mercoledì 27 maggio 2009
Il corpo di N. è il corpo elettorale
lunedì 25 maggio 2009
APPELLO IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA, IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE
domenica 24 maggio 2009
Certosa di Bologna



Conrad Siever
Non in quel giardino in rovina,
dove i corpi sono fatti erba
che non nutre greggi, e sempreverdi
che non danno frutti –
là dove lungo i sentieri ombrosi
s’odono vani sospiri
e si sognano sogni anche più vani
d’intima comunione con le anime dei morti –
ma qui sotto il melo
che ho amato, curato e sfrondato
con mani nodose
per lunghi, lunghi anni;
qui sotto le radici di questa vedetta del nord
mutarsi nel biologico flusso e ruota della vita,
in terra e polpa d’albero,
e nei vivi epitaffi
delle mele più rosse!
Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River
giovedì 21 maggio 2009
Immigrazione, riflessioni

[...]Adesso, è evidente a tutti che un numero di arrivi di veri disperati che non possiamo, come dicevo, dissuadere, ma solo mandare verso una morte quasi certa, rappresenterebbe una percentuale dello 0,05% dell’intera popolazione italiana, e circa lo 0,75% del totale di immigrati presenti in Italia. Questi numeri non alterano in maniera significativa la situazione demografica italiana, costituiscono quindi un’inapprezzabile alterazione della nostra popolazione.[...]
Per i commenti vi rimando al blog Ideologia Verde sopra linkato.
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Appello della Campagna Sbilanciamoci! e della Rete Italiana per il disarmo
Fermiamo la produzione dei cacciabombardieri JSF
martedì 19 maggio 2009
Racconto di Apatia
venerdì 15 maggio 2009
Oggi ho trovato una lettera sotto la porta

Sono rientrato a casa dopo un lungo giro in bicicletta. Per terra, all’entrata, una busta, che qualcuno aveva infilato sotto la mia porta. Mi sono chinato col cuore in gola per raccogliere la busta in questi tempi di corvi svolazzanti, l’ho aperta con mani tremanti, ho sfilato il foglio che ci stava dentro e ho letto il messaggio – scritto in centoventisette lingue. Trascrivo qui la versione italiana, naturalmente.
Essa dice così:
"Cari lombardi ed emiliani, bianchi cristiani ed ariani, forse è meglio parlarvi con chiarezza prima che accada l’irreparabile. Noi siamo cinque miliardi. Yoruba e pashtun, azeri e moldavi, tamoul e roma, banghal e dogon guarani e alawit. Insomma negri, ma tanti. E non smettiamo di crescere di numero mentre voi lombardi ed emiliani bianchi cristiani ed ariani tendete verso l’estinzione, quanto a numero forza e intelligenza.
Abbiamo sentito il viso pallido che avete scelto come dittatore, dichiarare che l’Italia non è un paese multietnico. La stirpe italiana di pura razza ariana non deve contaminarsi? Spiace dovervelo dire, ma le vostre nonne e bisnonne hanno già concepito milioni di figli con saraceni libanesi e turchi. Ma non è questo il punto. In realtà quello che vi spaventa è l’idea di spartire la ricchezza che avete accumulato nei vostri forzieri e nei vostri frigoriferi con noi, che siamo cinque miliardi e abbiamo fame.
Negli ultimi cinquecento anni avete invaso le nostre terre, sequestrato i nostri figli per farli lavorare come schiavi nei campi di cotone o nelle fabbriche, avete bruciato le nostre capanne e violentato le nostre donne. Ci avete sfruttati rapinati e uccisi e sulla nostra miseria e morte avete costruito la vostra civiltà. Ma non vogliamo rinvangare il passato. Facciamo finta di niente. Parliamo di adesso.
Adesso le frontiere sono aperte per i vostri capitali, che vengono nei nostri paesi a farci lavorare duro per salari di fame, e in cambio a noi non resta niente perché il profitto va nelle vostre banche. Noi avevamo capito che le frontiere fossero aperte anche per gli esseri umani, invece ci arrestate appena arriviamo nella vostra terra, ci chiudete in campi di concentramento, addirittura ci respingete in mare, senza rispettare neppure le vostre leggi, e ci mandate a morire in qualche campo di sterminio.
Allora abbiamo deciso di scrivervi questa lettera.
Ci sono due possibilità a questo punto.
La prima è che facciamo uno sforzo di comprensione reciproca. Noi siamo disposti a venire nei vostri paesi per lavorare con le nostre braccia giovani dato che voi non siete più in grado neppure di reggervi in piedi. Siamo disposti a occuparci dei vostri vecchi che perdono la memoria e il senno in numero crescente. Siamo disposti a collaborare per rendere la convivenza più civile, siamo disposti a scambiarci esperienze e conoscenze, a imparare la vostra lingua se ci permettete di frequentare le vostre scuole, siamo disposti a rispettare le vostre regole se tengono conto del fatto che ci siamo noi, e che abbiamo gli stessi diritti che avete voi.
Ma se non riuscite a capirlo rapidamente, se insistete nel volerci sfruttare senza darci in cambio neppure un letto, un permesso di soggiorno, il diritto alla scuola e alle cure mediche, se continuate a comportarvi come dei nazisti, che è esattamente quel che sta facendo il vostro presidente del consiglio e quella banda di razzisti analfabeti che vanno in giro con le camicie verdi, se continuate a diffondere odio razzista ed ammazzare i nostri fratelli, allora le cose andranno a finire molto male. Finora siamo stati pazienti perché sappiamo che gli italiani sono poveracci che fino a qualche anno fa emigravano come noi, ma da qualche tempo vi siete montati la testa e credono tutti di essere diventati divi della TV, mentre non siete che foruncolosi miserabili coglioni terrorizzati perché sapete bene di essere solo i più poveri tra i ricchi, o forse i più ricchi tra noi poveri.
Se volete la guerra l’avrete, ma sappiate che noi siamo abituati a soffrire, a vivere in condizioni difficili, a tollerare il caldo e il freddo, a sopportare cose che nessuno di voi sa neppure immaginare. Se volete la guerra molti di noi moriranno, ma molti di noi stanno già morendo adesso. Voi non siete abituati a quello che potrà capitarvi, e non ci soffermiamo sui particolari.
Ritirate le vostre leggi razziste, aprite le vostre frontiere a chi è costretto a fuggire dai territori che il colonialismo ha devastato. Concedete agli stranieri che lavorano un permesso di soggiorno. E fate presto perché il vostro tempo sta per scadere.."
Sotto questo testo, che mi ha fatto un po’ paura, ci sono cinque miliardi di firme.
Non sto a trascriverle perché il tempo stringe.
e se i clandestini si ribellassero?
by Lapo Calisse
RINGRAZIO LA BLOGGER CHE MI HA FATTO ARRIVARE QUESTO TESTO DI PROTESTA CONTRO L'INDIFFERENZA, L'ORGOGLIO E LA CATTIVERIA DI CERTI ITALIANI.
L'AUTORE DELLA LETTERA E' LAPO CALISSE.giovedì 14 maggio 2009
I calcoli magici di Repubblica

lunedì 11 maggio 2009
Restiamo Umani
Un secondo barcone di sventurati è stato respinto e ricondotto in Libia. Quanti erano? Non è importante. 100,… 20… ,…1, non ha importanza. sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese. Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte. Ho fatto una carellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra , con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato.
Non Basta!!! A fronte di questa infamia c’è un’esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista . Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno.
Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l’intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza.
PS. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla. E’una richiesta minima ma di enorme significato. Facciamoci sentire tutti insieme in un’unica manifestazione o in cento città contemporaneamente.
Loris
Da Repubblica - (Audio) il dramma dalle carceri libiche
Da Repubblica - testimone nigeriano
Dall'Unità - Le leggi razziali ci sono gia
Dall'Unità - Berlusconi : no all'italia multietnica
Da La Stampa - La Cei: l'Italia è già multietnica
GENOVA - MARTEDI' 12 MAGGIO 2009 ore 11 IN LARGO LANFRANCO (DI FRONTE A PREFETTURA) PRESIDIO ANTIRAZZISTA PER IL DIRITTO DI ASILO E D'ACCOGLIENZA
Elogio all'indignazione

Questo bar è multietnico.
Questo blog non è un politicante ingordo di piatti nostrani che si ciba di pregiudizio, sazio di succhi gastrici compromessi dall'astio.
Questo blog spezza le parole di odio, nessun impatto disegnerà cerchi sull'acqua limpida dell'uguaglianza.
Qui sappiamo dove nascono le colpe. Il seno dei potenti non allatta chi può sfruttare.
Si ripete la filastrocca della speranza in ogni secolo: l'aspettativa ha grandi occhi gonfi di angoscia, la pelle non è ambrata, solo sporca di amarezza.
La miseria non biasima, affligge. In barba alla portatrice di falce si attraversano mari in navi di carta: un viaggio puzzolente tra fango, urina, sete compromessa dal sale, accanto ai cadaveri e la voglia di libertà.
A chi si salva è destinato il disprezzo del lusso, la cantilena arrogante dell'ignoranza, la saccenza dei passanti.
Ave dunque alla sfilata dei loschi figuri, privilegi di un campanilismo becero.
Questo blog ha memoria, respira ancora il ricordo dei migliaia di italiani lerci, deliquenti, volgari, ottusi, affittuari di bettole in America.
Le accuse più basse non ci spaventano, hanno il colore del pensiero nero becero.
Per noi, siete solo elogio all'indignazione, motore di evoluzione.
Furbescamente qualcuno dei razzisti indossa il verde delle Alpi, questo blog discerne oltre le maschere, non ha una coscienza distraibile con gingilli, la mente vi viviseziona con l'analisi.
Vedete, noi sappiamo, abbiamo studiato.
Sempre si inizio' così.
Sempre si debutta con il negare pane e diritti al diverso, quello lontano dal quieto cittadino.
Sempre si termina per per togliere il respiro al singolo pensiero differente.
Questo blog commette un reato, ama essere clandestino.
Grazie a Schiavi o Liberi che mi segnala questo link: "Siamo tutti un popolo di migranti"
mercoledì 6 maggio 2009
Divagazioni kitsch - post altamente sconsigliato
Ho una promessa da mantenere con la pubblicazione di alcune fotografie vere e kitsch.


(dentro la plastica trasparente si può scorgere una corona di spine)

Dedicato ad Aleph che ha rifiutato una magnifica tigre in ceramica!
sabato 2 maggio 2009
E finì per terra come un sacco timido
Ieri, primo maggio 2009, i morti sul lavoro sono stati parole pronunciate
da tante personalità dello spettacolo.
Fantasmi espressi in numero, frasi sul continuo aumentare delle statistiche.
1971: Chico Buarque de Hollanda canta la miseria di una vita strappata, in nome delle costruzioni nel Brasile di 40 anni fa, dai ladri di esistenze.
I versi incantano, restituiscono le persone, le anime degli affetti intorno a loro, denunciano l'apatica o cinica cronaca giornalistica senza uno spazio atto ad elevare il grido di rabbia contro chi poteva.
Sinistra è da qui che puoi iniziare.
Traduzione della canzone:
Amò quella volta come se fosse l'ultima
Diede un bacio a sua moglie come se fosse l'ultimo
E ad ognuno dei suoi figli come se fosse l'unico
E attraversò la via con il suo passo timido
Salì sull'impalcatura come se fosse una macchina
Costruì sul solaio quattro pareti solide
Mattone su mattone in un disegno magico
I suoi occhi imbottiti di cemento e lacrime
Sedette per riposare come se fosse sabato
Mangiò riso e fagioli come se fosse un principe
Bevve e gli venne il singhiozzo come se fosse un naufrago
Danzò e rise come se ascoltasse musica
E inciampò nel cielo come se fosse ubriaco
E fluttuò nell'aria come se fosse un passero
E finì per terra come un sacco flaccido
Agonizzò nel mezzo del marciapiede pubblico
Morì in contromano intralciando il traffico
Amò quella volta come se fosse l'ultima
Diede un bacio a sua moglie come se fosse l'unica
E ad ognuno dei suoi figli come se fosse il figliol prodigo
E attraversò la via con il suo passo ubriaco
Salì sulla impalcatura come se fosse solida
Costruì sul solaio quattro pareti magiche
Mattone su mattone in un disegno logico
I suoi occhi imbottiti di cemento e traffico
Sedette per riposare come se fosse un principe
Mangiò riso e fagioli come se fosse una macchina
Danzò e rise come se fosse il prossimo
E inciampò nel cielo come se ascoltasse musica
E fluttuò nell'aria come se fosse sabato
E finì per terra come un sacco timido
Agonizzò nel mezzo del marciapiede come un naufrago
Morì in contromano intralciando il passaggio pubblico
Amò quella volta come se fosse una macchina
Diede un bacio a sua moglie come se fosse logico
Costruì sul solaio quattro pareti flaccide
Sedette per riposare come se fosse un passero
E fluttuò nell'aria come se fosse un principe
E finì per terra come un sacco ubriaco
Morì in contromano intralciando il sabato.
"Construçao" by Chico Buarque De Hollanda
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1328 : milletrecentovenotto morti ogni anno. è la media dei caduti sul lavoro tra il 2003 e il 2005: poco meno di 4,5 morti al giorno . Nel 2006, 1280 'morti bianche'. per il 2007 il contatore, che riprendiamo dal sito di 'articolo21', si è fermato ben oltre i mille morti. il dato finale, che avremo fra qualche mese, non sarà diverso dagli anni precedenti. questo succede in italia, uno dei paesi più ricchi al mondo. a considerare solo la faccia emersa della tragedia, i dati ufficiali.
Dal sito: caduti sul lavoro










