mercoledì 31 dicembre 2008

Auguri miei cari Bloggers!



"... And the only sound that's left

After the ambulances go
Is Cinderella sweeping up
On Desolation Row"
Bob Dylan, Desolation Row


Gli impegni uniti alle distrazioni legate alle feste natalizie mi hanno impedito di rispondere al gioco proposto da Fra (vedi link). Si trattava di scrivere un'ipotetica lettera a Babbo Natale dove esporre i propri desideri personali e qualche pensierino di buon auspicio per la pace nel mondo. Rispondo ora alla proposta ma in modo non convenzionale, grazie a questo scritto carico di auguri per un buon 2009 a tutti i bloggers che girano intorno a questa piccola mente persa.


Il 2008 ci lascierà in eredità l'arroganza del Vaticano, da ricordare come esempio il suo perentorio NO alla depenalizzazione dell'omossessualità, crimine causa di morte e torture in molti stati.
Ci tramanderà nel 2009 l'irrisolto conflitto di Gaza che sta raggiungendo un'apice di violenza disumana con 384 morti, più di 1.700 feriti e la vita di tantissimi bambini innocenti in pericolo.

Nel bel paese dovremmo invece fare i conti con un carrozzone parlamentare di gerontocrazia attaccato ai privilegi come fosse una multinazionale dei voti, del nepotismo, della ricchezza illegale, delle tangenti. Un sistema di favori simile alla corte di Versailles e il nostro Re Sole non è poi tanto illuminato sopratutto quando si parla di libertà, informazione e di aiutare l'Italia a combattere la crisi finanziaria/economica mondiale.

Mi auguro un 2009 con la Costituzione italiana salva dagli attacchi contro la separazione dei poteri, con un Luttazzi, un Guzzanti pronti a dare un calcio nel sedere a Fabio Fazio e a riprendersi i loro spazi televisi su RaiTre! Vediamo poi chi sono veramente i David Letterman della situazione!

Un anno nuovo pure per il meridione dimenticato dai politici a favore della mafia.


Un 2009 senza dei parlatori sceriffi razzisti come Gentilini:
" Voglio la rivoluzione contro i phone center i cui avventori si mettono a mangiare in piena notte e poi pisciano sui muri: che vadano a pisciare nelle loro moscheeeee Voglio la rivoluzione contro i veli e il burqa delle donne. Io voglio vedere le donne in viso, anche perché dietro il velo ci potrebbe essere un terrorista e avere un mitra in mezzo alle gambe. Che mostrino l'ombelico caso mai.... "
Ottobre 2008, discorso di Gentilini a Venezia durante una festa della Lega Nord.



Infine, voglio augurare a noi/voi tutti un 2009 di risate perchè la comicità aiuta a sdrammatizzare e a resistere e questo vale anche per una pessimista come la sottoscritta ;)

Buon Anno
gio





Desolation Row
Traduzione dal sito: Quattro Stracci

Vendono cartoline dell'impiccagione
verniciano di marrone i passaporti
il salone di bellezza è affollatissimo di marinai
il circo è in città
arriva il commissario cieco
lo hanno fatto cadere in trance
una mano è legata al funambolo ubriaco
l'altra nei pantaloni
e le forze dell'ordine sono irrequiete
hanno bisogno di un posto dove andare
mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera
sul vicolo della desolazione

Cenerentola sembra così facile
"il simile conosce il simile", sorride
e si mette le mani alle tasche
come Bette Davis
viene Romeo a lamentarsi:
"Tu appartieni a me, credo"
E qualcuno dice "sei nel posto sbagliato, amico
faresti meglio ad andartene"
e l'unico suono che rimane
dopo che l'ambulanza è andata via
è Cenerentola che spazza la strada
sul vicolo della desolazione

Ora la luna è quasi nascosta
le stelle iniziano a sparire
La signora che legge la fortuna
ha messo via tutte le sue cose
E ad eccezione di Abele e di Caino
e del gobbo di Notre-Dame
Tutti fanno l'amore
oppure aspettano la pioggia
E il Buon Samaritano, si sta vestendo
si sta preparando per lo spettacolo
se ne andrà al carnevale stasera
sul vicolo della desolazione.

Ora Ofelia è dietro la finestra
sono così preoccupato per lei
al suo ventiduesimo compleanno
è già una vecchia zitella
per lei la morte è così romantica
indossa una maglia di ferro
la sua professione è la sua religione
il suo peccato la sua mancanza di vita
E pur tenendo lo sguardo fisso
sul grande arcobaleno di Noè
Passa il suo tempo a sbirciare
sul vicolo della Desolazione

Enistein, travestito da Robin Hood
con le sue memorie in un baule
è passato di qui un'ora fa
con il suo amico, un monaco invidioso
Sembrava così timido e impaurito
mentre scroccava una sigaretta
poi se n'è andato via annusando gli scoli dell'acqua
e recitando l'abc
E a vederlo tu non lo penseresti mai
ma era famoso tempo fa
per suonare il violino elettrico
sul vicolo della desolazione

Il dottor Sudiciume, lui tiene il suo mondo
chiuso in un bossolo di pelle
ma tutti i suoi pazienti asessuati
cercano di farlo saltare
ora la sua infermiera, una certa provinciale fallita
si occupa del buco del cianuro
e tiene le carte che dicono
"Abbi pietà dell'anima sua"
Tutti suonano fischietti
li puoi sentire fischiare
se sporgi la testa abbastanza
sul vicolo della desolazione

Dirimpetto hanno inchiodato le finestre
si preparano al festino
il Fantasma dell'Opera
in perfetto abito da prete
Stanno imboccando Casanova
per farlo sentire più al sicuro
Poi lo uccideranno con la sicurezza
dopo averlo avvelenato di parole
e il Fantasma sta gridando alle ragazze scheletrite
"Andate via se non lo sapete
Casanova sta per essere punito per essere andato
sul vicolo della desolazione"

A mezzanotte i poliziotti
e la ciurma sovrumana
escono e arrestano chiunque
ne sappiai più di loro
poi li portano nella fabbrica
dove la macchina dell'infarto
viene legata alle loro spalle
e poi il kerosene
viene portato giù dalle fortezze
dagli assicuratori che vanno
a controllare che nessuno scappi
dal vicolo della desolazione

Lode al Nettuno di Nerone
il Titanic sta affondando nell'aurora
Tutti gridano
"Tu da che parte stai?"
E Ezra Pound e T. S. Eliot
fanno a pugni nella torre di comando
i suonatori di calipso ridono di loro
i pescatori tengono fiori
tra le finestre del mare
dove graziose sirene scivolano
e nessuno deve preoccuparsi troppo
del vicolo della desolazione

Ho ricevuto la tua lettera ieri
(a proposito di quella volta che si è rotta la maniglia)
quando mi hai chiesto come me la passavo
era una battuta?
Tutta la gente di cui mi vai parlando
sì, li conosco, sono abbastanza anonimi
Ho dovuto mettere insieme le loro facce
e dar loro un altro nome
Ora non riesco a leggere bene
non mandarmi altre lettere
non se non le spedisci
dal vicolo della desolazione.



lunedì 29 dicembre 2008

L'Ospite inatteso



Dal sito Ansa.it, notizia del 28.12.2008:
"MILANO - Un tassista, poi "risultato positivo alla cocaina", ha investito "volontariamente", secondo le prime informazioni, un marocchino che era uscito da un locale notturno di Milano, in via Sammartini, procurandogli la frattura di entrambe le gambe e un trauma cranico.
L'uomo è ora indagato a piede libero per lesioni aggravate e guida in stato di alterazione psicofisica dovuta all'assunzione si sostanze stupefacenti. [...]
L'episodio è avvenuto stamani attorno alle 4.40. A quanto risulta dalla ricostruzione della dinamica dei fatti, riferisce De Corato, due marocchini regolari, di 51 e 28 anni, appena usciti da un locale, hanno chiesto a un tassista, di accompagnarli a Monza, ma lui si sarebbe rifiutato (a detta del tassista in quanto la via era imprecisata). Poco dopo l'autista, con una manovra a quanto sembra volontaria, "ha investito deliberatamente il pedone più giovane - spiega il vicesindaco - come poi le numerose telecamere comunali avrebbero dimostrato". La vittima è stata ricoverata con una frattura alle gambe e con un trauma cranico. La prognosi è di 60 giorni. [...]"



L'Ospite Inatteso
di Tom McCarthy (regia e sceneggiatura)

Ho seguito i consigli dell'Alligatore, il quale non resistendo al richiamo del ritmo dei tamburi (djembe) ha recensito il film "l'ospite inatteso". A mia volta, incuriosita dalle tematiche della pellicola, ho deciso di correre il prima possibile al cinema per vederlo.

Sintetizzo in breve la trama: il professore di economia, Walter Vale, durante un viaggio di lavoro a New York scopre l'occupazione abusiva dell'appartamento di sua proprietà da parte di una coppia sposata, composta da Tarek (siriano) e Zainab (etiope).
I tre si ritrovano a convivere nella casa di Walter e mentre Tarek insegna al professore di economia a suonare lo djembe, tra i tre si instaura una grande amicizia scandita a suon di jazz e tamburi africani.
L'idillo crolla quando Tarek viene fermato dalla polizia nella metropolitana di NY, poichè sprovvisto della Green Card, e imprigionato in un centro di detenzione per immigrati nel Queens.
Da quel momento si apre l'odissea. Walter lotta vanamente contro le istituzioni complici nel creare discriminazioni nel modus operandi della giustizia e nell'ugualianza dei cittadini.
I prigionieri del centro vengono trasferiti improvvisamente da un carcere all'altro senza avvisare i parenti, gli amici o i famigliari sprovvisti di regolare permesso di soggiorno non possono vedere i detenuti senza finire a loro volta rinchiusi nel centro, la lunghezza del tempo di segregazione è incerta, (angosciante sapere di poter restare in cella anche nove interminabili anni, Tarek stesso non è in grado di sapere se/quando sarà espulso!).
Una vita, una libertà, interrotta e sospesa in un limbo senza termini o certezze.
Zainab piange sola, senza poter far visita al marito, come una famigliare di serie B perchè priva della cittadinanza americana.
Perfetta l'interpretazione di Richard Jenkins, (da poco visto nella parte di Ted Treffon in "Burn after reading" dei miei fratelloni Coen), distaccato e annoiato dal lavoro scoprirà nella tolleranza verso il prossimo la ricchezza delle culture straniere.
Questa pellicola è un inno di rammarico per la perdita dei valori dell'accoglienza, della tolleranza, del diniego del sogno americano agli immigrati. Perdita espressa con furia da Walter nel finale, quando suona il djembe a colpi di rabbia nella metropolitana di New York e si spengono le luci nella sala del cinema lasciando pensieri amari nella mente degli spettatori.



Tutte le barriere culturali, territoriali sono delle grosse stronzate, esiste l'umanità, esistono le difficoltà dei paesi in via di sviluppo mantenute tali dalla parte ricca del mondo. Quindi perchè accanirsi contro chi cerca solo di migliorare la propria condizione spendendo i pochi soldi raccimolati, a volte pure la vita, in un viaggio di fortuna verso il sogno di un paese ricco?

lunedì 22 dicembre 2008

Triologia della Villeggiatura , la modernità di Goldoni



Triologia della Villeggiatura
di Carlo Goldoni
Regia di Toni Servillo


Lo spettacolo si compone di tre “commedie consecutive” (citaz. da Goldoni).
La prima è intitolata: “le smanie per la villeggiatura” e rappresenta i folli preparativi alla villeggiatura in campagna di vari componenti dell’alta società livornese (nobili, borghesi, scrocconi di buona famiglia).
L’intermezzo prende il nome di: “le avventure della villeggiatura”, narra i giorni delle ferie trascorse a rincorrere cupido, scialacquare denaro al gioco, oziare accumulando debiti.
La terza commedia, “il ritorno dalla villeggiatura”, affronta le penose conseguenze della prodiga condotta vacanziera, dove un grande amore si tramuterà in dramma irreversibile e i creditori busseranno insistentemente alla porta dei rei sperperatori di denari, minacciando la loro reputazione nell'alta società.


Goldoni annota sulla prefazione della triologia:
“i personaggi principali di queste tre rappresentazioni, che sono sempre gli stessi, sono di quell’ordine di persone che ho voluto prendere precisamente di mira; cioè di un rango civile, non nobile e non ricco; poiché i nobili e ricchi sono autorizzati dal grado e dalla fortuna a fare qualche cosa di più degli altri. L’ambizione de’ piccioli vuol figurare coi grandi, e questo è il ridicolo ch’io ho cercato di porre in veduta, per correggerlo, se fia possibile”.

Assistiamo alla messa in scena di un illuminismo popolare:
i personaggi della commedia, (servi, nobili, borghesia mercantile), entrano in conflitto fra di loro finendo per svestire ogni ipocrisia.
I servi, (Paolino e Brigida), sorridono della loro vita semplice dispensando intelligenza nei consigli pratici suggeriti ripetutamente ai padroni.
I nobili, vuoti di valori e accecati dall’agiatezza, si lasciano condurre per mano, a volte raggirare, dai consiglieri come Fulgenzio, in un turbinio di cambiamenti di opinione degni della più grottesca ottusità.
Infine ci sono i borghesi, l’autore li dipinge intenti a inseguire il modello di vita nobiliare, quasi alla ricerca di un riscatto di egualianza nel gradino elevato dell’aristocrazia; in questa rincorsa finiscono per rovinarsi pur di imitare stili al di sopra delle righe e dei loro portafogli!
L’umorismo goldoniano condisce piacevolmente questa commedia e servo della verità, fende come una spada l’orgoglio dei vanitosi divenendo giudice sarcastico dei comportamenti licenziosi.
I ruoli nei giochi sono severamente distinti ma affermazione e riscatto spettano a tutti, esibendo o salvaguardando l’onore di fronte alla pubblica opinione.

Oggi, potremmo riflettere sull’attualità dell’opera teatrale di Goldoni, perché le divisioni nella nostra società sono ancora consolidatissime, il consumismo ci impone scelte di vita indifferenziate e l’apparenza viene sovente inseguita a suon di debiti.



Vi consiglio di prenotare un posto a teatro e lasciarvi coinvolgere dalla travolgente recitazione di Toni Servillo, (interpreta Ferdinando), e dai bravissimi: Francesco Paglino (Paolino), Eva Cambiale (Vittoria), Paolo Graziosi (Filippo), Anna della Rosa (Giacinta), Chiara Baffi (Brigida). Una menzione particolare la meritano anche Carlo Sala per le scenografie, (folgorante la sua idea di come rappresentare la calura estiva della campagna) e i costumi di Ortensia de Francesco.





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Ringrazio il Gap per il premio Dardos, anche se già ricevuto e lo giro amabilmente a tutti i bloggers citati nella Blog Roll.
Sto imparando molte cose da queste "teste di capra", come ama dire L'Incarcerato.
Un ringraziamento particolare a Punzy, puro sarcasmo urbano.

Con stima,
Mente Persa (Gio)

giovedì 18 dicembre 2008

L’Inps nasconde i dati sulla cassa integrazione





Non siamo in una democrazia in via di sfaldamento,
il nostro Premier si preoccupa di consolidare il potere di Confindustria per garantire prosperità al paese, del resto, le imprese sono basilari, lo sancisce anche la Costituzione:


Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sulle industrie.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.



In virtù del potere conferitogli dalla vox populi, Berlusconi si accingerà a migliorare “le forme e i limiti” della sovranità popolare, al fine di meglio tutelare gli interessi mediatici e i sondaggi sul consenso riscosso dal governo.

Nell’attesa di altri profondi cambiamenti, (lodo Alfano docet), al paradigma sulla separazione dei poteri esecutivo-giudiziario-legislativo, ricordiamoci di essere ottimisti nei consumi, specie sotto le feste di Natale.
Nel frattempo, il governo, avvantaggia la visione rosea dell’economia italiana secretando i dati dell’Inps sulla cassa integrazione. I soliti comunisti si stanno già corrucciando, (non sono coglioni per nulla!), non comprendono l’ineluttabilità dell’azione di svilimento mediatica, nata dalla necessità di non creare falsi allarmi di destabilizzazione e crisi economica tra gli elettori.


Tratto da: “Il Sole 24Ore” del 17 dicembre 2008, (articolo di Nicoletta Cottone):

"La Cgil denuncia che l'Inps avrebbe deciso di secretare i dati sulla cassa integrazione e di girare la comunicazione dell'andamento degli ammortizzatori alla direzione generale dell'Istituto. […]La denuncia arriva dal segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso […]. I dati, dice Camusso, non sono più visibili sul sito dell'Istituto di previdenza, ma si assiste a una sorta di accentramento dell'informazione alla direzione generale. «Stiamo assistendo a un atteggiamento del governo - ha detto la Camusso - che nasconde la gravitá della crisi perchè questa non determini preoccupazione. Noi invece vorremmo sommessamente segnalare all'Esecutivo che la secretazione dei dati determina un allarme maggiore, non minore».
Una decisione che, se confermata, irrita il sindacato: «Giá alla fine di agosto l'Inps non ha più reso noti i dati sulla cassa integrazione, mentre a fine novembre il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, aveva reso noti alcuni dati, pubblicati poi solo dal Sole 24 Ore. Questo è un problema perché su questi dati le parti sociali hanno sempre potuto costruire una loro valutazione della situazione economica». Già nei giorni scorsi il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani aveva lanciato l'allarme. La scorsa settimana i dati sulla cassa integrazione da gennaio a novembre erano stati resi noti dall'Inps, «dopo le nostre sollecitazioni», ha detto Camusso. [...]."


Dati sulla cassa integrazione da gennaio a novembre tratti da: “Il sole 24ore” del 10 dicembre 2008 (articolo di Cristina Casadei):
"[..] In novembre si è staccata la prevista e temuta valanga della cassa integrazione ordinaria: le ore di Cigo autorizzate nell'industria sono state il 253% in più rispetto al novembre 2007, ossia 12 milioni e 194mila. Sono i dati dell'Inps che già in settembre e ottobre aveva evidenziato un andamento di forte crescita, ma pur sempre a due cifre e che adesso comincia a registrare gli effetti del rallentamento della produzione. Esaminando i primi 11 mesi arriva la conferma: le ore sono pari a 58 milioni e 760mila, con un balzo del 59,33 per cento. Considerato che nei primi otto mesi dell'anno le ore autorizzate sono state 32 milioni, ciò significa che in soli tre mesi sono praticamente raddoppiate.
Questa crisi non distingue tra colletti bianchi e tute blu. Colpisce l'ufficio non meno della fabbrica e infatti la quota di impiegati cassintegrati cresce a ritmi più sostenuti di quella degli operai. Se prendiamo la Cigo di novembre l'aumento è stato del 266,05% per i primi e del 251,58% per i secondi.
La produzione evidenzia una forte battuta d'arresto, ma un'analisi obiettiva del dato non può non rilevare che la Cigo è un provvedimento dal carattere temporale che proprio per questo crea "un'aspettativa di vita", diversamente da quel che accade nel caso della cassa integrazione straordinaria (Cigs), utilizzata per crisi ormai irreversibili. E gli interventi straordinari sono quelli che presentano una dinamica meno preoccupante. In novembre le ore autorizzate si sono fermate a 10 milioni e 927mila, in calo dell'11,47% rispetto allo stesso mese del 2007. Considerando i primi 11 mesi invece sono state 101 milioni e 887mila in crescita del 2,41 per cento.
Meno pesante il quadro dell'edilizia. Le ore autorizzate in novembre sono state 2,5 milioni, in linea con quelle autorizzate nel 2007, mentre la variazione complessiva del periodo gennaio-dicembre si ferma a più 12,72%, ossia 31 milioni e 727mila ore. [..]Convertendo le ore in lavoratori la stima complessiva è di 200mila persone in cassa ordinaria e altre 90mila in straordinaria. Questo significa che quasi 300mila lavoratori sono fermi. Come alle acciaierie di Piombino dove la produzione è stata interrotta e i 1.600 lavoratori sono a casa; quest'anno naturalmente il tradizionale albero di Natale sull'altoforno non c'è. O alla Fiat dove da lunedì prossimo al 10 gennaio chiudono tutti gli stabilimenti italiani: 58mila operai rimarranno a casa in cassa integrazione. [..]"

venerdì 12 dicembre 2008

Sciopero Cgil, 200mila a Bologna!

12 dicembre 2008
Sciopero Nazionale dei Lavoratori contro la crisi economica, i salari da fame e la precarietà!




Ecco Bologna alle nove del mattino mentre la gente pian piano confluisce
e tinge di rosso la piazza...
Bhè, io ovviamente ero presente e ho cantato "Bella Ciao"!















"Malgrado l'inclemenza del tempo, con neve al nord e pioggia al centro-sud, decine di migliaia di persone sono scese in piazza in tutte le principali città italiane accogliendo l'invito allo sciopero generale lanciato dalla Cgil. "I primi dati dello sciopero sono molto buoni e confortanti, soprattutto nelle fabbriche del nord e questo dà ragione alla domanda di cambiamento della politica del governo", ha commentato il segretario nazionale Guglielmo Epifani al suo arrivo in testa al corteo di Bologna. Una manifestazione che secondo il sindacato ha mobilitato circa 200 mila persone. "
da Repubblica

giovedì 11 dicembre 2008

Costituzione supremo simbolo della dignità umana

- Johann Heinrich Fussli, "l'incubo" -


"Chiunque abbia potere è portato ad abusarne;
egli arriva sin dove non trova limiti.
Perché non si possa abusare del potere occorre che il potere arresti il potere"
Montesquieu, "Lo spirito delle leggi", 1748


Ci siamo. Morfeo non poteva materializzare un incubo peggiore.
Oggi Berlusconi si è dichiarato risoluto a modificare la Costituzione italiana verso la realizzazione di un potere maggiormente totalitario.

Tutto è cominciato quasi in sordina con dichiarazioni ufficiali dai toni discutibili agli organi mediatici, queste parole erano l'eco di una manovra preparata sin dai tempi di Craxi, un piano di nome P2, nient'altro che un cancro per la democrazia.

"In una democrazia liberale nessuno è al di sopra della legge, e dunque le sentenze si rispettano come si rispetta la presunzione d'innocenza degli imputati. In una democrazia liberale i giudici applicano la legge, non fanno politica e non fanno 'resistenza, resistenza, resistenza a chi è stato scelto dagli elettori per governare. In una democrazia liberale la magistratura liberale non si giudica da sè e non si autoassolve in ogni sede disciplinare, penale e civile così come avviene oggi in Italia. In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di Stato, solo dai suoi pari, dagli eletti del popolo, perchè la consuetudine e le leggi di immunità e garanzia lo mettono al riparo dal rischio della persecuzione politica per via giudiziaria". dichiarazione di Silvio Berlusconi - 29 gennaio 2003

Nell'elogio di taluna stampa sono state sedate le reazioni popolari adoperando una cattiva informazione a sfavore dei nostri diritti. Un velo mediatico occupato a oscurare le reali priorità della gente, si sdrammatizzava la questione del conflitto di interessi del Premier perche' era necessario concentrarsi sui magri stipendi degli italiani, finendo, in modo innegabile, a occultare il legame indissolubile tra i governanti "non etici" e la malaeconomia.

Nel silenzio delle coscienze di molti italiani sono scivolati provvedimenti come l'incolumità al Premier sotto processo, le accuse alla magistratura, l'uso della forza militare per imporre i siti di discarica nel sud Italia.

Ora, si attacca la carta fondamentale, la linfa della democrazia:
la Costituzione,
il nostro cordone ombellicale alla libertà!

"La Costituzione non può essere considerata un ostacolo alla riforma della giustizia. La Costituzione si può cambiare e poi l'ultima parola spetta ai cittadini. Ci sono due votazioni con 6 mesi di tempo l'una dall'altra poi a decidere se la riforma sarà giusta saranno i cittadini. Questa è la democrazia [...] Con questa opposizione non c'è possibilità di dialogare. non si può parlare con chi mi paragona ad Hitler, [...] Non mi siederò mai a un tavolo con codesti individui" dichiarazione di Silvio Berlusconi - 10 dicembre 2008

Scrive Ezio Mauro sulla proposta del Capo del Governo:
"Poiché per la semplice separazione delle carriere non è necessario toccare la carta costituzionale, diventa chiaro che l'obiettivo del premier è più ambizioso. O la modifica del principio previsto in Costituzione dell'obbligatorietà dell'azione penale, o la creazione di due Csm separati, uno per i magistrati giudicanti e uno per i pubblici ministeri, creando così un ordine autonomo che ha in mano la potestà della pubblica accusa, il comando della polizia giudiziaria e il potere di autocontrollo: e che sarà guidato nella sua iniziativa penale selettiva dai "consigli" e dagli indirizzi del governo o della maggioranza parlamentare, cioè sarà di fatto uno strumento della politica dominante."

Questo è l'apice del loro disegno, non può essere tollerato o peggio compreso grazie al digestivo della malainformazione e a una serie di provvedimenti "contentino" come la social card.
La Costituzione ci è stata donata con il sangue dei partigiani, la resistenza è stata il simbolo della dignità umana, della lotta e della certezza di essere degni di diritti di ugualianza e d'espressione.






"25 aprile 2008: Poveri Partigiani" di Ascanio Celestini

Scontro finale fra partiti e magistratura




Testo:

"Buongiorno a tutti.
Non so se avete notato la miseria di questo dibattito sulla questione morale.
Il ritorno del dibattito sulla questione morale: i giornali pullulano di interviste dei vari Pomicini, De Michelis, Di Donato.
Vari parenti di Craxi... persino Capezzone che dice che Veltroni dovrebbe chiedere scusa a Bettino Craxi.
La questione morale, come al solito, viene usata per buttarsi addosso a vicenda le proprie vergogne anziché guardarle e possibilmente cancellarle.
Tant'è che il massimo di risposta che sono riusciti a partorire i vertici del PD, quando Berlusconi ha visto la questione morale - ovviamente soltanto la loro e non la sua che è talmente gigantesca che non riesce nemmeno più a vederla, data la statura fra l'altro - è stata: "ma tu hai portato in Parlamento inquisiti e condannati".
Naturalmente hanno dimenticato i propri.
Il massimo che possono dire è "noi ne abbiamo di meno", come se ci si potesse difendere o addirittura attaccare dicendo "noi abbiamo meno inquisiti e meno condannati di te".
Bisognerebbe poter dire "noi non ne abbiamo".
Quando Grillo e tanti altri hanno proposto questa legge di iniziativa popolare per cacciare i condannati dalle liste elettorali, anche se le firme raccolte questa volta erano quelle giuste e nessuno ha potuto metterle in discussione, nemmeno Carnevale, il Parlamento se l'è presa comoda, tant'è che non siano ancora nemmeno arrivati a una discussione sul tema.
Lasciamo perdere queste menate di partiti che ormai stanno chiaramente disfacendosi, sfarinandosi, dissolvendosi senza nemmeno che se ne rendano conto, e vediamo di parlare dell'altro grande titolo che campeggia sui giornali da quasi una settimana.
Cioè da mercoledì scorso, quando la procura di Salerno è scesa a Catanzaro per sequestrare gli atti dell'indagine Why Not e comunicare a un bel po' di magistrati calabresi e lucani che sono indagati per il mega complotto ipotizzato contro Luigi De Magistris.
Il titolo che è andato in edicola e in onda a reti unificate e a edicole unificate è "Guerra fra procure", "Guerra fra PM", "Scontro fra procure, interviene Napolitano".
Questo è l'unico dato costante.
La prima riga del titolo serviva a giustificare la seconda: se c'è effettivamente una guerra fra procure deve intervenire qualcuno a spegnare l'incendio, e quindi meno male che c'è il Capo dello Stato.
La domanda è: ma davvero c'è una guerra fra procure? Davvero c'è uno scontro fra PM? Davvero Salerno e Catanzaro stanno sullo stesso piano e si attaccano vicendevolmente, ma abusivamente tanto da giustificare l'intervento del pompiere del Quirinale e dei pompieri del Consiglio Superiore della Magistratura?
Vediamo. I fatti sono questi.
Qualche mese fa, De Magistris viene trasferito dalle funzioni che occupa e dalla sede che occupa, cioè da Pubblico Ministero e da Catanzaro, dal Consiglio Superiore che stabilisce come lui non possa più fare il Pubblico Ministero e non possa più fare il magistrato a Catanzaro.
Quindi viene trasferito alla giudicante a Napoli.
Nel frattempo arrivano in pellegrinaggio alla procura di Salerno decine di suoi inquisiti o di suoi superiori o colleghi che vogliono denunciarlo per enormi nefandezze da lui commesse durante i tre anni di procura a Catanzaro.
Soprattutto, si concentrano sulle tre indagini importanti che De Magistris aveva fatto e che, secondo questi denuncianti in processione, sono tutte quante viziate da ogni sorta di nequizia.
L'indagine Poseidone, sui depuratori che si dovevano fare in Calabria e che sono stati finanziati dall'Unione Europea con 800 milioni di euro e non se n'è mai visto uno, di depuratore.
L'indagine sulle toghe lucane, per i comitati d'affari che collegano magistrati della Basilicata, sui quali è competente a indagare Catanzaro e per questo se ne stava occupando De Magistris.
Eppoi l'indagine Why Not, quella che, oltre a vari faccendieri, ex piduisti, ufficiali dei servizi segreti, della Guardia di Finanza, politici, giornalisti collusi, qualche mafiosetto di passaggio, aveva come principale imputato questo Antonio Saladino, capo della Compagnia delle Opere che è il braccio finanziario-affaristico di Comunione e Liberazione.
E, al suo fianco, una lobby trasversale di uomini politici che coinvolge personaggi che stanno intorno all'allora presidente del Consiglio Prodi, che viene lui stesso indagato ma non perché sia accusato di avere fatto qualcosa lui personalmente, ma perché c'era uno di questi del suo giro coinvolto nei rapporti poco chiari con Saladino, che utilizzava un cellulare in uso anche a Prodi.
Per vedere come veniva usato questo cellulare viene indagato Prodi, proprio per poter chiedere al Parlamento l'autorizzazione a utilizzare e indagare su quei tabulati.
Poi Mastella, l'ultimo degli indagati perché appena viene indagato, allora ministro della Giustizia - siamo all'ottobre del 2007 - De Magistris si vede togliere anche questa indagine.
Bene, queste tre indagini, secondo tutti questi processionari che vanno a Salerno, sarebbero viziati da gravi reati commessi da De Magistris: fughe di notizie, abusi.
Perché vanno a Salerno a denunciare De Magistris? Perché Salerno è competente a indagare sugli eventuali reati commessi da magistrati di Catanzaro.
Per fortuna i magistrati di Catanzaro non possono indagare su se stessi, indaga Salerno.
Se poi Salerno ha commesso irregolarità, indaga Napoli. Su Napoli indaga Roma, su Roma indaga Perugia e così a catena.
Una volta c'erano le competenze incrociate tra le procure: Perugia indagava su Roma e Roma su Perugia.
Brescia indagava su Milano e Milano su Brescia.
Genova su Torino e Torino su Genova.
Catanzaro indagava su Salerno e Salerno su Catanzaro.
Ma se io indago su Beppe Grillo e Beppe Grillo indaga su di me, alla fine può capitare che, se siamo due poco di buono, ci mettiamo d'accordo: io non indago su di te, tu non indaghi su di me, una mano lava l'altra e così continuiamo a fare le nostre porcherie, indisturbati.
Ecco perché, nel 1998, furono cancellate le competenze incrociate e quindi si stabilì che se io indago su Grillo, lui non può indagare su di me: su di me deve indagare una terza persona, in modo che così non ci possiamo mettere d'accordo perché non abbiamo il do ut des.
Quindi Salerno è competente per indagare sui reati dei magistrati di Catanzaro, e lì arrivano coloro che vogliono denunciare De Magistris per quello che ha fatto a Catanzaro.
Ma anche De Magistris a Salerno fa delle denunce: denuncia a sua volta i sui superiori e alcuni suoi imputati, avvocati di suoi imputati, giornalisti al seguito dei suoi imputati o dei suoi superiori, che secondo lui lo avrebbero screditato, calunniato, isolato, espropriato delle sue inchieste.
Insomma, avrebbero creato i presupposti per levare prima le inchieste e poi lui.
Quindi i magistrati di Salerno non possono fare altro, perché ricevono queste denunce, di De Magistris e contro De Magistris, essendo competenti devono approfondirle per vedere quali sono fondate e quali no.
La legge glielo impone, è obbligatoria l'azione penale.
Ricevi una denuncia, devi verificarla.
Quindi cominciano a lavorare, per mesi e mesi, nessuno ne sa niente, di quello che succede a Salerno.
Lavorano in silenzio, nessuno li ha mai visti in televisione, nessuno li ha mai sentiti parlare, nessuno sa nemmeno che faccia abbiano i pubblici ministeri Gabriella Nuzi e Dionigi Verasani e il loro capo che si chiama Luigi Apicella.
A un certo punto, questi tre magistrati di Salerno vengono sentiti dal Consiglio Superiore: la prima volta nell'ottobre dell'anno scorso, quattordici mesi fa, l'altra volta il 9 gennaio di quest'anno, undici mesi fa.
Vennero sentiti perché, fermo restando che loro si occupano delle questioni penali, se ci sono reati negli uffici giudiziari di Catanzaro, il CSM si occupa dei profili disciplinari e di incompatibilità.
Anche se non c'è un reato da parte di un magistrato, se si scopre che un magistrato ha violato le regole deontologiche della sua professione deve essere punito.
Se invece è in condizioni di incompatibilità, cioè non può stare in quel posto, non per colpa sua ma perché magari è parente di qualche avvocato, amico di qualche avvocato, fidanzato di qualche avvocato, fidanzato o parente o amico di qualche indagato... non è colpa sua ma non è bene che stia lì, ma da un'altra parte.
Trasferimento per incompatibilità ambientale oppure procedimento disciplinare nel caso in cui un magistrato, pur non commettendo reati, abbia fatto delle scorrettezze di tipo professionale.
Quindi, il CSM sente i magistrati di Salerno per capire che cosa sta emergendo.
Anche perché il CSM, in quel momento, deve decidere sul trasferimento proposto dal procuratore generale della Cassazione in seguito alle ispezioni ministeriali disposte prima da Castelli e poi, soprattutto, da Mastella contro De Magistris, per incompatibilità ambientale con Catanzaro e funzionale con il ruolo di PM.
Vogliono capire che cosa sta emergendo per poter farsi un'idea di qual è il caso De Magistris e, nello stesso tempo, farsi un'idea se ci sono altri, a Catanzaro, che è meglio mandare via oppure sanzionare.
I pubblici ministeri di Salerno raccontano, per ore e ore, quello che sta emergendo dalle loro indagini.
E quello che raccontano è clamoroso: dicono che le denunce contro De Magistris si sono rivelate totalmente infondate.
Cioè non risulta che De Magistris abbia fatto nessuna scorrettezza, anzi dicono: "le indagini di De Magistris sono corrette, non emergono reati a carico di De Magistris" e quindi tutte le denunce che sono state presentate contro di lui, erano decine e decine, saranno archiviate.
E infatti, pochi mesi dopo, arriva l'archiviazione per tutte le indagini su De Magistris che viene liberato da ogni sospetto.
Le sue indagini erano doverose, tutto quello che ha fatto l'ha fatto bene, in buona fede.
Anche l'iscrizione di Mastella sul registro degli indagati era doverosa, si imponeva in base agli elementi che erano venuti fuori, niente da eccepire.
Il CSM dovrebbe prendere atto del fatto che, comunque, si è stabilito che De Magistris si è comportato correttamente.
Il CSM se ne infischia e lo trasferisce con dei cavilli, che non sto qui a spiegare ma poi vi dico, se volete approfondire, quali libri potete trovare che lo spiegano.
Invece, i magistrati di Salerno, sempre nell'audizione al CSM del 9 gennaio di quest'anno, raccontano anche che cosa sta emergendo sull'altro tipo di denuncia, quella fatta da De Magistris contro quel comitato trasversale, quello che lui chiama la nuova P2.
Non c'è più Licio Gelli, ci sono alcuni piduisti.
Ma non è un problema di ex iscritti alla P2, il problema è un network di persone che dovrebbero controllarsi le une con le altre e che invece stanno pappa e ciccia e si coprono a vicenda.
E quando arriva qualche magistrato che sta fuori dal network, libero e indipendente come De Magistris, si coalizzano per andargli addosso e fare in modo che se ne vada.
Quindi è necessario che ci siano magistrati, giornalisti, politici, avvocati, faccendieri, imprenditori, qualche bel mafiosetto... eccetera.
Tutti insieme contro di lui, questa è la denuncia di De Magistris.
Queste denunce, secondo i magistrati di Salerno, si sono rivelate fondate.
Tant'è che dicono e rimane scritto nel verbale che firmano nell'audizione al CSM, che De Magistris è stato costretto a lavorare "in un contesto giudiziario fortemente condizionato da interessi extragiurisdizionali, talvolta illeciti, perché ci sono magistrati legati ad avvocati, imputati" che poi ricevono dei favori, moltissimi favori.
Per esempio hanno ricevuto magistrati da Saladino, che ha fatto assumere loro amici, parenti, nelle sue società e quindi ha un credito di riconoscenza, e questi magistrati hanno un debito, e infatti si sono dedicati tutti a interferire nel lavoro di De Magistris che su Saladino stava indagando.
Viene fuori, quindi, un quadro gravissimo.
Fermo restando che la procura di Salerno deve occuparsi dei reati di questi magistrati di Catanzaro, il CSM dovrebbe prendere immediatamente la palla al balzo per punire disciplinarmente o trasferire da Catanzaro tutti quelli che risultano incompatibili.
Chi ha ricevuto favori, a Catanzaro, da un imprenditore calabrese come Saladino, indagato in questa inchiesta, come minimo deve essere cacciato e mandato da un'altra parte.
Invece il CSM non fa nulla: cioè trasferisce De Magistris, la vittima del presunto complotto, ma gli autori del presunto complotto li lascia tutti al loro posto.
Tant'è che, l'altro giorno, i magistrati di Salerno sono andati a perquisirli e a notificargli che sono indagati e li hanno trovati tutti al loro posto, a Catanzaro.
Pensate, se il CSM avesse fatto il suo dovere di mandarne via qualcuno, di sospenderne qualcuno e di punirne qualcuno, l'altro giorno quando c'è stato il blitz, avrebbe potuto dire "ma noi avevamo già provveduto, avevamo già risolto il problema, adesso vedete se hanno commesso anche reati".
Paradossalmente, anche se il CSM ritiene che De Magistris meritasse di andare via, anche gli altri dovevano andare via.
Se è vero che quando c'è una contesa si mandano via tutti, se questa è la prassi che adotta il CSM, mandassero via anche quelli che hanno ostacolato De Magistris.
Invece no, sono rimasti tutti al loro posto e così l'effetto del blitz di Salerno a Catanzaro è stato dirompente, perché stavano tutti lì, nell'esercizio delle loro funzioni.
Come se nulla fosse stato detto a gennaio dai magistrati di Salerno, che avevano avvertito il CSM di come stavano andando le indagini e quale direzione avrebbero preso.
Questo è l'antefatto.
Noi abbiamo una procura che, per legge, deve indagare su quelle denunce e se le ritiene fondate deve perseguire i reati commessi da questi magistrati di Catanzaro.
Quindi cosa fanno? A un certo punto, dato che si stanno anche occupando dell'insabbiamento delle indagini di De Magistris perché l'ipotesi d'accusa è che sia stato privato delle sue indagini perché venissero date a colleghi più malleabili, i quali con i soliti giochi di prestigio, stralci, archiviazioni, parcellizzazione del materiale alla fine hanno insabbiato tutto.
Voi sapete che a De Magistris l'indagine Poseidone sui depuratori l'ha tolta il suo capo, non appena ha indagato l'On. Pittelli di Forza Italia.
Pittelli è anche l'avvocato del procuratore capo, amico del procuratore capo dell'epoca, Lombardi, il quale ha una seconda moglie che ha un figlio da un altro uomo.
Il figlio della seconda moglie di Lombardi è socio in affari dell'On. Pittelli.
Possibile che il procuratore capo tolga a De Magistris l'indagine appena indaga Pittelli che è socio del figlio della sua convivente?
Questo, per esempio, è il primo caso scandaloso.
Secondo caso: non appena viene indagato Mastella, il procuratore generale Dolcino Favi, facente funzioni perché lui era l'avvocato generale dello Stato, toglie a De Magistris anche l'indagine Why Not, dove sono indagati Prodi, Mastella, Saladino e gli altri.
Con quale argomento?
Dicendo che dato che Mastella gli ha mandato gli ispettori e poi ha chiesto al CSM di trasferirlo, allora De Magistris non può indagare su Mastella perché vuol dire che ce l'ha con lui, è in conflitto di interessi.
In realtà è troppo comodo: è un po' come sostenere che nella favola del lupo e dell'agnello ha ragione il lupo, che sta a monte e accusa l'agnello di intorbidargli l'acqua a valle.
Lì non era Mastella vittima di De Magistris, era De Magistris vittima di Mastella.
Non è che De Magistris ce l'aveva con Mastella, era Mastella che ce l'aveva con De Magistris perché stava lavorando su di lui e quindi ha chiesto di trasferirlo prima di essere indagato.
Poi De Magistris l'ha indagato e il procuratore generale gli ha detto che non poteva indagare perché ce l'hai con Mastella!
Il ribaltamento totale della logica.
Tolta anche l'indagine Why Not, gli restava toghe lucane sul malaffare politico-affaristico-giudiziario in Basilicata, dirompente anche questa perché è un'indagine che coinvolge addirittura un ex big del CSM, cioè l'On. Buccico, sindaco di Matera, parlamentare di AN, un avvocato importante.
Anche lui indagato.
Quell'indagine, toghe lucane, insieme al fatto che coinvolge un sacco di magistrati della Basilicata, De Magistris riesce a portarla a termine ma non proprio fino alla fine.
Quando lo trasferiscono da Catanzaro a Napoli, ormai l'inchiesta è finita e allora fa gli avvisi di chiusura delle indagini, cioè avvisa gli indagati che le indagini sono finite e hanno venti giorni di tempo per chiedere un supplemento istruttorio.
Dopodiché, farà le richieste di rinvio a giudizio e chiuderà il suo lavoro in quell'indagine.
Bene, gli impediscono anche di fare quei venti giorni per poter scrivere le richieste di rinvio a giudizio.
Lo cacciano da Catanzaro, fisicamente, un attimo prima che lui sia riuscito a scrivere le richieste di rinvio a giudizio.
Nessuna, quindi, delle tre indagini clamorose si è conclusa con la firma di De Magistris.
Perché dico questo? Perché il CSM sapeva che i magistrati stavano scoprendo che queste indagini gli erano state tolte per brutti fini.
Sapeva che secondo la procura di Salerno competente, aveva ragione De Magistris e torto i suoi avversari.
Sapeva soprattutto, il CSM, perché la procura di Salerno lo informava, che da mesi la procura di Salerno stava chiedendo a quella di Catanzaro la copia degli atti delle indagini Why Not sulla quale si stava, appunto, indagando per verificarne l'eventuale insabbiamento.
Una volta l'hanno chiesta, due volte, tre, quattro... sette volte la procura di Catanzaro rifiuta a quella di Salerno l'invio delle copie di questa indagine.
Ecco perché l'altro giorno c'è stato il blitz: perché quelli di Salerno, che ormai aspettavano da quasi un anno quegli atti e se li vedevano negare illegalmente - non puoi rifiutarti di esibire un atto che un magistrato competente ti chiede - sono andati a prenderseli.
Con la polizia giudiziaria sono andati lì, hanno spazzolato tutto ciò che c'era nelle cassaforti, cassetti, uffici e anche nelle abitazioni.
Nei computer privati dei magistrati.
Dice: "ma uno è stato denudato".
A parte che quelli di Salerno dicono che non è vero, ma in ogni caso se uno è in pigiama e si cerca un pen drive e non lo si trova, per evitare che se lo sia messo nelle mutande è giusto perquisirlo anche corporalmente, è una cosa che succede a chiunque venga perquisito quando si cerca non un transatlantico ma un temperino!
I magistrati sono soggetti alla legge come tutti gli altri.
Quello era un magistrato indagato, quello che è stato forse perquisito anche nel pigiama.
Se gli davano le carte, non andavano a prenderle. Non gliele hanno date: sono andati a prendersele.
Illegalmente? No, con un provvedimento di sequestro perfettamente motivato.
Sono 1700 pagine. Se qualcuno ha voglia di farsi un'idea precisa su questo caso, gli suggerisco di perdere una giornata e di leggersi almeno le parti sottolineate di questo decreto di perquisizione, che è rintracciabile sul blog di Carlo Vulpio, giornalista valoroso del Corriere - che infatti non viene più fatto scrivere su questa storia, carlovulpio.it, e sul nostro www.voglioscendere.it.
Se la leggete scoprite un sacco di cose scandalose, delle quali i giornali, salvo rare eccezioni, non parlano.
Perché parlano di guerra fra procure, che non esiste.
Salerno legittimamente va a prendersi le carte e a fare le perquisizioni, è competente.
Catanzaro fa una cosa che non potrebbe fare: il procuratore generale di Catanzaro se ne va in TV a dire che l'atto di Salerno è eversivo e in realtà compie lui un atto che se non è eversivo sicuramente è poco regolare.
Perché incrimina lui i colleghi di Salerno che lo hanno incriminato, come se fosse competente lui!
A parte che lui è un procuratore generale e non può indagare, può farlo il procuratore capo.
Ma soprattutto lui è procuratore generale di Catanzaro e i reati di Salerno li valuta Napoli, quindi se voleva denunciare dei reati di Salerno doveva fare un esposto a Napoli.
Poi se sei parte in causa, addirittura indagato, come puoi pensare di indagare sui tuoi indagatori!
C'è un conflitto di interessi clamoroso, e infatti per legge chi è parte in causa, da magistrato, deve astenersi in un processo.
Non c'è una guerra fra due cattivi: c'è un atto legittimo e doveroso della procura di Salerno al quale si risponde con atti abusivi e abnormi da parte di quella di Catanzaro.
E' questa che viene definita la guerra fra procure, perché bisogna fare pari e patta.
Allora come si fa a controbilanciare l'abominio di quello che ha fatto Catanzaro? Bisogna addebitare qualcosa a Salerno.
E dato che Salerno non ha fanno nulla di male, ecco che ci si inventa il fatto che li hanno fatti denudare, anche se non è vero - c'è stata forse una perquisizione corporale di un indagato in pigiama, visto che erano le 7 del mattino -, si inventa che sarebbe abnorme il decreto di sequestro degli atti solo perché è di 1700 pagine.
Perché, c'è una legge che stabilisce quante pagine deve avere un decreto?
Se ne facevano due, di pagine, avrebbero detto "son due paginette, non c'è niente, è tutto campato per aria".
Se lo motivi bene, con 1700 pagine, non va bene lo stesso.
E poi dicono: "sono andati a sequestrare l'originale di un fascicolo giudiziario in corso, bloccando l'attività di indagine".
A parte che languivano per conto loro da mesi, da quando le avevano tolte a De Magistris, ma è chiaro che il sequestro serviva a fare le fotocopie, cioè ad avere quella copia che Catanzaro non aveva mai mandato.
Non è che bloccavano per sempre le indagini.
Bene, per queste quisquilie il Capo dello Stato ha addirittura chiesto gli atti dell'indagine a Salerno, prima di fare lo stesso con Catanzaro.
Come se Salerno dovesse rendere conto al Capo dello Stato di quello che fa.
Questo sì è un atto inaudito, mai visto, mai sentito: il Capo dello Stato che chiede degli atti a una procura.
Come si deve sentire un magistrato di Salerno se il Capo dello Stato gli chiede gli atti quando lui sta facendo semplicemente il suo mestiere, il suo dovere previsto dalla legge?
Apoteosi finale: il CSM nel giro di 24 ore - non so come abbiano fatto a leggersi 1700 pagine in 24 ore, io ci sto provando da giorni e ancora non sono riuscito a finire - valuta il tutto con la rapidità della luce e propone al plenum di trasferire sia il procuratore generale di Catanzaro, quello che ha detto che i suoi colleghi erano eversori, sia quello di Salerno che ha fatto semplicemente il suo dovere!
Pari e patta, guerra fra procure.
Ecco perché i giornali e i politici hanno detto "guerra fra procure", perché dovevano coprire un atto incredibile come quello commesso dal Capo dello Stato, mai visto, e uno altrettanto incredibile fatto dal CSM.
Facciamo finta che De Magistris abbia torto, che abbia sbagliato tutto, che sia un incapace come ci viene raccontato.
Allora, per quale motivo non si lascia che concluda le sue indagini? E non si lascia che Salerno, competente su quella faccenda, concluda le sue?
Se è un incapace e viene sempre smentito dai giudici, dai GIP, dai tribunali del riesame, lasciate che finisca le sue indagini, che finisca davanti a un GIP o a un riesame che gliele bocci.
Così fa brutta figura De Magistris!
Perché, invece, gliele tolgono sempre prima in modo da consentirgli di dire che gliele hanno impedite di concludere?
Allora vuol dire che hanno paura che non sia così incapace. Hanno paura che abbia scoperto delle cose molto gravi, altrimenti se uno deve andare a sbattere lascialo andare a sbattere, no?
Allo stesso modo, se ha torto, si lasci che concluda la procura di Salerno. Se poi la procura di Salerno ha a sua volta torto, ci sarà un GIP, un tribunale del riesame, un tribunale normale, una corte d'appello, una Cassazione che darà torno a Salerno.
Perché impedire a Salerno di andare avanti con questi atti violenti, trasferimento del capo, ispezioni ministeriali del solito Alfano, avvertimenti strani del Capo dello Stato, CSM scatenato, politici e giornali pure?
Viene persino il dubbio che loro l'abbiano capito chi aveva ragione e chi aveva torto.
Però devono continuare a raccontarci che sono tutti uguali, che c'è una guerra fra bande così hanno la scusa per mettere le mani sulla giustizia.
Una volta si pensava alla Berlusconi che le mani sulla giustizia le potesse mettere la politica contro il volere della magistratura, adesso si sta cercando di coinvolgere una parte, la peggiore, della magistratura, il peggior CSM che si sia mai visto, e un Capo dello Stato che sicuramente non sta brillando per le sue funzioni di garanzia, proprio perché collaborino tutti quanti alla normalizzazione di quei pochi magistrati e quelle poche procure che ancora fanno il loro dovere senza guardare in faccia a nessuno.
Per fortuna la verità è più forte di qualunque pressione, per cui chiusa una porta esce dalla finestra, chiusa la finestra la verità rompe il vetro.
Quindi, chi pensava di archiviare il caso De Magistris e quello collegato della Forleo, adesso è di nuovo preoccupato perché cacciati i due magistrati, la verità sta tornando fuori più prepotente che mai.
Per chi la vuole conoscere fino in fondo suggerisco, per Natale, dei libri: Roba Nostra di Carlo Vulpio, pubblicato da Il Saggiatore; Il caso De Magistris, di Antonio Massari pubblicato da Aliberti; Il caso Forleo, sempre di Antonio Massari pubblicato sempre da Aliberti.
Poi c'è il nostro vecchio Toghe Rotte di Bruno Tinti, che spiega i meccanismi, e c'è il nostro Mani Sporche dove c'è l'inizio del caso De Magistris. Poi tutti gli sviluppi li trovate in un libro che sta per uscire, Per chi suona la banana, pubblicato per Garzanti, che raccoglie gli articoli che ho dedicato anche a questi casi sull'Unità.
Vi saluto e come al solito, dopo la lettura, passate parola!"

domenica 7 dicembre 2008

Un presepe tutto per Voi!


Oggi, lunedì 8 dicembre, gli italiani si dedicano alla realizzazione dell'albero natalizio.

Mente Persa vi dedica un piccolo presepe
e qualche battuta di George Carlin sui dieci comandamenti.







"400mila precari rimaranno a casa entro il 31 dicembre, senza lavoro,
senza social card, senza una tutela economica".
Papa Benedetto XVI sostiente: "il denaro passa mentre la fede in Dio resta".





venerdì 5 dicembre 2008

Ikea, chiacchere e verità





Non dovrà essere lesinato alcun sforzo pur di mantenere le tariffe ai livelli più bassi […] questi prezzi bassi, ancora oggi giustificati, impongono dunque vincoli formidabili a tutti i nostri collaboratori […]. Senza una rigida limitazione delle spese, non riusciremmo a compiere la nostra missione
Ingvar Kamprad, “Testamento di un commerciante di mobili”.




La storia dell’Ikea inizia nel 1943, quando Ingvar Kamprad, il fondatore, aveva solamente 17 anni.
Ingvar vendeva a porta a porta oggetti di vario genere che riusciva a procurarsi a costi contenuti (penne, portafogli, cornici, orologi, gioielli, sementi, calze di nylon…).
Ikea, così già chiamava la sua impresa, è un acronimo derivante dalle iniziali del nome di battesimo Ingvar Kamprad, di Elmtaryd e Agunnaryd, la fattoria e il villaggio dove Kamprad trascorse l'infanzia.
Nel 1945 la sua attività si accrebbe a tal punto da necessitare di essere ampliata attraverso la vendita per corrispondenza e culmino' nel 1953 quando aprì a Älmhult, in Svezia, un'esposizione di mobili.
La mission era appunto quella di garantire ai consumatori dalle povere tasche un arredamento arricchito dal design allettante e dai prezzi contenuti. La felicità, tutt'oggi, secondo questo grande marchio, consiste nel poter acquistare sempre di più, inaugurando la moda del consumismo in materia di arredo.

2008, dopo 65 anni di attività Ikea, vanta all’attivo un assortimento di 9.500 prodotti, un catalogo stampato in 27 lingue con 198milioni di copie suddivise in 52 edizioni (superando la Bibbia come diffusione), Ikea Food Services ha realizzato vendite per 957 milioni di euro e il numero di collaboratori del Gruppo è di 127.800 in 39 paesi.
Ingvar Kamprad ha cessato la sua attività di presidente del Gruppo nel 1986 e non è più proprietario di IKEA ma continua a dare il suo contributo al management in qualità di Consulente Senior, in sostanza, nella ditta non prende piede alcuna strategia senza il suo consenso.
Le vendite Ikea hanno raggiunto i 21,2miliardi di euro ma l'impresa mantiene una politica di massimo riserbo sul bilancio e sul totale dei ricavi del gruppo, leggiamo dal sito www.senzasoste.it che:

"Fondata nel 1943 da Ingvar Kamprad (un calvinista taccagno amico, tra il 1941 e il 1950, di Per Engdahl e Sven Olov Lindholm, leaders del movimento filonazista svedese), l’Ikea nel 2005 ha fatturato 14.800 milioni di euro [...]. L’Ikea è una delle poche imprese così grandi a non essere quotate in borsa. La sostiene una complicata rete finanziaria tramite la Stitching Ingka Foundation (con sede in Olanda, curioso per un’impresa così nazionalista), associata alla Stitching Ikea Foundation, che possiede la Ingka Holding, che raggruppa tutte le imprese Ikea. La Ingka Holding è gestita a sua volta dalla Ikea International (sede in Danimarca), che assicura gli acquisti, la distribuzione, la vendita e in alcune occasioni la produzione stessa. La Inter Ikea Systems (sede a Delft, Olanda) è la compagnia proprietaria del marchio Ikea. La Ikano, un’organizzazione parallela, raggruppa tutte le società non integrate nella Ingka Holding e le cui sedi si trovano invariabilmente in paradisi fiscali."

"Distruzione dell’ambiente. Dopo gli scandali scoppiati in Danimarca e Germania negli anni ‘80 per la presenza di formaldeide e altre sostanze tossiche nei suoi prodotti, l’origine del legno dei mobili esposti all’Ikea continua ad essere, per la maggior parte, di provenienza dubbia e, con ogni probabilità, ricavata senza nessun controllo da boschi russi o cinesi. Solo nel 2005 si calcola che questo legno di natura incerta ammontasse a 640.000 metri cubi. La voracità di legno dell’Ikea si alimenta con la sua strategia imprenditoriale di obsolescenza pianificata, poiché nessuno dei suoi prodotti è progettato per durare più di due stagioni e, anche se lo facesse, la sua potente macchina pubblicitaria cercherà di convincere i suoi fedeli compratori del contrario, perché uno dei suoi maggiori risultati consiste proprio nell’aver eliminato il valore patrimoniale del mobile per trasformarlo in un prodotto di consumo"


Ikea è figlia di questo tempo dove il capitalismo delle grandi multinazionali ha raggiunto notevoli profitti con comportamenti non etici di sfuttamento sociale e ambientale. Quindi la politica ristretta dei costi di Kamprad fa insorgere alcune domande...
Ikea quali fornitori utilizza e in quali paesi produce?
I prezzi bassi si riflettono sui lavoratori?



Ecco alcuni estratti da un articolo di www.chainworkers.org sulla questione sopra esposta:

"Come spiegare l'infatuazione mondiale per Ikea? Oltre ai bassi prezzi, una chiave del successo risiede nell'immagine di sostenibilità ambientale e sociale che la multinazionale ha costruito. Dopo il primo subappalto straniero (la Polonia, nel 1961), Ikea delocalizza una parte delle sue produzioni, alla ricerca di manodopera economica e sfruttabile. Perciò la percentuale della produzione realizzata in Asia è in continuo aumento. Attualmente, la Cina (celebre per il rispetto dei diritti dei lavoratori...) supera la Polonia, tanto da rappresentare il maggior fornitore della società, con il 18% dei prodotti del gruppo. In totale, il 30% del «made in quality of Sweden» proviene dal continente asiatico. Secondo The Observer, la percentuale della produzione realizzata nei paesi in via di sviluppo è cresciuta dal 32% al 48% tra il 1997 e il 2001. [...]
Sindacati? Inconcepibile! Però, contrariamente a quanto afferma Ikea, i bassi prezzi hanno avuto - e hanno tuttora - un costo sociale notevole. Tra il 1994 e il 1997, tre reportage delle televisioni tedesche e svedesi hanno accusato l'azienda di impiegare bambini in condizioni degradanti in Pakistan, India, Vietnam e Filippine.
L'Asia non ha il monopolio dello sfruttamento «ikeano»: nel 1998, dopo la denuncia delle penose condizioni di lavoro in Romania, il sindacato dei lavoratori del legno e dell'edilizia, l'International Federation of Building and Wood Workers (Ifbww), ha minacciato il boicottaggio della multinazionale, raggiungendo alla fine la firma di un accordo tra i sindacati e il gruppo [...] L'Iway - così si chiama il codice di condotta di Ikea in materia ambientale e di condizioni di lavoro - vieta ad ogni fornitore l'utilizzo di lavoro forzato e infantile. Il punto 7 («Salute e sicurezza degli operai») specifica le condizioni di lavoro dei dipendenti, che devono indossare le necessarie protezioni per la produzione. Esso tutela anche la facoltà dei dipendenti di organizzarsi in sindacato o in altro tipo di associazione, a cui il sub-fornitori non devono opporsi. Inoltre: non è tollerata alcuna discriminazione sulla base di genere, provenienza geografica, status ecc. A livello retributivo, infine, nessuno deve essere pagato meno del minimo salariale fissato a livello nazionale. Il carico orario di lavoro settimanale non può oltrepassare il limite legale. Redigere un codice di condotta per annunciare semplicemente che si segue la legge può apparire bizzarro. Come se qualcuno dichiarasse solennemente di essere pronto a guidare a sinistra in Gran Bretagna. Tuttavia, l'impatto dell'Iway è stato positivo sulle condizioni di lavoro dei dipendenti delle imprese di subappalto? Per quanto riguarda il lavoro dei bambini (argomento sensibile per le coscienze occidentali), Ikea ha sicuramente sradicato tale pratica nei «suoi» stabilimenti, anche se l'Iway preferisce basarsi sulle leggi locali e precisa che «le legislazioni nazionali possono consentire l'impiego di persone tra i 13 ai 15 anni o dai 12 ai 14 anni per lavori leggeri ».

Per l'organizzazione degli operai in collettivi o in sindacati, o per il pagamento degli straordinari, è un altro discorso. Così, nel corso di un viaggio, nel maggio 2006, in un villaggio vicino a Karur, un centro tessile indiano del Tamil Nadu, nel sud-est del paese, abbiamo tentato di incontrare i dipendenti di un'azienda subappaltatrice. Shiva, sulla trentina circa, vorrebbe rispondere alle poche domande del visitatore occidentale ma la madre, un'anziana indiana dai capelli bianchi, è preoccupata. E se Shiva perdesse il lavoro? [...] Non c'è nulla di cui aver paura, tuttavia. La giovane donna in realtà non critica il suo datore di lavoro. Racconta di pause-tè, di protezioni per gli occhi e per le mani. Evoca un ambiente sano. E ciò è vero.
«Ikea offre condizioni migliori, non c'è dubbio», afferma Maniemegalai Vijayabaskar, professore assistente al Madras Institute of Development Studies. Lo studioso, che ha collaborato a una ricerca commissionata da Oxfam-Magasin du monde sui fornitori della multinazionale del mobile, aggiunge comunque: «Si creano un volto umano per evitare critiche e controversie. Ma non fanno molti sforzi per migliorare le condizioni di lavoro».
Le condizioni di lavoro? A prima vista, sono buone. I locali sono puliti e areati. Ci sono le pause-tè e materiale di qualità. Infine, l'Iway è affisso sulle pareti dell'azienda. Ma... nel 2003, il sindacato olandese Fnv ha commissionato all'organizzazione non governativa olandese Somo, specializzata in valutazione sociale delle multinazionali, un'inchiesta sui fornitori di Ikea in tre Paesi: l'India, la Bulgaria e il Vietnam. Per ciascun caso, i ricercatori hanno incontrato gli operai di tre o quattro imprese e hanno realizzato interviste al di fuori del luogo di lavoro. Hanno visitato gli stabilimenti e parlato con i quadri delle aziende.

Le conclusioni si riferiscono a dieci fornitori, che contano circa duemila dipendenti. Somo constata: «Si evidenziano ancora numerose violazioni del codice di condotta Ikea in tutti e tre i paesi e in tutte le imprese studiate». Le infrazioni più frequenti riguardano la libertà di associazione, il diritto alla contrattazione collettiva, i salari e gli straordinari. Nella situazione peggiore: nessun sindacato, sette giorni di lavoro su sette, salario minimo non rispettato. E ovviamente nessuno conosce i propri diritti e gli impegni della multinazionale del mobile.
Storia antica? Da quanto abbiamo potuto constatare in India nel 2006, presso i fornitori in subappalto di Ikea non esiste alcun sindacato.
Ufficialmente, la presenza sindacale è tollerata ma, ad ascoltare Shiva, non sarebbe necessaria: «Quando c'è un problema, ci riuniamo e ne discutiamo. Di solito per ricevere istruzioni sulla pulizia dei bagni, per esempio. E se ho un'esigenza, posso comunicarla al responsabile». Forse per la giovane età di Xana, un'altra operaia, e l'assenza di bambini da sfamare, la risposta suona diversa: «Un sindacato? No, non accetterebbero. E se ci sono controlli nella fabbrica, i padroni ci ripetono le bugie da ripetere...».

La situazione non è anormale in questa regione. Ogni iniziativa sindacale è soffocata alla nascita. È proprio questa la situazione che cercava Ikea, come ogni multinazionale che si stabilisce in India. Essa consente salari particolarmente bassi. Shiva dice di guadagnare 2.300 rupie al mese (40,20 euro). Paga 500 rupie (8,70 euro) al mese per recarsi in autobus al lavoro. Alla fine, questa retribuzione è sufficiente per vivere? Shiva sorride pudicamente. Quando la madre cucina davanti alla casa, la ricetta è sempre la stessa: «Si mangia in modo semplice, zuppa o soprattutto riso col sugo». E la carne? «Sì, una volta a settimana, la domenica. Ma non questa domenica perché è la fine del mese». L'incontro si è svolto il 20 maggio 2006.

ll codice di condotta Ikea non dà da mangiare ai dipendenti. Non fornisce nemmeno l'arredamento. Non vediamo scaffali Billy o letti Malm... l'abitazione di Shiva è spartana: due camere, qualche calendario sul muro, foto in bianco e nero, due materassi, due piccoli bauli come guardaroba. Un orologio, qualche rappresentazione religiosa.
Quando le ho chiesto cosa farebbe con 1.000 rupie in più al mese, Shiva ci ha descritto il suo modesto sogno di benessere: «Prenderemmo una cucina con una bombola di gas. Cucinare sul fuoco è difficile, con tutto questo fumo negli occhi. Nella stagione delle piogge, è difficile trovare legna secca. E raccogliere la legna è un lavoro duro». La povertà di Shiva non è un'eccezione nell'universo dei fornitori di Ikea. Piuttosto, è la regola.[...]"








Articoli citati e letture consigliate:
- "Ikea, quando l'abito non fa il monaco" dal sito www.chainworkers.org;
- "Ikea, un modello da smontare" dal sito www.senzasoste.it.
Letture consigliate:
- "Ikea che cosa nasconde il mito della casa che piace a tutti?";
- "Nella villetta di mister Ikea, vi racconto la mia vita da tirchio" , articolo del Corriere della Sera su Kamprad.


martedì 2 dicembre 2008

Sky e Mediaset - Murdoch e Berlusconi: la questione iva e il quarto potere



Questo post ha un incipit,
il seguente
discorso del Premier Berlusconi:

"Il raddoppio dell'Iva per gli abbonamenti alle pay-tv? «Danneggia anche Mediaset». Silvio Berlusconi risponde così alle polemiche sollevate dal provvedimento contenuto nel pacchetto anti-crisi (vale a dire la cancellazione delle agevolazioni e il conseguente aumento dal 10% al 20% dell'Iva per le emittenti a pagamento). [...] «la sinistra aveva dato un privilegio alle televisioni con gli abbonamenti, la sinistra aveva buoni rapporti con Sky. Noi abbiamo tolto un privilegio e portato il livello dell'Iva uguale per tutti e in questo modo abbiamo penalizzato anche Mediaset che sta facendo partire una tv con gli abbonamenti. Questo dimostra che la sinistra si è inventata il conflitto di interessi, oltretutto Mediaset non è concorrente di Sky che va sul satellite e ha altre regole»."


--Punto 1-- "è colpa della sinistra"
:
Ecco alcuni estratti dell'articolo "Berlu-Sky: la vera storia"
di Gomez e Lillo, (Espresso):

- "L'espresso" ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell'Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.
Si scopre così che l'Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c'era persino stato un tentativo di corruzione.
Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l'agevolazione dell'Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto. [...]
L'innalzamento dal 4 all'attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All'epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: «È l'ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv». [...] Effettivamente un ruolo dei comunisti ci fu. Ma a favore del Cavaliere.
Il Governo Dini voleva aumentare l'Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi) ma poi fu votato un emendamento di mediazione che fissò l'imposta al 10 per cento attuale. L'emendamento passò con il voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell'epoca, Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare surreale... [...] -



-- Punto 2 -- "danneggia anche Mediaset":

Premessa: Sky trasmette via satellite ed è una pay tv in abbonamento.
Mediaset trasmette in
pay per view attraverso il digitale terrestre,
offrendo pacchetti come l'amato "Premium Calcio".

Preciso queste due differenze per comprendere meglio, attraverso un articolo del Sole 24Ore , chi sarà svantaggiato dal provvedimento anticrisi del governo:

- Una "stangata" per Sky e un colpo anche a Mediaset e Ip Tv, la tv via Internet offerta da un operatore telefonico. [...] Il provvedimento prevede l'abolizione dell'Iva agevolata al 10% per la pay tv satellitare e via Internet e il loro rientro nell'Iva ordinaria al 20 per cento. Si trattava di una misura varata con la legge 507/95, che concedeva l'Iva agevolata agli abbonamenti per segnali criptati, poi precisata nel '97 a favore degli abbonamenti satellitari e via cavo. Sky non dà cifre ufficiali ma fonti attendibili stimano in circa 270 milioni di euro annui l'aggravio dovuto al raddoppio dell'Iva sui suoi abbonamenti. Tale misura potrebbe toccare la tv via Internet, ma solo parzialmente, perché i prodotti di Sky vengono fatturati dalla stessa Sky, senza aggravio per Fastweb o RossoAlice. Bisognerà capire se il raddoppio dell'Iva si applicherà o meno a servizi come il video-on-demand, ma non si tratta certo di grandi numeri.Quanto a Mediaset, i prodotti e i servizi in pay-per-view, ovvero acquistati con carte prepagata, hanno già l'Iva al 20 per cento. In ogni caso Mediaset ha diffuso una nota con la quale ha espresso disappunto per «l'inserimento all'interno del decreto anticrisi» della disposizione. I canali venduti con abbonamento mensile, come i tre Gallery e il Disney Channel, invece, venduti con l'Iva al 10%, potrebbero vedersela raddoppiata, anche se la misura del 1997 non menziona il digitale terrestre ma solo il satellite e il cavo. Bisognerà attendere i chiarimenti dei ministeri competenti. [...]-


Questo provvedimento anticrisi sfavorisce Sky di Rupert Murdoch concorrente di Mediaset e anche quella storia sulle colpe della sinistra sembra inventata a tavolino per fare propaganda e cattiva informazione...




Rupert Murdoch Says Obama Will Win