venerdì 4 giugno 2010

Né carne, né pesce



Pubblico il racconto con cui ho partecipato a Coop for Words 2010
per chi ha voglia di imbarcarsi in questa letlura...



Né carne, né pesce

A mio nonno, conosciuto solo nella dignità dei ricordi; nato in un giorno della stagione del sole e compagno della libertà.
Giovanna


I - L'ombra della disavventura. Simone.

"Che occhio! Guarda che roba!" dissi buttando la faccia sopra il catino d'acqua.
"Shh!" La vecchia mi mise una mano rugosa sulla bocca, con l'altra reggeva un lumino per scorgere la bolla d'olio dentro la bacinella. "Un occhio t'ha guardato, un occhio t'ha invidiato e l'altro il cuore via s'è portato. Padre Eterno caccia il malocchio, entra buona sorte. Nel nome di Maria questo male se ne vada via!"
La vecchia baciò il crocifisso appeso alla corona del rosario, tracciò per tre volte il segno del Padre, Figlio e Spirito Santo a pelo d'acqua e abbassò il capo sfiorando la mia testa di bimbo, ne percepii l'alito. "Vai a casa, dì alla mamma di pregare. Corri prima dei problemi!"
Fuori dalla porta m'attendeva il cane del quartiere, era grasso e ringhiava. Volevo farmi aiutare ma papà si sarebbe arrangiato. Doveva esistere una via di fuga. Tenni le gambe inchiodate a terra e scesi col busto a prendere un sasso conservando la guardia sul nemico. Quando lanciai la pietra il cane spaventato inseguì il sasso e, io corsi via a passi svelti alzando la polvere. Da tre giorni non pioveva, laggiù nelle campagne piatte come tavoli da apparecchiare senza carne né pesce, sotto il caldo estivo d'una giornata del 1925.

Elisabetta mi strinse al petto, ero l'ultimo dei suoi quattro figli e adoravo mangiare l'odore di farina, sudore e latte del suo grembiule.
"Papà, senti qualcosa?" disse lei. I grandi occhi scuri di Giovanni, in grado d'affascinare una moglie di dieci anni più in gamba di lui, si socchiusero. "Niente, è tardi, a letto."
Io mi chiamo Simone, sono un bambino pieno di sogni che ama papà, uno dei tanti puntini attaccato agli altri puntini dell'universo. Mio padre al paese lo chiamano lo 'stregone' perché legge i libri ed esercita l'intuito e, spesso, ci azzecca. A me piace seguirlo a pulire la cacca dei conigli, a dissotterrare le patate nell'orto, gli rubo pure qualche romanzo d'avventura meglio se coi corsari o i moschettieri. Quando guardo le mie mani, già lunghe e affusolate, penso a come potrò somigliargli ma le mani di papà sono piene di pallini gonfi di prurito e dello stesso colore del sangue, per il lavoro in conceria, così mi ha spiegato mamma.


II - La fabbrica stonata. Giovanni.

Arricciai il naso fissando gli abiti nell'armadio e feci scivolare in avanti qualche attaccapanni, scelsi la solita camicia grigia rattoppata sui gomiti. Sapevo d'esser destinato a una ramanzina. Mia moglie Elisabetta scuoteva il capo. "Metti la camicia nera. Finirai zoppo come il sindacalista."
"Non voglio, perché non mi piace."

I polmoni non sono più quelli d'un tempo caro mio, mi dissi imbracciando le redini della bicicletta, quando ti fai tre chilometri tutti i giorni con l'acqua, il sole, la nebbia, lo senti che la chimica della fabbrica ti ha corroso la salute. La conceria serve a mandare avanti la famiglia mica a passare il tempo. Eccolo il mostro, un capannone di pietra e ferro; sembra minacciarti che da lì non si smuove, lui mica si piega facilmente, non è fatto di carne e sentimenti. Eccolo invece Rolin, paonazzo per il vino dell'osteria e le notti bianche. La moglie ha le crisi del respiro, quella s'alza e ansima che pare una moribonda, se ne sta al centro della cucina seduta a braccia conserte, un fantasma muto. Uno per forza passa le notti lisce con tutti i pensieri che ti frullano per la testa, le preoccupazioni sono come le cose buone, una tira l'altra.
Rolin aprì le braccia sconfortato. "Giovanni facciamo protesta. Mia moglie è malata e dormo poco. Ogni giorno in fabbrica subisco la spocchia dei caporali, non si può andare avanti così, non ne posso più! Siamo malati pure noi, abbiamo la pelle piena di chiazze e qualcuno sta diventando sordo."
Io volevo e non potevo, mi fermavano quattro figli. Il senso di colpa accompagnò ogni incastro di attrezzi sino a far scivolare la giornata al tramonto.
Il caso è buffo, gioca a stupirti coi fili della corrente. Uno di questi fili spuntava da sotto il water e ogni maledetta volta che un operaio andava per bisogni rischiava di beccarsi un brivido sotto ai piedi. I primi episodi sono stati divertenti, il compagno Augusto corso fuori dalla toilette con le braghe calate mostrando il sedere a prugna secca e la segretarietta che ne aveva fatto una questione di pianto dando sfogo alle ire della capo contabile. Oggi, io avevo tirato l'acqua e quella scossa, fulminea e crudele, m'aveva stancato. Uscii dal bagno, posai una mano sulla spalla di Rolin e dissi: "Io ci sono."


III - Lo sciopero. Elisabetta.

"Simone incarta bene il panino... non farlo cadere a terra."
"Mamma? Papà porta anche il vino?"
"Oggi sta ai cancelli" gli risposi senza guardarlo in volto, poteva scorgermi la paura sul viso "i cancelli, c'è lo sciopero."
"Quindi?"
"Protestano, roba da grandi e la fabbrica si sentirà inutile senza le sue formichine laboriose."

Le nove di sera, sono sola e siedo guardando il camino spento. Ho mandato a letto i bambini, non voglio storie. Giovanni è fuori casa, ancora. Stanca per pregare, per immaginare, per piangere; sono una corda tesa. Quando lo vedo rientrare il cuore pare sprofondare e rialzarsi. Giovanni ha il volto pallido, è sporco di terra ma, Dio, é tutto intero e cammina alla perfezione. La mia vita sta intera. Io gli bacio le mani, lui mi guarda. “Domani, in fabbrica, devo mettere la camicia nera... non mi piace amore”.

17 commenti:

Alligatore ha detto...

Quanto a dignità ferita sul posto di lavoro e camicie nere, direi molto attuale. Dramma e commedia tenute entrambe in piedi, come nella vita. Direi da premiare ...magari hai vinto. Ora vado a vedere.

Punzy ha detto...

mi ha commossa!!!

La Mente Persa ha detto...

@Ally: il concorso si è appena chiuso. Diciamo che sono contenta d'aver partecipato :)

@Punzy: troppo gentile :)

Hol ha detto...

Mo che brava!

il monticiano ha detto...

Tuo nonno si sentirà molto orgoglioso di te e sarà felice di avere una nipote brava scrittrice.
L'ho letto due volte.
Ti ho concesso il bis che meriti.

Lario3 ha detto...

Bello bello!

Grazie mille per il commento, CIAO!!! :-D

Lario3 ha detto...

Che bel commento: grazie di cuore!!!

CIAO!!!

Lario3 ha detto...

Grazie di cuore anche per il bel commento di oggi :-D

CIAO!!!

Paola ha detto...

Fa venire i brividi. Complimenti!
Paola

Ormoled ha detto...

Mi piace! Fa pensare.
Complimenti :)

vesuvio ha detto...

E' STATO UN PIACERE LEGGERE .
.
UN SALUTO .
.
www.ilcorvo.myblog.it

La Mente Persa ha detto...

Grazie a voi tutti.
gio

Luz ha detto...

Una vera perla!
E oggi... auguri e un bacione grande da tutti noi.

La Mente Persa ha detto...

@Luz: grazie mille, a tutta la famiglia :)

loris ha detto...

Pensando alle vicende di Pomigliano mi verrebbe da dire "preveggente". In realtà di assalti alla dignità del lavoro, della persona e dei diritti in genere, ne è piena la cronaca.
Bello il racconto...e brava la scrittrice.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Davvero un bel racconto. coinvolgente, per niente retorico, ben scritto. Scioglie il cuore ed apre la mente.

Davvero straordinarie anche le poche ma intense parole di dedica verso tuo nonno

Un bacio
Daniele

La Mente Persa ha detto...

Grazie ancora a tutti :)