- Henri Cartier-Bressons, Paris, 1932 -L’Uomo fotografato cacciava sogni tra le pieghe povere del panciotto
La maestria dell’artista è svelata nell’istantanea nuda nel suo bianco/nero.
La macchina fotografica ha congelato i granelli di sabbia pronti a ricadere sul fondale della clessidra, immobili gocce di pioggia trascurate dalla nuvola buia del tempo.
L’uomo ritratto, nel secolo prima di divenire immortale, stava correndo sull’acqua.
L’attore dell’immagine è colto in uno slancio, gambe e braccia protese nella fuga indolente, la corporatura robusta, assieme all’abito autunnale munito di cappello, ne impediscono la flessuosità.
La terra gravida d’acqua sputa ruderi dall’orlo: vari rottami, un cumulo di sassi e una scala giacciono a pelo d’acqua. La scala, usata dal protagonista per compiere il salto, disegna cerchi concentrici nella materia liquida.
Sopra all’uomo si apre un cielo plumbeo da cui spuntano alcuni grossi tetti spioventi e l’orologio della stazione di Saint Lazare. La scena è circondata da un cancello di ferro battuto, da un lato fanno capolino dei cartelloni pubblicitari, in uno, una ballerina stilizzata, a mo’ di beffa casuale deride l’attore compiendo con agilità il medesimo gioco acrobatico. E l’uomo diviene il clown di una danzatrice d’inchiostro.
L’acqua sotto i piedi umani, nella prospettiva inferiore dello sguardo, tutto rispecchia: il cielo grigio, la scala, il cumulo di sassi, il cancello, i poster, lo slancio.
Quest’uomo aveva sicuramente sogni nel cassetto del domani, la foto potrebbe ritrarre il balzo verso le sue aspettative, sebbene qualcheduno giudicherebbe solo povere frustrazioni nelle pieghe gonfie del panciotto.
Dal profilo si direbbe avere quarant’anni, età dove i binari del destino hanno già assunto una direzione. Chissà, l’uomo nutriva una maggiore paura della morte o della vita? Davvero sono divisibili questi due misteri?
Le occasioni tralasciate dell’esistenza possono esser figlie di timori angoscianti come spettri di solitudine.
La sicurezza è un ricatto morale, greve sul cuore che vorrebbe volare in nuove dimensioni.
L’inconscio è traccia degli appuntamenti omessi, aggrappa l’innocenza dei desideri alle notti insonni o alle tormentose fantasie dei dormienti.
Ringraziamo sempre le incertezze, esse celano voci da ascoltare, richiami dal pozzo profondo della mente capace di molteplici sfacettature.
Quest’uomo non è reale, scivola sull’acqua come un sogno inconscio. E’ un miracolo sospeso tra l’essere e il non esistere, egli rammenta il grande ciclo naturale da cui nessuno è escluso, dove ciascuno applaude alle emozioni materiali sentendosi egocentricamente unico.
I piccoli esseri umani mescolano noti ingredienti per rimanere unici illudendosi di esser concepiti da matrici irripetibili.
Questa foto racchiude un segreto, chi l’ha scattata ha dominato il fuggente.
Dopo quel click, ogni cosa visibile e invisibile è mutata: indecisioni, sentimenti, dilemmi, paure, scivolati nel mare universale pronto a nutrire i suoi pesci.
Quel fotografo ha posseduto una certezza, noi osservatori rimaniamo ancorati all’effimero mutamento.
Gio