giovedì 12 agosto 2010

Un'illusione da marciapiede

L'uomo si svegliò. Era disteso sulla sua schiena rigida e fredda, del resto, giaceva abbandonato su un marciapiede di città.
Quella notte non aveva odore né sapore.
La pancia gonfia di alcol, la testa rindondante di botte invisibili; erano le cicatrici dell'esperienza e bruciavano come tizzoni d'un fuoco acceso sin dall'infanzia.

Alzò la schiena contro il muretto. Claustrofobico, claustrofobia. Paura di morire patendo la vita.
"Che marciapiede di merda!" disse buttando lo sguardo tra un rifiuto mondano e i resti dei cani.
Si sentiva un verme, strisciava verso il basso con le aspirazioni tarpate dall'incapacità di reagire.
Riunì le mani sul grembo e mise i polpastrelli della destra appiccicati a quelli della mano sinistra. Quant'erano morbide le sue mani, sempre abituate a spassarsela tra le cose delicate, mica conoscevano la fatica che ti spella gli arti come cuoio.

Fortuna o sfortuna? L'uomo rimuginò tra i ricordi senza una risposta, non mancavano le troppe domande e le invitabili illusioni!
Si perse nel soliloquio dei rimpianti, fra un sospiro inutile, una pacca di conforto e la certezza della sua mortalità.
Senza Dio, se non la natura, lasciò cadere l'onnipotenza degli esseri umani tra le braccia della madre degli stolti e respirò a pieni polmoni, lentamente.
Quando l'aria incontrava la notte, uscendo dalla carne delle sue narici, diveniva un fumo bianco ed esile. Faceva gelo, laggiù, sul marciapiede del mondo.

'Davvero nulla è permanente e identico?' Si chiese.
'Questo freddo è stato glaciale per altre mille anime, grado più o grado meno. Questa terra fu inospitale per troppi e affabile al resto della media... sono differenze tali da rendere nulla la diversità?
Tutto si ripete in un ciclo conosciuto.'
L'uomo rise, parlava al ventp come i matti. Era tra i matti.

Il cielo inizio' a colorarsi dell'alba quando l'uomo capì di valere per ciò che viveva, attimo dopo attimo e, che ogni frase poetica, ogni piacere carnale, assieme a tutto ciò che il suo corpo liberava, erano e costituivano tutto ciò che possedeva oltre le menzogne dell'esistenza.
Allora, da solo, amò le botte dell'anima, i tizzoni ardenti e la pancia gonfia.

Quando il primo raggio di sole gli sfiorò la pelle, l'uomo si chiuse in posizione fetale e il tempo del silenzio divenne infinito.






Buona vita matti di strada o curiosi finiti a leggere queste pagine virtuali. Buon sole.
Io chiudo il blog per un tempo limitato e vi lascio cercando di tornare tra voi con la prima brezza dell'autunno.
Grazie a chi, ben sa, d'avermi donato un sorriso, o ancora meglio, una riflessione profonda.
Gio