lunedì 25 gennaio 2010

Il vecchio stanco



Un vecchio inseguiva il segreto della vita. La sua ricerca gli chiese la rinuncia alla pace.
Viaggiava attorno al mondo, meditava, chiedeva la carità. Un solo tarlo percorreva le
sue rughe e le stanche membra, era il segreto della vita, doveva sapere, urgeva indagare.
Quando le strade percorse divenirono un girotondo, i piedi gonfi e le illusioni stanche,
si chiese quale limite oltre il mare dell'orizzonte dovesse ancora incontrare.

"La morte! La morte!" gli rispose un bambino monello, veduto al sole estivo
correre ai giochi spensierati.
Il vecchio caricò sulle spalle la bisaccia, e via via, oltre il baratro ultimo,
dove il tempo termina, i sospiri scompaiono e le lacrime ti abbandonano.


Quell'infinito cercare senza mai ritrovarsi lo fece sostare stanco accanto
al caldo fuoco di una casa modesta come tante. Attese.
La mietitrice gli apparve una notte d'inverno allo scoccare delle tre.
Il vecchio la supplicò di non rapire la sua vita senza prima colmarlo
del segreto bramato lungo la marea dell’esistenza.
La morte, dopo averlo ascoltato annoiata, prese una clessidra, rise
sbattendo i denti ossuti e gli rispose che non nutriva pietà, ne'
rabbia, ne' felicità, si trovava lì alle tre perché così aveva voluto
il vecchio.
- Il destino lo hai deciso tu, esistono poche spiegazioni vecchio stanco -
gli disse la morte - una è nel tempo incontrollabile che dona
attaccamento alla vita, l'altra nell'ignoranza, ti fa cercare dove non
vi è nulla di astruso da trovare. Infine, l'ultimo segreto è nel tuo
sangue, parte del destino, scritto prima di te, a volte riserva
sorprese a volte riserva pene. E’ una giostra chiamata casualità.
Tutto qui. -
La morte fece spallucce e attese il suo pegno.

Il vecchio assetato, bevve a una a una le parole rivelatrici legandole
all’ultima scintilla di mortalità. Fu un vano aggrapparsi, che la
coscienza veniva travolta dalle stelle eterne di fine e inizio ciclo.
Il vecchio sospirò, s’arrese alla danza dell'eternità e morì stanco.



martedì 5 gennaio 2010

San Tommaso il ficcanaso


San Tommaso
era un gran ficcanaso.

Uno di quelli dai riflessi lenti
e che non sono mai contenti.

Un vizio aveva,
metter il dito nella piaga per provar s’era vera.

Un dì, vide il Re ferito
mostrare alla folla il volto contrito.

Un santo bastone addosso gli avevan lanciato
in un gesto veloce ma affettato.

Tommaso partì alla volta della corte
immeditamente doveva provar la malasorte.

Chiese alle guardie di non esser cacciato
e il suo dubbio di comunismo venne tacciato.

Arrivò dal Re sfiancato.
"Maestà, chiedo solo di poter parlare ed esser ascoltato!
Sono incerto di carattere… per cui le chiedo… non è che sua Maestà s’è inventato l’attentato?"

Lo stregatto imperiale fece un gran sorriso
il cuore del Santo saltò in un balzo improvviso.

E Tommaso finì vittima di una maledizione
recitata dal mago di corte con convinzione.

Ogni pensiero usciva dalla sua bocca all’opposto.
Voleva dir dittatura e diceva pace.
Voleva gridar allo scandalo e lodava il bene.

Finchè stanco e amareggiato, si isolò in un mondo lontano
senza stregattti, corte e sovrano.




Nota legale: dipinto gentilmente concesso dal Caravaggio dopo la sua fuga da Roma.





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venerdì 1 gennaio 2010

Le mucche: i guai dell'amoreee...

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Buon Anno a tutti!!!