sabato 31 gennaio 2009

Resistenza alla Tirannia - Il Codice Hays 3° parte



"Il cinema è essenzialmente il tramite rivelatore di tutta una vita occulta con la quale ci mette direttamente in relazione. Ma questa vita occulta bisogna saperla indovinare"
Antonin Artaud


Hollywood, luogo degli scandali, fu il terreno fertile su cui il Codice Hays, (le regole “morali” vigenti nella produzione di una pellicola), potè entrare definitivamente in vigore nel 1934.
Il cinema americano, in quegli anni, dovete già pensarlo come un’industria, una piramide dal potere verticale, al cui vertice, brillava il produttore. A lui spettava l’approvazione delle sceneggiature, l’ultima parola sugli attori e i registi da impiegare nella realizzazione di un film. Il potere dei produttori fece divenire usuale l’approvazione, con il visto della censura, secondo il Production Code Hays, prima della proiezione della pellicola nelle sale.
Questo è lo studio system, una struttura ben organizzata, coaudiuvata da un circuito distributivo capillare sul territorio, infatti, le major possedevano moltissime sale cinematografiche in tutta America, dove esibire le loro ultime opere di fronte al pubblico.



La forbice censoria dell’immaginario popolare, dall’anno 1934 sino al 1954, era impersonata da Joseph L. Breen. Nome freddo e spietato, sostituì il Signor Hays nel Produce Code Amministrator. Breen era cattolico, per questo sensibile ai richiami della Chiesa alla decenza e alla non offesa della moralità cristiana attraverso la messa in scena filmica.
Lui ha plasmato le fantasie e la divulgazione della realtà, manomettendo il visibile dei film, durante la Grande Depressione, la II Guerra Mondiale e parte della Guerra Fredda. La sua rigidezza, il vasto potere nel ritoccare le sceneggiature e nel tagliare le parti del girato filmico, fu teatro, dentro gli studios, di pesanti litigi con registi e sceneggiatori, i quali non volevano vedere i loro ideali tagliati dalla forza celatrice della censura.



Hedy Lamarr, la donna più bella del cinema e il primo nudo integrale.

“Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobile e recitare la parte dell’oca”
Hedy Lamarr

1933, Gustav Machatý dirige il film “Ecstasy”.
E’ la storia del matrimonio tra una giovane donna e un uomo anziano incapace di consumare il rapporto coniugale. La donna, frustrata, cercherà sfogo nella relazione sentimentale con un amante.

Il Vaticano condannò questo film, dove la protagonista, Hedy Lamarr, sfoggiò il primo nudo integrale della storia del cinema. Il dipartimento dogane americano proibì l’importazione della pellicola.

La bellezza della Lamarr supererà gli ostacoli della censura, dopo esser fuggita dall’Europa e da un marito vicino al nazismo, si trasferì in America per divenire la regina di Hollywood.

Un bacio da 25mila dollari.
Lamarr suffragetta americana contro il regima nazista, offrì un bacio a chi avesse donato 25mila dollari per la causa da lei supportata, in una sola serata raccolse 7 milioni di dollari.
Lamarr fu anche l’inventrice della tecnologia spread spectrum utilizzata, ancora oggi, nella telefonia mobile e nei sistemi informatici wireless.
Davvero difficile coniugare il suo fascino ai freddi calcoli matematici...





La caduta del Production Code

Otto Preminger (regista di "Anatomia di un delitto", "La magnifica preda" con Marilyn Monroe), nel 1953, diede uno scossone al potere morale del Production code con “La vergine sotto il tetto" (The moon is blue), distribuito nelle sale senza il visto censura.
Preminger sarà costretto a difendere in tribunale la pellicola, colpevole di aver usato, nei dialoghi, parole indecenti: vergine ed amante.

Questi anedotti ci ricordano come, sino agli anni 50, i registi dovettero aggirare il Production Code lavorando ai limiti della condanna, fermardosi quell’attimo prima del taglio di forbice della censura.
La concorrenza della televisione e del cinema straniero ruppero definitivamente la supremazia del Codice Hays. La televisione aveva, al contrario di oggi, un codice morale molto più restrittivo del suo diretto concorrente, il cinema doveva dunque offrire qualche attrazione in più per mantenere vivo il suo successo.
Le pellicole straniere, fonte di pericolosa rivalità, non erano soggette alla stessa regolamentazione morale degli Stati Uniti.
“Ladri di Biciclette”, (1950), di De Sica rischio’ di essere tagliato nella distribuzione americana: volevano cancellare la scena dove il protagonista parla ad alcune prostitute, (tra l’altro non vi è alcuna allusione sessuale in quel colloquio!).
Infine, lo scossone grosso al Production Code, fu il Caso Paramount. L'Antitrust obbligò la Paramount ad abbandonare la proprietà di molti teatri di proiezione, il potere di questa major era divenuto troppo preminente sul mercato.

Oggi la censura americana degli anni quaranta non esiste più, grazie ad autori come Welles ed
Erich von Stroheim, che hanno lottato per affermare la libertà di pensiero nella celluloide.
Abbiamo però la lobby della MPAA, essa classifica i film con vari bollini, dal "
G, general audiences" (tutte le persone possono vedere il film), al "NC-17" (non è consentito l'ingresso ai minori di 17 anni).


Concludo con un pezzo tratto da: "Impasse de la moralité", pubblicato in "Le bulletin d'information du Festival de Cannes", 21 aprile 1953.

"[...] Moralità. Si può sentire questa parola bisbigliata come un incantesimo in tutti i corridoi dei congressi internazionali di produttori di film. Moralità. Come il lugubre ronzio del mulino da preghiere in un monastero tibetano, questo cupo ritornello copre il tic-tac dell'orologio, paralizza il pensiero, blocca e indurisce le arterie della poesia, culla lo spirito facendolo sprofondare in un sonno pesante, privo anche del sogno più rigido. In questa ora zero, è opportuno sottolineare ancora una volta che la moralità è soltanto una parola, e una parola pericolosa, quando la si invoca in modo manzogniero. Infatti, la vera moralità non è forse diversa dalla salute dello spirito? Eppure il censore vorrebbe farcela accettare come una limitazione della verità. [...] E' un fatto evidente, ma troppe volte dimenticato, che non esiste arte addomesticata, come non esistono artisti addomesticati. [...] Se noi, gente di cinema, aspiriamo ancora al titolo di artista, non dobbiamo mai dimenticare che esso implica il rispetto assoluto di questa regola: non c'è vera moralità che non comporti una resistenza accanita alla tirannia"
Orson Welles

Grazie Welles, questo è vero ancor oggi, non si può vendere la propria dignità di uomini a politici corrotti o limitare l'arte, e l
a magia del cinema deve poter volare oltre ogni regola, questa è la ricetta per colpire il cuore dello spettatore e fargli lasciare la sala cinematografica in preda alla pura nostalgia del vissuto filmico.


Il Codice Hays tra cinema e moralità - 1° parte
Il Codice Hays tra cinema e moralità - 2° parte


[Umberto D, De Sica]




16 commenti:

hollow ha detto...

Molte di queste cose non le sapevo proprio. Davvero interessante.

Punzy ha detto...

bene, bene attendevo questa terza parte; molto interessante. Ho il sospetto, però, che censure occulte (non dichiarate) girino tra la celluloide ed il tubo catodico, ...

il monticiano ha detto...

Questo tuo post, bellissimo e anche istruttivo, dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che anche "soltanto" via internet si possono conoscere ed apprezzare cose sconosciute. Io ho amato e amo molto il cinema, quasi quanto il teatro, ma grazie a La Mente Persa, anche senza incontrarla personalmente (è un'allusione per il post di un altro blog) ho saputo e molto del Codice
Hays. Mi accontento di questo.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Come si fa a non fare proprie la citazione di O. Welles?

Impossibile. Quei codici secondo me qualcuno oggi li rivorrebbe proporre e non solo nel cinema...

Giovanni Greco ha detto...

Ok ti ho inserito nella lista dei blog e siti amici.
Ciao!
[Re]write di Giovanni Greco
http://www.giovannigreco.eu

Pino Amoruso ha detto...

Veramente interessante...
Buona domenica ;)

Alligatore ha detto...

Perfetta la chiusura con la citazione del grande Orson Welles, uno che ha sofferto un sacco la stupidità delle censure...ma non si è mai dato per vinto.

La Mente Persa ha detto...

@Il Monticiano: grazie. E' vero si possono imparare tante cose nuove da internet. :)

A tutti: GRAZIE :)
Welles era un genio. Personalmente, lo avrei sposato ;)
gio

l'incarcerato ha detto...

Molto interessante, io come al solito sono attratto dai particolare ed è interessante questa Lamarr! Molto interessante!

Un abbraccio e grazie per condividere queste tue informazioni!

LENINGRAD COWBOYS ha detto...

Spelndido post davvero. Mi piace tantissimo il tuo blog. Il cinema è una delle poche cose per cui valga la pena vivere. Il prossimo post lo dedico a Kaurismaki. E' uno dei miei preferiti. Lo conosci?

TIZIANO TESCARO communicator,Vicenza ha detto...

Ciao Gio, certo che questi films americani hanno segnato un'epoca indelebile del cinema.

Buona serata carissima. .-))

La Mente Persa ha detto...

@Incarcerato: mi sei scivolato sulla Lamarr, eh ;))

@Leningrad: sai che non lo conosco? Un mio caro amico mi ha consigliato di vedere il film che da il titolo al tuo blog. Sai che faccio? Attendo il tuo post e poi me lo guardo!
Grazie dei complimenti, il tuo è uno dei miei blog preferiti, ricordalo ^^

@Tiziano: e la nostra immaginazione :)
Ciao Gio

Crocco1830 ha detto...

davvero molto interessante e condivisibile la citazione di Orson Welles.

Ciao!

♥gabrybabelle (^..^) ha detto...

Conosco queste cose e mia cara Jo non voglio essere banale,c'è anche e sopratutto c'è stato un grande cinema, ma le Major erano "istituzioni"che stritolavano anche i migliori,basta conoscere la storia di Rock Hudson per capire il come e il perchè- e comunque sono convinta che oggi tante,troppe,si rifanno a cio' che disse Hedy Lamarr ormai oltre cinquatanni fa
"Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobile e recitare la parte dell’oca”come fosse uno status di vita-
Come al solito ad uscirne peggio sono sempre le donne,eppure in quanto ad UOMINI(??) ce ne sarebbe da dire.
Moralita??tzè,tzè,li (e in molto altro mondo) fa il paio con IPOCRISIA!!
A mio avviso "Quarto potere"rimane uno dei migliori se non il migliore che fece capire come stavano le cose,e non perchè parlasse di potere occulto dei media,ma di come la gente,il popolo si fa imbambolare,credendo ad ogni affabulatore ,fosse anche l'ultimo-
la gente ha bisogno di credere in qualcuno,in qualcosa e da essi si fa comandare,persino da pellicole a otto millimetri(allora) piuttosto che da grandi artisti "ammaestrati e in questo anche L'italia non è stata da meno e non è da meno ancora oggi-
Forse si salva il periodo neorealista del nostro cinema,ma in quanto ad affabulaotri anche in quel periodo che va dal 1946 a meta' degli anni cinquanta,qualche dubbio lo avrei-
Mi piacerebbe sapere tu che ne pensi di quel periodo,che a livello di fama internazionale l'Italia si distinse molto bene,poi un oblio fin quasi ai giorni nostri.Escludendo Fellini prima con pochi altri ,Salvatores poi ,fino ai giorni nostri non trovo che ci sia tutto sto granchè-Per quanto riguarda le major poi come immagino saprai qui in Italia ormai eliminate le vecchie compagnie quasi tutte comprate dal nano,rimangono pochi sparuti intrepidi produttori-
Anche in questo l'america si distingue,le piccole societa' formate essenzialemnte da registi e attori stessi che si producono da se fanno come sempre da spartiacque e insegnano molto,a tutti-
Chissa' ora con la crisi come finira',nuovamente tutto in mano a pochi colossi come la Sony o la Walt Disney productions e/o la Buena Vista social Company(sempre di propieta' Disney!)Mha!

ciao Jo!:-)

..:: Symbian ::.. ha detto...

molto interessante.

ciao

http://cristianbelcastro.blogspot.com

La Mente Persa ha detto...

@Gabry:
Il cinema europeo rilevante, al giorno di oggi, è un cinema d'autore, per questo non si presta a esser seguito dalle masse.

L'America sin dagli anni trenta, aveva il capitale da investire per finanziare produzioni e incentivare l'immigrazione nelle sue terre da parte dei grandi registi e sceneggiatori europei (es. Murnau).

Oggi, la televisione è divenuta il più grande distributore di film e fiction e ruba il pubblico alle sale cinematografiche.
L'Italia, (a differenza ad es. della Francia, la quale ha una buona politica di incentivi per il cinema), non ha la possibilità economica di produrre pellicole di "genere" per concorrere con Hollywood.
L'America stessa, non esporta più l'80% della sua produzione, come negli anni del codice Hays, ma è onnipresente sulla televisione con i suoi serial e film.

Come possiamo riprodurre pellicole alla Visconti o Fellini se nessuno investe dei capitali?
Quella era la cinematografia sul "genere" concorrenziale ad Hollywood. Muccino per uscire dal cinema d'autore, e andare verso le masse, è dovuto espatriare.

Inoltre, i grandi come Leone o Visconti addestravano le giovani leve. Zeffirelli è nato così.

Altro discorso è se pensiamo al cinema come linguaggio e reinterprete della realtà odierna.
Cosa possiamo comunicare con i tempi che ci ritroviamo?

Mi hai dato un'idea per un futuro post.
Abbraccio
Gio