mercoledì 21 gennaio 2009

Hollywood città del peccato: il Codice Hays - 2° parte

[Rodolfo Valentino in: "I quattro cavalieri dell'apocalisse", 1921]


Hollywood città del peccato

“Assistiamo alla nascita di un arte straordinaria -(ndr. cinema)-. La sola arte moderna, forse, con già un suo posto a parte e, un giorno, una sua straordinaria gloria, visto che soltanto essa è nel medesimo tempo, ve lo assicuro, figlia della meccanica e dell’ideale umano”
Delluc, “Le cinquième art”, 1918.


Il 28 dicembre 1895 inizia convenzionalmente la storia del cinema con la prima proiezione pubblica a pagamento dei fratelli Lumière al “Grand Café” sul Boulevard des Capucines, a Parigi.

Si tratta di un cinema immaturo, documentarista, legato a scene di vita quotidiana o intrattenitore capace di stupire gli spettatori con trucchi fantastici, come Méliès con “Voyage dans la lune”, (immagine a lato).
Autori del calibro di Griffith nel campo del montaggio e Charlie Chaplin con Buster Keaton nelle loro slapstick comedy, (comiche fondate su gag, inseguimenti, finti schiaffoni), saranno decisivi nel trasformare il cinema, da semplice occhio sulla vita quotidiana o esibizionista di fantastici trucchi, nel cinema “narrativo”. Grazie anche alla loro opera i film divengono dei veri e propri racconti, esattamente come li possiamo ammirare, al giorno d’oggi, nelle sale.

L’introduzione del sonoro nel 1930 sancirà il cinema della qualità di linguaggio universale.
Chiudete gli occhi e immaginatevi, per un solo attimo, di vivere negli anni trenta, senza televisione, senza Berlusconi, con mezzi di trasporto e di istruzione limitati, ecco, ora fantasticate di uscire dalla vostra fabbrica o bottega per entrare in un cinematografo…
Si spengono le luci della sala, inizia il film con le sue immagini e i suoi rumori, in pochi secondi la celluloide apre dinnanzi i vostri occhi una finestra in bianco e nero sul mondo: India, Cina, Africa, America, Europa. Vi mostra popoli e consuetudini mai viste, facendovi conoscere i destini di altri uomini altrimenti invisibili. A quel punto, vi lasciate vincere e trascinare dalla potenza espressiva di quel nuovo mezzo che accorcia le distanze tra le genti della terra, e, senza rendervene conto, avete battezzato la nascita di un nuovo moralizzatore.
Si, le masse confluiscono numerose nelle sale richiamate dall'allettante intrattenimento dei film e l’introduzione del sonoro nelle pellicole, aumenta la potenza del media cinema, che arriva a sostituire, come educatore o riformatore del pensiero, alcune istituzioni vetuste.

"Rodolfo Valentino non faceva altro che salire in lussuose automobili o scenderne o carezzare il collo dei bei cavalli. Dovunque andasse le sirene dei poliziotti in motocicletta lo precedevano stridendo. Divampavano i lampi del magnesio. Le vie erano ingombre di visi isterici, mani dimenanti, occhi folli, gli tendevano gli album di autografi, gli strappavano i bottoni, gli tagliavano una coda del suo ammirevole vestito da sera, gli rubavano il cappello e davano strattoni alla cravatta, i suoi domestici gli scacciavano le donne da sotto il letto, tutta la notte nei circoli e nei ritrovi notturni attrici in libidine di prime parti gli facevano gli occhi languidi sotto le ciglia truccate".
(Tratto da: “Un mucchio di quattrini” di J. Dos Passos, 1936)

E venne Rodolfo Valentino, il latin lover languido, un mito affermatosi in soli cinque anni, (l'attore diverrà divo con la pellicola "I quattro cavalieri dell'apocalisse" nel 1921 e la sua carriera sarà stroncata dalla morte per un attacco di peritonite nel 1926).
Hollywood comprese l'importanza delle star e del sonoro, grazie a cui rendere ancora più immediato il linguaggio cinematografico, ed inizio', su queste basi, a costruire una grandiosa industria della fantasia.
Gli ingaggi milionari delle stelle favorirono il loro stile di vita "fuori dalle righe" fino a oltraggiare la morale della società perbenista. Iniziarono gli scandali, i giornali gridavano "vergogna!", sensazionalismo e clamore nei titoli della stampa che portavano i nomi di: Roscoe "Fatty" Arbuckle accusato dell'omicidio di Virginia Rappe, William Desmond Taylor assassinato e la morte dovuta a droga di Wallace Reid.

Hollywood era sulla bocca di tutti, Hollyowd era la città del peccato.


Roscoe "Fatty" Arbuckle, (soprannome dall'inglese fat, grasso), fu un grandissimo interprete di pellicole comiche, regista e produttore.
Fatty non passava di certo innosservato, la sua altezza era di 1,78 metri e pesava 190 chili. Nella scena era incredibilmente agile al contrario di quanto si sarebbe portati a pensare. Aveva sopratutto fama, essa gli frutto', nel 1919, un contratto con la Paramount di 1.000.000 di dollari all'anno.

Nel 1921 la sua stella si offusco' durante una festa in un hotel di San Francisco. Virginia Rappe attrice in voga, ufficialmente fidanzata con Henry Lehrman, (il primo regista di Charlie Chaplin), patecipava al party, dove si ridusse in fin di vita a causa di un malore dovuto all'abuso di alcool e droghe per morire nei tre giorni seguenti.

La carriera di Fatty era finita. Tre processi conclusi con l'assoluzione mentre l'opinione pubblica gridava la sua colpevolezza, alcuni comitati reclamarono addirittura la pena di morte.

Hollywood lo emargino' inducendolo, persa ogni possibilità di carriera e di dignità, a tuffarsi nell'etilismo. Solo Buster Keaton, (lanciato in passato come attore esordiente dallo stesso Fatty), gli rimase accanto anche in sede processuale sfidando tutti i divieti delle case di produzione. Fatty morirà di crepacuore a 46 anni.

Una storia maledetta la sua, si parla di una sceneggiatura sulla vita di Fatty girata per anni negli ambienti di Hollywood, i candidati ad interpretarla furono: John Belushi, John Candy e Chris Farley, ma morirono tutti prima di poter dare alla luce il film sulla vita di questo protagonista di uno dei più grandi scandali degli anni venti.



Era il 2 febbraio 1922 quando William Desmond Taylor, famoso attore e regista, venne trovato assassinato nel suo bungalow, presso gli Alvarado Court Apartments nel lussuoso quartiere di Westlake Park a Los Angeles.
Il suo corpo fu ritrovato riverso a terra, ferito mortalmente da un proiettile alla schiena.
L'indagine farà emergere alla ribalta lo stile di vita non perbenista di Taylor, per esempio, una ricca moglie e una figlia piccola abbandonate, senza una lettera o parola, per intraprendere la carriera nel mondo dello spettacolo.
L'amante di Taylor, una sua collega, Mary Miles Minter, sarà la principale accusata di questo omicidio. Completamente scagionata dagli inquirenti, in seguito, non potè più riprendere la sua carriera di attrice.


L'omicidio di Taylor è ancora considerato come un caso irrisolto.
Esiste però una strana confessione.
A settat'anni, prima di morire per un attacco di cuore sul pavimento della sua cucina, Margaret Gibson ammetterà, di fronte a un testimone, di esser la colpevole dell'omicidio Taylor.
Il motivo? Sembra essersi trattato di un tentativo di estorsione, finito in pessimo modo, legato al caso Fatty.
Margaret all'epoca dei fatti lavorava come attrice in una delle commedie dell'assassinato.


Questo era il fertile terreno, il teatro della vita dissipata, che spinse l'avvocato Will H. Hays, chiamato lo zar del cinema, presidente della Motion Pictures Producers and Distributors of America, a creare un production code, regole da rispettare nella creazione dei film allo scopo di evitare altri scandali e tenersi buoni il governo e l'opinione pubblica.
Alla creazione del Codice Hays partecipo' pure il reverendo Daniel Lord, della chiesa presbiteriana.
Gli stessi attori diventarono soggetti, contrattualmente parlando, al rispetto di particolari regole morali.
Ma i grandi autori, si sa, non possono essere messi in gabbia...
Del resto, sono spesso gli anticonformisti ad aprirci le porte verso la libertà!

to be continued...


["The General", Buster Keaton]



Il Codice Hays tra cinema e moralità - 1° parte: clicca qui
Il Codice Hays tra cinema e moralità - 3° parte: clicca qui

11 commenti:

Alligatore ha detto...

Bello, molto bello, in quest'epoca di nuovi divieti fa bene un ripasso di Storia. Meritorio il ricordo del grande (e grosso) Fatty e di quando Hollywood smise di ridere...

Lara ha detto...

Davvero molto interessante, Gio.
Non voglio perdermi una puntata.
Grazie!
E buona giornata :)

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto...

Mi trovo allineato con il commento di Alligatore; devo aggiungere anche che il tuo modo di scrivere é accattivante e cattura il lettore quasi senza che lui se ne accorga e lo "costringe" a leggere voracemente il tuo post.

Ciao :-)))
Daniele

..:: Symbian ::.. ha detto...

molto interessante.

ciao!

http://cristianbelcastro.blogspot.com

Fra ha detto...

Bellissimo gio, mi piace davvero un sacco questa piccola enciclopedia del cinema che stai stilando...da appasionata della pellicola non posso che gongolare
kiss
fra

La Mente Persa ha detto...

A TUTTI: grazie e buona visione se mai deciderete di passare una serata del vostro week end al cinema :)
Gio

Sabatino Di Giuliano ha detto...

Certe cose non le sapevo.. (non si puo' sapere tutto), percio' un'ottima idea la tua.
Buster Keaton ha un'espressività rara nel cinema. Un genio

il monticiano ha detto...

Avevo postato un commento e s'è perso non so dove. E adesso chi se lo ricorda quello che avevo scritto? Mi sembra che parlavo di "arie che mi davo" e che accusavo di questo la Mente Persa, Gap e tanti altri blogger. Dicevo pure, mi sembra, che ho appreso dal post di Mente Persa, non lo sapevo, che il sonoro nacque nel 1930 lo stesso in cui ebbi i natali. Quale meravigliosa coincidenza! Adesso sì che mi darò ancora più arie quindi copritevi bene (anche se non ci azzecca niente). A prescindere da muto e sonoro io ho da sempre ammirato Buster Keaton che non ho mai sentito parlare anche quando nacque il sonoro. Ma questo non aveva alcuna importanza perchè lui era il CINEMA, al pari di Charlie Chaplin.E adesso vado a pavoneggiarmi in qualche altro blog.

marina ha detto...

mi piace questa storia del cinema, io sono molto ignorante in proposito e me la godo proprio.
mi abbono, marina

l'incarcerato ha detto...

Interessante le lezioni di storia del cinema che ci stai dando! Ma dimmi la verità, hai studiato cinema? Fatto il dams oppure altro? A questo punto sono curioso!

Un abbraccio!

La Mente Persa ha detto...

@Sabatino: si, Buster era un genio :)

@Monticiano: fai bene a pavoneggiarti non capita a tutti di nascere nell'epoca del sonoro e di apprezzare Keaton :)

@Marina: grazie

@Incarcerato: solo passione, per il momento... Leggo parecchi libri sull'argomento e avevo voglia di postare qlcosa di diverso.
Abbraccio
gio