
Un vecchio inseguiva il segreto della vita. La sua ricerca gli chiese la rinuncia alla pace.
Viaggiava attorno al mondo, meditava, chiedeva la carità. Un solo tarlo percorreva le
sue rughe e le stanche membra, era il segreto della vita, doveva sapere, urgeva indagare.
Quando le strade percorse divenirono un girotondo, i piedi gonfi e le illusioni stanche,
si chiese quale limite oltre il mare dell'orizzonte dovesse ancora incontrare.
"La morte! La morte!" gli rispose un bambino monello, veduto al sole estivo
correre ai giochi spensierati.
Il vecchio caricò sulle spalle la bisaccia, e via via, oltre il baratro ultimo,
dove il tempo termina, i sospiri scompaiono e le lacrime ti abbandonano.
Quell'infinito cercare senza mai ritrovarsi lo fece sostare stanco accanto
al caldo fuoco di una casa modesta come tante. Attese.
La mietitrice gli apparve una notte d'inverno allo scoccare delle tre.
Il vecchio la supplicò di non rapire la sua vita senza prima colmarlo
del segreto bramato lungo la marea dell’esistenza.
La morte, dopo averlo ascoltato annoiata, prese una clessidra, rise
sbattendo i denti ossuti e gli rispose che non nutriva pietà, ne'
rabbia, ne' felicità, si trovava lì alle tre perché così aveva voluto
il vecchio.
- Il destino lo hai deciso tu, esistono poche spiegazioni vecchio stanco -
gli disse la morte - una è nel tempo incontrollabile che dona
attaccamento alla vita, l'altra nell'ignoranza, ti fa cercare dove non
vi è nulla di astruso da trovare. Infine, l'ultimo segreto è nel tuo
sangue, parte del destino, scritto prima di te, a volte riserva
sorprese a volte riserva pene. E’ una giostra chiamata casualità.
Tutto qui. -
La morte fece spallucce e attese il suo pegno.
Il vecchio assetato, bevve a una a una le parole rivelatrici legandole
all’ultima scintilla di mortalità. Fu un vano aggrapparsi, che la
coscienza veniva travolta dalle stelle eterne di fine e inizio ciclo.
Il vecchio sospirò, s’arrese alla danza dell'eternità e morì stanco.




