sabato 31 gennaio 2009

Resistenza alla Tirannia - Il Codice Hays 3° parte



"Il cinema è essenzialmente il tramite rivelatore di tutta una vita occulta con la quale ci mette direttamente in relazione. Ma questa vita occulta bisogna saperla indovinare"
Antonin Artaud


Hollywood, luogo degli scandali, fu il terreno fertile su cui il Codice Hays, (le regole “morali” vigenti nella produzione di una pellicola), potè entrare definitivamente in vigore nel 1934.
Il cinema americano, in quegli anni, dovete già pensarlo come un’industria, una piramide dal potere verticale, al cui vertice, brillava il produttore. A lui spettava l’approvazione delle sceneggiature, l’ultima parola sugli attori e i registi da impiegare nella realizzazione di un film. Il potere dei produttori fece divenire usuale l’approvazione, con il visto della censura, secondo il Production Code Hays, prima della proiezione della pellicola nelle sale.
Questo è lo studio system, una struttura ben organizzata, coaudiuvata da un circuito distributivo capillare sul territorio, infatti, le major possedevano moltissime sale cinematografiche in tutta America, dove esibire le loro ultime opere di fronte al pubblico.



La forbice censoria dell’immaginario popolare, dall’anno 1934 sino al 1954, era impersonata da Joseph L. Breen. Nome freddo e spietato, sostituì il Signor Hays nel Produce Code Amministrator. Breen era cattolico, per questo sensibile ai richiami della Chiesa alla decenza e alla non offesa della moralità cristiana attraverso la messa in scena filmica.
Lui ha plasmato le fantasie e la divulgazione della realtà, manomettendo il visibile dei film, durante la Grande Depressione, la II Guerra Mondiale e parte della Guerra Fredda. La sua rigidezza, il vasto potere nel ritoccare le sceneggiature e nel tagliare le parti del girato filmico, fu teatro, dentro gli studios, di pesanti litigi con registi e sceneggiatori, i quali non volevano vedere i loro ideali tagliati dalla forza celatrice della censura.



Hedy Lamarr, la donna più bella del cinema e il primo nudo integrale.

“Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobile e recitare la parte dell’oca”
Hedy Lamarr

1933, Gustav Machatý dirige il film “Ecstasy”.
E’ la storia del matrimonio tra una giovane donna e un uomo anziano incapace di consumare il rapporto coniugale. La donna, frustrata, cercherà sfogo nella relazione sentimentale con un amante.

Il Vaticano condannò questo film, dove la protagonista, Hedy Lamarr, sfoggiò il primo nudo integrale della storia del cinema. Il dipartimento dogane americano proibì l’importazione della pellicola.

La bellezza della Lamarr supererà gli ostacoli della censura, dopo esser fuggita dall’Europa e da un marito vicino al nazismo, si trasferì in America per divenire la regina di Hollywood.

Un bacio da 25mila dollari.
Lamarr suffragetta americana contro il regima nazista, offrì un bacio a chi avesse donato 25mila dollari per la causa da lei supportata, in una sola serata raccolse 7 milioni di dollari.
Lamarr fu anche l’inventrice della tecnologia spread spectrum utilizzata, ancora oggi, nella telefonia mobile e nei sistemi informatici wireless.
Davvero difficile coniugare il suo fascino ai freddi calcoli matematici...





La caduta del Production Code

Otto Preminger (regista di "Anatomia di un delitto", "La magnifica preda" con Marilyn Monroe), nel 1953, diede uno scossone al potere morale del Production code con “La vergine sotto il tetto" (The moon is blue), distribuito nelle sale senza il visto censura.
Preminger sarà costretto a difendere in tribunale la pellicola, colpevole di aver usato, nei dialoghi, parole indecenti: vergine ed amante.

Questi anedotti ci ricordano come, sino agli anni 50, i registi dovettero aggirare il Production Code lavorando ai limiti della condanna, fermardosi quell’attimo prima del taglio di forbice della censura.
La concorrenza della televisione e del cinema straniero ruppero definitivamente la supremazia del Codice Hays. La televisione aveva, al contrario di oggi, un codice morale molto più restrittivo del suo diretto concorrente, il cinema doveva dunque offrire qualche attrazione in più per mantenere vivo il suo successo.
Le pellicole straniere, fonte di pericolosa rivalità, non erano soggette alla stessa regolamentazione morale degli Stati Uniti.
“Ladri di Biciclette”, (1950), di De Sica rischio’ di essere tagliato nella distribuzione americana: volevano cancellare la scena dove il protagonista parla ad alcune prostitute, (tra l’altro non vi è alcuna allusione sessuale in quel colloquio!).
Infine, lo scossone grosso al Production Code, fu il Caso Paramount. L'Antitrust obbligò la Paramount ad abbandonare la proprietà di molti teatri di proiezione, il potere di questa major era divenuto troppo preminente sul mercato.

Oggi la censura americana degli anni quaranta non esiste più, grazie ad autori come Welles ed
Erich von Stroheim, che hanno lottato per affermare la libertà di pensiero nella celluloide.
Abbiamo però la lobby della MPAA, essa classifica i film con vari bollini, dal "
G, general audiences" (tutte le persone possono vedere il film), al "NC-17" (non è consentito l'ingresso ai minori di 17 anni).


Concludo con un pezzo tratto da: "Impasse de la moralité", pubblicato in "Le bulletin d'information du Festival de Cannes", 21 aprile 1953.

"[...] Moralità. Si può sentire questa parola bisbigliata come un incantesimo in tutti i corridoi dei congressi internazionali di produttori di film. Moralità. Come il lugubre ronzio del mulino da preghiere in un monastero tibetano, questo cupo ritornello copre il tic-tac dell'orologio, paralizza il pensiero, blocca e indurisce le arterie della poesia, culla lo spirito facendolo sprofondare in un sonno pesante, privo anche del sogno più rigido. In questa ora zero, è opportuno sottolineare ancora una volta che la moralità è soltanto una parola, e una parola pericolosa, quando la si invoca in modo manzogniero. Infatti, la vera moralità non è forse diversa dalla salute dello spirito? Eppure il censore vorrebbe farcela accettare come una limitazione della verità. [...] E' un fatto evidente, ma troppe volte dimenticato, che non esiste arte addomesticata, come non esistono artisti addomesticati. [...] Se noi, gente di cinema, aspiriamo ancora al titolo di artista, non dobbiamo mai dimenticare che esso implica il rispetto assoluto di questa regola: non c'è vera moralità che non comporti una resistenza accanita alla tirannia"
Orson Welles

Grazie Welles, questo è vero ancor oggi, non si può vendere la propria dignità di uomini a politici corrotti o limitare l'arte, e l
a magia del cinema deve poter volare oltre ogni regola, questa è la ricetta per colpire il cuore dello spettatore e fargli lasciare la sala cinematografica in preda alla pura nostalgia del vissuto filmico.


Il Codice Hays tra cinema e moralità - 1° parte
Il Codice Hays tra cinema e moralità - 2° parte


[Umberto D, De Sica]




mercoledì 28 gennaio 2009

Cinesi sfruttati dalle grandi case di moda




 “In America integrate gli immigrati. In Italia i cinesi sono visti come manodopera da sfruttare” 
Il Chicago Tribune riporta un interessante articolo, della giornalista Christine Spolar, sulla mancata integrazione degli immigrati cinesi in Italia. I cinesi sono il fulcro della manodopera impiegata in nero e malpagata delle grandi firme della moda italiana.
Ecco alcuni estratti dello scritto tratti da italiadallestero.info:


PRATO, Italia - Nel cuore del paese della moda “Made in Italy” la Cina si è ritagliata un suo spazio.
Insegne in cinese sono appese a balconi in ferro battuto in questa città della Toscana. Ravioli caldi e pesce fritto – proveniente dalla Cina – vengono serviti nei caffè. Uomini e donne cinesi, con il visto visti da turista in tasca, affollano gli angoli delle strade nel centro della città in cerca di lavoro. Nessuno di loro parla italiano.
Dozzine di cinesi si accalcano davanti a un muro tappezzato di biglietti, tutti scritti in cinese. Le offerte di lavoro sono molte e, per gli standard italiani, brutali a condizioni proibitive. Le cucitrici possono guadagnare fino a 90 centesimi di euro a vestito se lavorano per tutta la notte in piccoli laboratori. Un uomo può guadagnare fino a 500 euro al mese se lavora per tutto il tempo in cui non dorme.
La trasformazione di Prato, appena fuori Firenze, segna un importante capitolo nel fenomeno dell’immigrazione in Europa. Questa città è diventata l’ultimo il nuovo ingresso per le ambizioni cinesi.
Come in qualche periferia, sobborgo e piccolo paese degli Stati Uniti dove messicani e altri immigrati si riuniscono in cerca di lavoro, Prato è un posto in cui due comunità culturalmente differenti possono vivere fianco a fianco senza conoscersi veramente. 
[...] Per comprendere l’impatto basta seguire il flusso di denaro. Quest’anno gli immigrati cinesi in Italia hanno spedito a casa l’esorbitante cifra di 1,68 miliardi di euro [...]
“Devi dimenticarti di tutto quello che hai imparato sull’immigrazione quando vieni a Prato. Dimenticati dei modelli tipici. L’Europa si è trasformata in un mercato globale e i cinesi che arrivano stanno cercando di approfittarne” dice Andrea Frattani, assessore allamulticulturalità di Prato. Frattani sorveglia l’andamento dell’immigrazione dal 2002 e, da allora, lui stesso dice che l’Italia ha visto un preoccupante aumento dello sfruttamento del lavoro cinese. Prato è stata testimone di un’eccezionale ondata.
In questa città di 180.000 abitanti sono circa 30.000 gli immigrati cinesi regolari. Si pensa che vivano qui altri 30.000 immigrati clandestini. Molti cinesi lavorano in piccole fabbriche nascoste fino a 14 ore al giorno. Se ne stanno per conto loro, pagano tutto in contanti e vedono il lavoro come una missione, dice Frattani.
Prato è il centro del Pronto moda – un settore manifatturiero che produce vestiti a basso prezzo travolto sopraffatto da lavoratori e imprenditori cinesi. Funzionari del governo stimano che 5.500 laboratori tessili e fabbriche della zona che sono state per lungo tempo la spina dorsale della piccola impresa italiana ora sono di proprietà cinese. [...]
La paga che ricevono è molto al di sotto di una paga ordinaria eppure producono articoli che, secondo quanto si dice, vengono venduti perfino nei negozi degli stilisti.

Alcuni adducono scuse per aver violato le norme sul lavoro. I lavoratori trovano in Italia condizioni migliori di quelle che si trovano in Cina, affermano. Ma le forze dell’ordine sostengono che gli imprenditori sia italiani che cinesi sfruttano i più deboli. Gli italiani subappaltano agli uomini d’affari cinesi per nascondere pratiche sospette. I padroni cinesi comandano su persone che vogliono disperatamente un lavoro.

Le autorità sono preoccupate per possibili pericoli. Le organizzazioni criminali possono sfruttare gli stranieri che non conoscono la lingua – e l’Italia è un paese in cui la mafia è già presente.

L’integrazione tra italiani e cinesi è pressoché inesistente, le scuole sono uno dei pochi luoghi in cui i giovani di entrambe le culture vengono a contatto. [...]

L’assessore alla multiculturalità sostiene che la velocità e le dimensioni del flusso migratorio hanno cambiato per sempre i mercati italiani. I cinesi che sono arrivati in Toscana adesso si stanno spostando nella vicina regione delle Marche specializzata nel commercio della pelle.

“Pensiamo che l’immigrazione avvenga per volontà del governo cinese” afferma Frattani. “In quale altro modo si può spiegare quello che sta succedendo qui? Guardate le targhe dei compratori in quei magazzini: Germania, Turchia, Svezia…”. “I cinesi lo sanno: la chiave di tutto è la distribuzione…Questo è il modo per distribuire in tutta Europa.”

Nel dicembre del 2007 un canale dell’emittente nazionale ha mandato in onda il documentario “Schiavi del Lusso” che ha collegato diverse marche italiane di lusso al sottopagato e spesso illegale lavoro cinese. Prada e Ferragamo, citate nel servizio, hanno messo fine ai subappalti quando sono state avvertite del problema.

A Prato, a Milano e nelle Marche tali rivelazioni hanno provocato sorrisi e alzate di spalle. Il programma ha rivelato agli uomini d’affari italiani e cinesi quello che già sapevano. I lavoratori cinesi tengono a galla il “Made in Italy”. [...]

Articolo di C. Spoler.


Si, avete letto bene. Gli imprenditori italiani si scusano, i cinesi se impiegati nella loro patria per compiere lo stesso lavoro, verrebbero trattati peggio. Si reputano dei salvatori. Avranno imparato la retorica dal Premier?


A presto con la terza parte del Codice Hays.


lunedì 26 gennaio 2009

Scarica la tua Bile grazie a un pdf!


Berlusconi fa battute di dubbio gusto sugli ebrei nei campi di concentramento, sulle donne violentate e tira robuste manate sui genitali dei premier stranieri?
Lasciati contagiare come lui dallo spirito goliardico di ScaricaBile!

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mercoledì 21 gennaio 2009

Hollywood città del peccato: il Codice Hays - 2° parte

[Rodolfo Valentino in: "I quattro cavalieri dell'apocalisse", 1921]


Hollywood città del peccato

“Assistiamo alla nascita di un arte straordinaria -(ndr. cinema)-. La sola arte moderna, forse, con già un suo posto a parte e, un giorno, una sua straordinaria gloria, visto che soltanto essa è nel medesimo tempo, ve lo assicuro, figlia della meccanica e dell’ideale umano”
Delluc, “Le cinquième art”, 1918.


Il 28 dicembre 1895 inizia convenzionalmente la storia del cinema con la prima proiezione pubblica a pagamento dei fratelli Lumière al “Grand Café” sul Boulevard des Capucines, a Parigi.

Si tratta di un cinema immaturo, documentarista, legato a scene di vita quotidiana o intrattenitore capace di stupire gli spettatori con trucchi fantastici, come Méliès con “Voyage dans la lune”, (immagine a lato).
Autori del calibro di Griffith nel campo del montaggio e Charlie Chaplin con Buster Keaton nelle loro slapstick comedy, (comiche fondate su gag, inseguimenti, finti schiaffoni), saranno decisivi nel trasformare il cinema, da semplice occhio sulla vita quotidiana o esibizionista di fantastici trucchi, nel cinema “narrativo”. Grazie anche alla loro opera i film divengono dei veri e propri racconti, esattamente come li possiamo ammirare, al giorno d’oggi, nelle sale.

L’introduzione del sonoro nel 1930 sancirà il cinema della qualità di linguaggio universale.
Chiudete gli occhi e immaginatevi, per un solo attimo, di vivere negli anni trenta, senza televisione, senza Berlusconi, con mezzi di trasporto e di istruzione limitati, ecco, ora fantasticate di uscire dalla vostra fabbrica o bottega per entrare in un cinematografo…
Si spengono le luci della sala, inizia il film con le sue immagini e i suoi rumori, in pochi secondi la celluloide apre dinnanzi i vostri occhi una finestra in bianco e nero sul mondo: India, Cina, Africa, America, Europa. Vi mostra popoli e consuetudini mai viste, facendovi conoscere i destini di altri uomini altrimenti invisibili. A quel punto, vi lasciate vincere e trascinare dalla potenza espressiva di quel nuovo mezzo che accorcia le distanze tra le genti della terra, e, senza rendervene conto, avete battezzato la nascita di un nuovo moralizzatore.
Si, le masse confluiscono numerose nelle sale richiamate dall'allettante intrattenimento dei film e l’introduzione del sonoro nelle pellicole, aumenta la potenza del media cinema, che arriva a sostituire, come educatore o riformatore del pensiero, alcune istituzioni vetuste.

"Rodolfo Valentino non faceva altro che salire in lussuose automobili o scenderne o carezzare il collo dei bei cavalli. Dovunque andasse le sirene dei poliziotti in motocicletta lo precedevano stridendo. Divampavano i lampi del magnesio. Le vie erano ingombre di visi isterici, mani dimenanti, occhi folli, gli tendevano gli album di autografi, gli strappavano i bottoni, gli tagliavano una coda del suo ammirevole vestito da sera, gli rubavano il cappello e davano strattoni alla cravatta, i suoi domestici gli scacciavano le donne da sotto il letto, tutta la notte nei circoli e nei ritrovi notturni attrici in libidine di prime parti gli facevano gli occhi languidi sotto le ciglia truccate".
(Tratto da: “Un mucchio di quattrini” di J. Dos Passos, 1936)

E venne Rodolfo Valentino, il latin lover languido, un mito affermatosi in soli cinque anni, (l'attore diverrà divo con la pellicola "I quattro cavalieri dell'apocalisse" nel 1921 e la sua carriera sarà stroncata dalla morte per un attacco di peritonite nel 1926).
Hollywood comprese l'importanza delle star e del sonoro, grazie a cui rendere ancora più immediato il linguaggio cinematografico, ed inizio', su queste basi, a costruire una grandiosa industria della fantasia.
Gli ingaggi milionari delle stelle favorirono il loro stile di vita "fuori dalle righe" fino a oltraggiare la morale della società perbenista. Iniziarono gli scandali, i giornali gridavano "vergogna!", sensazionalismo e clamore nei titoli della stampa che portavano i nomi di: Roscoe "Fatty" Arbuckle accusato dell'omicidio di Virginia Rappe, William Desmond Taylor assassinato e la morte dovuta a droga di Wallace Reid.

Hollywood era sulla bocca di tutti, Hollyowd era la città del peccato.


Roscoe "Fatty" Arbuckle, (soprannome dall'inglese fat, grasso), fu un grandissimo interprete di pellicole comiche, regista e produttore.
Fatty non passava di certo innosservato, la sua altezza era di 1,78 metri e pesava 190 chili. Nella scena era incredibilmente agile al contrario di quanto si sarebbe portati a pensare. Aveva sopratutto fama, essa gli frutto', nel 1919, un contratto con la Paramount di 1.000.000 di dollari all'anno.

Nel 1921 la sua stella si offusco' durante una festa in un hotel di San Francisco. Virginia Rappe attrice in voga, ufficialmente fidanzata con Henry Lehrman, (il primo regista di Charlie Chaplin), patecipava al party, dove si ridusse in fin di vita a causa di un malore dovuto all'abuso di alcool e droghe per morire nei tre giorni seguenti.

La carriera di Fatty era finita. Tre processi conclusi con l'assoluzione mentre l'opinione pubblica gridava la sua colpevolezza, alcuni comitati reclamarono addirittura la pena di morte.

Hollywood lo emargino' inducendolo, persa ogni possibilità di carriera e di dignità, a tuffarsi nell'etilismo. Solo Buster Keaton, (lanciato in passato come attore esordiente dallo stesso Fatty), gli rimase accanto anche in sede processuale sfidando tutti i divieti delle case di produzione. Fatty morirà di crepacuore a 46 anni.

Una storia maledetta la sua, si parla di una sceneggiatura sulla vita di Fatty girata per anni negli ambienti di Hollywood, i candidati ad interpretarla furono: John Belushi, John Candy e Chris Farley, ma morirono tutti prima di poter dare alla luce il film sulla vita di questo protagonista di uno dei più grandi scandali degli anni venti.



Era il 2 febbraio 1922 quando William Desmond Taylor, famoso attore e regista, venne trovato assassinato nel suo bungalow, presso gli Alvarado Court Apartments nel lussuoso quartiere di Westlake Park a Los Angeles.
Il suo corpo fu ritrovato riverso a terra, ferito mortalmente da un proiettile alla schiena.
L'indagine farà emergere alla ribalta lo stile di vita non perbenista di Taylor, per esempio, una ricca moglie e una figlia piccola abbandonate, senza una lettera o parola, per intraprendere la carriera nel mondo dello spettacolo.
L'amante di Taylor, una sua collega, Mary Miles Minter, sarà la principale accusata di questo omicidio. Completamente scagionata dagli inquirenti, in seguito, non potè più riprendere la sua carriera di attrice.


L'omicidio di Taylor è ancora considerato come un caso irrisolto.
Esiste però una strana confessione.
A settat'anni, prima di morire per un attacco di cuore sul pavimento della sua cucina, Margaret Gibson ammetterà, di fronte a un testimone, di esser la colpevole dell'omicidio Taylor.
Il motivo? Sembra essersi trattato di un tentativo di estorsione, finito in pessimo modo, legato al caso Fatty.
Margaret all'epoca dei fatti lavorava come attrice in una delle commedie dell'assassinato.


Questo era il fertile terreno, il teatro della vita dissipata, che spinse l'avvocato Will H. Hays, chiamato lo zar del cinema, presidente della Motion Pictures Producers and Distributors of America, a creare un production code, regole da rispettare nella creazione dei film allo scopo di evitare altri scandali e tenersi buoni il governo e l'opinione pubblica.
Alla creazione del Codice Hays partecipo' pure il reverendo Daniel Lord, della chiesa presbiteriana.
Gli stessi attori diventarono soggetti, contrattualmente parlando, al rispetto di particolari regole morali.
Ma i grandi autori, si sa, non possono essere messi in gabbia...
Del resto, sono spesso gli anticonformisti ad aprirci le porte verso la libertà!

to be continued...


["The General", Buster Keaton]



Il Codice Hays tra cinema e moralità - 1° parte: clicca qui
Il Codice Hays tra cinema e moralità - 3° parte: clicca qui

lunedì 19 gennaio 2009

Cinema e moralità: il Codice Hays - 1° parte

[Immagine tratta da: "I 400 colpi", Truffaut]


Premessa: è mia volontà evitare post eccessivamente lunghi, per questa ragione e anche allo scopo di toccare diverse storie legate al tempo del Codice Hays, ho deciso di usare il sistema della pubblicazione a puntate copiando Il Monticiano, (il suo è un incantevole blog! -Questa è pura pubblicità ;).
Il Monticiano, stesso, nominando Buster Keaton nel suo ultimo post è il solo responsabile di codesta idea partorita da una mente persa.
Spero di non annoiarvi, ma tanto avete la libertà di non leggermi ;)


Cinema e moralità: il Codice Hays - 1° parte
Nascita e vincoli censori

"Il cinema nel suo parere e non essere, nel suo ingannare con
lucida disinvoltura,
nel suo docile piegarsi a tutte le occorrenze,
è veramente simbolo della mentalità e della vita moderna"
Thovez, L'arte di celluloide (1908).


Il Codice Hays fu utilizzato negli anni 1930-1967 circa, per regolamentare i contenuti cinematografici a seguito degli scandali legati ai primi attori-miti di Hollywood.
Si trattava di un moderno indice degli argomenti e delle tematiche da evitare nella trama di una pellicola.
La sua storia di censore si lega agli anni dell'introduzione del sonoro nel cinema e attraversa la grande depressione americana, (ben rappresentata nei gangster movies), sino agli sconvolgimenti degli anni sessanta.

La faccina sorridente nella foto a sinistra è del Sig. Will H. Hays, (copertina del Times, 1926), fondatore dell'omonimo codice.
Le regole di Hays miravano a mantenere elevati gli standard morali degli spettatori senza esaltare ai loro occhi, attraverso le immagini della celluloide: il crimine, la disonestà, il male o il peccato. Era necessario rappresentare come vincenti solo gli standard di vita "onesti", le deroghe erano concesse solo per fini drammatici o di intrattenimento. Le leggi naturali, divine e umane non dovevano mai essere messe in pericolo o incitare lo spettatore a romperne gli schemi.



Da wikipedia una sintesi delle applicazioni concrete volute da Hays:

- il nudo e le danze lascive furono proibiti;
- la ridicolizzazione della religione fu proibita: i ministri del culto non potevano essere rappresentati come personaggi comici o malvagi;
- la rappresentazione dell'uso di droghe fu vietata, come pure il consumo di alcolici, "quando non richiesto dalla trama o per un'adeguata caratterizzazione";
- i metodi di esecuzioni di delitti, (per esempio l'incendio doloso, o il contrabbando ecc.), non potevano essere presentati in modo esplicito, questo per evitare imitazioni nella vita reale;
- le allusioni alle "perversioni sessuali" (come l'omosessualità) e alle malattie veneree furono proibite, come lo fu anche la rappresentazione del parto;
- la sezione sul linguaggio bandì varie parole e locuzioni offensive;
- la santità del matrimonio e della famiglia doveva essere sostenuta. "I film non dovranno concludere che le forme più basse di rapporti sessuali sono cose accettate o comuni". L'adulterio e il sesso illegale, per quanto si riconoscesse potessero essere necessari per la trama, non potevano essere espliciti o giustificati, e non dovevano essere presentati come un'opzione attraente;
- le rappresentazioni di relazioni fra persone di etnie diverse erano proibite;
- "Scene passionali" non dovevano essere introdotte se non necessarie per la trama. "Baci eccessivi e lussuriosi vanno evitati", assieme ad altre trattazioni che "potrebbero stimolare gli elementi più bassi e grossolani";
- la bandiera degli Stati Uniti d'America doveva essere trattata rispettosamente, così come i popoli e la storia delle altre nazioni (*);
- La volgarità, e cioè "soggetti bassi, disgustosi, spiacevoli, sebbene non necessariamente negativi" dovevano essere descritti entro i dettami del buon gusto. Temi come la pena capitale, la tortura, la crudeltà verso i minori e gli animali, la prostituzione e le operazioni chirurgiche dovevano essere manipolati con uguale sensibilità.


La storia dell'applicazione del Codice Hays inizia con due grossi scandali noir-gossip (qui, Buster "faccia di pietra" Keaton giocherà una parte importante) di Hollywood coaudivata dalla nascita dello studio system americano, ma questo è un altro post...


["Viale del Tramonto", Billy Wilder 1950]


[(*) opzione non rispettata se pensiamo ai tanti film western, apprezzati negli anni trenta, i quali dipingevano gli americani come esseri portatori di civiltà nelle barbare terre degli indiani.]

Il Codice Hays tra cinema e moralità - 2° parte: clicca qui
Il Codice Hays tra cinema e moralità - 3° parte: clicca qui

mercoledì 14 gennaio 2009

La morte non uccise il lucro

[Foto tratta dal Time, articolo sul culto della Santa Muerte]

"Non temere tanto la morte; temi piuttosto lo squallore della vita"
Bertolt Brecht


La morte, argomento temuto, motivo di scongiura contro la sfortuna ma rito di rispetto verso la nobiltà morale di un essere umano.
Quando l'ostilità dei tempi, la vecchiaia, la malattia, impediscono l'esercizio della virtù umana, al sopraggiungere della fine si auspica la garanzia di un riposo dignitoso. I cimiteri, le tombe, altro non sono se non un nobile vezzo ideato per ricongiungere gli affetti famigliari separati dal destino della vita. Fondamentale, per l'animo spezzato è avere la possibilità di conservare, attraverso le ceneri o la sepoltura tradizionale, il possesso sul ricordo del defunto. Il primo passo nella rielaborazione del lutto è forse insito nell'avere qualcosa di materiale, un terreno a cui appigliarsi, per sollevare in parte il pesante macigno della tristezza.
Lo squallore della vita entra pesantemente in gioco quando si nega la dignità della morte.
Ecco cosa succede in un paese devastato, venduto dalla sua gente e dalla sua classe dirigente:



[...]Roma - I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) [...] Tra cumuli di immondizia abbandonata, hanno cominciato a veder venir fuori piedi umani, feti e sacchi di plastica con ceneri. Si tra
ttava dell’immondizia di un cimitero e immediatamente è stata avviata una indagine di rilevanza nazionale.
Tutto è cominciato dopo che la Benemerita aveva intercettato un traffico clandestino di crocifissi, braccialetti, bare e perfino abiti di defunti per essere rivenduti. “Da dove provengono?”, si sono chiesti. Un cartello che due settimane prima era appeso in un negozio di Napoli che sembra pittosto un tugurio, nascondeva una delle risposte. Compro bare
usate, recita. E uno si chiede che ci fanno con il morto che c’era all’interno, prima di venderlo, o chi sono i responsabili di un traffico così macabro, visto che a parte i becchini, ci sono documenti, imprese funebri e funzionari comunali.
I giorni seguenti, i carabinieri hanno controllato i 15.384 cimiteri del paese e i 45 inceneritori al momento funzionanti. Hanno scoperto cose immaginabili solo in un tunnel degli orrori, in cui si fondono il lutto e il cinismo.
[...] Un bel giorno, non molto tempo fa, 15 famiglie di Roma ricevettero una lettera ufficiale nella quale si urgeva di
andare a seppelire i cadaveri dei loro defunti, presumibilmente dimenticati. [...] Le 15 famiglie si presero un bello spavento, perchè
già da tempo visitavano regolarmente i loro morti, ufficialmente cremati e con una propria collocazione, foto ed epitaffio nel cimitero. Digerita la sorpresa, presentarono denuncia e la polizia di Dipartimento constatò al termine dei procedimenti, che se nel cimitero di Prima Porta c’erano 15 tombe occupate
e dimenticate, in quello di Fiumicino c’erano 15 urne di presunti cadaveri cremati, che però in realtà contenevano solo sabbia. [...]
A Massa Carrara, famosa per il suo marmo bianco, i militari hanno scoperto che nel cimitero locale i cadaveri venivano cremati a due alla volta, cosa che come minimo insinuava il dubbio di come si sarebbero ripartite dopo le ceneri.
[...] Però hanno trovato altre anomalie. La cremazione si faceva con il gas - costa meno - invece che con il gasolio - che raggiunge un grado maggiore di combustione - e, inoltre, il forno funzionava con la metà del gas necessario per risparmiare combustibile, un margine di profitto stimato in 82.000 metri cubi all’anno, a cui ci sono da aggiungere i 380 euro a cadavere che le imprese ricevono dal comune. Le scoperte sono proseguite dal momento che, a causa della bassa temperatura del forno, i cadaveri non erano completamente cremati, per questo i becchini ponevano in un sacco i resti solidi dei cremati e li ammucchiavano in un deposito, in cui giacevano anche cadaveri anonimi tolti dalle proprie bare (quelle che a volte si riutilizzano?) [...]
A Padova sono state scoperte, all’interno di cinque urne, le ceneri mescolate di tre dei cinque cadaveri cremati il giorno precedente, per questo due impiegati sono stati denunciati per distruzione, soppressione e sequestro di cadavere. A Novara e in altre località, sono stati denunciati vari impresari per “refrigeramento di ossa e distruzione di resti precedenti alla cremazione”. In altre città, sono apparsi forni illegali che rilasciavano anche certificati di qualità e in un’impresa molto conosciuta in Europa, sono stai scoperti 60 sacchi con cenere di 2.000 corpi.
Non si tratta di un film dell’orrore e nessuno ha voluto commentare questo caos di morti. L’operazione di polizia è stata battezzata "Amen".
Articolo (e foto del negozio di Napoli) di: Rossend Demènech, "El Periodico" (Spagna) - 7 gennaio 2009.
Traduzione di: italiadallestero.info

lunedì 12 gennaio 2009

Le fiamme e la ragione



"Le fiamme e la ragione"
Spettacolo teatrale di Corrado Augias

"… Io sorgo impavido a solcare con l’ali l’immensità dello spazio, senza che il pregiudizio mi faccia arrestare contro le sfere celesti, la cui esistenza fu erroneamente dedotta da un falso principio, affinche’ fossimo come rinchiusi in un fittizio carcere ed il tutto fosse costretto entro adamantine muraglie. Ma per me migliore è la mente che ha disperso ovunque quelle nubi…
Giordano Bruno - filosofo, scrittore, 
morto in nome della libertà di pensiero il 17 febbraio 1600.


Corrado Augias interpreta a teatro lo spettacolo: “le fiamme e la ragione” sulla condanna a morte del filosofo, frate domenicano, Giordano Bruno, uno dei pensatori scientifici innovatori del XVI secolo, il lotta sino alla fine contro la Santa Inquisizione per non abiurare il suo credo sull’esistenza di universi infiniti.
Nella rappresentazione teatrale, Augias, analizza le motivazioni politiche, culturali, religiose e sociali, insite nella sentenza a morte voluta dalla Chiesa per il pensatore Giordano Bruno. 
Questa fine atroce è il simbolo della lotta della religione cattolica contro le ragioni scientifiche.  
Alla scienza la fede contrappone i suoi vetusti dogmi, i soli in grado di sottomettere il popolo alle credenze religiose facendogli accettare, in momenti storici di pesante miseria, il potere temporale e i fasti dei prelati romani.

“Il rogo del 1600 - scrive Augias - segna il massimo tentativo della Chiesa cattolica di esorcizzare il nascente pensiero moderno''. 

Profondo l’intervento del giurista Gustavo Zagrebelsky. Egli parla di due grandi principi della Chiesa in antitesi tra loro: verità e carità. Attraverso la verità la religione cattolica decide di imporre una visione dogmatica del mondo, questa genera conflitto e astio tra gli uomini. 
Il valore della carità tende, al contrario, a creare empatia, comprensione, tra gli esseri umani. Solamente attraverso la carità, ci racconta Zagrebelsky, potrebbe partire un ragionamento atto a trovare punti di vicinanza fra le persone e le basi per favorire una convivenza civile, ma la religione preferisce servirsi della carità per il conforto, mentre lascia i rapporti umani tra le sbarre dell'intolleranza scegliendo l'indiscutibile verità.

Tutt'oggi, gli argomenti portati a teatro da Augias, si rivelano attuali se commisurati a temi come la  laicità dello stato o il ruolo delle religioni negli attriti tra i popoli.

Uno dei fili conduttori della messa in scena è l'abiura di Galileo Galilei. Lo scienziato, in ginocchio di fronte al tribunale ecclesiastico, dovette pronunziare le seguenti parole in cambio della salvezza della sua vita terrena:

"Io Galileo, [...] giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa.  Ma perché da questo S. Off.o, per aver io, dopo d'essermi stato con precetto dall'istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole 

sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l'istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova; Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti error

i e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa [...] Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633. [...] "





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APPELLO PER NIKI 

DAL BLOG SCHIAVI O LIBERI


 

Per la verità, per fare in modo che la giustizia quella vera trionfi, per non dover più dire " si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato", per non dover più vedere una madre piangere il proprio figlio senza aver giustizia, per restare esseri umani, per una società migliore, perchè ancora bisogna lottare contro un mondo profondamente ingiusto.


Questi sono i link dai quali potrete conoscere la storia di Niki:

http://nikiaprilegatti.blogspot.com/

http://nikiaprilegatti.blogspot.com/2008/10/questo-sono-io-prima-del-19062008.html

http://www.beppegrillo.it/2008/11/niki_non_ce_piu/index.html


Una volta venuti a conoscenza, se lo ritenete opportuno, inviate personalmente la lettera sottostante e firmatela con il vostro nome e blog di riferimento se lo possedete, passate parola e diffondete l'iniziativa in questi giorni.

Inviate la lettera a questo indirizzo :
annozero@rai.it

Oggetto: Verità per Niki

Stimatissimo signor Santoro,chi le scrive è un comune cittadino che ha deciso di non rimanere più indifferente ai continui soprusi che quotidianamente assiste in maniera inerme. Ho deciso di scriverle innanzitutto per porle l'augurio che continui con la sua trasmissione che considero un importante e vitale polmone di verità in mezzo a tanto degrado dell'informazione.Le vorrei chiedere con grande convinzione che lei si occupasse di un fatto grave accaduto di recente. Qualche tempo fa ne parlò Grillo, alcuni giornali ne riportarono la notizia, ma poi più niente. Buio totale. E c'è una madre sofferente che invoca giustizia. Suo figlio, Niki Aprile Gatti, era stato arrestato preventivamente per truffa telefonica, lavoravain una società di San Marino, fu trasferito direttamente nel carcere di super sicurezza a Sollicciano.Dopo tre giorni fu ritrovato morto. Dicono suicidato. Ma la madre è convinta, anche grazie ad alcuni elementi, che il ragazzo sia stato ucciso.Perchè? Forse la verità andrebbe ricercata proprio nell'inchiesta, purtroppo volutamente bloccata, di de Magistris. Le chiedo, signor Santoro, di contattare la signora Ornella Gemini, madre di Niki, tramite il suoindirizzo:
mondadori.avezzano@gmail.com, ha aperto anche un blog: http://nikiaprilegatti.blogspot.com/ e la esorto a trattare l'argomento tramite la sua trasmissione.Per maggiori dettagli qui c'è il racconto della signorahttp://nikiaprilegatti.blogspot.com/2008/10/questo-sono-io-prima-del-19062008.html e qui la video intervistahttp://www.beppegrillo.it/2008/11/niki_non_ce_piu/index.html

Con stima,
segue firma con nome e cognome.


giovedì 8 gennaio 2009

L'Ottimismo vien consumando



27 dic. 2008, Berlusconi: ''Ho parlato con il presidente dei commercianti, Carlo Sangalli, che mi ha detto di essere soddisfatto. Non c'e' stato nessun calo degli alimentari e anche gli altri generi si sono mantenuti piu' o meno sui livelli degli altri anni''


"Natale 2008 all'insegna dell'austerity: gli italiani sentono la crisi anche nelle festivita' e stringono la cinghia. Rispetto allo scorso anno gli acquisti sono calati mediamente del 20%. Anche davanti ai regali gli italiani si sono frenati, spendendo 2 miliardi in meno rispetto all'anno scorso. A non risentire della difficile situazione economica e' stata invece la tavola: i consumi alimentari, infatti, sono rimasti stabili.
Per il Codacons rispetto allo scorso anno gli acquisti sono calati mediamente del 20% e a risentire particolarmente della crisi sono stati soprattutto gli addobbi della casa (-25%), l'abbigliamento e calzature (-23%) e i giocattoli -10%. Salvi, invece, hi-tech e lusso, che hanno retto molto bene in queste festivita'. Complessivamente, calcola Codacons, la spesa pro capite per Natale (regali, casa, alimentari) non ha superato i 200 euro. Anche per i i regali di Natale, gli italiani hanno scelto di risparmiare 2 miliardi rispetto all'anno scorso.
Secondo Federconsumatori-Adusbef, la spesa e' ammontata a 6 miliardi e mezzo complessivi. Il calo piu' evidente e' stato pero' registrato per il settore abbigliamento e calzature (- 20%), seguito da mobili, arredamento per la casa ed elettrodomestici (-10%) e profumeria e cura della persona (- 10%). L'elettronica di consumo ha riportato una flessione piu' contenuta e in ordine del 5%. Invece le cartolibrerie, a differenza delle previsioni (-5%) si attestano a + 1,5%. A rimanere stabili sono invece i consumi alimentari." Il resto dell'articolo lo trovare qui

La crisi dello shopping natalizio si è sentita anche negli Usa, con un calo del 4% rispetto al 2007 e ha colpito in particolar modo il settore dell'abbigliamento femminile.


Come sarà il 2009? Secondo un'indagine del Codacons ogni famiglia spenderà in media più di 605 Euro rispetto al 2008.
Ecco la tabella dei rincari 2009 (fonte: www.codacons.it):


Codacons


P.S.: dedico, con simpatia, il fotomontaggio iniziale a Loris e Angelica, grazie del premio Dardos, anche se già ricevuto fa sempre piacere riessere gratificati!
Mente Persa si scusa con il regista Murnau per l'impropio uso di una delle sequenze più belle della storia del cinema mondiale.