mercoledì 30 settembre 2009

Leggenda della nascita del tè

Bodhidharma era un monaco.
Bodhidharma aveva una lunga barba incolta.

Bodhidharma sedeva in meditazione secondi che divenivano ore, che divenivano giorni, che divenivano mesi, infine anni.

Le foglie degli alberi cadevano sulla sua schiena ricurva come la luna in attesa di raggiungere la maturità. Le stagioni portavano freddo, caldo, umidità e sale sulle labbra screpolate dal sole.

Bodhidharma era quieto e vi guardava con occhi serrati in un'espressione severa, nel profondo della mezza pupilla brillava stridulo l'acuto male del mondo.


Bodhidharma rilassava l'inquetudine, armonizzava le creature viventi collocandole nel flusso ininterroto che genera e generò ogni essere.

Bodhidharma era rigoroso quando decise di meditare nove ininterroti anni.
Chissà, forse fu il tocco piumato di una farfalla a destarlo dal torpore assorto sul cuore della terra... Bodhidharma non si perdonò la distrazione.
La verità si cerca nel vuoto, il pieno si rivela alla vista del risvegliato, quella gioia valeva ogni sacrificio, con autorevolezza Bodhidharma si tagliò di netto le palpebre cacciando i capricci delle farfalle.

Fu un gioco per la terra accogliere quel sacrificio e le palpebre di Bodhidharma la ingravidarono, e, dopo secondi divenuti minuti, giorni divenuti mesi, si ebbe la nascita.
Esile al vento, promessa della bella stagione, sfoggiava il suo verde la prima pianta di tè al mondo.

Gio





Epilogo:

Sen no Rikyu, monaco e maestro del tè di personaggi politici come Oda Nabunaga e Toyotomi Hideyoshi, trasformò il sado (l'arte di gustare il té) in un rito dall'estetica raffinata. Sen no Rikyu dovette porre fine alla sua vita con il rito del seppuku.

Il rito giapponese del tè si sposa con gli ambienti spogli perché l'essenzialità è parte della filosofia zen. L'assenza di contenuto serve a dare spazio al pensiero, significa contemplazione del vuoto materiale che è anche quello spirituale.



13 commenti:

Lario3 ha detto...

Stupendo post... non conoscevo questa leggenda!!!

Grazie per il commento, CIAO!!!

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Splendida leggenda! Quanta poesia in essa.

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Scusami, ma l'assenza di contenuto da' spazio alla meditazione, cioè ad un'attività mentale alternativa al pensiero, altro dal pensiero. Il pensiero si nutre piuttosto di contenuti. Non pensi che sia così?

la signora in rosso ha detto...

non la conoscevo... penserò a questa leggenda quando bevo il mio te...nella quiete del pomeriggio.

La Mente Persa ha detto...

@Rockpoeta e Signora in rosso: nemmeno io la conoscevo, l'ho scoperta cercando notizie sul Giappone e l'arte di gustare il té.

@Vincenzo: è un principio zen, il vuoto genera il tutto, il tutto genera il vuoto.
In parole povere, (non sono un'esperta del settore), la meditazione viene vista come il liberare la mente da ogni pensiero/emozione pesante, in modo da aiutare l'essere umano a riconciliarsi con il reale.

Il vuoto ci aiuta a comprendere il tutto (il mondo/noi stessi) con maggiore oggettività.

Riccardo Uccheddu ha detto...

Bella, bella ed anche molto rilassante.
Jung diceva che senza l'ombra la persona non ha profondità. Forse, così esprimeva un po' anche l'idea dello zen.
L'idea cioè che spesso sia necessario ritirarsi in una dimensione immateriale, per avere la forza (anche concettuale) per pensare la dimensione invece materiale.
Il pensiero, insomma (rispondo in parte a Vincenzo) per manifestarsi ha bisogno di una fase in cui evita di coinvolgersi con la materia.
Quel coinvolgimento, condurrebbe ad un'identificazione appunto con la sfera materiale.
Ma una vicinanza troppo stretta alla materia, conduce a non vedere neanche la materia stessa o al massimo, a fornire di essa una sorta di "fotocopia" mentale. Le cose si vedono da lontano o comunque, in prospettiva.
Mi blocco qui o finisce che anzichè un commento, scrivo un post... sul tuo blog, Gio!Salludus!

Alligatore ha detto...

Interessante questo post e anche quello che scrive Ric prima di me: cosa c'è di più materiale/immateriale di un tè? Forse solo un blog...
p.s.
sorbirò il tè verde in modo diverso ora (sempre nella mia tazza nera proveniente dall'Olanda, con foglie di maria disegnate sopra).

La Mente Persa ha detto...

@Riccardo: grazie per la stupenda spiegazione. Concedimi una battuta, mia madre ti direbbe (in dialetto veneto): "si vede che hai studiato!" :)
A presto.

@Alligatore: foglie di maria? credevo ci fossero paludi salmastre sulla tua tazza di tè :)

Riccardo Uccheddu ha detto...

@ Gio: ti ringrazio per le bellissime parole!
Comunque, sai che abbiamo anche noi una battuta simile a quella che fa tua madre?
Noi diciamo "studiau, sesi ("sei studiato")!
Ciao!

giardigno65 ha detto...

la cerimonia del tè è uno spettacolo !!!

Fra ha detto...

da grandissima appassionata del giappone: grazie per questo post incredibilmente bello
Kiss
fra

Matteo ha detto...

Se devo essere sincero preferisco gustare il tè senza il "vuoto" dello zen. Anche perché se non si è distaccati dal mondo come si fa a gustare una bevanda che fa parte del mondo?

La Mente Persa ha detto...

@Matteo: il distacco è il punto iniziale di un processo di meditazione che ti porta a ricongiungerti pienamente con le cose. L'ha spiegato bene Riccardo nel suo primo commento :)