giovedì 30 ottobre 2008

L'istruzione e' la principale via della democrazia





Sono esasperata.
In questi giorni ho sofferto per l'affondo verso la scuola pubblica costruito attraverso il decreto Gelmini, la Ministra portavoce di una classe politica interessata a realizzare un disegno antidemocratico volutamente orientato ad asservire le nuove generazioni al potere e ai desideri di cupidigia del gruppo sociale predominante.

Luttazzi, con l'intelligenza e la capacità di sintesi che lo contraddistingue, descrive con le giuste parole gli effetti voluti con la riforma della Gelmini:
"il tutto nell’interesse dei più privilegiati e a scapito della democrazia, che si basa sull’istruzione, ovvero sulla cultura e sulla critica. L'istruzione alimenta il dubbio e la curiosità: dev’essere di tutti, come vuole la Costituzione, in modo che dalla scuola escano cittadini, non sudditi. Una scuola autoritaria prepara a una società autoritaria."
[dal sito di Daniele Luttazzi]

Sono dalla parte degli studenti.
Non voglio immaginare un futuro dove sia difficile l'accesso all'istruzione superiore di qualità, un domani ricco di ignoranti con privati finanziatori fortemente interessati a non sviluppare, per esempio, alcuni settori di ricerca universitaria fondamentali per la scienza.
E la Chiesa? Cosa potrebbe fare a disfavore della razionalità, della laicità, nello sviluppo di nuove teorie o terapie mediche?
Se chiudessero taluni atenei perchè considerati di serie B?
Quali altri poteri andrebbero a questa università di anziani baroni quando si dovranno giostrare i pochi aiuti economici di sovvenzionatori/sponsor?
Non si dona del denaro senza considerarlo come un investimento, le aziende non fanno beneficenza, non in Italia. Non si decide una legge del genere senza un preciso e netto intento, non con un governo ricco di esponenti della P2.

Io dico nooooo alla riforma Gelmini!

La Costituzione ha sancito alcuni punti focali vitali per mantenere la nostra libertà:
scuole per tutti, ugualianza davanti alla legge, divisione dei poteri, possibilità del popolo di essere sovrano, controllo dell'attività legislativa da parte del Presidente della Repubblica attraverso l'azione di promulgazione.

Questi signori, votati grazie a Confindustria stanno mettendo in ginocchio l'Italia.
Si, proprio loro che si divertivano a usare questo slogan per raccattare preferenze prima delle elezioni.





Lapide ad ignominia

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Piero Calamandrei



Vi segnalo il sito della protesta dell'Ateneo di Palermo contro la legge 133/2008:
http://www.protestaunipa.info

martedì 28 ottobre 2008

Rete4, l'immortale



Pubblico il testo dell'intervento di Marco Travaglio.

"Buongiorno a tutti.
Oggi vi voglio parlare di due sentenze delle quali avete sentito poco.
Di una avete saputo ma senza entrare nel merito, dell'altra proprio non avete sentito mai parlare e non ne sentirete mai parlare, credo.
Cominciamo dalla seconda.
Antonio Di Pietro, qualche anno fa, aveva dichiarato, come molti di noi fanno visto che conosciamo le carte, che Rete4 è abusiva.
Preciso: Rete4, secondo la Corte Costituzionale, da esattamente 14 anni non dovrebbe appartenere a Berlusconi o, nel caso in cui dovesse ancora appartenergli, non dovrebbe più trasmettere sull'analogico terrestre, sui canali che noi vediamo schiacciando il nostro telecomando al numero 4.
Perché nessun privato può possedere più di due reti televisive e Berlusconi ne possiede tre.
Dopodiché, trasmette in virtù di leggi fatte apposta che le consentono di farlo.
Quindi, Dal punto di vista delle leggi è strettamente legale quello che avviene, in realtà è incostituzionale e da qualche mese, da gennaio di quest'anno, è anche illegittimo in quanto incompatibile con le normative europee che, come voi sapete, prevalgono: il diritto comunitario prevale sul diritto nazionale, quindi lo dovrebbe scalzare.
Dico questo perché ogni volta che qualcuno dice che Rete4 è abusiva, anche se legalizzata ex-post a fare quello che non si può fare, Mediaset querela.
Io ho avuto molte cause, molti hanno avuto cause per avere detto questa semplice ed elementare verità.
Bene, di solito queste cause vanno a finire bene nel senso che portiamo le sentenze della Corte Costituzionale, adesso anche la sentenza della Corte Europea del Lussemburgo, e i giudici danno ragione.
Questa volta è successa una cosa in più: Di Pietro si è visto dare ragione con l'archiviazione della querela che gli aveva fatto Mediaset per avere detto "Rete4 è abusiva", il giudice ha voluto aggiungere un qualcosa in più.
Vediamo.
La sentenza è del 15 ottobre, sono quattro pagine.
Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Vincenzo Tutinelli, preso atto della richiesta di archiviazione della procura di Milano, del fatto che Mediaset si è opposta alla richiesta di archiviazione, ha tenuto l'udienza e ha deciso di archiviare.
Perché ha deciso di archiviare? Perché non c'è diffamazione nel dire che Rete4 è abusiva.
Perché non c'è diffamazione? Perché Rete4 è abusiva, quindi dirlo non è diffamazione ma è la verità.
Il giudice, che deve essere anche spiritoso, parte dal vocabolario e va a cercare il significato dell'aggettivo "abusivo".
E scrive: "Secondo il vocabolario della lingua italiana, il termine "abusivo" qualifica un'attività fatta senza averne il diritto o l'autorizzazione.
E' noto l'uso del termine con riferimento all'abusivismo edilizio, in cui l'attività così qualificata è quella di avere costruito senza idonea licenza o concessione.
Proprio in riferimento al fenomeno dell'abusivismo edilizio, può essere in qualche modo interessante perché, così come per le trasmissioni televisive in tale ambito - le case costruite abusivamente - sono intervenute delle legislazioni che prevedevano interventi di sanatoria legittimando a posteriori l'abusiva attività svolta in precedenza."
Quante volte, dopo avere costruito una casa senza la licenza, la concessione o i permessi ambientali arriva la sanatoria, il condono e quindi uno dice "io sono in regola".
No, non sei in regola: sei un abusivista legalizzato dai tuoi amici in Parlamento.
"...legittimando a posteriori l'abusiva attività svolta in precedenza".
Quando l'hai fatto non potevi, dopo ti sei fatto mettere in regola.
"Il riferimento all'abusivismo edilizio è, inoltre, interessante perché in tale contesto si è enucleata un'altra categoria di attività abusive, quelle svolte in forza di un provvedimento dichiarato illegittimo".
Ecco l'altro passaggio: quelle leggi che dopo che hai fatto la casa abusiva l'hanno sanata ex-post, sono poi state dichiarate addirittura illegittime, nel caso delle TV naturalmente, dalla Corte Europea di Lussemburgo.
E allora, si passa dalle case abusive alla televisione abusiva.
E qui il giudice - ripeto, si chiama Vincenzo Tutinelli - fa una breve storia, un bignamino, di Rete4.
Dice: "Da tempo le trasmissioni radiotelevisive sono regolate con legge che prevede la necessità tra gli operatori, stante la limitatezza delle frequenze, di un'idoneo provvedimento concessorio da parte dell'autorità statale competente".
La concessione dello Stato a trasmettere, su scala locale o nazionale come nel nostro caso.
Negli atti è richiamato il decreto ministeriale del 1999 che da una parte rigetta la domanda della querelante - Mediaset, per Rete4 - di assegnazione delle frequenze.
Nel 1999 c'era stata, ricordate, la gara per l'assegnazione delle concessioni: Rete4 l'aveva persa, Europa7 di Di Stefano l'aveva vinta e quindi quando Mediaset ha chiesto di nuovo le frequenze per Rete4 gli hanno detto no.
Da un lato il decreto ministeriale del 1999 rigetta la richiesta di frequenze da parte di Rete4, dall'altra la autorizza in via transitoria, dicendo "Continuate pure a usare quelle che già avete, fino a quando l'autorità di garanzia delle comunicazioni - AGCOM - fisserà un termine ai sensi della legge".
Naturalmente l'AGCOM che cos'ha fatto? Non ha fissato nessun termine quindi Mediaset ha continuato a trasmettere in base a questa proroga, illegittima, per anni e anni fino ad oggi.
L'autorità, com'è noto, non è indipendente ma nominata dai partiti.
A quel punto, fino al 2003 non arriva nessun termine dall'AGCOM e allora interviene di nuovo la Corte Costituzionale che come già nel 1994 dice: "guardate che Rete4 deve andare su satellite o essere venduta" e fissa lei il termine: 31 dicembre del 2003.
Terrorizzato, Berlusconi approva la legge Gasparri 1. Ciampi la rimanda indietro, all'epoca avevamo un Presidente della Repubblica che ogni tanto rimandava indietro qualche legge incostituzionale - e a Natale 2003, a pochi giorni dalla scadenza, Berlusconi vara il decreto salva Rete4, poi mette a posto tutto per legge con la Gasparri 2, nell'aprile 2004.
A questo punto ecco che nel 2008 anche la Corte di Giustizia delle Comunità Europee di Lussemburgo si accorge che l'Italia è fuorilegge.
"Ha affermato la illegittimità della normativa che permetteva il differimento degli effetti del provvedimento, autorizzando occupanti di fatto delle frequenze".
Li tratta proprio come degli squatter, come quelli che occupano gli edifici pubblici e ci si installano dentro.
Questi occupano abusivamente frequenze pubbliche.
Sancisce l'illegittimità della norma che consente agli occupanti di continuare a occupare le frequenze, sia pure sempre in via transitoria che è una transitoria definitiva perché non finisce mai!
Qui cita tutta la sentenza della Corte di Giustizia Europea e spiega che conseguenze ha, visto che il diritto comunitario prevale sul diritto nazionale.
"Tale sentenza evidenzia la sussistenza di un contrasto con il diritto comunitario dell'intero sistema italiano televisivo e della prosecuzione delle occupazioni delle frequenze da parte dell'odierna querelante" cioè di Mediaset.
Quello che sta facendo Mediaset è in contrasto con la normativa europea, anche se è legittimato dalle leggi ad hoc italiane che decadono di fronte all'orientamento europeo.
"Afferma il contrasto fra la normativa europea e l'autorizzazione temporanea a trasmettere del soggetto che in precedenza occupava le frequenze."
Questa è la frase fondamentale: "Il giudice nazionale non ha la possibilità di discostarsi dall'orientamento in quella sede europea espresso".
Cosa vuol dire? Il Consiglio di Stato che aveva interpellato la Corte Europea di Lussemburgo per sapere se quello che succede in Italia è o non è in linea con l'Europa, ora che ha saputo dalla Corte Europea che siamo completamente fuori legge, non può fregarsene e fare finta di niente, anzi non può discostarsi da quell'orientamento, deve farlo proprio.
Perché? Perché "ubi maior, minor cessat", la legge italiana conta niente rispetto alla sentenza della Corte Europea, quindi quando a dicembre il Consiglio di Stato dovrà decidere il da farsi sui ricorsi presentati da Di Stefano per Europa7, dovrà fare propria questa roba qua!
Anzi, sarebbe addirittura autorizzato lui stesso a togliere le frequenze a Rete4 per darle a Europa7, perché la legge soccombe rispetto alla sentenza della Corte Europea.
E non c'è niente da fare.
"In ragione di ciò, il carattere della abusività richiamato nelle dichiarazioni incriminate - quelle di Di Pietro - verrebbe a derivare dalla patente di illegittimità conferita dalla sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee all'intero sistema normativo italiano dal 1997 ad oggi, e ai provvedimenti attuativi di tale sistema".
Insomma: "E' ben difficile ritenere diffamatoria un'affermazione fatta da un soggetto" - Di Pietro - quando la medesima affermazione viene di fatto riproposta dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee pochi anni dopo.
Di Pietro ha semplicemente detto ciò che poi ha ribadito addirittura la Corte Europea di Lussemburgo.
Allora due sono le conclusioni.
Primo: a dicembre il Consiglio di Stato dovrebbe, secondo questo giudice - un giurista, quindi capisce di queste cose - farla finita con questo abuso non edilizio ma televisivo, ai danni dei cittadini e ai danni di un concorrente come Europa7 di Francesco Di Stefano.
E questo vi spiega per quale motivo, visto che anche gli avvocati di Mediaset lo sanno, ques'estate il governo ha tentato di fare l'ennesima salva Rete4 per sistemare un'altra volta le sue faccende e l'ha messa da parte perché tanto l'Europa, nella procedura di infrazione che potrebbe nascere, si pronuncerà fra qualche mese.
E adesso, nel tentativo disperato di fare in modo che il Consiglio di Stato non tolga le frequenze a Rete4 cosa ha fatto il governo insieme all'AGCOM, quella rimasta inadempiente per tutti questi anni?
Ha stabilito che le frequenze a Europa7 non gliele dia Rete4, che le occupa abusivamente sia pure autorizzata per legge illegittima.
No, le frequenze si tolgono a Rai1!
Pensate, abbiamo una televisione abusiva e invece di levare le frequenze a lei le si leva a Rai1 che è assolutamente legittimata!
Rai1 dovrà sacrificare una parte delle sue frequenze di trasmissione per darle a Europa7 in modo che Rete4 continui a occupare abusivamente le frequenze che non le spetterebbero in quanto è senza concessione.
Vi rendete conto di quello che sta avvenendo nel silenzio assoluto?
Non c'è nessuno, nemmeno nelle opposizioni cosiddette, che abbia parlato di questo ne abbiamo sentito riferimenti ai conflitti di interessi e alla faccenda televisiva nel meraviglioso discorso di Uòlter Veltroni al Circo Massimo.
Infine, c'è un bellissimo richiamo all'articolo 21 della Costituzione, a dimostrazione del fatto che per fortuna ancora qualche giudice in materia di diritto di critica fa riferimento alla Costituzione.
Dice: "Appare il caso di ricordare che l'articolo 21 non protegge unicamente le idee favorevoli o inoffensive o indifferenti, essendo al contrario principalmente rivolto a garantire la libertà proprio delle opinioni che urtano, scuotono, inquietano con la conseguenza che di esse non può predicarsi un controllo se non nei limiti della continenza espositiva".
Certo, se uno si mette a insultare... ma se uno usa dei termini appropriati, può fare anche le critiche più dure.
Perché? Perché la libertà di espressione tutelata dall'articolo 21 della Costituzione non tutela il diritto di applauso ma il diritto di critica, innanzitutto.
E questa è la prima sentenza.
La seconda, almeno ne avete sentito il titolo, è quella che riguarda Calogero Mannino, ex segretario regionale della DC, ex ministro democristiano, trapassato tranquillamente, senza traumi, dalla prima alla seconda repubblica e oggi felicemente seduto in Senato con l'UDC.
L'Unione dei Cuffari, dei Casini e dei Cesa. E anche dei Mannini.
Bene, l'altro giorno è stato assolto nel secondo processo d'appello dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
La formuletta è la solita che mettono quando assolvono un politico coperto di prove: dicono che le prove sono insufficienti.
E' il solito comma 2 dell'articolo 530 del codice di procedura penale, lo stesso che avevano inserito nella sentenza di primo grado che assolveva Andreotti, anche lì per insufficienza di prove.
La stessa che hanno messo quando hanno assolto il presidente della Provincia di Palermo, Francesco Musotto.
La stessa che hanno messo per tanti processi, per accuse diverse ovviamente, a Berlusconi, a cominciare dalla sentenza della Cassazione sulle tangenti alla Guardia di Finanza.
Bene, le sentenze, come è noto, si rispettano, se ne prende atto, si aspettano le motivazioni, se non le si condivide si impugnano nella sede successiva.
Probabilmente la procura generale di Palermo ricorrerà un'altra volta in Cassazione, all'incontrario di quello che era avvenuto la volta scorsa quando Mannino, assolto in primo grado per insufficienza di prove, in appello era stato condannato a 5 anni e 4 mesi, e aveva impugnato la sentenza in Cassazione che gli aveva dato ragione dicendo che la motivazione era scritta male, bisognava riformularla.
Aveva rimandato indietro il processo alla Corte d'Appello per difetto di motivazione perché si rifacesse il processo di secondo grado, lo si è rifatto, i giudici questa volta lo hanno assolto per insufficienza di prove, cioè hanno ritenuto insufficienti le stesse prove che i loro colleghi della stessa Corte d'Appello avevano ritenuto sufficienti.
Stavolta, probabilmente, sarà l'accusa a impugnare davanti alla Cassazione e se così forse potrebbe anche darsi che la Cassazione rimandi il processo indietro per fare un terzo processo di Appello.
Uno dirà "siamo dei pazzi a fare così". Sono i pro e i contro del sistema che abbiamo in Italia, che consente molte impugnazioni e che, consentendo vari gradi di giudizio, prevede la possibilità che ogni volta i giudici valutino il materiale probatorio in maniera diversa da quello dei loro colleghi precedenti.
C'è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto, è sempre così.
E' una valutazione discrezionale.
Che cosa interessa a noi cittadini, a me giornalista?
Interessa soprattutto sapere se ci sono degli elementi dei quali parlare, emersi in questo processo.
Se ci sono dei fatti gravi per il fatto che questo signore fa politica in Parlamento, dei quali possiamo prendere atto a prescindere da che cosa decidono i giudici sulla configurabilità del reato in base a quegli elementi.
Abbiamo dei fatti dai quali partire? C'erano dei fatti che giustificavano quel processo?
Poi l'abbiamo detto: il giudice è liberissimo soprattutto in un ambito così aleatorio come il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, di stabilire che secondo lui è provato lo scambio fra il politico e il mafioso o di stabilire che non è sufficientemente provato lo scambio.
Perché lo dico? Perché questa sentenza è utilissima per capire la differenza che c'è fra una assoluzione - una volta si sarebbe detto - per insufficienza di prove o un'assoluzione per una diversa valutazione delle prove da parte di giudici di vario grado, e invece l'errore giudiziario.
Ogni volta che assolvono qualcuno che era stato arrestato, come in questo caso, oppure indagato oppure addirittura già condannato una volta, scatta subito lo strillo generale: "ecco, era un errore giudiziario!".
Non è mica detto, può darsi benissimo che uno venga arrestato, rinviato a giudizio e poi assolto senza che nessuno abbia commesso nessun errore giudiziario.
Anche perché gli elementi necessari per arrestare qualcuno prima del processo o per rinviare a giudizio qualcuno sono diversi da quelli che sono necessari per condannarlo.
Basta molto meno per arrestare una persona che non per condannarla.
Di solito li si arresta quando ci sono gravi indizi e quando si rischia che quello inquini le prove o intimidisca i testimoni, o commetta altri reati o scappi, rendendo comunque vano il processo.
Per questo che spesso si arresta qualcuno prima del processo: per fare in modo che il processo si possa fare genuinamente.
Se poi al processo non emergono altre cose rispetto a quelle emerse al momento dell'arresto, quello può essere assolto e non c'è stato nessun errore giudiziario.
Gli elementi per arrestarlo c'erano e quelli per condannarlo no.
Bisogna conoscerle le cose per parlare. Qua parla invece sempre chi non sa niente. E allora hanno detto: "visto? Era un errore giudiziario!".
Non c'è stato nessun errore giudiziario nel caso di Mannino.
Mannino è stato arrestato all'inizio degli anni Novanta ed è rimasto in carcere per due anni.
L'arresto non l'ha fatto la procura di Caselli, l'ha chiesto la procura di Caselli.
Due pubblici ministeri, Teresa Principato e Vittorio Teresi, e quell'arresto è stato confermato.
E' stato disposto dal GIP, ovviamente, confermato da tre giudici del riesame. Due PM, un GIP e tre giudici del riesame: siamo già a sei.
Ha fatto ricorso la sua difesa alla Cassazione, la Cassazione si è pronunciata a sezioni unite. Sono in nove nelle sezioni unite: i nove delle sezioni unite hanno confermato l'esigenza di tenerlo dentro, e siamo a nove più sei: quindici.
Dopodiché hanno chiesto la scarcerazione per motivi di salute; il tribunale del riesame di Palermo, altri tre giudici, hanno detto di no.
Diciotto giudici di diverse città, sedi e funzioni hanno deciso che Mannino doveva stare in galera.
E' evidente che non possono essere tutti visionari o avercela tutti con lui.
E allora com'è che è stato arrestato e ora è stato assolto?
Semplice: c'erano gli elementi per arrestarlo e secondo i giudici non c'erano sufficienti elementi per condannarlo.
Secondo i giudici del secondo appello, mentre secondo i giudici del primo appello gli elementi c'erano e gli hanno dato 5 anni e 4 mesi.
Qual è il problema? E' che noi viviamo in un sistema dove ci sono troppi gradi di giudizio, dove troppi giudici mettono il becco.
Naturalmente questa è una garanzia, perché molti occhi vedono meglio di pochi, ma dall'altra parte c'è sempre la possibilità che ogni occhio veda alla maniera sua e che quindi ci siano ribaltamenti di giudizio e di valutazione.
E' tutto fisiologico, anche se sembra strano, sta nel nostro sistema questa conseguenza paradossale.
C'è poi una convenzione, che noi accettiamo altrimenti non staremmo insieme e non affideremmo la giustizia ai Tribunali, per cui ha ragione l'ultimo arrivato.
Alla fine dei ricorsi, l'ultima sentenza, quella che diventa definitiva, è quella buona.
Ma chi ci dice che l'ultima sia quella buona e non fosse meglio la penultima?
E' una convenzione, in questo caso alcuni hanno detto che ci sono elementi altri hanno detto che non sono sufficienti, e intanto vogliamo conoscere questi elementi, in modo che possiamo giudicare almeno la persona?
Dopodiché il reato fa il suo corso, vedremo come finirà, ma a noi devono interessare i fatti che riguardano la persona.
E allora quali sono i fatti?
I fatti sono, per esempio, che Mannino già dal Tribunale che lo assolveva in primo grado era stato giudicato malissimo, dal punto di vista politico ed etico.
"E' acquisita la prova che nel 1980-1981 Mannino aveva stipulato un accordo elettorale con un esponente della famiglia agrigentina di Cosa Nostra Antonio Vella - c'era stato addirittura un incontro in casa con questo farabutto - e in seguito con altri boss della mafia Agrigentina".
Il Tribunale parlava, assolvendolo - il Tribunale che 'gli voleva bene' - di "patto elettorale ferreo, avallato dall'intervento di un mafioso come Vella. Un patto che costituisce una chiave per interpretare la personalità e consente di invalidare buona parte della linea difensiva di Mannino, volta a rappresentarlo come un politico immune da contaminazioni coscienti con ambienti mafiosi" o addirittura vittima di chissà quali complotti.
Nessun complotto, altro che immune da contatti mafiosi: questo sapeva che erano mafiosi, andava lì e faceva un patto elettorale ferreo con i capi mafia di Agrigento.
E poi aveva proseguito negli anni successivi.
Perché allora l'avevano assolto e perché adesso l'hanno di nuovo assolto?
Probabilmente, la motivazione oggi non c'è, abbiamo quella del primo grado, perché "non c'è la prova che l'accordo elettorale abbia avuto a oggetto una promessa di svolgere un'attività anche lecita, anche sporadica, per il raggiungimento degli scopi di Cosa Nostra".
Traduzione in italiano: E' provato che abbia fatto un patto elettorale con la mafia, è provato che ha incontrato i capi mafia, è provato che gli abbia chiesto i voti, è provato che quelli l'hanno votato... ma poi Mannino li ha fregati.
Cioè Mannino ha truffato la mafia e non ha dato in cambio quello che loro si aspettavano, o almeno non è provato che lui abbia dato qualcosa in cambio.
In appello, nel primo appello, il procuratore generale Teresi, invece, aveva dimostrato che cosa aveva dato in cambio Mannino, e aveva portato una sentenza fantastica, che è quella sul tavolino degli appalti in Sicilia.
Voi sapete che nelle zone "normali" la corruzione riguarda l'imprenditore che paga e il politico che prende.
In Sicilia e nelle zone di criminalità organizzata il tavolino ha tre gambe: c'è l'imprenditore che paga e dall'altra parte ci sono il politico e il mafioso che prendono.
Nella sentenza su questo tavolino a tre gambe, quello gestito da Salamone, il fratello del magistrato di Brescia. Filippo Salamone l'imprenditore agrigentino che gestiva il tavolino insieme ai mafiosi e ai politici.
C'è scritto che negli anni Ottanta, quando Mannino era segretario regionale, poi diventò ministro della DC, funzionava perfettamente il triangolo con i politici che prendevano i voti dai mafiosi, gli imprenditori che pagavano i mafiosi e i politici in cambio di appalti e i mafiosi che ricevevano appalti in cambio dei voti ai politici e della protezione agli imprenditori.
Sapete com'è andato quel processo? C'erano tre nomi di politici che facevano parte di questo patto, del tavolino: uno si chiamava Sciangula, uno Nicolosi ed era il presidente della Regione, democristiano, e l'altro si chiamava Mannino.
Sono nominati tutti e tre nella sentenza. Quale? Quella che condanna per il tavolino degli affari politico-mafiosi-imprenditoriali gli imprenditori e i mafiosi.
I mafiosi sono stati condannati, gli imprenditori sono stati condannati.
E i politici? Sono stati assolti. Voi capite la differenza che c'è fra un errore giudiziario e una diversa valutazione degli elementi.
Evidentemente quello che fanno i politici è meno grave di quello che fanno i mafiosi e gli imprenditori insieme ai politici.
Qualcuno potrebbe persino pensare che l'errore giudiziario non è soltanto quando viene condannato un innocente ma anche quando viene assolto un colpevole. Giusto?
In linea generale è così: l'errore giudiziario è quando il colpevole la fa franca o l'innocente viene condannato al posto del colpevole.
Ecco, spero che sia chiaro che cosa ho voluto dire: non è tanto importante, agli occhi del cittadino, se un politico ha commesso un reato oppure no, perché anche se si ritiene che non l'abbia commesso, che non ci sia la prova sufficiente che l'abbia commesso, importa se ci sono dei fatti che lo riguardano.
E voi vedrete che se leggerete la sentenza, la pubblicheremo appena ci sarà, le altre le abbiamo messe nel libro "Intoccabili" che abbiamo scritto Saverio Lodato ed io, vi renderete conto che di fatti ce ne sono a carico di Mannino.
Penalmente rilevanti? Non lo so, non spetta a me deciderlo.
Politicamente gravi? Quello si spetta a noi deciderlo!
Andare ai matrimoni dei mafiosi e poi dire "ero lì per la sposa" facendo finta di non conoscere lo sposo Gerlando Caruana?
Strano.
Assegnare le esattorie della provincia di Agrigento ai cugini Salvo, noti mafiosi?
Questo ha fatto Mannino.
Assumere al ministero un certo Mortillaro che era un uomo della mafia, che cosa è? Un fatto.
Andare a casa o ricevere a casa dei mafiosi per fare "patti elettorali ferrei" con la mafia, anche se poi secondo alcuni non è dimostrato il contraccambio, è un fatto grave o no?
E' un fatto grave.
E avanti di questo passo. Far parte del tavolino, ed essere garantiti per i voti, con i mafiosi e gli imprenditori è grave o non è grave?
Bene, di queste cose naturalmente non si è parlato e si è preferito parlare di errore giudiziario come se avessero processato Mannino al posto di qualcun altro.
Non è stato un abbaglio, non è stato un caso di omonimia o un sosia.
Volevano processare proprio Mannino e dovevano processare proprio Mannino perché questi fatti andavano esaminati.
Dopodiché, non basta non essere condannati per poter essere puliti, per poter fare politica a testa alta se si hanno sulla coscienza fatti come questi.
Naturalmente, sono cose che purtroppo non avete sentito e non avete letto, quindi cosa volete che vi dica?
Il solito nostro motto: passate parola."

lunedì 27 ottobre 2008

Vespa's Family



Il capofamiglia si chiama Bruno Vespa, giornalista e scrittore di libri come:
"L' amore e il potere. Da Rachele a Veronica, un secolo di storia italiana" e dal 22 gennaio 1996, sulle note della colonna sonora del film "Via col vento", conduce in seconda serata la rubrica televisiva "Porta a Porta".
Famosa trasmissione di attualità e politica in cui, invece di parlare dei processi e delle magagne dell'attuale capo del governo e di altri importanti esponenti del Parlamento, si preferisce concentrare l'attenzione morbosa e sadica dei telespettatori sulla vicenda del delitto di Cogne, con tanto di plastico della casa di Anna Maria Franzoni:



Nell'immagine :
tra un dilemma probatorio e l'altro, Vespa distrae con maestria gli italiani,
allontanandoli dalla consapevolezza su cruciali vicende del bel paese.



Il talento di Vespa e del suo staff è celebre per la meticolosità nel "confezionare su misura" le puntate di Porta a Porta per gli ospiti di riguardo: i quali possono influire sulle tematiche da affrontate durante la diretta e anche sulla scelta degli invitati che andranno a formare il contraddittorio.

Ecco alcuni esempi della tattica del bravo presentatore (non fazioso):


Primo esempio: Vespa Vs. Montanari della lista per "il bene comune"



Altro esempio: Berlusconi sulla Laurea di Di Pietro




Intercettazione telefonica di Vespa
per la preparazione
delle puntate "confezionate su misura"





A Porta a Porta nel 2001 Silvio firmo' il suo contratto con gli italiani del precedente governo.
Sulla paternità di questo influente presentatore hanno raccontato una diceria dichiarandolo un probabile figlio illegittimo di Mussolini, ma lui ha smentito ogni parentela con la famiglia del Duce.




Chi è l'altro componente della famiglia?

E' il magistrato Augusta Iannini, moglie di Vespa e scelta da Berlusconi come capo del Dipartimento di Affari e Giustizia.

Augusta Iannini ha lavorato a inchieste fondamentali come quelle sull'alta velocità, sulla Safim-Italsanità, sulle tangenti alle Poste per le telefrequenze e per la telefonia. Nell'ambito di quest'ulti­ma, aveva arrestato nel 1993 De Benedetti, aste­nendosi invece sulle altre due richieste di cattura, quelle per Gianni Letta e Adriano Galliani, la sua giustificazione fu: «Sono amici di famiglia».

"Così, nella storia Vespiana (ndr. Bruno Vespa), Mani Pulite diventa un orrendo complotto di ispirazione comunista. Indimenticabili le copiose interviste a Cesare Previti, al quale l'autore dà del tu anche nei libri, forse per sottolineare i vincoli quasi famigliari che lo legano al braccio destro del Cavaliere: Previti è l'avvocato preferito dal giudice Renato Squillante, il capo corrotto dei Gip romani che ha fra le sue giudici preferite Augusta Iannini, moglie di Vespa. Quando scopre la famosa microspia piazzata dalla procura di Milano nel bar Tombini, a due passi dal palazzo di Giustizia di Roma, il 21 gennaio 1996, Squillante sta facendo colazione con la Signora Augusta e con un avvocato della Finivest."
Tratto da: "La Scomparsa dei fatti" di Marco Travaglio.


P.S.: Bruno Vespa gode di un auto blu (con lampeggiante) pagata dai contribuenti italiani.

mercoledì 22 ottobre 2008

E' la stampa bellezza e tu non ci puoi far niente!





Se io avessi almeno il controllo del 50% delle emittenti televisive,
se possedessi diverse testate giornalistiche di importanza nazionale,
se avessi frequentato persone influenti come Craxi,
forse, oltre a tanti soldi,
una moglie invidiabile,
qualche bella ministra,
potrei diventare il futuro presidente della Repubblica Presidenziale Italiana.


Ho paura gente, ho terrore di ciò che è già l'Italia.
Ho il rifiuto di guardare la realtà delle cose
e mi chiudo dentro il mio piccolo mondo di illusioni confortevoli.




La televisione, il consumismo, le fabbriche nel nord, la cattiva gestione dell’istruzione inferiore e universitaria, hanno creato una massa disposta a votarlo perché peccano di senso critico e cercano la sola e semplice omologazione.

E' come se non esistessero più punti di riferimento costituiti da ideali o dalla semplice ricerca della realtà oggettiva delle cose. Le regole comportamentali comuni e rispettose hanno lasciato le coscienze e favorito la nascita di individui isolati, anonimi e distaccati.
Si sono disperse le élites, i gruppi comunitari e le differenze culturali provocando una omologazione dannosa e serva del capitalismo.

La massa desidera la depersonalizzazione degli individui, perché si costituisce solo attraverso punti in comune (semplici) tra l’uno e l’altro dei suoi appartenenti.
Necessita di un’idea elementare da (per)seguire, uno scopo da raggiungere per una via non complicata e breve, possibilmente molto esclusiva per aumentare l’autostima dell'individuo (come il successo regalato ai partecipanti/macchiette erotiche del Grande Fratello).

L’individuo massa nella sua solitudine si trova esposto ai messaggi dei media che toccano sfere al di là della sua esperienza culturale e di vita, determinando la sua attrazione ed esposizione, verso consuetudini e modelli che prevalicano ogni regola della vecchia società patriarcale.

Rimanere integerrimi di fronte alle tentazioni facili come la bellezza, i soldi, la corruzione e il successo non è semplice, per giunta, se si decide per un'esistenza contro la norma si finisce nella sfera dei perdenti.

Il legame con la comunità e le sue regole si dissolve e nella solitudine ci si trova esposti e nudi di fronte alla pubblicità e al sogno di essere milionari.


I saggi libri ci ricordano....

"La massa è il giudizio degli incompetenti, rappresenta il trionfo di una specie antropologica che attraversa tutte le classi sociali e che fonda il proprio ruolo sul sapere specialistico legato alla tecnica e alla scienza. In tale prospettiva la massa è tutto ciò che valuta se stesso (né in bene nè in male) mediante ragioni speciali, ma che si sente "come tutto il mondo" e tuttavia non se ne angustia, anzi si sente a suo agio nel riconoscersi identico agli altri [...] La massa travolge tutto ciò che è differente, singolare, individuale, qualificato e selezionato [...] e hanno un assurdo stato d'animo: non sono preoccupate se non del loro benessere e, nello stesso tempo, non si sentono solidali con le cause di questo benessere"
Ortega y Gasset J., "La ribellione delle masse" (1930)


Oggi la pessimista Gio, vuole segnalarvi il principale motivo del suo malumore dal blog "Non leggerlo" di Wil:


«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei. (...)
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno. (...)
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei,
perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino
rimanesse ucciso o gravemente ferito...
Gli Universitari invece Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco

Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.»



Queste parole sono di Cossiga e trovate qui tutto il suo discorso.




Quarto Potere, Orson Wells

Informazione nordcoreana




Testo dell'intervento:

"Buongiorno a tutti.
Molti sul blog di Beppe e sul mio, voglioscendere.it, mi hanno chiesto di parlare della mia condanna per diffamazione nei confronti di Cesare Previti, in primo grado.
Non intendo farlo perché non intendo usare questo spazio per ragioni mie.
Penso che per difendersi dai processi bisogna andare nei processi e se una sentenza non la si condivide la si deve appellare.
La sentenza non c'è nemmeno ancora, non è stata depositata, lo sarà fra sessanta giorni.
Ci sarà modo di leggerla e di capire che cosa abbia trovato di diffamatorio questa giudice in un mio articolo disponibile sul mio blog perché chi vuole si faccia un'idea.
Volevo invece partire da questo caso, o non caso a seconda, perché una persona che frequenta il blog voglioscendere.it mi ha mandato una mail riportandomi il messaggio che ha spedito al direttore del TG1, Gianni Riotta, in cui esprimeva stupore per il fatto che il TG1, che non da manco le notizie delle condanne a ministri, agli imprenditori, ai parlamentari, avesse trovato il tempo per dare la notizia della condanna a me che sono un privato giornalista.
Oltretutto non solo era una condanna per diffamazione, non per aver rubato, ma era anche una condanna in primo grado e il TG1 ovviamente non l'ha detto per cui, per esempio, alcuni miei parenti si sono spaventati pensando che dovessi immediatamente andare in carcere per otto mesi.
Dice questo ragazzo, Andrea, a Riotta: "Almeno Travaglio il coraggio di parlare e scrivere di Previti & c. ce l'ha e non è servo di nessuno. Inoltre, piccolo particolare, la condanna è in primo grado anche se questo il TG1 l'ha dimenticato.
Il TG1, telegiornale del servizio pubblico, e non partitico, ha dimostrato una volta di più il suo vero volto al servizio dei soliti noti.
Loro non molleranno mai, noi neppure.
Distinti Saluti, Andrea D'Ambra."
Questa è la risposta che gli da Riotta:
"Caro D'Ambra, abbiamo dato una notizia come sempre facciamo. Capisco che per lei è una brutta notizia ma, se le stesse a cuore il mio pensiero, sappia che io sono contrario a qualsiasi condanna per diffamazione, sempre.
Preferiva non dessimo la notizia? Si chiama censura ed è qualcosa che in Italia è frequente. GR."
E' talmente frequente che lui se ne intende parecchio, di censura, visto che censura tonnellate di notizie ogni giorno.
Ecco, naturalmente il fatto di essere contrario alle condanne per diffamazione sempre è una pura follia: i giornalisti che diffamano devono essere condannati per diffamazione!
Poi uno deve decidere se sia più saggia la pena pecuniaria, detentiva, l'obbligo di rettificare.
Ma non è che noi possiamo vivere con la licenza di uccidere senza che veniamo minimamente sanzionati, altrimenti ci sarebbero diffamatori professionali che continuerebbero senza più nemmeno la paura di essere puniti.
Per carità, lungi da me chiedere l'abolizione del reato di diffamazione: semmai bisognerebbe tipizzarlo meglio e stabilire che quando uno racconta un fatto vero non si scappa.
Le parole che ha usato, il contesto in cui l'ha raccontato non contano, conta solo il fatto vero.
E quando esprime una propria opinione, anche per dire che il presidente degli Stati Uniti è un cretino, può dirlo, se lo motiva.
Infatti, negli Stati Uniti, si può dire che il presidente è un cretino.
Il regista Michael Moore ha pubblicato un libro, che in Italia è edito dalla Mondadori, che si intitola "Stupid white man" e si riferisce all'attuale presidente degli Stati Uniti Bush, al quale viene dato del coglione.
E non è successo niente.
Con queste precisazioni, se uno pubblica un fatto falso e si rifiuta di rettificarlo sul giornale, allora certo che deve essere sanzionato per diffamazione.
Ma il ragazzo gli risponde ancora: "Caro Riotta, per me la brutta notizia è che sono costretto a vederla quotidianamente, con i dieci minuti e passa di sfilati di politici a cui non viene fatta nessuna domanda ma a cui si lascia lo schermo e il microfono.
Nessuna critica, nessuna informazione data ai telespettatori. A che serve il giornalista? A che serve chiamarlo telegiornale? Basterebbe "spazio autogestito" - dai partiti ovviamente.
Nonostante la mia giovane età, fortunatamente ho avuto l'occasione di visitare qualche Paese estero e devo dire che in nessuno ho visto un telegiornale pubblico che faccia ciò che purtroppo accade nel nostro, perché è di tutti e non dei partiti.
Sinceramente non riesco a ricordare di aver mai visto una notizia al TG1 come quella della condanna di Travaglio, quando questa riguarda ministri, parlamentari, banchieri o imprenditori.
Ne ricordo informazioni sulle prescrizioni di Berlusconi e Andreotti che anzi voi avete sempre scambiato per assoluzioni.
La censura lei deve conoscerla bene, se mi dice che in Italia è frequente. Perché bisogna passare da un opposto all'altro, censurare o fare cattiva informazione?
Era così dura specificare che si trattava di una sentenza di primo grado?
Ci avete bombardato di notizie e interviste sull'inquisito presidente della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, lo avete dipinto come un martire - probabilmente lo sarà.
Del Turco è la dimostrazione che quando riguarda altri il TG1 da la parola all'imputato, invece con Travaglio, guarda caso, così non è stato.
Ha ragione Travaglio a dire che ora, se foste coerenti, dovreste fornire tutti i nomi dei giornalisti del TG1 condannati negli ultimi anni in primo, secondo ed eventualmente terzo grado.
Ci sarà da divertirsi."
Io penso che sia giusto chiedere ciò al TG1, non perché ha dato la notizia della mia condanna ma perché ha dato notizia solo della mia!
Io spesso sono costretto a spiegare che tutti i giornalisti che fanno cronaca giudiziaria vengono querelati, ormai, dalle persone appena le nominano!
Previti è uno che querela anche quando viene semplicemente nominato: in quell'articolo per il quale sono stato condannato era mezza riga!
Querela quando lo nomini, quindi i giornalisti che fanno la giudiziaria hanno, di solito, centinaia di cause fra penali e civili per diffamazione.
Se uno fa la pesca a strascico è chiaro che alla fine qualche giudice che, magari sbagliando, gli da ragione lo trova.
Allora o si danno tutte le notizie o non se ne da nessuna, non mi ricordo che il TG1 abbia dato notizia delle condanne di altri.
Non ricordo nemmeno che abbia raccontato che Bruno Vespa abbia perso la causa in primo grado con Roberto Zaccaria, ex presidente della Rai, per avere inventato un complotto nella campagna elettorale del 2001 e aver raccontato che c'erano state riunioni fra politici e l'ex presidente della Rai per fare in modo che Satyricon invitando me e Santoro parlando di Dell'Utri e della mafia facessero uno sgarbo al Cav. Berlusconi.
Era tutto inventato, i testimoni citati hanno smentito, era una bufala di Vespa, una delle tante.
Vespa ha perso la causa, è soccombente in primo grado in quella causa: non ricordo che il TG1 ne abbia dato notizia.
Eppure Bruno Vespa credo sia molto più famoso di me che faccio cinque minuti a settimana ad Annozero mentre Vespa due ore al giorno.
Chiusa parentesi per dire cos'è il giornalismo.
Se andate sul canale di Raisat Extra, o su Dagospia, trovate la trascrizione dell'intervista che David Letterman ha fatto a John McCain.
Voi sapete che due settimane fa McCain ha disertato, con una scusa poi rivelatasi falsa, l'intervista al Letterman Show e David Letterman l'aveva sputtanato pubblicamente dandogli del bugiardo.
Da noi cosa sarebbe successo? Da noi un McCain italiano avrebbe querelato e fatto causa civile chiedendo milioni di dollari al giornalista cattivo.
In America, dove hanno tanti difetti ma la democrazia funziona, McCain si è presentato da Letterman. E' un gesto che indica di per se stesso il fatto che McCain ha capito di avere sbagliato e per recuperare consensi davanti al pubblico trasversale che vede Letterman ha dovuto andarci e sottoporsi a domande del tipo:
"Che rapporti aveva col suo finanziatore Liddy, uno che era finito in galera?"
Seconda domanda: "La Palin potrebbe essere Presidente? - il vice presidente prende il posto del presidente quando questo sta poco bene - Governa uno Stato con 24.000 impiegati".
E avanti di questo passo, tra prese per il culo e domande serie addirittura sui finanziatori che sono finiti in galera.
Pensate a un David Letterman Show in una campagna elettorale italiana.
Sarebbe un po' come avere Grillo che fa Porta a Porta.
Sarebbe un po' come un Annozero in cui Santoro può intervistare i leader perché magari ci vanno, invece ad Annozero, come avete visto, almeno fin'ora i leader non si avvicinano, avendo la possibilità di avere Vespa che le domande non gliele fa.
Oppure che gli prepara dei compitini, delle pietanzine o dei vestitini "cuciti addosso" come disse in una famosa intercettazione*.
Ecco, forse anche Riotta che se la tira da "Ammerigano" del Kansas City, come direbbe Alberto Sordi, potrebbe dare un'occhiata.
Letterman, oltretutto, è un intrattenitore non un giornalista.
Insomma, probabilmente le condanne dei politici Letterman le darebbe invece di occuparsi di quelle provvisorie dei giornalisti, anzi di un giornalista, e basta.
Vi segnalo due o tre notizie che naturalmente non troverete mai al TG1.
Una l'ha data ieri anche il blog di Grillo: il sequestro dell'area destinata all'inceneritore Marcegaglia, in Puglia, con indagini che vedono indagato anche un funzionario della Regione per il settore ambiente.
Il gruppo Marcegaglia, importante sia di per se perché è un colosso della siderurgia sia perché la figlia del fondatore è presidente della Confindustria, è spesso protagonista di notizie di tipo giudiziario in questo periodo.
Muoiono operai nei cantieri Marcegaglia e il TG1 non dice una parola.
Steno Marcegaglia viene condannato insieme a Colaninno e Geronzi - quattro anni ha avuto - per il crack Italcase Bagaglino e il TG1 naturalmente non da la notizia.
Il gruppo Marcegaglia patteggia per corruzione come azienda e tramite il suo rappresentante che è il figlio di Steno e fratello della signora Emma Marcegaglia per corruzione, tangenti in cambio di appalti dall'EniPower.
Silenzio del TG1.
E adesso il sequestro del cantiere.
Ma andiamo avanti. Abbiamo una splendida notizia da Milano. Marcello Dell'Utri dichiara: "A parte i suoi errori, Mussolini non era quel greve individuo che hanno cercato di lasciarci come immagine dopo la guerra. Il Duce era un uomo che aveva molte qualità e dai diari emerge l'aspetto umano, la sua cultura, la sua capacità politica e di statista in maniera prepotente."
Siamo in tempo di riabilitazione quindi quando uno dice "a parte gli errori"... e certo, se uno mette da parte tutti gli errori diventiamo tutti santi!
Il bello non è tanto la riabilitazione di Mussolini che purtroppo non è un'esclusiva di Dell'Utri, abbiamo sentito anche Berlusconi, Alemanno, in passato Fini.
Il bello è che viene fatta sulla base dei cosiddetti diari di Mussolini che ogni tanto Dell'Ultri presenta alla stampa nella speranza che questa si sia dimenticata che sono falsi!
Dell'Utri ha investito non so quanti soldi nell'acquisto dei cosiddetti diari di Mussolini che tutti gli storici hanno già stabilito essere un falso grossolano.
Lui continua a presentarli alla stampa dicendo "Vedeste che aspetti umani vengono fuori". Sì, ma sono aspetti umani del falsario, non di Mussolini!
Quando vedete in televisione parlare di Dell'Utri di solito se ne parla nella sua veste o di politico o di bibliofilo.
La domanda è come possa essere bibliofilo uno che non riesce a distinguere dei diari veri dai falsi che tra l'altro tutti i giornali d'Europa hanno definito falsi.
Un'altra notizia che credo sia sfuggita al TG1, e che meriterebbe forse approfondimenti, è la decisione dell'AGCOM - Autorità per la garanzia nelle comunicazioni, cosiddetta Authority: quando vogliono fregare la gente usano un termine in inglese così glielo mettono in quel posto all'inglese - e del governo Berlusconi.
Insieme hanno deciso finalmente di dare una frequenza a Europa7 che aspetta dal 1999 di poter accendere le trasmissioni, dopo aver avuto la concessione.
Era ovvio che tutti si aspettassero che le frequenze venissero tolte a chi non ne ha più diritto.
Voi sapete che per la Corte Costituzionale Rete4 deve andare su satellite e che per il bando di gara del 1999 Rete4 ha perso la concessione a trasmettere.
Se trasmette è perché i governi le hanno continuamente concesso proroghe per fare una cosa che non potrebbe più fare.
Abbiamo un occupante abusivo di frequenze pubbliche che si chiama Mediaset, abbiamo un imprenditore che a quelle frequenze ha diritto da nove anni, abbiamo il Consiglio di Stato e la Corte Europea di Lussemburgo e la Commissione Europea che hanno stabilito che questo signore debba avere delle frequenze.
Rischiamo multe altissime non solo per tutti gli anni passati ma anche per il futuro se non verranno date queste frequenze.
Cosa decidono l'AGCOM e il governo Berlusconi? Che la frequenza la portiamo via a Rai1 e Rete4 continua a tenersi quelle che non potrebbe avere.
Io lo trovo spettacolare: c'è un signore che ha affittato casa, la casa è occupata da un abusivo, invece di mandar via l'abusivo prendono un signore che ne ha affittata un'altra, lo sbattono fuori di casa e ci mettono quello per non disturbare l'abusivo.
Io lo trovo meraviglioso.
Non credo che la cosa si sia molto notata, in questi giorni, in televisione. E dire che viene portata via a Rai1 questa frequenza, quindi forse il TG1 avrebbe potuto magari farlo notare.
Non dico protestare, figuriamoci protestare contro un governo così meraviglioso, però almeno farlo notare...
Andiamo avanti perché le notizie che non avrete mai si accavallano. Per esempio non so se Riotta si senta chiamato in causa ma c'è il Financial Times che sostiene che in Italia Berlusconi riceve dai media, televisioni e molti giornali, "un'adulazione vicina ai livello Nordcoreani".
Chissà se il giornalista corrispondente da Torino, Guy Dinmore, ha mai visto il TG1 per formarsi questa idea secondo cui Berlusconi viene trattato altrettanto bene che il presidente Kim Jong-II, il Caro Leader come lo chiamano in Korea.
Vedremo se si riferiva o meno al TG1: "livelli di adulazione pari a quelli nordcoreani", questo è.
Non credo sia stato mai nemmeno raccontato un altro fatto veramente significativo, che è quella cronaca dall'estero che aiuta a capire che cosa succede in Italia rispetto agli altri Paesi e quali sono gli standard di democrazia da noi rispetto alle democrazie normali.
La cronaca estera, di solito, la fa quello col ciuffo dall'Inghilterra, la fanno degli strani personaggi - alcuni anche bravi - ma altri molto strani che ritengono che per il fatto di trovarsi all'estero devono fare del colore, del bozzettismo, devono essere simpatici.
Parlano sempre di qualche vicenda pruriginosa nelle corti reali europee, pettegolezzi, gossip.
La cronaca estera è diventata gossip.
Purtroppo all'estero succedono anche cose serie, tutt'altro che gossippare.
Per esempio: Mandelson, il re dell'alluminio e il superyacth. Nuovo scandalo per l'ex commissario europeo.
"Il politico laburista, appena richiamato al governo dal premier Brown, rischia di doversi dimettere per la terza volta".
Che cosa avrà fatto questo collaboratore di Blair, ministro del business?
L'ha combinata veramente grossa, tant'è che ci sono delle scommesse su di lui che danno dieci a uno l'addio prematuro.
E' stato per quattro anni commissario al commercio dell'Unione Europea e adesso è arrivata su di lui un'indiscrezione poco edificante.
Lui ha passato l'estate a Corfù nella villa di Roschild, e fin qui niente di male.
"Ma una bella sera al molo della villa ha attraccato il Queen K, superyacht di proprietà dell'oligarca russo Oleg Deripaska, in arte 'Re dell'alluminio'."
Che cosa ha fatto l'incauto ministro di Gordon Brown? E' salito su quello Yacht per qualche ora. Secondo alcuni per un drink, secondo altri addirittura per cena e per passarci una notte.
Ha accettato l'ospitalità per una notte sullo yacht di un oligarca russo. Adesso si domandano se si debba dimettere da ministro.
Io credo che noi faremmo la firma se i nostri ministri si limitassero ad accettare un passaggio o un drink sullo yacht di un oligarca, anche perché l'oligarca numero uno ne ha parecchi di yacht oltre che di ville, e nessuno gli ha mai chiesto niente.
Altro dall'estero: Sarah Palin. Sarah Palin ha perso punti, oltre a quelli che aveva perso per le ignorantate che fa ogni volta che apre bocca, perché si è scoperto che in Alaska, dove è governatrice, c'è un'indagine da parte del Congresso Americano, che riguarda il licenziamento del capo della Polizia dello Stato dell'Alaska, Walter Monagan.
Perché è stato licenziato da Sarah Palin, il capo della Polizia? Perché non avrebbe avuto l'astuzia di esaudire un desiderio della Palin, anzi andò contro i voleri della Palin.
Cosa fece? Danneggiò un parente della Palin, quindi per ragioni di parentela - c'è scritto sul Corriere - secondo il capo degli investigatori, ci sono prove sufficienti per dimostrare che Sarah Palin e suo marito Todd cercarono una vendetta personale contro un agente protagonista di un divorzio astioso dalla sorella del governatore.
E' evidente che Todd Palin abbia abusivamente usato l'ufficio e lo staff della moglie senza che lei obiettasse.
C'è un poliziotto che divorzia dalla sorella della Palin, la Palin chiede al capo della Polizia di punirlo, lui non lo fa e lei lo trasferisce.
Una storia che ricorda vagamente una vicenda rosa che è finita sui giornali - non sul TG1 naturalmente per carità: il TG1 da le notizie mica gli scandali.
Qualche mese fa si scoprì che una valletta della Rai era diventata molto amica, diciamo così, del nostro Presidente del Consiglio.
Nel frattempo si era separata dal marito col quale però aveva dei rapporti anche perché avevano un figlio piccolo.
A un certo punto, per tenerlo buono, la ragazza sarebbe intervenuta per fare in modo che il marito venisse promosso. Il marito lavorava ai servizi segreti, credo al Sisde, e ottenne delle gran belle promozioni grazie a questa simpatica amicizia col nostro Presidente del Consiglio.
Sennonché i due litigarono, diciamo che le trattative per chi dovesse tenere il figlio e cose del genere andarono a ramengo, i due non si parlavano più e, guarda caso, il marito fu degradato e spedito a un incarico dove guadagnava un terzo di quello che guadagnava prima.
Allora lui scrisse una lettera dicendo che se avesse parlato lui avrebbe potuto rovinare il nostro attuale Presidente del Consiglio proprio in campagna elettorale, e, guarda caso, recuperò le posizioni perdute e fu riportato in auge con una decisione che qualcuno attribuisce addirittura al nostro attuale Presidente del Consiglio.
Poi l'Espresso scoprì che c'era pronto a Palazzo Chigi un decreto per nominare questa graziosa signorina portavoce del governo e del Presidente del Consiglio.
Anche lì si sarebbe potuto parlare di abuso di potere, se qualcuno avesse parlato della faccenda, invece per fortuna il TG1 ha cose più interessanti.
Dalla Norvegia intanto giunge notizia che c'è una deputata che telefonava alle maghe e che quindi non verrà più ricandidata alle europee. Una parlamentare laburista.
Dall'Inghilterra giunge notizia che il Parlamento inglese ha respinto la legge anti terrorismo presentata da Brown.
Noi ci domandiamo come sia possibile che il Parlamento respinga una legge fatta dal governo che ha la stessa maggioranza che c'è in Parlamento.
Dove funziona la democrazia il Parlamento è autonomo e controlla il governo fermando qualche abuso, ogni tanto, com'è capitato anche con la prima versione del decreto salvabanche di Bush e del suo ministro.
Ma vorrei concludere con una notizia che induce veramente all'ottimismo, anzi due.
Vengono dalla Campania, regione più che mai martoriata.
Cosa succede? Una è il ritorno di Pomicino. Pomicino, che era rimasto fuori dal giro per pochi mesi, non di più.
Pomicino è l'ex ministro del bilancio della Prima Repubblica, noto per l'allegria nella gestione del bilancio pubblico negli anni in cui il debito pubblico schizzò alle stelle.
Non era solo colpa sua ma anche colpa sua visto che tra commissione bilancio e ministero del bilancio ha messo le mani sui nostri soldi per molti anni.
Oltre a essere stato condannato per corruzione e finanziamento illecito ma questi sono dettagli.
Insomma, è stato nominato al Controllo strategico della pubblica amministrazione. Chi l'ha nominato? Il ministro Rotondi.
Comitato scientifico di Palazzo Chigi per il controllo strategico della Pubblica Amministrazione.
Abbiamo l'esperto in buchi che va a fare il controllo strategico. E' una cosa meravigliosa: sono notizie che portano un grande ottimismo per il risparmio che avremo grazie a Pomicino.
Ce lo fa pensare, almeno. Chissà com'è contento Brunetta che ai tempi del debito pubblico era uno dei consiglieri di Craxi, dava una mano anche lui a scavare il buco mentre oggi da una mano a riempirlo sempre con i nostri soldi.
L'altra notizia con cui vi lascio è questa: cito dal Mattino, sono esattamente nove righe, una microbrevina tipo "fuggito barboncino, ricca ricompensa a chi lo ritrovasse".
"A volte ritornano, o forse non se ne sono mai andati. Eccone uno, Carlo Camilleri, il consuocero di Clemente Mastella è stato eletto presidente di Confidi di Benevento, per il prossimo triennio.
L'ingegnere è titolare di un importante studio di progettazione. Camilleri nello scorso gennaio fu coinvolto nell'inchiesta giudiziaria che sfociò negli arresti" suoi ma anche della consuocera, cioè la moglie di Mastella, l'inchiesta di Santa Maria Capua Vetere.
Lui fu arrestato prima in carcere poi ai domiciliari per: associazione a delinquere, falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale, corruzione, turbata libertà degli incanti, truffa, rivelazione di segreti d'ufficio, concussione.
Insomma, una bella serie di reati.
"Camilleri è stato eletto all'unanimità dall'assemblea dei Soci insieme al Consiglio di Amministrazione".
Qualcuno di voi dirà: "ma cosa diavolo è questa Confidi". Il nome è molto bello... Confidi, sa di fiducia, di confidare.
Cos'è? Spettacolare: è l'organismo promosso dall'unione industriali di Benevento e significa "Consorzio di garanzia collettiva fidi", con lo scopo di facilitare l'accesso al credito bancario attraverso la concessione di garanzie collettive a condizioni particolarmente vantaggiose e trasparenti.
Basato su principi di mutualità e senza scopi di lucro, Confidi si rivolge alle piccole e medie imprese attraverso specifiche convenzioni bancarie ecc...
L'obiettivo è quello di creare un sistema di garanzia sempre più accreditato e riconosciuto per elevare al massimo le capacità di accesso al credito delle imprese socie.
E' un garante dei prestiti alle imprese.
Pensate, uno che è reduce dalla custodia cautelare per sei o sette reati fra cui associazione a delinquere, concussione, truffa e turbativa d'asta.
Io lo trovo meraviglio quindi mi auguro che anche voi abbiate seguito questo mio percorso verso un grande ottimismo e fiducia finale.
E ovviamente mi auguro che facciate circolare queste notizie perché purtroppo il TG1 non le ha date.
Passate parola."

* Devo rettificare due inesattezze nel Passaparola di oggi. Il presidente Nord-coreano si chiama Kim Jong-Il e la frase di Bruno Vespa sulla trasmissione "confezionata addosso" all'ospite Gianfranco Fini non era contenuta in un'intervista, ma in una telefonata intercettata fra lui e il portavoce di Fini, Salvo Sottile. Marco Travaglio

Ps: A Genova i Cittadini Liberi si vogliono riprendere i carruggi, sottraendo il controllo del territorio alle mafie. Sono stanchi dei complici silenzi e delle uscite demagogiche delle Istituzioni. La pubblica adunanza si terrà martedì 21 ottobre alle 17 in Piazza Cernaia. Diretta streaming e info sul sito della Casa della Legalità - www.casadellalegalita.org

lunedì 20 ottobre 2008

Il cinema secondo Truffaut


"Lo splendore del vero"
Jean-Luc Godard



Il 21 ottobre 1984, ventiquattro anni fa, ci lasciava un grandissimo regista francese il cui nome è François Truffaut. Assieme a Godard, Malle, Rivette, Rohmer e Chabrol è stato uno dei padri della Nouvelle Vague, ma se dovessi raccontarlo non mi soffermerei troppo sul panorama storico e culturale dei suoi anni ma bensì preferirei lasciare scorrere le mie parole sulle sensazioni del cinema secondo Truffaut.

Truffaut è un regista particolarmente apprezzato dal pubblico femminile, credo per il tocco leggero con cui dipinge nelle sue pellicole i sentimenti umani entrando con garbo nel profondo di emozioni (anche negative) come: amore ("Baci rubati"), ossessione ("Adèle H."), tristezza ("I 400 colpi"), solitudine e tradimento ("Jules et Jim").

Truffaut è un pessimista sul tema dell'amore. I personaggi come Marion Steiner ("L'ultimo metrò") o Louis Mahé ("La mia droga si chiama Julie") non trovano mai pace nel vero, pazzo, totalizzante, sentimento che li unisce, quasi che amare significasse cancellare una parte importante di se' determinando, in taluni casi, la fine del legame tra i due infatuati.
"Ne' con te, ne' senza di te" dice la voce fuori campo al termine del dramma del suicidio-omicidio di Mathilde e Bernard nel film "La Signora della porta accanto".

Questo regista è anche e semplicemente puro amore per il cinema e si respira in ogni suo rullo. Ferrand, protagonista in "Effetto notte", in maniera ricorrente si sogna da bimbo mentre felice entra in sala a guardarsi centinaia di film.
Truffaut, da piccolo, bigiava la scuola per andare al cinematografo passando ore e ore intere ad analizzare e rivedere la stessa pellicola. Uno dei suoi primi amori fu "Paradiso perduto" di Abel Gance.

Si, era autobiografico, del resto con una vita come la sua...
Abbandonato alle cure della nonna fin dalla prima infanzia, (la madre, molto giovane, preferiva rifarsi una vita accanto a un nuovo compagno), fu istruito dall'anziana parente alla cultura e alla passione per i libri.
Solo alla morte della nonna materna andrà a vivere con la madre, una vita in solitudine, lei infatti non tollerava i rumori e i giochi del piccolo Truffaut e lo costringeva a stare interminabili momenti fermo, lui reagiva immergendo fantasia, anima e sogni nei libri leggendo interi pomeriggi.
E' lui sicuramente il bambino dei 400 colpi che corre in nome della rabbia e di tutte le frustrazioni contro il mare.

Truffaut era inoltre il cognome donatogli dal padre adottivo, mentre girava "Effetto notte" incaricò un detective privato della ricerca del genitore naturale, ma quando ne scoprì la vera identità decise di non andare oltre per non turbare la quiete e il rispetto del padre adottivo.

Chiudo questo piccolo ricordo del regista con le sue parole tratte dal volume "Il cinema secondo Hitchcock":
"Questi artisti dell'angoscia non possono evidentemente aiutarci a vivere, perchè vivere per loro è già difficile, ma la loro missione è di dividere con noi le loro ossessioni. Con questo, anche ed eventualmente senza volerlo, ci aiutano a conoscerci meglio, il che costituisce un obiettivo fondamentale di ogni opera d'arte."

Se passate da queste parti rendetemi felice e scrivetemi un piccolo post con il vostro film preferito di questo autore. Il mio è Jules et Jim.
gio



«Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutti i sensi, dandogli il suo equilibrio e la sua armonia sconosciuta»

Bertrand Morane in "L'uomo che amava le donne".





Fahrenheit 451
"L'unico modo di sentirci felici è di essere tutti uguali"

domenica 19 ottobre 2008

Ieri come oggi sono sempre i poveri a pagare




Ieri come oggi chi non riesce ad assicurarsi condizioni di vita decenti o umane nella propria terra cerca altrove orrizzonti migliori.
I clandestini se fossero ricchi e non bisognosi di un'esistenza più fortunata rifiuterebbero di lavorare sfruttati, mal pagati, senza sicurezza, per qualche lavoratore edile o impresa agricola.
Quasi sempre la loro condizione di clandestinità è oggetto di ricatto da parte di chi gli assicura un misero impiego in nero.

Nei Tg o quotidiani nazionali non si parla dei soprusi del mondo ricco su quello chiamato "terzo", al contrario, capeggia la paura della deliquenza, dello sporco, della violenza indissolubilmente legata a una parolina: clandestino o straniero!
Perchè i media spostano l'attenzione degli italiani sulle cause sbagliate?

Non è giusto generalizzare, trattare con razzismo o mettere all'indice chi non ha avuto (secondo i ragionamenti di certe teste) l'idea di passare il resto dei suoi anni nella propria patria.

Lo sbaglio è frutto di chi lascia la giustizia inefficiente di fronte agli abusi alimentando racket legati a droga, prostituzione, furto.
L'errore è anche semplicemente non punire con le sanzioni amministrative già esistenti il datore di lavoro disonesto.
La pecca è diffondere il razzismo con discorsetti generici e cattivi.

Non è colpa dei clandestini, loro sono poveri e non arrivano in Italia per delinquere.
Siamo noi per primi a dover amare il nostro paese e pretendere da LORO, i politici, decisioni migliori.

Quindi iniziamo con l'indignarci contro questi possibili decreti legge:



" Ddl proposto dalla Lega Nord: niente assistenza medica ai clandestini.
Non è tutto. L'emendamento leghista mira anche a eliminare la gratuita delle cure per gli stranieri. "
da Repubblica del 10 ottobre 2008

"Camera ha approvato, all' interno del pacchetto scuola, una mozione voluta dalla Lega che impegna il governo a «rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso, previo superamento di test e specifiche prove di valutazione». In pratica, gli immigrati che non supereranno il test di ammissione dovranno frequentare classi separate"
da Repubblica del 15 ottobre 2008



Voglio chiudere questa giornata dissociandomi da Pietrangelo Massaro e Paolo Pollak, consiglieri comunali del PDL, perchè accusati di aver fatto il saluto fascista con il braccio teso venerdì, mentre Roma rendeva omaggio ai più di 1000 ebrei deportati nei campi di concentramento nazisti 65 anni fa.
Se ne sono accorti anche in Inghilterra di questa ennesima figuraccia: The Telegraph del 17 ottobre 2008.




"- Noi non siamo cristiani, - essi dicono, - Cristo si è fermato a Eboli -. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l'espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancor meno che le bestie, i fruschi, i frusculicchi, che vivono la loro libera vita diabolica o angelica, perchè noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono di là dell'orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto."
Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli.



- - - - - - - - - - - - - PREMIO - - - - - - - - -


Mi ricavo questo piccolo spazio personalissimo per dare un premio a Fra perchè è sempre presente con la sua fantasia, la sua amicizia e pure con la capacità di festeggiare golosamente ogni occasione!
Prendilo e giralo come vuoi ;)
Gio






mercoledì 15 ottobre 2008

Il fanciullino e la felicità




Gli strumenti del destino per portare la felicità nei cuori della gente sono tanti.
Prendiamo come esempio i bambini: un nuovo giocattolo può far salire il loro umore sino alle soglie del paradiso.
I piccoli piaceri della vita costituiscono dei sani portatori di allegria, come il sonno.
A tal proposito mi viene in mente una leggenda irlandese, narra di un folletto di nome Sandman che donerebbe i sogni agli esseri umani gettandogli qualche granello di sabbia sulla fronte per farli addormentare.
Oppure potremmo gioire pensando a Bacco, genitore della felicità nata dall'oblio offerto dall'alcool e altri vizietti...
Insomma, possono essere alti o semplici piaceri quotidiani quelli che ci fanno contenti.

Ma dove voglio arrivare? E' semplice, come diceva Pascoli, un fanciullino vive dentro di noi, e aggiungo, gli adulti non se lo devono dimenticare.

Quindi prendere esempio da loro:


Brunetta e la gioia dei tornelli:





Bush e Silvio
, "Questo è ciò che può fare il troppo amore":




Buona Giornata!
Gio

P.S.: Trovo ottima l'idea di Brunetta di far lavorare gli impiegati perdigiorno della pubblica amministrazione anche se evidentemente utilizzata per pompare la propaganda sulla bravura del PDL (tutte le colpe a sinistra e i salvatori a destra).
Considero certi provvedimenti, come i tornelli o penalizzare la malattia lavorativa, poco idonei, personalmente troverei più interessante costruire anche nel pubblico una struttura manageriale con obiettivi specifici e soggetta al giudizio e al controllo di capi veri.
Una ventata di privato e la distruzione dei privilegi delle raccomandazioni potrebbero essere una valida soluzione contro la nullafacenza.
L'Inghilterra aveva problemi simili e ha migliorato la propria situazione nella P.A. inserendo buoni manager con responsabilità e obiettivi.


--------- SPAZIO PREMI -------------

Voglio ringraziare Stefania del blog Books of Gold per questo STUPENDO premio:



E voglio girarlo (sperando di non fare gaffe, magari l'hanno già preso) ad alcuni blogger che fanno un uso criminoso del loro libero pensiero :
CICLOFRENIA - GABRYBABELLE - IL RUSSO.




Infine un piccolo MeMe che mi arriva da Fra:

7 cose personali che adoro:
- la persona con cui condivido la mia vita. Sopporta il mio carattere a volte duro e intransigente e soprattutto i nostri punti in comune fanno si che si vada avanti sullo stesso cammino con rispetto e amore.
- L’arte, il primo amore della mia vita. Non è solo questione di interesse, secondo me c’è chi nasce con un cuore musicale, chi con un’anima per la scrittura oppure chi viene alla luce con una sensibilità particolamente orientata per l’ammirazione verso la pittura (e ci metto dentro pure un'altra forma visiva: il cinema!).
- Un principio buddhista il quale recita la necessità di essere leali e corretti, talmente puliti che ciò che appare fuori è il riflesso del nostro io interiore.
- I libri: saggi, romanzi o quant’altro. Sono una sana meditazione per rigenerarsi e aiutano a comprendere meglio il mondo.
- L’umorismo alla Monty Python/Luttazzi, un po’ sadico e sopratutto tagliente e pungente. Una risata a pieno stomaco!
- La boxe perché è faticosa, ogni giorno mi insegna a superare i miei limiti.
- Il mio gatto, vorrei essere nobile come lui (ma mi riscatto illudendomi di dettargli legge).


7 cose in generale che mi piacciono:
- L’etica: quella vera e non millantata da certi imprenditori.
- La filosofia: aiuta a ragionare e apre la mente a nuove prospettive.
- La politica: dovrebbe essere uno dei mestieri più alti, serve a migliorare le condizioni di un popolo.
- La giustizia in generale e la meritocrazia lavorativa, non credo servano commenti!
- La natura, essenziale per la nostra stessa sussistenza.
- La capacità di vedere oltre i pregiudizi contro tutte le varie forme di razzismo.
- La tolleranza.

lunedì 13 ottobre 2008

Carnevale in Cassazione. Falcone e Borsellino al cimitero.




Testo:

"Buongiorno a tutti.
Oggi ringrazierò dei giornalisti perché qualcuno ce l'abbiamo ancora, per fortuna.
E meno male perché così non ci sentiamo inutili. Il primo giornalista che vorrei ringraziare è Milena Gabanelli.
Non soltanto per la splendida puntata di Report di ieri sera, in cui abbiamo visto crollare, alla seconda o terza domanda, il grande patriota Colaninno che doveva salvare l'Alitalia.
Ieri sera abbiamo appreso che ancora non c'è niente di deciso, che il prezzo che loro offrono per rilevare la parte sana dell'Alitalia è tutto da verificare.
Ma soprattutto abbiamo appreso che il famoso impegno a non vendere da parte dei sedici patrioti della cordata CAI in realtà è una balla.
Quando la Gabanelli ha messo il piano della CAI sotto il naso di Colaninno chiedendogli dove sta scritto l'impegno dei sedici soci a non vendere, Colaninno si è messo a ridere, come dire "lo sai anche tu che c'è!".
Però non è riuscito a trovarlo nemmeno lui.
Abbiamo anche appreso che la ragione sociale della CAI, fino a questo momento, è quella di trattare passamanerie, che non mi pare siano sinonimo di aerei.
Ma la Gabanelli va ringraziata soprattutto, insieme a Giovanna Bursier che curava il servizio sull'Alitalia, per avere scoperto ciò che nemmeno l'opposizione parlamentare aveva scoperto.
Voi direte: "beh, ci vuol poco... l'opposizione praticamente non esiste...".
Pensate che quando Di Pietro ha votato no alla costituzionalità del decreto Alitalia, il Partito Democratico non ha trovato di meglio che astenersi.
Si astengono addirittura sulla porcata Alitalia.
Bene, in questo decreto all'ultimo momento, come al solito, era stato inserito con il parere favorevole del governo - questo dice il resoconto stenografico dell'Aula - un emendamento che i giornali hanno chiamato salva-Tanzi, salva-Cragnotti, salva-Geronzi.
Il problema è che con tutti i governi ombra, tutti i cervelloni che ci sono all'opposizione, ma anche con tutti i cervelloni che ha Tremonti nella sua testa e intorno a se, nessuno si è accorto che il governo aveva dato via libera a questo emendamento che stabiliva il colpo di spugna su tutti i processi per bancarotta, anche fraudolenta.
Per essere penalmente responsabili quelli che hanno mandato in vacca le loro società o quelle che amministravano, bisogna che queste società vengano dichiarate in stato di fallimento.
Cosa che di solito non succede mai, soprattutto nei casi più gravi: c'è l'insolvenza ma poi non si arriva al fallimento perché ci sono pratiche di amministrazione controllata o concordata per cui, come Parmalat, la società viene ripresa per i capelli e salvata da commissari come Bondi o, come nel caso dell'Alitalia, da commissario Fantozzi.
Quando non c'è la dichiarazione di fallimento non si può procedere per bancarotta nei confronti degli amministratori che hanno portato al crack.
Questo era l'emendamento, clamoroso, che persino esponenti dell'opposizione, che sono i poveretti che voi vedete, avrebbero potuto notare se leggessero le leggi alle quali dovrebbero opporsi.
Invece passano le loro giornate a fare non si sa bene che cosa, pagati da noi, e non leggono nemmeno le leggi che noi li abbiamo mandati lì apposta per controllare e a cui dire di no, quando sono scandalose come in questo caso.
Per fortuna, una giornalista - Giovanna Boursier insieme a Milena Gabanelli - ha scoperto questo, hanno anticipato la notizia a Repubblica e questa legge è stata frettolosamente ritirata.
Pensate: se l'opposizione esistesse avrebbe avuto un'autostrada.
I suoi rappresentanti che vanno tutte le sere a infestare i programmi televisivi avrebbero potuto alzarsi e dire: "signori, noi con questa gente non vogliamo nemmeno più farci vedere nello stesso salotto televisivo, perché qualcuno potrebbe scambiarci gli uni con gli altri.
Sappiate che questi signori stanno cercando di salvare i responsabili dei crack Cirio, Parmalat, ecc".
Per non parlare del salvataggio preventivo del crack Alitalia, perché voi sapete che la procura di Roma sta lavorando sui bilanci degli ultimi anni dell'Alitalia e l'Alitalia, checché se ne dica, non esiste più.
E' stata già dichiarata l'insolvenza.
Magari qualcuno potrebbe pagare ma questa legge salvava anche ex post gli amministratori dell'Alitalia, oltre a Tanzi, imputato per il crack Parmalat, a Cragnotti e i suoi per il crack Cirio.
E il banchiere Geronzi - che abbiamo visto entrare trionfalmente a Palazzo Chigi l'altro giorno per salvare la finanza italiana e forse quella mondiale, coccolato dal governo Berlusconi e Tremonti - imputato sia per la Cirio che per la Parmalat.
Oltre a essere già stato condannato per un terzo crack, quello dell'Italcase.
Si salvavano tutti.
Pensate che opportunità aveva l'opposizione per riguadagnare punti e screditare un governo così. Invece no: zitti, dormienti.
Ha scoperto tutto una giornalista.
Qualcuno ritiene che il silenzio non fosse così casuale. Qualcuno ha ritenuto che fosse un silenzio complice, che questi signori sapessero cosa stava facendo il governo.
Ma sapete com'è: Geronzi è uno che piace al centrosinistra perché prima ha sistemato i debiti di Fininvest-Mediaset, poi quelli dei DS.
Insieme alla famiglia Angelucci, quella proprietaria di cliniche nel Lazio, nell'Abruzzo, nella Puglia, spesso convenzionate con le regioni.
La famiglia Angelucci pubblica due giornali: Libero, di Vittorio Feltri, e il Riformista.
Sono giornali che paghiamo anche noi, perchè oltre che essere pagati dagli Angelucci hanno pure il finanziamento non perché siano organi di partito ma perché sono organi di finti partiti.
La famiglia Angelucci è legata mani e piedi al banchiere Geronzi.
Sarà un caso, ma dopo che l'altra sera ad Annozero abbiamo osato raccontare chi è il banchiere Geronzi, immediatamente, il giorno dopo, il Riformista ha sparato contro Annozero.
Il riformista di Angelucci in difesa di Geronzi.
C'è chi sostiene, dunque, che per questi rapporti trasversali che ha, tutto il Parlamento si sia messo a cuccia quando il governo ha deciso di salvare Geronzi, oltre a quelli di Alitalia, Parmalat e Cirio.
Anche perché il banchiere Geronzi è difeso dall'avvocato di D'Alema, l'ex senatore DS Guido Calvi, che fin che stava in Parlamento aveva lo stesso conflitto di interessi che hanno Ghedini, Pecorella e gli altri che si occupano di giustizia come legislatori e come difensori di imputati eccellenti.
Grazie a Milena Gabanelli, questa manovra è stata sventata.
Alla fine l'insipienza o la mascalzonaggine di alcuni esponenti del centrosinistra ha fatto sì che ad avvantaggiarsi della legge pro Tanzi, Geronzi, Cragnotti, pro distruttori di Alitalia fosse Tremonti.
Tremonti ha fatto un figurone perché lui, rappresentante del governo che aveva dato l'ok a questa porcata, ha detto: "o la ritirare o mi ritiro io".
Come se si rivolgesse ad altri e non alla sua coalizione e al suo governo.
Insomma, è sembrato che il vero avversario di questa porcata non fosse l'opposizione ma Tremonti, cioè il governo.
Pensate in che mani è l'opposizione in Italia.
Il tutto, comunque, è stato sventato grazie all'intervento di due giornalista come Giovanna Boursier e Milena Gabanelli e questo dimostra che, per fortuna, quando i giornalisti fanno il loro mestiere servono, molto.
Pensate, se fosse passata questa legge, che cosa ne sarebbe stato del processo che sta per concludersi a Milano a carico di Tanzi e delle banche americane che pilotavano la Parmalat per portarla sempre più nel gorgo del fallimento.
Va ringraziata un'altra giornalista: Liana Milella.
Questa mattina, su Repubblica, ci racconta della nuova legge ad personam.
Ormai la fabbrica delle leggi ad personam è quotidiana, sforna ogni giorno un prodotto sempre più mostruoso e deforme.
Cambia la "personam", nel senso che ogni giorno bisogna salvarne una tra gli amici degli amici, ma la formula è sempre la stessa.
C'è un problema da risolvere a Tizio, Caio, Sempronio? Si fa una legge e glielo si risolve.
Abbiamo avuto, in questa legislatura - proprio oggi si compiono i sei mesi dalle elezioni di Aprile - in questi sei mesi abbiamo già visto sei leggi ad personam tentate o approvate.
Si è partiti con la salva Rete4, la personam era Berlusconi mentre quella da danneggiare era Di Stefano, Europa7.
Subito dopo la blocca processi: bisognava bloccare il processo Mills e qui la personam da salvare era di nuovo Berlusconi.
Dato che poi i processi da bloccare erano 100.000, sapete che si è arrivati a un compromesso: blocchiamo solo quelli della personam e non quelli delle altre personas e si è fatta la legge Alfano.
Che qualcuno chiama "lodo", ma non lo è: il lodo è una soluzione concordata. Qui non c'è niente di concordato, viene imposta dall'alto: chiamiamolo "porcata Alfano" e firmiamo ai banchetti dell'Italia dei Valori e degli altri che l'hanno sostenuto, questa raccolta.
Più siamo meglio è: non lasciamoci fregare dal tetto delle 500.000 firme. Devono essere milioni, bisogna far capire che siamo milioni di persone, che ci teniamo all'uguaglianza dei cittadini e alla Costituzione. Terza legge.
Quarta legge: la legge pro Matteoli.
Voi sapete che è intervenuto l'avvocato Consolo con una norma che stabilisca che i ministri o gli ex ministri sotto processo non possano essere processati senza l'autorizzazione del Parlamento.
Oggi è così solo per i reati legati alle funzioni ministeriali, in futuro, secondo questa porcata, dovranno passare al vaglio del Parlamento anche i processi per fatti completamente estranei o addirittura precedenti alla carica ministeriale.
La quinta è la legge pro Tanzi, Cragnotti, Geronzi.
La sesta è quella che Liana Milella ci rivela questa mattina su Repubblica.
Qui, per fortuna, qualcuno dell'opposizione se n'è accorto.
Soprattutto due rarissimi parlamentari che se ne intendono: Gerardo D'Ambrosio e Felice Casson, ex magistrati entrambi.
Che cosa hanno scoperto? Che l'altro giorno, infilato nella norma che incentiva i magistrati che si recano nelle sedi disagiate con aumenti di stipendio, hanno inserito un piccolo codicillo che abroga una norma approvata nel 2007 dal governo Prodi.
Cosa diceva quella norma? Che i magistrati non possono ricoprire incarichi direttivi oltre i 75 anni se sono stati reintegrati in base alla legge che consentiva ai funzionari pubblici, sospesi o dimissionari per processi o condanne, che poi venivano assolti e potevano essere reintegrati.
In caso di reintegro, comunque il magistrato non può ricoprire incarichi direttivi se ha compiuto 75 anni.
Uno dirà: "ma di chi stanno parlando? Fate nomi e cognomi!".
Chi è il magistrato che è stato reintegrato dopo che si era dimesso perché era stato condannato, poi era stato assolto ed è ritornato in carica e ha compiuto 75 anni? Non ce ne sono mica tanti: ce n'è uno.
Si chiama Corrado Carnevale.
E' una vecchia conoscenza, soprattutto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che lo consideravano l'avversario numero uno.
Subito dopo la mafia c'era colui che alla presidenza della prima sezione penale della Cassazione si incaricava di cassare, annullare, decine di sentenze di condanna emesse dai giudici di Palermo nei confronti dei capi mafia.
Ma non solo di quelle di Palermo: assolveva anche i clan processati e condannati a Torino, ad esempio.
Sempre con cavilli, virgole mancanti, timbri incompleti. Era il re del garbuglio. Lo chiamavano "l'ammazza sentenze".
Secondo alcuni testimoni, suoi colleghi in Cassazione e alcuni pentiti di mafia questo signore non annullava le sentenze perché andavano annullate ma perché era d'accordo con la mafia.
Si è fatto un processo, Carnevale è stato assolto in primo grado, condannato in appello e poi la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza.
Senza rinvio vuol dire che non ha disposto un nuovo processo in appello, come spesso avviene, ha annullato definitivamente stabilendo che le prove utilizzate dalla Corte d'Appello, quelle decisive, non erano più utilizzabili.
Come mai? Dei colleghi di Carnevale in Cassazione, che raccontavano di come lui facesse pressioni per ottenere l'annullamento delle condanne dei mafiosi anche quando non c'entrava niente perché non presiedeva il collegio - figurarsi quando lo presiedeva... c'erano racconti di suoi colleghi che dicevano: "quando eravamo in camera di consiglio lui ci diceva di annullare". Ma anche quando non era in camera di consiglio chiamava alcuni colleghi e diceva: "mi raccomando, annullate".
La Corte ritiene utilizzabili queste dichiarazioni nel senso che ritiene, come si era sempre ritenuto fino a quel momento, che se in camera di consiglio dove vige il segreto più assoluto - nessuno può rivelare cosa succede in camera di consiglio - si commettono dei reati, metti che il presidente malmena uno degli altri giudici, il giudice quando esce con l'occhio nero potrà dire "mi ha menato il presidente"... anche se la camera di consiglio è segreta, se si tratta di scoprire se sono stati commessi dei reati e chi li ha commessi si può divulgare cosa è avvenuto.
La Cassazione, sconvolgendo e ribaltando questa impostazione originaria, ha detto no: "non si può rivelare nulla della camera di consiglio, nemmeno quando si tratta di processare qualcuno per qualcosa fatto all'interno della camera di consiglio".
Quindi ha dichiarato inutilizzabili le dichiarazioni dei magistrati di cassazione che dichiaravano di aver subito pressioni in camera di consiglio da Carnevale.
Quindi, se la prova non vale più perché sono cambiate le regole durante la partita è evidente che a quel punto Carnevale, anche per questo motivo, è stato assolto.
La Corte non si è accorta di un altro fatto: alcuni colleghi di Carnevale, che lo accusavano, non raccontavano di pressioni avvenute dentro la camera di consiglio.
Raccontavano di pressioni che faceva quando non stava in camera di consiglio, perché non presiedeva il collegio.
Erano pressioni avvenute fuori e dovrebbero essere utilizzabili.
Han fatto un fritto misto, han messo tutto dentro, hanno detto che era tutto inutilizzabile e, anche per questo motivo, Carnevale è stato assolto.
A questo punto, dopo la condanna in appello, si era dimesso dalla magistratura, altrimenti il CSM l'avrebbe comunque sospeso o cacciato.
Dopo che la Cassazione lo ha assolto, lui ha ottenuto una legge per poter rientrare in magistratura dopo che si era messo in prepensionamento.
Legge che ha approvato la maggioranza di centrodestra nel 2003, con voti delle solite teste di cavolo di una parte del centrosinistra che quando si tratta di dare una mano nelle porcate non si tira mai indietro.
Questa maggioranza trasversale riportò Carnevale in magistratura, alla Cassazione, a presiedere una sezione della Cassazione.
Per il momento sezione civile, prima stava nel penale.
Ma non è che l'assoluzione della Cassazione cancella i fatti.
Per esempio, indagando su di lui i magistrati di Palermo l'avevano intercettato per un certo periodo e l'avevano sentito, subito dopo la morte di Falcone e Borsellino, parlare di loro con dei suoi colleghi.
Carnevale, in quelle telefonate intercettate, li chiamava - Falcone e Borsellino, i martiri dell'antimafia - "i Diòscuri", come se fossero Castore e Polluce.
Li prendeva in giro, da morti. Diceva che erano "due incapaci, con un livello di professionalità prossimo allo zero".
Chiamava Falcone "quel cretino", "faccia da caciocavallo" - cioè faccia da culo, detto molto chiaramente, è un modo di dire siciliano - e aggiungeva: "io i morti li rispetto, ma certi morti no".
Falcone e Borsellino manco da morti, li rispettava.
Aggiungeva: "a me Falcone non è mai piaciuto". Poi insinuava che Falcone avesse messo sua moglie, Francesca Morvillo morta anche lei a Capaci, nella corte d'Appello di Palermo per far confermare le condanne che Falcone otteneva in primo grado.
Lo accusava di aggiustare i processi, diceva al telefono, per "fregare qualche mafioso". Secondo lui condannare i mafiosi significava fregarli.
Questo lo diceva lui. Tant'è che quando l'hanno interrogato gli hanno chiesto: "ma lei conferma le cose che ha detto?" "Si si, io contro di loro ho un'avversione che non è venuta meno neanche dopo che la mafia li ha ammazzati".
Questo è il soggetto che in base a questa legge è tornato in Cassazione.
Ma c'era questa norma, fatta dal centrosinistra, che almeno ci metteva al riparto dalla beffa delle beffe. Carnevale è più vecchio di tutti proprio perché l'hanno reintegrato quando era over quota.
Il fatto che sia il più anziano degli altri lo pone in vantaggi in un'eventuale corsa alla presidenza della Cassazione.
Adesso un presidente c'è, si chiama Carbone, ma va in pensione nel 2010 e Carnevale lascerà la Cassazione nel 2013, quando avrà 83 anni.
Dagli 80 agli 83 anni, quando andrà in pensione Carbone, chi sarà il candidato unico, il più anziano, che ha più titoli per diventare primo presidente della Cassazione, il magistrato più importante d'Italia, quello che sta al vertice della piramide della magistratura sopra il quale non c'è più niente?
Sarà Carnevale.
In base a questa legge che stabilisce che anche se ha compiuto 75 anni ed è stato reintegrato, può diventare dirigente di un ufficio. Può diventare il primo presidente della Corte Suprema di Cassazione.
Così quando un famoso annullatore di sentenze come questo andrà a presiedere la Cassazione, tutti quelli che hanno delle sentenze che stanno per arrivare in Cassazione e che sperano che siano annullate, avranno buone speranze di ottenere il loro bravo annullamento.
Questa è la sesta legge ad personam che passa in Parlamento.
Vi preannuncio che ne avremo presto, probabilmente, una settima.
Adesso devono rinnovare la Corte Costituzionale perché c'è un membro che si è dimesso da un anno e mezzo. E' un ex avvocato di Berlusconi, si chiama Vaccarella.
Era il civilista di Previti e Berlusconi. Si è dimesso un anno e mezzo fa, non l'hanno ancora sostituito ma ora c'è un pressing per sostituirlo.
Con chi lo sostituiranno? Il candidato favorito è il penalista di Berlusconi, l'avvocato Pecorella, che sta in Parlamento.
L'avvocato Pecorella è però imputato a Milano per favoreggiamento nei confronti di Delfo Zorzi, a sua volta imputato a Brescia per la strage di Piazza della Loggia.
Secondo l'accusa, Pecorella e l'avvocato di un pentito, Martino Siciliano, avrebbero pagato questo pentito per ritrattare le accuse a Zorzi sulle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia.
Di qui per entrambi, l'altro si chiama Maniacci, l'accusa di favoreggiamento nei confronti di un imputato di strage.
Non era mai capitato nemmeno in Italia che un imputato di favoreggiamento di un presunto stragista venisse promosso a giudice costituzionale.
Ma quando lo diventasse, pensate cosa succederebbe: avremmo un giudice costituzionale che ogni tanto va a un processo dove deve rispondere di favoreggiamento nei confronti di un presunto stragista.
A quel punto ricominceranno a dire che non solo per il capo del governo, dello Stato, per i presidenti di Camera e Senato ci vuole quella tranquillità, che sicuramente uno che ha dei processi non può avere per svolgere il suo mandato, ma anche per i giudici costituzionali bisogna prevedere l'immunità almeno durante l'esercizio delle funzioni.
Quindi si tornerebbe indietro, al lodo Schifani che diversamente dal lodo Alfano immunizzava anche il presidente della Corte Costituzionale e perché no, a quel punto, tutti i suoi membri, come inizialmente voleva fare Alfano.
Voi vedete come una legge ad personam ne figlia tante altre.
E' come una smagliatura che se non viene immediatamente rammendata comincia a dilatarsi e diventa una voragine.
Ecco perché la smagliatura, cioè il Lodo Alfano, fa immediatamente ricucita con l'abrogazione o per via referendaria o per via del respingimento della Corte Costituzionale, perché a furia di fare una legge ad personam dopo l'altra alla fine le uniche "personas" che non otterranno mai giustizia saremo noi cittadini comuni.
Passate parola."