fa il Capo dello Stato legate alla funzione - non si dice nulla di quelli fuori dall'ufficio - cioè se commettesse dei reati per fatti suoi (tipo quelli addebitati a Berlusconi).
Si deve ritenere per essi la responsabilità, ove l'assemblea decidesse diversamente ci sembra che non potrebbe ammettere immunità anche temporanea, senza che nei gravi casi si possa colpire un Presidente reo di gravi reati commessi".
Alla fine, il 24 ottobre del '47, la proposta dell'immunità temporanea dai reati comuni per il Capo dello Stato, dice il verbale "dopo prova e controprova non è approvato".
La Costituzione, dunque, tace sull'immunità al Capo dello Stato e a maggior ragione alle altre cariche non perché si sono dimenticati, ma perché ci hanno pensato bene e non l'hanno voluta prevedere.
In ogni caso è la dimostrazione che visto che ne hanno parlato in Costituente, questa è una materia di diritto costituzionale, per cambiare le cose bisogna cambiare la Costituzione, non fare una leggina.
Infatti, laddove il Presidente della Repubblica - badate, non c'è un Paese al mondo dove il capo del governo abbia l'immunità - è immune, in Portogallo, in Francia e in Grecia, è tutto previsto da norme costituzionali, non da leggi ordinarie.
Conclude così il PM De Pasquale: "In conclusione va riaffermato che un regime differenziato riguardo all'esercizio della giurisdizione, incide sui valori fondamentali dello Stato di Diritto e dev'essere ragionevole e coerente con il sistema delle prerogative attualmente previsto sugli organi costituzionali. La modifica delle norme costituzionali, che prevedono l'eguale sottoposizione di tutti i soggetti alla legge, dev'essere effettuato con legge costituzionale, secondo l'articolo 138."
Queste sono le ragioni per cui poi, il Tribunale di Milano, ha dato ragione a De Pasquale e ha sollevato davanti alla Corte Costituzionale la questione di incostituzionalità.
Speriamo che la Corte decida presto anche perché dall'11 ottobre Di Pietro e credo anche qualche esponente della sinistra radicale oltre a, mi pare, Parisi e qualche prodiano del PD, cominceranno a raccogliere le firme contro la legge Alfano. Io spero che ne vengano raccolte tante perché una pressione dei cittadini nei confronti della Corte, una pressione buona, democratica, potrebbe essere molto utile e comunque costringerebbe la Corte a pronunciarsi prima di decidere se il referendum sia o no ammissibile, perché se si fa un referendum e la Corte poi boccia la legge che il referendum vuole cancellare, è evidente che si sprecano tempo e soldi.
Se invece il referendum diventa un'arma di pressione è un'arma democratica, soprattutto contro l'arma antidemocratica di pressione che ieri ha già minacciato Berlusconi: "se il Lodo non passa al vaglio della Corte Costituzionale allora dovremmo rivedere tutto il sistema giudiziario", cioè riformare anche la Corte Costituzionale, magari mettendoci qualche suo avvocato in più e qualche giurista in meno.
Passate parola e firmate il referendum!"

martedì 23 settembre 2008

A.A.A. Compagnia Aerea Vendesi




Succede che Tizio abbia un'azienda in fallimento e che Caio con i suoi amici siano interessati a rilevarne l'attività.

Tizio è mooolto agitato: ha un debito voragine, il personale precario e non precario è acumunato dall'incazzo per l'incertezza della propria posizione retributiva, tutti lo criticano, e sfiga vuole, che abbia pure lo stesso nome di un noto comico, (vedi il famoso film: "il secondo tragico Tizio").

Insomma, il povero Tizio non sa proprio come risolvere il suo problema visto che il principe di uno stato estero ha ritirato la sua offerta, (voci di comari comuniste dicono che ci sia lo zampino di Caio nella defezione del regnante, ma sono le solite faziose!).

Comunque, rimaniamo sui
fatti:
Tizio è nei guai e rischia di perdere ogni cosa e tutti i suoi dipendenti possono ritrovarsi senza un lavoro. Tizio ha tanti salariati, molti sono pure qualificati come pochi altri in Europa.
Caio, invece, ha soldi e potere.
Caio, con la sua tanta autorità, propone ai suoi amici di acquistare la parte sana dell'azienda di Tizio, compresa l'enorme, ottima, struttura assieme a tutti i macchinari.
Il personale, ecco, quello in base all'offerta di Caio dovra' soffrire un pò a livello di turni, retribuzioni, ecc ecc, del resto cosa vogliono? Non c'è lavoro in Batalia , si accontentino una buona volta!
E i debiti? Quelli se li assume lo Stato di Batalia, come insegnano le consuetudini bataliane.

Questa è la premessa, dulcis in fundo, cosa ti succede?
I salariati si agitano e non comprendono la magnaminità dell'offerta di Caio. Le voci delle odiose comari si rialzano e Caio si sente offeso nella sua generosità e abbandona ogni trattativa.

Tizio è desolato, per una volta le autorità di Batalia non hanno vinto a discapito dei lavoratori.
Non gli rimane che pubblicare un annuncio di vendita:
A.A.A. Alitalia Vendesi


(L'autrice chiede scusa al giornalista D'Avanzo per la licenza poetica ^_^ e ringrazia i lavoratori di Alitalia per aver fatto la cosa giusta! Siete grandi!)







Tratto da il Sole 24 Ore del 23/09/2008:
La Aserca Airlines, (Venezuela), in una nota scrive:
«Con la presente vogliamo rendere noto che la nostra società ha intenzione di concorrere alla trattativa privata per la cessione di tutti o parte dei complessi aziendali o delle attività produttive del gruppo di società Alitalia.
Con l'aiuto del governo socialista della Repubblica Bolivariana de Venezuela siamo certi che potremo risolvere buona parte dei problemi che colpiscono in questo momento Alitalia e tutti i suoi lavoratori. Nei prossimi giorni faremo avere al comissario straordinario i dettagli del nostro progetto come da lui richiesto, certi di essere in grado di risollevare il nome di Alitalia nel mondo anche con l'appoggio morale della numerosissima comunita' italiana presente nel nostro Paese».



E infine i premi...

Ringrazio di cuore Fra per il premio: se non ci fosse lei, con Veronica, ad allietarmi la giornata con dolcetti vari, fotografie e sigarette, il tempo scorrerebbe con molta più lentezza!

Voglio rigirare e dedicare il premio a tre blogger che leggo spesso: Angelica, Solar Time e Hollowing.

Mills giudicato, Berlusconi condannato




Riporto il testo dell'intervento di Marco Travaglio:

"Buongiorno a tutti. Oggi avrei dovuto parlare ancora di Alitalia, ma ne parleremo già Giovedì ad Annozero, quando ripartiremo, su RaiDue, e avremo modo di rifletterci. Oggi vorrei parlare di una questione che lega Israele all'Italia. Forse perché ho sentito dire, in coda a qualche telegiornale, che si è dimesso il Primo Ministro Olmert, come aveva promesso.

Olmert era sotto indagine per, dicono i giornali, corruzione. In realtà in Israele il reato di finanziamento illecito e corruzione è lo stesso quindi lui è accusato di avere dei preso dei soldi senza registrarli nei bilanci della sua campagna elettorale.
E' stato accusato dopo essere diventato Premier di Israele in seguito all'ictus che ha colpito il precedente Premier Ariel Sharon. Non è stato ancora rinviato a giudizio, cioè non è stato ancora formalmente incriminato, è già stato interrogato tre volte e ogni è volta si è precipitato dai magistrati.
Alla fine ha deciso che in quella situazione non poteva più restare presidente del Consiglio dello Stato di Israele, ha annunciato le sue dimissione e adesso, puntualmente, le ha date e verrà sostituito dal suo ministro donna Tzipi Livni.
Perchè parlo di Olmert? Perchè quest'estate è accaduta una cosa inversa in Italia: come al solito, da noi, a situazioni simili conseguono risultati dissimili anzi opposti.
Berlusconi, imputato - lui si rinviato a giudizio, già in fase avanzata nel dibattimento di primo grado per corruzione giudiziaria di un testimone, l'inglese David Mills -, indagato per avere comprato o tentato di comprare dei senatori del centrosinistra un anno fa.
Imputato con richiesta di rinvio a giudizio per avere comprato i servigi di un dirigente della RAI cioè dell'azienda concorrente, che sarebbe anche pagata da noi, rispetto alla sua a sua volta rinviato a giudizio in un altro processo per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita - il processo dei diritti Mediaset, quello in cui gli si contesta di avere gonfiato a dismisura il prezzo reale di decine e decine di film comprati in America, non direttamente dalle sue aziende ma fatte acquistare da società occulte del comparto Offshore della Fininvest che se le passavano l'una con l'altra e ogni volta che il film passava da una società occulta all'altra aumentava il prezzo.
Alla fine questa panna montata del surplus rispetto al prezzo reale finiva, secondo l'accusa, nelle tasche del Cavaliere e dei suoi familiari.
Bene, un signore in queste condizioni - due processi in corso al Tribunale e due udienze preliminari in corso tra Napoli e Roma per non parlare di tutto il pregresso cioè delle sei prescrizioni, delle due assoluzioni in base alla depenalizzazione del reato di falso in bilancio fatto da lui... lasciamo perdere... un signore in quelle condizioni ha deciso anche lui che non era opportuno che un Presidente del Consiglio avesse delle indagini e dei processi in corso.
Solo che invece di andarsene lui, ha cancellato i processi in corso con il Lodo Alfano.
In Israele non hanno avuto la stessa idea, ad Olmert non è venuto in mente di fare un Lodo Olmert per abolire le indagini a suo carico: ha pensato bene che un Premier indagato se ne dovesse andare lui.
E' andato in televisione, ha fatto un discorso, si è rivolto agli elettori del suo partito, ha detto: "Io sono innocente, intendo dimostrarlo davanti ai giudici, ma voglio dimostrarlo senza lo scudo del mio incarico pubblico, perchè potrebbe intimidire i giudici".
Anzi ha concluso con queste parole: "Sono orgoglioso di avere guidato un Paese democratico nel quale la Polizia e la magistratura indagano liberamente sul capo del governo senza alcun condizionamento."
Queste parole andrebbero scolpite a caratteri cubitali aurei su Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Montecitorio e anche al Quirinale dove sappiamo che il lodo Alfano è stato firmato in fretta e furia dal nostro Capo dello Stato che, curiosamente, è anche il garante supremo della Costituzione e che però, evidentemente, quel giorno lì era un po' meno garante dell'articolo 3, visto che l'articolo 3 stabilisce che tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge senza distinzioni nemmeno di condizioni sociali e personali.
E il Lodo Alfano stabilisce che ci sono quattro persone che proprio per le loro condizioni personali e sociali sono invece non più soggetti alla legge comune e alla legge penale.
Due situazioni simili, sebbene quella di Olmert fosse per un reato molto più lieve, fosse un'inchiesta nata dopo che lui era diventato Presidente del Consiglio e fosse comunque in un Paese tutt'ora in guerra, che rischia da un momento all'altro un attacco dall'Iran o da qualche altro dei numerosi nemici che ha tutt'intorno ed è impegnato in un processo di pace con i palestinesi che forse potrebbe anche arrivare ad una buona conclusione.
Avrebbe avuto tutti gli alibi per dire "Io rimango" in attesa di vedere come va il processo invece Olmert se n'è andato e in Italia se n'è andato il processo.
A questo punto ci hanno detto che Berlusconi è libero da distrazioni, non ha più impegni anche se lui non aveva nessun impegno nemmeno prima perchè non ha mai messo piede in Tribunale in questi due processi. Finalmente penserà agli italiani.
Non pare che sia così. Il Lodo separa le sue sorti da quelle dei suoi coimputati, il processo ai coimputati va avanti, per quanto riguarda lui viene congelato in attesa che il Tribunale faccia eccezione di incostituzionalità davanti alla Corte e la Corte risponda se il Lodo è non è costituzionale.
Dovesse non esserlo, come pare non sia, Berlusconi tornerebbe imputato ma davanti ad altri giudici rispetto a quelli che lo stanno giudicando adesso proprio perchè si presume che gli altri, nel frattempo, siano andati avanti nel giudicare i coimputati quindi, sia che li abbiano ritenuti colpevoli sia innocenti si saranno già pronunciati sui fatti e indirettamente su di lui, divenendo così incompatibili a giudicare lui.
Quindi lui i giudici che lo stavano giudicando fino a luglio, quando è passato il Lodo, non li vedrà più in faccia, ne arriveranno degli altri. E allora? Allora dovrebbe stare tranquillo.
Dovrebbe pensare ai problemi del Paese. Quello che ci era stato raccontato. In realtà non è così.
Non è così perchè, abbiamo letto venti giorni fa, che i suoi avvocati hanno reiterato in Cassazione al ricusazione contro la presidente del Tribunale che lo sta giudicando nel processo Mills, Nicoletta Gandus. Uno dice, ma che gli frega a lui di Nicoletta Gandus se ormai potrà giudicare soltanto David Mills, il suo coimputato nel processo Berlusconi-Mills?
Lui non la vedrà più e se mai tornerà imputato in quel processo il Presidente sarà un altro... e allora perchè ricusa un giudice che non può più giudicare lui?
Perchè si occupa di un processo nel quale lui non c'è più? La risposta è molto semplice: gli imputati sono due, la corruzione si fa in due, uno paga l'altro prende, uno compra e l'altro vende.
Cosa avrebbe venduto Mills a Berlusconi in cambio di 600.000 dollari, secondo la procura di Milano e secondo il GIP che ha rinviato a giudizio entrambi? Ha venduto due testimonianze
Chiamato nel '97-'98 dal Tribunale di Milano a testimoniare nei processi sulla Fininvest, tangenti alla guardia di finanza, fondi neri All Iberian, Mills, che era il consulente estero del gruppo, quello che ha creato le società offshore, sarebbe andato lì e avrebbe detto un quarto, un quinto, un decimo, un centesimo di quello che sapeva.
Chi lo dice, le toghe rosse? No, lo dice Mills in una lettera che ha scritto nel 2004 al suo commercialista inglese, Bob Drennan. Gli ha detto: "Il modo in cui avevo reso la mia testimonianza - non ho mentito ma ho superato curve pericolose - tenne Mr. B. fuori dai guai nei quali l'avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo".
Ha giurato di dire "tutta la verità, nient'altro che la verità, lo giuro", dopodiché ha detto pochissimo perchè se avesse detto tutto, scrive lui al suo commercialista, l'avrebbe cacciato in un mare di guai.
"Alla fine del 1999 mi fu detto - cioè l'anno dopo le testimonianze reticenti o false - che avrei ricevuto dei soldi a titolo di prestito a lungo termine - che lui peraltro non ha mai restituito - o di regalo 600.000 dollari".
Perchè lo scrive al suo commercialista? Perchè lui quei soldi non li poteva giustificare. Mr. B. gli fa avere tramite un manager, Bernasconi, che oggi è morto, 600.000 dollari in Svizzera, di nascosto, in nero, extrabilancio, fuori busta. Lui come fa a dichiararli al fisco? Dovrebbe dire perchè li ha avuti, dovrebbe dire "Sono un testimone comprato".
Questa è il corrispettivo della mia testimonianza reticente. Dovrebbe confessare dei reati.
Quindi cosa fa? Non li dichiara al fisco e li dichiara al suo commercialista perchè teme che nelle indagini sui diritti Mediaset quando gli vanno a perquisire l'ufficio i magistrati scoprano tracce di questi fondi neri.
Il bello è quello che succede dopo: capita, a volte, che un evasore fiscale confessi di aver evaso il fisco al suo commercialista. In Italia il commercialista gli spiega come fare a nascondere il tutto, in Inghilterra il commercialista denuncia il cliente David Mills al fisco e le carte arrivano alla procura di Milano.
Tipico anche in Italia, immaginate un commercialista che denuncia il suo cliente! Immediatamente perderebbe tutta la clientela.
Invece il commercialista Bob Drennan viene sentito dalla procura di Milano e dice "certo, ci parve tutto molto strano! A che titolo Mills riceveva soldi da Berlusconi? Era per caso il suo figlio adottivo?". E aggiunge ancora Drennan: "In quella dichiarazione c'era un collegamento sufficiente che mi indusse a credere che io avessi il dovere di riportare la questione a Clyde Merclue, funzionario del Serious Frode Office, cioè l'ufficio antifrode fiscale di Sua Maestà britannica, per lasciargli decidere se il collegamento tra il denaro e quelle testimonianze reticenti esistesse".
Anche Becker, socio di studio di Drennan, conferma: "Lessi la lettera di Mills, Drennan mi chiese quale fosse la mia reazione e io gliela dissi. Concludemmo che non c'era altra scelta che riportarne integralmente i contenuti all'antifrode".
Così nasce il processo Mills, e perchè Berlusconi è così preoccupato anche se nel processo non c'è più? Perchè c'è rimasto Mills.
Quello che nell'ipotesi d'accusa ha preso i soldi da lui. Cosa possono fare i giudici con una prova del genere? Carta canta, c'è la prova scritta ufficiale, sequestrata dai magistrati di Milano con la firma di David Mills al suo commercialista.
E poi, c'è il verbale in cui Mills, chiamato dalla procura di Milano quando gli mettono sotto il naso la lettera, cade dalle nuvole perchè mai più avrebbe pensato che quella sua lettera sarebbe finita nelle mani dei magistrati di Milano ed è costretto a confessare "Si quella lettera l'ho scritta io".
Naturalmente, quando si viene a sapere che ha parlato ed è stata trovata la lettera, ritorna alla chetichella alla procura di Milano e tenta penosamente di ritrattare dicendo "no, ma quelli non erano soldi di Berlusconi".
Addirittura si inventano che ha tirato in ballo Berlusconi per coprire delle operazioni poco chiare di un altro suo cliente, un certo Attanasio di Napoli che era stato addirittura già in galera.
Figuratevi se l'avvocato Mills, marito di un ministro di Tony Blair, per coprire un certo Attanasio fa il nome del capo del governo italiano! Se mai dovrebbe essere il contrario, che uno per coprire il presidente del Consiglio italiano fa il nome di un certo Attanasio, ma è totalmente irragionevole il contrario!
Quindi pensate come hanno impapocchiato la linea difensiva nel tentativo di salvarsi. Perchè? Perchè sono terrorizzati, poichè la prova non è frutto di un teorema o di una elucubrazione delle toghe rosse, ma ci sono i documenti, le confessioni.
L'imputato Mills ha confessato davanti ai pubblici ministeri di Milano. Poi naturalmente se non confessa anche in aula, in base alla nostra legge demenziale, quello che ha detto ai PM non vale, ma vale quello che ha scritto al suo commercialista.
Voglio dire: c'è la sua firma con scritto "Ho ricevuto 600.000 dollari in cambio delle mie testimonianze nelle quali superavo tornanti pericolosi per salvare Mr. B.".
Cosa teme, dunque, Berlusconi? Anche se giudicano solo Mills, e metti condannano Mills, per esempio, cosa abbastanza probabile con questo materiale probatorio nelle mani dei giudici... non è che scrivono che Mills ha preso 600.000 dollari ma non scrivono chi glieli ha dati.
Nella sentenza ci sarà scritto, se fosse di condanna, "Mills ha preso 600.000 dollari in nero da Silvio Berlusconi che non possiamo più processare per il Lodo Alfano". Almeno finché non riusciremo a farlo dichiarare incostituzionale.
Quindi, per uno che se la tira sempre da innocente, vittima di persecuzione, e in più adesso ha pure il trip di diventare presidente della Repubblica... fa la differenza nella quale ci sia scritto che se quello i soldi li ha presi glieli ha dati lui e che quindi è colpevole anche lui.
Questo è quello che temono, per cui non vogliono che si arrivi a sentenza, non vogliono che la sentenza la scriva la Gandus. Vorrebbero ricusarla affinché il processo riparta da capo e arrivi alla prescrizione in modo da poter poi raccontare agli italiani che erano tutti innocenti, mentre in realtà la prescrizione significa che sei colpevole ma l'hai fatta franca per ragioni di tempo.
Allora, continua, Berlusconi, a ricusare la giudice Gandus anche se lei non c'entra più con lui e non giudicherà mai più lui. Lo fa per Mills, cioè per se stesso.
Ma non solo: l'altro giorno dopo la pausa estiva si è ripreso il processo Mills, era fissato da luglio l'appuntamento. Ma all'improvviso gli avvocati di Berlusconi che sono tutti parlamentari, Ghedini, Longo e Pecorella che viene tenuto in stand by perchè lo devono mandare a fare il giudice costituzionale.
Al posto di Vaccarella dovrebbe arrivare Pecorella, così il presepe è completo.
Mandano avanti gli altri due a fare il lavoro sporco, Ghedini e Longo, ed entrambi sono in Parlamento, uno alla Camera e l'altro al Senato.
Il venerdì, perchè l'udienza era fissata per venerdì scorso, di solito il Parlamento non lavora e non vota, soprattutto, quindi non c'è l'impedimento parlamentare degli avvocati.
Per quello era stata fissata di venerdì, perchè il venerdì gli avvocati in parlamento sono liberi. Invece vengono convocate le commissioni giustizia di Camera e Senato proprio quel venerdì lì.
Uno dice: ci sarà un'emergenza. Assolutamente no. Chi deve parlare? L'avvocato Ghedini! Ha chiesto di parlare su una legge fatta da lui, dal ministro Alfano che com'è noto è un suo prestanome.
E infatti c'è una deputata del PD, Paola Concia, la quale dice: "La seduta è iniziata alle 11.05 ed è finita alle 11.45". Hanno lavorato quaranta minuti di niente.
La presidente, Giulia Bongiorno, non c'era perchè impegnata in un processo e c'è andata, segno evidente che se manca la presidente può mancare anche un membro normale come Ghedini che tra l'altro pare che non vada quasi mai, in commissione.
Quel giorno, invece, c'è andato e ha chiesto la parola per poter dimostrare, ovviamente, che era impegnato in Parlamento. Se non avesse parlato non gli avrebbero fatto buono l'impedimento parlamentare.
Cos'ha fatto? Si è messo a parlare degli emendamenti che lui stesso aveva presentato a una legge fatta dal suo stesso governo e probabilmente ispirata da lui: quella sulle intercettazioni.
Cioè, per fare degli emendamenti a una legge ad personam per Berlusconi riescono a bloccare il processo dove Berlusconi non c'è più perchè loro hanno fatto un'altra legge ad personam, il lodo Alfano, ma continuano a bloccarlo come se Berlusconi ci fosse!
Praticamente, per Ghedini e Longo, il Lodo Alfano non vale, vale solo per i giudici! I giudici non possono giudicare Berlusconi, ma Ghedini e Longo possono continuare a mettergli i bastoni fra le ruote anche se il loro cliente non c'è più!
E' un Lodo che si allarga e si restringe. Si inventano appuntamenti parlamentari per far saltare un processo che non li riguarda più.
E il bello qual è? Che i giornali, invece di sottolineare lo scandalo, la vergogna - tenete presente che un comportamento del genere in Inghilterra o negli Stati Uniti porterebbe all'immediato arresto degli avvocati per ostruzione alla giustizia e oltraggio alla Corte - si sono concentrati sul gossip.
Perchè al posto degli avvocati che non c'erano, dato che l'udienza si è tenuta lo stesso almeno per rinviarla hanno dovuto tenerla... qual è il gossip? "Chiara: io per un giorno avvocato di Berlusconi". Abbiamo finalmente una bella ragazza da buttare sui giornali in modo da parlare di lei per non parlare del perchè questa ragazza di ventotto anni fa l'avvocato di Berlusconi con tutti gli avvocati e con quello che li paga.
Questa ragazza fa l'avvocato di Berlusconi perchè gli avvocati di Berlusconi sono in Parlamento a far finta di avere degli impegni decisivi mentre ci ha detto l'onorevole Concia che non si è fatto niente, che non si è fatto per lo stesso Ghedini nessuno avrebbe convocato quella commissione.
Andiamo sul gossip. "Chiara, due ore da avvocato di Berlusconi", "Chiara emozionata", Chiara che fa le dichiarazioni, Chiara che viene fotografata.
Il giorno dopo Berlusconi, beffa delle beffe ci prende proprio per il culo: "Caso Mills, il premier attacca: Assurdo essere trattato così". "Ci sono giudici che fanno lotta politica, mi hanno addirittura nominato un avvocato d'ufficio come se non avessi gli avvocati miei",
Ma gli avvocati tuoi abbiamo visto che cosa fanno.
Gli avvocati Ghedini e Longo hanno già annunciato che anche nella prossima convocazione, che sarà addirittura di sabato proprio per essere certi che il Parlamento è chiuso a doppia mandata, non ci saranno lo stesso.
Non ci saranno lo stesso perchè Ghedini deve fare un altro processo da un'altra parte, guarda caso quel sabato mattina lì. E l'avvocato Longo, potrebbe sostituirlo. No, ha un convegno.
Addirittura il convegno dovrebbe venire prima dell'obbligo di andare a rispondere alle convocazioni dei giudici.
Naturalmente, non è che Ghedini e Longo sono soli al mondo nei loro studi, hanno dei collaboratori, altri avvocati che lavorano per loro. Potrebbero mandarci loro anche perchè per Berlusconi non c'è più niente da fare in quel processo, solo da prendere atto che lui non c'è più e presentare la questione di costituzionalità, ma quella la fanno i giudici.
E loro non possono più intervenire perchè Berlusconi non è più imputato in quel processo. Quindi semplicemente mandare uno per fare atto di presenza.
Bene, nell'ultima udienza hanno mandato uno che non era abilitato perchè non era ancora avvocato per poter difendere un imputato, quindi sono stati sostituiti dall'avvocato d'ufficio. E chi le racconta queste schifezze? Chi racconta questo scandalo infinito di un processo che non può andare avanti nemmeno per Mills perchè Berlusconi ha paura che condannino almeno Mills?
Chi lo racconta dello scandalo di una legge fatta apposta per Berlusconi per bloccare un processo che lui continua a bloccare anche una volta che n'è uscito?
Chi lo racconta lo scandalo di un Parlamento che viene convocato e sconvocato a seconda delle udienze e dei processi a Mills e non più a Berlusconi?
Chi lo racconta lo scandalo di un Premier che mente spudoratamente davanti alla giustizia e davanti al popolo italiano?
Avete trovato traccia, a parte il gossip della giovane e carina avvocatessa, in questi giorni in televisione?
Mi pare che non abbiamo saputo niente, come non abbiamo saputo niente dell'Alitalia, anzi il TG1 continua a leccare i piedi, per non dire altro, alla cordata governativa, addirittura convocando le comandanti crumire per parlare contro i loro stessi sindacati e a favore del governo.
E' un'informazione di regime a 360° e naturalmente l'antidoto è lo stesso: passare parola!

lunedì 22 settembre 2008

Angelino Jolie (Alfano)




Riporto il testo dell'intervento di Marco Travaglio.

"Buongiorno a tutti.
Alcuni amici di Voglioscendere e del blog di Beppe mi chiedono: “Non darci sempre brutte notizie, dacci ogni tanto qualche buona notizia!”. Io oggi ve la vorrei dare, perché sono davvero estasiato. Abbiamo un ministro che è fantastico. È vero che il governo lascia un po’ a desiderare, ma ce n’è uno che, veramente, li recupera tutti perché è un grande. È Angelino Jolie, detto Alfano. Lui è veramente un genio. L’abbiamo trattato male negli scorsi “passaparola”, ma questa volta bisogna ricredersi. Abbiamo di fronte un cervello superiore. Un grande riformatore, un innovatore. Un uomo che inventa soluzioni avveniristiche per problemi che purtroppo nessuno era mai riuscito a risolvere.
Pensate, ieri, così di domenica fra l’altro - ci regala le sue domeniche gratis - gli è venuto in mente come si fa a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Che naturalmente si ripropone esattamente come due anni fa, nonostante il mega indulto extra large, che lui stesso votò, tra l’altro, dato che era una specialità del centro-sinistra, in realtà lo votò una parte del centro-sinistra e una parte del centro-destra, compresa Forza Italia e compreso Alfano. Anzi, fu proprio Forza Italia a pretendere che l’indulto fosse di tre anni, altrimenti Previti sarebbe ancora agli arresti domiciliari – e non sta bene, pover’uomo.
Che cosa ha pensato, di domenica? Così, appena sveglio, gli vengono queste fulminanti illuminazioni geniali. Ha pensato che espellendo i detenuti extracomunitari e dotando di braccialetto elettronico una serie di condannati a pene basse, o che comunque debbano scontare ancora pochi anni prima di uscire, si potrebbe sfollare le carceri e riportarle a una presenza che sia proporzionata alla capienza. Voi sapete che le nostre carceri a dir tanto posso contenere 40-45.000 detenuti, e siamo già quasi a 60.000 e si calcola che entro un paio d’anni si arriverà addirittura a 70-75.000, quasi il doppio rispetto alla capienza, rispetto ai posti cella.
Partiamo dall’inizio. Perché in Italia ogni anno si ripropone il problema del sovraffollamento delle carceri, sebbene l’Italia abbia conosciuto una quarantina di provvedimenti di amnistia a indulto in sessant’anni. Altrimenti, ovviamente, avremmo “esplosioni” nelle carceri se non avessimo sfiatato ogni tanto la pressione con provvedimenti di amnistia e indulto, con questa frequenza che – voi capite – è la frequenza di una volta ogni anno e mezzo. Una volta ogni anno e mezzo, in Italia, si ha la certezza che si liberano migliaia di criminali. Il che è, tra l’altro, un invito criminogeno. Vuol dire che se uno si fa prendere a intervalli regolari non sconta mai la sua pena, perché scatta sempre un’amnistia o un indulto.
In ogni caso, Alfano è pentito dell’indulto. “Non è servito a niente”; glielo dicesse a Previti che non è servito a niente. A Previti è servito molto! Anche a tutti i delinquenti che sono usciti e hanno potuto tornare alle vecchie abitudini e in parte, solo in parte, sono stati riacciuffati, l’indulto è servito molto. È servito meno alle vittime dei loro reati. Proprio l’altro giorno si calcolava che oltre un terzo di coloro uscirono per l’indulto grazie a Mastella che magnificò quel provvedimento e ci tenne a dargli il suo nome, erano tornati a delinquere, sono già stati presi e riportati dentro. Il che ci fa pensare che altrettanti, almeno un altro terzo, siano tornati a delinquere, siano recidivi, e non siano stati presi. Immaginate su quasi 50.000 persone che uscirono di carcere oppure si videro revocare le pene alternative, dell’affidamento ai servizi sociali o degli arresti domiciliari, che festa! Bene, ora sono tutti pentiti. “Basta con gli indulti, facciamo il braccialetto elettronico e l’espulsione degli extra-comunitari”. Che idea! Non ci aveva mai pensato nessuno! Almeno così crede Angelino Jolie, il quale è come un marziano appena atterrato sulla Terra: non ha la più pallida idea del fatto che ciò nel quale sta mettendo le mani in questo momento è argomento sul quale si è già dibattuto da decenni. Ci sono suoi illustri, o quasi, predecessori, che avevano già detto: “espulsioni e braccialetti!” Perché nessuno ci tiene, salvo poi doverlo fare per Previti, a mandare fuori i delinquenti. Il problema è che le due soluzioni individuate da Alfano, non solo erano già state esaminate, ma erano già state scartate, perché non servono. Siamo all’ennesimo annuncio di una cosa che non verrà mai fatta, almeno speriamo, perché se verrà fatta significherà un indulto mascherato. Voi sapete che questo governo è geniale nei lifting, del resto il suo presidente, tra trapianti e lifting è tutto finto e non ha più un centimetro quadrato di pelle originale. Ma il lifting legislativo è la specialità di questo governo. Voi sapete che hanno abolito l’ICI, adesso la chiamano in un altro modo e ce la reintroducono. Il fallimento Alitalia, hanno detto di averlo risolto e lo pagheremo due volte, come avete saputo, mentre una quindicina di furbetti intascheranno l’azienda pulita dai debiti e dagli esuberi. Non parliamo della “monnezza” a Napoli: chiunque vada in Campania sa che è stata rimossa solo da alcuni quartieri. Non è sparita la “monnezza” dalla Campania, sono spariti i giornalisti e i fotografi e soprattutto le telecamere.
Quindi abbiamo un nuovo lifting legislativo, questa volta per far sparire i detenuti, senza farcene accorgere. In realtà, niente sparisce. Noi trattiamo il tema dei detenuti sempre con l’ideologia anziché con i dati scientifici e partendo dalla concreta e brutale realtà. Ci stiamo raccontando da anni che l’Italia ha il problema di avere troppi detenuti. È una bella espressione: “abbiamo troppi detenuti … abbiamo troppi detenuti”. Abbiamo troppi detenuti, un corno! Cosa vuol dire “troppi detenuti”? In base a cosa? Quale sarebbe il numero perfetto di detenuti? Non esiste! Il numero dei detenuti dipende direttamente dal numero delle persone che violano la legge, vengono prese e vengono condannate a una pena che, secondo la legge, prevede il carcere. Quindi non esiste né il “troppi”, né il “troppo pochi”. Ci sono quelli che riusciamo a prendere. In un Paese che, tra l’altro, per certi tipi di reati i livelli di impunità sono quasi al 90%, immaginate che cosa succederebbe se conquistassimo 1% di efficienza in più all’anno. Esploderebbero le carceri. Meno male che siamo un Paese inefficiente e non li prendiamo. Perché se ne prendessimo un po’ di più non sapremmo dove metterli. Non abbiamo troppi detenuti. Abbiamo troppi delinquenti eventualmente e abbiamo troppo pochi posti cella in rapporto ai delinquenti. Siccome il carcere deve mettere le persone in condizione di non nuocere per un certo periodo, o farle riflettere e possibilmente rieducarle – così dice la nostra Costituzione – il carcere non deve essere una tortura. Non bisogna, oltre alla privazione della libertà, infliggerli una pena supplementare che è quella della promiscuità, del vivere accatastati, vivere in dieci in una cella che ne dovrebbe contenere due e cose di questo genere. E quindi in quel senso abbiamo troppi detenuti, ma non in rapporto al fabbisogno delle celle, ma in rapporto alle poche celle che abbiamo. Vi basti un dato. La Gran Bretagna celebra ogni anno trecentomila processi e ha circa sessantamila detenuti. In Italia si celebrano circa tre milioni di processi, il decuplo, e abbiamo sessantamila detenuti, stessa cifra.
Allora, vi pare? Sono stupidi gli inglesi che hanno lo stesso numero di detenuti come risultato di un decimo dei nostri processi, o siamo fessi noi che abbiamo il decuplo dei processi e lo stesso numero di detenuti della Gran Bretagna. È evidente che siamo fuori di testa noi. Abbiamo pochi posti, naturalmente si dovrebbero costruire nuove carceri. Tutti ne parlano, nessuno le costruisce. Sapete che le ultime costruite sono le famose “carceri d’oro”. Quelle che poi furono inaugurate dagli stessi politici che le avevano costruite. A cominciare, se non ricordo male, dai famosi social-democratici Nicolazzi & C. coinvolti nello scandalo De Mico. Oggi abbiamo un sacco di caserme dismesse, un sacco di edifici industriali abbandonati, basterebbe un piano per riattarli, almeno per contenere i detenuti non pericolosi, si potrebbero usare questi. E poi non si è mai capito per quale ragione si siano chiuse Pianosa e l’Asinara, a parte la ragione di farci fare le vacanze a qualche ministro, magari accompagnato dai Vigili del Fuoco. Ma Pianosa e l’Asinara andavano benissimo per tenere i boss mafiosi al 41bis e credo che quello sia uno dei tanti favori che la politica ha fatto alla mafia, anche perché la chiusura delle carceri del 41bis stava nel “papello” che Riina distribuì durante le trattative mentre l’Italia esplodeva tra una bomba e l’altra nel ’92 e ’93, negli anni delle stragi.
Troppi reati inutili? È un’altra verità. Quando parleremo, la settimana prossima probabilmente, della riforma della giustizia, vi farò qualche esempio di comportamenti che in Italia sono ancora puniti penalmente e richiedono tre gradi di giudizio. Però sulla popolazione carceraria i reati da depenalizzare non influiscono, perché? Perché non c’è nessuno in carcere per reati minori. La leggenda del ladro di mela che sta in carcere non è vera perché, come ben sapete, ce ne vogliono un sacco di mele rubate per andare in galera in quanto da noi si entra in carcere soltanto per pene superiori ai tre anni, e sotto i tre anni, se uno lo chiede, di solito ottiene l’affidamento ai servizi sociali. Semmai, ci sono molti extracomunitari che non lo possono ottenere perché non hanno fissa dimora, non si sa dove abitano, non si sa nemmeno da dove vengano, non si sa nemmeno come si chiamano e quindi i giudici di sorveglianza ritiene poco sicuro darli in affidamento. È su questo che si dovrebbe eventualmente agire, ma non è che la depenalizzazione ci porterebbe a una diminuzione dei detenuti. Abbiamo gente in carcere per reati per i quali è bene che la gente in carcere ci stia, almeno un po’. L’unico problema, ma io su questo non ho soluzione, è quello della droga. Ci sono tutta una serie di reati collegati con la droga, nessuno è in galera perché si droga però ci sono persone che per drogarsi spacciano, commettono altri reati, dunque per quei reati è previsto che sia chi si droga sia chi non si droga finisca dentro, un po' come per i reati degli extracomunitari. Nessuno è in carcere perché extracomunitario, per fortuna ancora non ci sono riusciti, ma se è uno è extracomunitario non deve essere punito più severamente di un italiano ma nemmeno deve essere trattato più con i guanti rispetto a un italiano. Ciascuno dovrebbe pagare in proporzione al danno che ha provocato. C'è poco da fare, insomma, su depenalizzazioni e cose del genere fermo restando che il tossicodipendente deve essere aiutato a uscirne, compatibilmente con le comunità che sono quasi tutte private. Il problema è che questa classe politica, soprattutto questo centrodestra, continua ad aumentare il numero dei detenuti con leggi che ci raccontano essere fatte per la nostra sicurezza - in realtà con la nostra sicurezza non c'entrano niente - e allungano il periodo del carcere a persone che magari sarebbero uscite prima ma che avrebbero scontato la loro pena. La ex Cirielli cosa faceva? Ai recidivi provocava con una serie di meccanismi una detenzione più lunga mentre agli incensurati garantiva di fatto l'impunità con il dimezzamento della prescrizione. Per cui abbiamo uno come Berlusconi che è un incensurato seriale perché ogni volta è prescritto e non si riesce mai a condannarlo per la prima volta, quindi non diventerà mai recidivo. Mentre chi prima della legge aveva già una condanna rischia di non uscire quasi mai più se commette uno o due reati nuovi perché c'è questo meccanismo infernale che allunga la sua detenzione. In più aggiungete tutta questa miriade di reati collegati alla clandestinità: pensate all'aggravante razziale di cui abbiamo già parlato che punisce più severamente un irregolare extracomunitario per lo stesso reato per cui un italiano è punito molto meno. E' così che oltre al normale ingresso di delinquenti in carcere si è forzata la mano e si è aumentata la media. Aumentando i reati puniti col carcere e allungando i tempi di detenzione per quelli già dentro. Ed è questo governo che è responsabile dell'esplosione delle carceri, che naturalmente è più grave perché loro ci mettono del proprio. Ma abbiamo questo gigante del pensiero, questo genio del diritto, questo giureconsulto di scuola agrigentina Angelino Jolie che ha pronto il bracciale: mettiamo il bracciale al polso o alla caviglia del detenuto e lo controlliamo anche in libertà vita natural durante. Possiamo, dice Angelino, liberarci di ben 7.400 detenuti. Pensate, presto avremo 75.000 detenuti, lui ne tira fuori col braccialetto 7.000 e pensa di aver risolto il problema. Ne avremo 68.000 cioè 23.000 in più della capienza stabilita. Pensate che idea geniale. Ma è meglio seguirlo, l'avete anche visto a reti unificate ieri sera in TV che annunciava - dietro una siepe, forse si nasconde perché non lo sentano - questa geniale trovata.
Io ricordo che il braccialetto era un'invenzione del ministro Bianco che nel 2000 l'aveva già sperimentata, poi non se ne è più saputo niente. Poi arrivò il governo Berlusconi II. Avevamo quell'altro gigante del pensiero, il ministro Castelli, anche allora iniziarono una geniale sperimentazione del braccialetto, nel 2003. Nel 2005, alla vigilia di andarsene, avevano già finito la sperimentazione, già naufragata. Sulla Stampa e su Repubblica si spiega il perché: avevano testato 400 braccialetti, convenzionati con un'azienda a caso. Indovinate quale: la Telecom. Sapete quanto era costata allo Stato italiano questa convenzione per i test dei braccialetti? Undici milioni di euro, 22 miliardi di lire. Quattrocento braccialetti. Li hanno provati - tenetevi forte perché i numeri sono spettacolari - su tre detenuti: uno al polso, due alle caviglie. Il primo è subito evaso, non si è più saputo dov'è andato. Eppure è evaso col suo bel braccialettino. Sapete perché? I braccialetti applicati fin'ora non hanno nemmeno il collegamento satellitare, scrive la Stampa. L'apparecchio è controllato da una centralina collegata al telefono in casa della persona agli arresti domiciliari. Lo metti agli arresti col suo bel braccialetto, c'è una centralina presso gli uffici di Polizia e tieni il collegamento. Ma se il detenuto si allontana oltre il raggio di captazione dell'antenna - come quando uno con il cordless si allontana di qualche decina di metri dall'appartamento - in questura scatta l'allarme perché non si sa dove sia finito. Tutto qui, da quel momento il bracciale non rivela alcuno spostamento dell'evaso. In altri termini le forze dell'ordine sanno che è scappato ma non hanno la minima idea di dove si nasconda. Questo è il braccialetto che hanno testato. Ci vorrebbe il collegamento via satellite ma ci costerebbe ancora di più di quello che già costano queste cialtronate già testate per undici milioni di euro. In più c'è una normativa europea che impone alle case produttrici di braccialetti di fabbricarli con materiali che non danneggino il soggetto: non possono mettertelo in ghisa o in acciaio. Il materiale deve essere morbido a cominciare dalla fibbia perché lo devi portare per anni. Ciò significa che un detenuto intenzionato a evadere può tagliare il braccialetto senza alcun problema con un colpo di forbice nella fettuccia e andarsene. L'allarme scatta, ma non si sa più dove sia finito, magari ad ammazzare, rapinare o violentare qualcuno. Bene, il braccialetto ha fatto una brutta fine, nel 2005 l'uso di questi dispositivi è stato interrotto. Repubblica, con un'altra statistica, parla di 15 milioni all'anno di spesa. La centralina che conferma la presenza del detenuto in casa salta anche quando viene spolverata o sfiorata da un bambino. Il meccanismo diventa muto se il detenuto si immerge in una vasca da bagno o scende in cantina, con un fiorire di falsi allarmi che mobilitano senza costrutto le forze dell'ordine. Eh già, è sceso in cantina, non si sente più, sarà sparito, arriva la Polizia, dov'è il detenuto? In cantina che prende una bottiglia di vino. Le forze di Polizia giustamente non ne vogliono più sapere di quell'aggeggio infernale.
Se poi il ministro invece di sperimentarlo su 400 volesse mettere in atto questo geniale provvedimento per 8.000, come ha promesso ieri dietro la siepe, la spesa salirebbe a tre miliardi di euro, sei mila miliardi di lire per mandare in giro 8.000 persone col braccialetto. Una cosa dell'altro mondo.
Espulsione, seconda trovata. Perché tenere in carceri italiane detenuti stranieri che rubano il posto ai nostri, direbbe qualche leghista? Mandiamoli via così abbiamo risolto il problema! Ma come hanno fatto a non pensarci prima? E' una cosa talmente geniale. Non ci hanno pensato prima perché? Perché ci hanno pensato prima solo che non funzionava nemmeno quella! Cosa succede? Per espellere un extracomunitario gli dici "vai via", che abbia commesso reati o no, magari lo espelli semplicemente perché non ha il permesso di soggiorno. Quello, di solito, con le sue gambe non se ne va. Allora lo accompagni coattivamente alla frontiera. Quello passa la frontiera poi torna, soprattutto se è uno già condannato, un delinquente, magari inserito in un'organizzazione criminale. Appena lo metti fuori e ti giri torna dentro. Allora gli fai il foglio di via, e quello non se ne va. Allora gli chiedi perché non è andato via, e lui ti dice "non vado via perché non ho i mezzi per tornarmene in Marocco". Se uno da Milano deve andare in Marocco come fa, a piedi e poi a nuoto? No, bisognerebbe caricarlo su un aereo, pagando il biglietto: se non ha una lira come fa a pagarsi il biglietto aereo? Comunque anche se ha i soldi è difficile dimostrarlo, visto che di solito le attività dei clandestini sono clandestine e non ricevono regolare stipendio su un conto in banca.
Allora bisogna trovare i soldi per pagare il biglietto a migliaia di persone da espellere: lo Stato italiano non ha neanche gli occhi per piangere, non abbiamo i soldi per le volanti della Polizia figuriamoci i soldi per pagare le espulsioni. E anche se li avessimo, com'è noto, gli Stati - quasi tutti - da cui provengono gli extracomunitari più dediti al delitto non li vogliono indietro perché non avendo documenti certi non si è sicuri che provengano da quel Paese, quindi perché quel Paese se li deve riprendere? Se poi sono stati condannati e devono scontare la pena, non c'è nessun Paese che se li riprende nelle sue carceri perché tocca a quel Paese mantenerli, anziché a noi. Quindi, a meno che non abbiamo accordi bilaterali, ma non mi pare salvo rare eccezioni, ci chiederanno il costo del mantenimento del detenuto nel loro carcere. Allora che senso ha? Anche culturalmente, come segnale, far sapere all'extracomunitario "guarda se ammazzi qualcuno, se rapini o se stupri io ti mando via"... è la stessa cosa che dici a quelli che non hanno niente, "ti mando via", solo perché non hanno il documento. Che messaggio mandi? Che siamo il Paese di Pulcinella. Il messaggio da mandare è che se violi le leggi del nostro Paese verrai arrestato come gli italiani vengono arrestati e pagherai lo stesso prezzo. Questa è sicurezza. No: "bada che se ammazzi qualcuno ti mando via!" Ma quelli vengono subito, essere mandati via non è mica una punizione.
Vi rendete conto in quali mani siamo? E questi sarebbero il governo della sicurezza.
In più questo riguarderebbe 4700 persone condannate, extracomunitarie da rimpatriare, e noi stiamo parlando di un problema enorme come quello delle carceri che, se arriviamo a 75.000 detenuti, toglierne 5.000 vuol dire arrivare a 70.000. Cosa abbiamo risolto? Niente, perché poi ce ne restano in più ancora quasi 30.000. E a quelli che gli facciamo? Voi vi rendete conto che ci vorrebbe serietà, olio di gomito, una politica che studia i problemi in base ai dati scientifici e non in base alle frottole e soprattutto che non si affida ai marziani. Dovremmo, insomma, diventare un Paese serio governato da gente seria. Questi sono pagliacci che purtroppo mettono le mani sulla nostra vita e sulla nostra sicurezza. Passate parola."

giovedì 18 settembre 2008

Dove siamo finiti?



Dove siamo finiti?
Lavoro precario, diritti offesi, orgoglio venduto al servilismo del padrone.
Ci tolgono la possibilità di una casa, di uno stipendio serio, rubano e si ingozzano come tacchini e noi li lasciamo fare!
La mafia continua a diventare sempre più forte e noi, per risposta, trattiamo la corruzione come consuetudine italianamente quotidiana.
Ci ricordiamo Tangentopoli e l'indignazione della generazione che ci ha preceduto?
Ci ricordiamo le fiaccolate per il pool di Mani Pulite?
Le bugie di Sgarbi possono bastare a cambiare la nostra opinione sull'importanza di quell'inchiesta tesa a sovvertire un sistema di consuetudini sporche, laddove, invece, dovrebbe regnare la cultura dell'amore per la patria e l'essere umano?
Sopratutto mi chiedo dove sono i nostri GENITORI, quelli che ogni giorno ci dicono di chinare la testa per avere un minimo dentro le nostre tasche e non fanno volare il nostro orgoglio verso la voglia di migliorare il mondo?


Vi lascio con alcuni pezzi tratti da un'articolo di Antonello Vanni preso da www.pasolini.net dove si racconta in breve il pensiero del poeta sul genocidio dei valori.
Vi consiglio di leggerlo, è illuminante. Io adoro Pasolini, quando l'hanno assassinato ci hanno tolto un pezzo del nostro futuro.

"L’opera di Pasolini, dalla lirica al cinema, dai romanzi agli scritti più militanti, è sempre stata caratterizzata da uno sguardo attento sul mondo in cui viviamo. Attenzione: il mondo nel senso fisico, materiale, fatto di oggetti e corpi, fatto di ciò che è vivente e di ciò che è creato dall’uomo. Ebbene, come maestro, diceva al giovane Gennariello, nei Corsari: ogni uomo ha numerose fonti educative, dotate di valenza pedagogica, ma la più vicina ed immediata è la realtà stessa, la realtà fisica in cui ogni uomo vive. La realtà fisica e materiale educa un essere umano nella carne e nello spirito, la realtà fisica contribuisce a creare la cultura cioè quei dettagli che aiutano l’essere umano a definire la propria identità, la propria appartenenza e storia, i propri legami con gli altri. Per dirla con il nostro poeta: la cultura offre «gesti, mimica, parole, comportamento, sapere, termini di giudizio».

Come è noto, tutto questo è saltato: il valore di questo sapere, la cultura, non è più riconosciuto. È avvenuto qualcosa ad un certo punto, e Pasolini ha dato diversi nomi a questo evento: genocidio dei valori, mutazione dell’essere umano, disastro antropologico, il più terribile salto di generazione che la storia ricordi; non un cambiamento d’epoca ma una tragedia. Per chiarire: si tratta dell’avvento della società dei consumi. Ma dobbiamo veramente dire di cosa si tratta altrimenti il discorso rimane astratto.

Si tratta fondamentalmente di un modo di produzione: gran quantità di merci, transnazionalità, funzione edonistica. Abbiamo a disposizione tutto il possibile, soprattutto se superfluo; la disponibilità è globale; ciò che abbiamo a disposizione serve a generare piacere o rassicurazione, in una sorta di individualismo borghese che viene rivendicato come un diritto naturale. Fin qui tutto bene, se serve a garantire un’esistenza migliore.

Ma c’è il risvolto della medaglia.

La società dei consumi ha bisogno ovviamente di consumatori per poter sussistere. Utilizza allora un processo di acculturazione (ma sarebbe meglio dire deculturazione), soprattutto attraverso i media, per indurre bisogni artificiali nell’uomo, bisogni non strettamente legati alle reali necessità dell’esistenza (che in realtà sono poche). Come dice Pasolini ecco che gli uomini vengano allevati e ingrassati come polli d’allevamento abituati a considerare certi bisogni come naturali e ingannati con false promesse di felicità funzionali al consumo. Non aderire a tali consumi è una difficile posizione identitaria, diceva il poeta, perché è fonte di insicurezza e di ansia: una terribile sensazione di differenza, di non appartenenza. [...]

L’invadenza brutale e volgare della tecnologia rende molto difficile la trasmissione ai giovani del sapere e dell’esperienza, dell’amore per la cultura. Pasolini osservava che con i giovani si deve essere difficili per stimolarli nello sviluppo cognitivo, nella sensibilità, nella capacità critica, preparandoli alla complessità del vivere in modo costruttivo; di tutto questo la società dei consumi se ne frega: essa necessita di consumatori pragmatici e tesi alla soddisfazione immediata del piacere. Ma da questo deriva un rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. Da questo deriva una degenerazione ed una omologazione a livello del vissuto, del corpo e del comportamento; da questo deriva una vera e propria afasia: l’essere umano non sa più dire, non sa più proporre e creare.

È davvero una tragedia, un genocidio, anche sul piano simbolico; un’intera specie, l’umanità, sopravvissuta in modo creativo per millenni, capace di inventare e reinventare l’esistenza e l’esistente, capace di affrontare calamità e mutamenti epocali, ora non sa più dire e proporre creativamente. Una situazione preoccupante considerando le numerose sfide, molto serie, a cui siamo chiamati [...]

Torniamo allora al dono, a uno dei tanti semi che il poeta ci ha lasciato [...] Cosa insegna Pasolini a noi che dobbiamo “insegnare ai giovani a dire” e cosa insegna ai giovani più attenti che vorrebbero dire e fare qualcosa al riguardo.

Insegna questo: impariamo a guardare le cose fisiche e materiali che ci circondano; non sono neutre, esse ci dicono moltissimo. In questo momento ci parlano di mediocrità, di violenza, ci parlano di un deserto che avanza o, come diceva il poeta inglese Eliot, di una terra desolata che avanza. La mutazione del paesaggio ad esempio ci dice che c’è una mutazione anche nell’uomo. Osservate bene la distruzione paesaggistica ed urbanistica; osservate che ogni spazio naturale che ci circonda viene sostituito centimetro dopo centimetro da una realtà artificiale che si svolge esclusivamente secondo la propria regola funzionale: il guadagno ottenuto con la produzione ed il consumo.

La realtà naturale che ci circonda viene sostituita giorno dopo giorno da un ambiente spettrale che è uguale qui, a Milano, a Torino, a Monza. La campagna stessa intorno alla nostra città si fa grigia e cementificata, scompare. Pasolini, come sapete, era uno strenue difensore della sacralità della natura e dell’equilibrio da mantenere nella relazione tra uomo e natura.

In un nastro video delle Teche Rai, edito ora da Einaudi (in Pasolini racconta Pasolini, Einaudi Tascabili. Saggi, 2001), il poeta sale camminando lungo un sentiero che si inoltra nel bosco e dice: «Questa strada su cui camminiamo, attraverso questo selciato sconnesso e antico, non è niente, non è quasi niente, è un’umile cosa, non si può nemmeno confrontare con le grandi opere d’autore, stupende; eppure io credo che questa stradina da niente debba essere difesa con lo stesso accanimento, con la stessa volontà, con lo stesso rigore con cui viene difesa ogni grande opera». Ma Pasolini aveva ben chiari i motivi di questa difesa senza compromesso: proteggere la sacralità delle cose dall’arbitrio della manomissione, dello spreco, dello sprezzo. Come osserva Luisa Bonesio, che insegna Estetica nell’Università di Pavia: la manomissione del paesaggio è una distruzione di identità, una perdita di memoria, radici, ragioni e divinità, è la distruzione della comunità culturale e storica, e della comunità più vasta realizzata nei secoli con la natura, animale, vegetale, minerale, oltreché con le generazioni passate e, questione che premeva molto al nostro poeta, con le generazioni venture.

Bene, forse rimane ancora un dubbio: quale la motivazione per raccogliere i semi che il poeta ci ha lasciato a caro prezzo? E perché tentare di farne crescere i frutti, magari sollevandosi o opponendosi? Lo stesso poeta sapeva che il mondo non migliora mai e che la speranza di un miglioramento è un alibi per le coscienze infelici o ottuse. Il mondo, diceva, non può migliorare; ma può peggiorare ed è per questo che ci si deve impegnare nella speranza e nell’azione. Diceva nelle Lettere Luterane: «Chi non si oppone a questo regresso o degradazione è uno che non ama chi subisce tale degradazione, cioè gli uomini in carne ed ossa che lo circondano. Chi invece protesta con tutta la sua forza vuol dire che ama quegli uomini in carne ed ossa.» E concludeva: «Amore che io ho la disgrazia di sentire e che spero di comunicare anche a te».

Ci si solleva, questo è un fatto: è in questo modo che la soggettività (non quella dei grandi uomini, ma quella di chiunque) si introduce nella storia e le trasmette il suo soffio vitale (Foucault). "

Antonello Vanni

Pasolini e la civiltà dei consumi

martedì 16 settembre 2008

Il valore del silenzio









Bologna, Cronaca di uno Sciopero.

Sono le 7.40 del mattino e come mia consuetudine prendo il tram per arrivare al lavoro. Sull'autobus sono sedute 4/5 comari di diverse fasce d'età, le donne discutono a voce molto alta coadiuvando il loro tono da tenore con un'esuberante gestualità. Il problema grave oggetto dell'animato dibattito è lo scipero Atc, le comari indagano su come e perchè esiste il diritto sancito dall'art. 40, in quali orari il servizio subirà delle soppressioni, o sospensioni, e sopratutto concludono con la mitica frase: "ai miei tempi esisteva l'educazione", sillogismo fuori da ogni ambito della discussione, ma che alcuni senior amano ripetere appena se ne prospetta l'occasione.

Il viaggio mattutino scorre lentamente tra le polemiche a voce alta e i miei sbadigli.
E' il ritorno a irritarmi...
Esco dall'ufficio e mi siedo sul primo tram vuoto. Nella mia mente egoisticamente benedico lo sciopero che ha spinto molti a usare altri mezzi o starsene a casa, quando una senior si avvicina all'autista e con fare arrogante lo assale: "ma è servito a qualcosa tutto questo scioperare? Ma adesso smettete di nuovo con il servizio anche alle sette?? Ma pensa te, uno gli tocca prendere la macchina, la mia ha pure uno specchietto rotto e i vigili mi vogliono multare... Poi la benzina costa e io ho paura di guidare. Insomma ci create un gran disservizio" e ha continuato con questo ritmo a voce altisonante per ben 15 minuti.
L'autista, prima l'ha rassicurata con risposte calme, ( specchio di un equilibrio interiore che gli invidio), poi con serenità gli ha consigliato di usare, in futuro, magari già dalla mattina seguente, la bicicletta...
Sant'uomo...
Comunque, oggi ho imparato il valore il valore mistico del silenzio.




Ecco un esempio di parole inappropriate:


“Il problema è che trovo difficile scorgere la bellezza nell’arte contemporanea. Quando vado alle esposizioni [di arte moderna], faccio quello che fa la maggior parte delle persone, ossia fingo di apprezzare. Ma, sinceramente, non capisco nulla.”
Sandro Bondi, Ministro per i beni e attività culturali

"Tuttavia Bondi non ha avuto nulla da dire sui meriti artistici dell’intrattenimento “popolare” spacciato per trasmissioni serie sui canali televisivi di proprietà del suo padrone politico, Berlusconi."
Paddy Agnew, The Irish Times - 14 agosto 2008



Battiato, "un oceano di silenzio"

La politica delle puttane



Riporto il testo dell'intervento di Marco Travaglio:

"Buongiorno a tutti.
Questo "Passaparola" è dedicato ad Abdul, aveva 19 anni, era cittadino italiano ma era nato nel Burkina Faso.
Era a Milano con la sua famiglia. L'hanno massacrato di botte gridandogli "muori sporco negro" alcuni italioti padani, due giorni fa, sospettandolo di aver rubato alcuni biscotti in un bar.
Non mi pare di aver sentito nessuno invocare sicurezza: di solito quando si verifica un delitto a parti invertite si invoca sicurezza, tolleranza zero, rastrellamenti in certi ambienti. Ecco, qui bisognerebbe fare rastrellamenti in certi ambienti italioti di razza ariana, di pelle bianca, ma evidentemente la sindaca Moratti è una donna fortunata. Pensate se le fosse accaduto il contrario, se fosse accaduto che un cittadino di pelle nera anche se italiano anzichè essere ammazzato avesse ammazzato lui. A quest'ora avremmo le televisioni e i giornali che strepitano all'unanimità sul problema sicurezza, invece della sicurezza di Abdul che ha avuto la sicurezza di morire ammazzato al grido di "sporco negro" non ci sono esternazioni né da destra né da sinistra.
Chiusa la parentesi, è proprio di sicurezza che volevo parlare perchè questa è stata un'altra grande settimana.
Abbiamo questi ministri che si danno il turno, quindi ne viene fuori uno alla settimana con delle idee meravigliose. Abbiamo questa signora, la Mara Carfagna, che insospettatamente è ministro delle pari opportunità. Se voi la vedete ha questi occhi sgranati fissi, tipo paresi, che denotano lo stupore con cui essa stessa ha accolto la notizia di essere diventata ministro e le è rimasta stampata in faccia.
Non riesce più a levarsi quest'espressione stupefatta: "Ma come? Io ministro?". Hanno tutti gli occhi di fuori, anche Angelino, anche Bondi, Calderoli.
Nessuno avrebbe scommesso una cicca su se stesso ma, guardate, ce l'hanno fatta ma non riescono più a ritornare a un'espressione normale.
Bene, questa ministra Carfagna, di cui non si è mai capito a cosa serva anche se qualcuno qualche idea se l'è fatta soprattutto vedendo certi calendari, l'altro giorno ci ha fatto sapere che le fanno orrore le donne che usano il loro corpo per scopi commerciali. Sta parlando una signora che compare da anni negli abitacoli di tutti i TIR dei camionisti d'Italia. Evidentemente ha un concetto un po' curioso della mercificazione, un po' selettivo.
Ce l'aveva, naturalmente, con le prostitute ma solo con quelle che si prostituiscono per la strada; le altre no, le altre vanno bene perchè l'importante è nascondere.
Questo è il governo che nasconde, per cui se una cosa non si vede non c'è. Se lo fai in casa va bene, se lo fai per strada non va bene. Ha stabilito questa distinzione, superata la legge Merlin: chi si prostituisce in casa ok, chi si prostituisce per strada, galera.
Galera, ripeto, è quello che ci hanno raccontato i giornali: ho qui una selezione di titoli dei giornali, perchè il sistema adesso ve lo descrivo ma vediamo prima i titoli.
"In carcere i clienti delle lucciole", La Stampa.
"Stop alla prostituzione: manette ai clienti", in strada crea allarme sociale, dice la Carfagna.
Ne ho altri, eh. Perchè tutti i giornali se la sono bevuta, tutti dal primo all'ultimo. Carcere, carcere, carcere.
"Pene più severe per lucciole e clienti, sino a 12 anni a chi sfrutta i minori", Il Giornale.
Potremmo continuare, vediamo se ne trovo ancora uno per farvi vedere che se la sono bevuta proprio tutti dal primo all'ultimo.
"Carcere per i clienti, carcere per le prostitute, retate". Avremo quanti nuovi detenuti?
E chi glielo dice al ministro Alfano che soltanto la settimana scorsa era terrorizzato per i dati delle carceri e prometteva gingilli tipo braccialetti elettronici, espulsioni dei condannati e altre amenità che, abbiamo già spiegato, non funzionano? Una settimana si lancia l'allarme per il sovraffollamento delle carceri, la settimana dopo si annuncia: "Carcere per i clienti e per le prostitute".
Non sono pochi, perchè le prostitute per strada in Italia si calcola che siano circa 70-100.000, ciascuna avrà una buona clientela. Vogliamo dire che ciascuna ha in media dieci clienti? Bene, vuol dire che potremmo, se fossimo efficienti e li arrestassimo tutti, arrivare ad arrestare un milione di persone. Ma se fossimo inefficienti e arrivassimo ad arrestare, per dire, il 10%, potremmo arrestare centomila persone?
Lo sanno, questi signori, che noi abbiamo posti nelle celle per 45.000 persone e sono tutti strapiene, tant'è che nelle carceri ce ne sono 20.000 di più? E dove pensano di metterli questi?
Negli stadi, come ha proposto Matarrese per gli ultrà? Seguendo la linea Pinochet che aveva scoperto gli stadi come contenitori di detenuti politici, naturalmente già diversi anni fa.
Ecco, noi siamo in mano a questi dilettanti allo sbaraglio, a questi squinternati, a questi decerebrati che fanno annunci, tanto loro lo sanno che gli annunci non saranno seguiti da nulla ma che i giornali abboccheranno come tonni, le televisioni rilanceranno, i cittadini - non essendo dei tecnici dell'argomento - non riescono a capire che è tutto finto e quindi si comincia a discutere dell'arresto della prostituta sotto casa, dell'arresto del cliente e in realtà non verrà mai arrestato nessuno. Almeno questa norma di celle sovraffollate non ne produrrà più di quanto già non lo siano.
Il bello è che proprio funziona così. E' come la pubblicità più deteriore: la pubblicità ti convince che una cosa esiste, tu ti convinci a convivere con quella cosa che ti hanno detto esistere, poi un giorno con comodo qualcuno ti dice "Sveglia, Babbo Natale non esiste, i bambini non li portano le cicogne!". Questo è il governo dei Babbi Natale, delle cicogne, del bambino sotto il cavolo. Annunci impossibili da smentire contornati da applausi e discussioni che fanno in modo che la gente pensi che veramente all'annuncio seguirà qualcosa.
Vediamo perchè. Poi vi faccio degli altri esempi perchè questo riguarda molto come noi riceviamo le notizie. Noi le riceviamo come se fossero vere, quindi ci sono molti che ci credono: se han detto che arrestano le prostitute e i clienti, arresteranno le prostitute e i clienti.
Manco per sogno.
Chi esercita la prostituzione o ne usufruisce per strada, rischia una pena da cinque a quindici giorni di arresto e una multa da 200 a 3.000 euro.
Domanda: finiranno dunque in carcere le prostitute e i loro clienti sorpresi a contrattare sul marciapiede, almeno cinque giorni - minimo - o quindici giorni - massimo -?
Ma nemmeno per sogno. Anche se il giudice ti applica la maggiore, quindici giorni di arresto, tu quindici giorni non li fai. Questa è la pena che ti arriverà alla fine del processo, che di solito dura 7-8 anni in Italia, e che fino a due anni è coperta dalla condizionale, se supera i due anni e arriva a tre, non si sconta in carcere ma per lo più ai servizi sociali.
Come abbiamo già ripetuto milioni di volte, per avere speranze di finire in carcere bisogna superare tre anni di pena, sotto è impossibile andarci.
Figuratevi quante condanne per prostituzione in strada alle prostitute e ai clienti si devono totalizzare perchè uno di questi vada a finire dentro! Se deve arrivare almeno a tre anni e la pena massima è di quindici giorni, ammesso e non concesso che il giudice ti dia sempre il massimo della pena, dovrai totalizzare 24 condanne per avere un anno, 48 per avere due anni, 72 condanne per avere 3 anni, 73 per superare i tre anni e andare in galera per quindici giorni.
Sempre che il giudice ti dia sempre il massimo della pena, sempre che non scatti la prescrizione - che è rapidissima, scatta nel giro di tre anni e quindi è impossibile fare un processo per tre gradi di giudizio.
Ma soprattutto sempre ammesso che tu confessi, ed è raro trovare degli imputati che quando vanno davanti al giudice che gli chiede "lei confessa?" gli dicono "si, si, sono colpevole!".
Quindi, se l'imputato non confessa, se scatta la prescrizione o se il processo dura troppo a lungo la speranza di finire in galera per questi reati è assolutamente zero. Bisogna essere volontari per farsi prendere, condannare e totalizzare un numero sufficiente di anni per andare in prigione.
Anche perchè questo reato è a prova impossibile. Punisce il cliente e la prostituta che contrattano in strada, perchè se li sorprende mentre compiono atti sessuali in una macchina o dietro un cespuglio, quelli sono atti osceni in luogo pubblico e sono già puniti.
Questo è il nuovo reato che punisce la contrattazione del sesso a pagamento.
Ma se io porto davanti al giudice un uomo e una donna che in una certa zona, vestita in un certo modo la donna, con un certo atteggiamento l'uomo, stavano parlottando fra di loro con l'auto a motore acceso, il giudice chiederà alla signora: "lei stava contrattando sesso con il signore?" "Assolutamente no! Passavo di li per caso e ci facevamo due chiacchiere".
"Ma era vestita col reggicalze..." "Ma io mi vesto così, mica è vietato dalla legge". Assolta.
Quanto al signore: "Ma lei stava contrattando sesso con la signora?" "Io??? Ma io stavo chiedendo un'informazione stradale, l'ho incontrata sul marciapiede, ho fermato la macchina, non sapevo dove andare..."
A questo punto il giudice potrà ridergli in faccia, gli dirà "lo vada a raccontare a sua sorella" e l'altro, col suo avvocato, gli farà notare: "guardi, l'onere della prova è suo, non mio. E' lei che deve dimostrare che stavo parlando di sesso a pagamento, non io che devo dimostrare che non ne stavo parlando". Quindi verrà assolto anche lui.
Il risultato quale sarà? Che i processi saranno totalmente inutili perchè saranno quasi tutti assolti e anche in caso rarissimo di condanna non ci saranno conseguenze né carcere per nessuno.
Il risultato, però, sarà che nel processo pubblico il cliente verrà sputtanato, avrà l'immagine, la famiglia, la reputazione rovinata per aver fatto poi che cosa?
E i giudici dovranno celebrare migliaia di processi già sapendo che saranno inutili, ma li dovranno celebrare lo stesso.
Le indagini di un pubblico ministero, l'udienza preliminare davanti a un GIP, il processo in tribunale davanti a un giudice monocratico e siamo già a tre giudici impegnati e solo al primo grado.
Poi abbiamo la Corte d'Appello dove ci sono un procuratore generale e tre giudici, poi abbiamo la Cassazione dove ci sono un procuratore generale e cinque giudici.
Avremo tredici magistrati impegnati per ogni cliente di ogni prostituta e per ogni prostituta che verranno sorpresi in atteggiamenti equivoci per la strada.
Voi vi rendete conto che siamo di fronte a un branco di decerebrati? Perchè soltanto un branco di decerebrati o di delinquenti, fate voi, o di decerebrati delinquenti, o di decerebrati più delinquenti, può fare una legge che va a intasare con migliaia di nuovi processi un sistema giudiziario già completamente all'esaurimento.
Sarebbe come prendere il passante di Mestre nell'ora di punta e decidere di sveltire la circolazione immettendo migliaia di nuove automobili. La stessa cosa.
Esplode il passante di Mestre, esplode la giustizia, infatti non si riuscirà più a fare i processi per i reati seri, perchè bisognerà andare a rincorrere i clienti e le prostitute.
Questo è una costante: la politica dell'annuncio, senza possibilità di smentire quell'annuncio che è falso, anzi finto - meglio - consente al governo di continuare a fare annunci, di continuare a migliorare la sua immagine e la sua popolarità perchè la gente ci crede e poi tanto chi va a controllare se a quegli annunci è seguito qualcosa?
Controllando l'informazione, coloro che dovrebbero andare a verificare cosa succede dopo... ci si garantisce che nessuno controllerà cosa succede dopo.
Come si dice a Napoli: non è scomparsa la monnezza, sono scomparsi i giornalisti, sono scomparse le telecamere. La monnezza non può sparire, nulla si crea e nulla si distrugge.
Se non si ripristina il ciclo completo dei rifiuti la monnezza è nascosta, non sparita. Dov'è nascosta? Bisognerebbe cercarla e chi deve cercarla è un dipendente del Presidente del Consiglio, per i 9/10, oppure ha paura di lui, l'altro 1/10.
Figuratevi se qualcuno andrà a verificare quante prostitute e quanti clienti sono stati arrestati dopo che è passata questa menata della ministra da calendario.
Avete sentito quest'estate quanti annunci.
Quanti sindaci, quante ordinanze dopo che il governo ha dotato dei superpoteri questi superman muniti di kriptonite che abbiamo nei palazzi civici, i quali hanno cominciato a emettere meravigliose ordinanze, vietando di dare da mangiare ai piccioni, vietando di portare le ciabatte perchè fanno rumore, di usare il tagliaerba.
A Novara hanno vietato addirittura di riunirsi in più di tre nei parchi pubblici a una certa ora. Hanno ripristinato il coprifuoco.
Abbiamo anche molti sindaci che, in base a una direttiva nazionale del ministro Maroni, hanno deciso di multare gli accattoni. Suona bene, se uno non ci pensa.
Multare gli accattoni. Arrestare le prostitute.
Multare gli accattoni.
Poi uno ci pensa... cioè spegne la TV se no non riesce a pensarci, nessuno glielo fa notare... uno perchè fa l'accattone? Perchè non ha una lira. che senso ha multare un accattone? Come la pagherà la multa? E' un accattone...
Se chiede l'elemosina non ha una lira, e allora come fa a pagare la multa?
La multa al miserabile, al poveraccio è esattamente come evirare un eunuco, come accecare un non vedente, come assordare un sordo, come vietare di parlare a un muto.
Voi vi rendete conto che siamo in mano a un branco di delinquenti, decerebrati, bravissimi nella propaganda e nello spot che riescono persino a fare in modo che la gente non si metta a ridere quando minacciano di multare un accattone.
Ed è tutto così: abbiamo già dedicato un Passaparola, per chi è interessato e non se lo ricorda c'è il DVD sul blog di Beppe, ma abbiamo già raccontato come abbiano fatto credere che è stato istituito il reato di clandestinità mentre non è vero.
Hanno istituito il reato di ingresso clandestino in Italia che punisce quelli sfigati che vengono sorpresi nell'istante in cui entrano in Italia, casi rarissimi. E tutti a dire "Oddio! Abbiamo centinaia di migliaia di badanti che rischiano l'arresto!".
Ma quando mai? E' reato da oggi in poi, per tutti quelli che erano già qua prima non si può fare niente.
Questa è la differenza tra reato di clandestinità e reato di ingresso clandestino. Hanno fatto il secondo ben sapendo che non avrebbe prodotto niente perchè se avessero istituito il reato di clandestinità veramente avrebbero dovuto arrestare tutti gli immigrati già presenti in Italia senza il permesso, che lavorano magari, e non avrebbero saputo dove metterli salvo, appunto, aprire gli stati alla Pinochet.
Altro annuncio che ha avuto effetto mediatico e non ha prodotto nessuna conseguenza concreta anche perchè i giornali e le televisioni sono fatti apposta per rilanciare questi annunci.
Invece di andare a vedere il vero problema, cioè: la legge funziona? Ci promettono che la legge produrrà questo effetto: davvero riuscirà a produrre questo effetto? No, questo è troppo seria come impostazione.
Di solito i giornali e le televisioni si dedicano al dibattito pro e contro: è giusto arrestare le prostitute e i loro clienti?
E allora vip, sottovip, frequentatori di bordelli, puttanieri, ex puttanieri, aspiranti puttanieri che intervengono dicendo: "ah io ci ho provato, la puttana serve." "Ah io c'ho provato, serviva ma adesso non va più bene" "No, non è il caso" "Sì è il caso".
E nessuno che va a vedere, in concreto, se la legge funziona o non funziona.
Qualche anno fa, già ferveva il dibattito sul reato di clandestinità. C'era chi diceva "facciamolo", c'era chi diceva di no.
Nessuno ha il coraggio di farlo perchè, appunto, si dovrebbero arrestarne a centinaia di migliaia e allora cosa fecero? La Turco-Napolitano e poi la Bossi-FIni, che in quello erano praticamente identiche, decisero di punire non chi era in Italia senza documenti ma chi, in Italia, non esibiva il documento quando veniva fermato dalla Polizia.
Il reato era mancata esibizione del documento di identità senza giustificato motivo.
Che cosa succedeva? Che i giudici si vedevano portare migliaia di immigrati che non avevano esibito il documento di identità al poliziotto che li aveva fermati o al Carabiniere.
Perchè? Perchè era obbligatorio arrestarli, era un reato ad arresto obbligatorio.
Solo che era esattamente come il reato di prostituzione per strada: un reato a prova impossibile, quindi ad assoluzione obbligatoria.
Il giudice lo interrogava e diceva: "ma lei non ha esibito il documento", quello diceva "si", dice: "perchè? Aveva un giustificato motivo?", "Sì".
"E qual era il giustificato motivo per cui lei non ha esibito il documento?"
"Non ho il documento"
Vi sembra un motivo giustificato o no, per uno che non esibisce il documento, il fatto di non avere un documento?
Certo che è un giustificato motivo! Quindi, secondo una corrente giurisprudenziale tutt'altro che avventata, venivano tutti assolti fino a quando è venuta la Cassazione a mettere ordine in una questione che non riguardava giudici buonisti che assolvevano gli immigrati, ma politici decerebrati che scrivono le leggi coi piedi e poi si meravigliano se non funzionano o i giudici non riescono ad applicarle.
Ecco per quale motivo noi continuiamo a sentir parlare di sicurezza da quando avevamo i pantaloni corti e non vediamo mai uno straccio di sicurezza.
Perchè la sicurezza non ce la possono dare per le ragioni che abbiamo spiegato altre volte: noi saremo sicuri quando Berlusconi e la casta degli impuniti non saranno più sicuri.
E loro, a loro volta, per essere sicuri coi loro reati impuniti non possono far funzionare la giustizia che darebbe sicurezza a noi.
E allora vai con gli spot.
L'unico modo per smontare questo circolo vizioso che produce popolarità a un governo che non ne combina una giusta, è quello di passare parola.
Quindi passate parola!
Ci vediamo lunedì!"